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	<title>Artigiani sempre più giovani ed innovativi - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Artigiani sempre più giovani ed innovativi - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7173 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-artigiani tag-assemblea tag-firenze tag-giovani tag-giovanile tag-imprenditoria tag-osservatorio" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-per-economia-e-imprese-il-punto-nel-webinar-del-6-luglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/aggregazione-in-consorzi-e-reti-dimpresa-per-conquistare-il-mercato-degli-appalti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Carretti]]></category>
		<category><![CDATA[orep]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7173 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-artigiani tag-assemblea tag-firenze tag-giovani tag-giovanile tag-imprenditoria tag-osservatorio" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/artigiani-sempre-piu-giovani-ed-innovativi/">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">17 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani sempre più giovani ed innovativi</h1>
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<p>Gli artigiani si confermano imprenditori che puntano sull’innovazione nonostante rimanga forte l’attaccamento alle tradizioni e alle capacità manuali. Con un vero e proprio esercito di giovani imprenditori pronto a dare un futuro a quella che viene considerata la “spina dorsale” della produzione italiana. Questo è quanto emerge dal “2° Osservatorio sull’imprenditoria giovanile artigiana”, presentato lo scorso 13 ottobre in occasione dell’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato. Il quadro che emerge dallo studio, promosso dalla Confederazione, appare chiaro: il futuro dell’artigianato italiano sta nelle mani dei 625.224 giovani imprenditori, cioè di quelli fino ai 40 anni, che guidano le piccole imprese del Paese, soprattutto nel Nord. Sono infatti più del 18% del totale i giovani alla guida di aziende che operano in Lombardia, seguiti dagli imprenditori dell’Emilia Romagna e del Veneto. Se nel complesso, dal 2005 al 2006, i giovani artigiani con meno di quarant’anni sono aumentati in media dell’8%, non altrettanto si può dire di quelli che non raggiungono i 30 anni di età. In tutte le regioni si è infatti registrato un calo del 4,7%, con una sola, piccola eccezione: il Molise. Il 48,4% dei giovani, poi, sono alla guida di imprese di costruzioni. A seguire le aziende del comparto manifatturiero e dei servizi alle persone e ai cittadini. Il “2° Osservatorio sull’imprenditoria artigiana giovanile”, se da una parte ha sottolineato le dimensioni dell’esercito delle giovani leve, dall’altra ha confermato quanto sia importante, in termini di artigianato, tramandare i cosiddetti “segreti del mestiere” da padre in figlio. L’esatta metà dei nostri giovani imprenditori, il 50%, hanno infatti ereditato l’impresa da un familiare, conservando e facendo proprie le capacità e le tradizioni nate e cresciute dentro le botteghe artigiane. Grande tradizione quindi, ma anche e soprattutto tanta voglia d’innovazione, la prima delle chiavi di successo imprenditoriale per i giovani artigiani italiani. Ma anche la flessibilità e la capacità di rischio, oltre ovviamente al rapporto con i dipendenti e alla necessità di creare il migliore spirito di squadra aziendale. Il mondo della piccola impresa italiana però, soprattutto per quanto riguarda i giovani, non è tutto rosa e fiori, costretto com’è a fare i conti con una serie di fattori che ne intralciano l’attività. Se è vero che sono maggiori i lati positivi di quelli negativi, è pur vero che i giovani imprenditori devono confrontarsi con i problemi di natura ambientale, racket e criminalità organizzata, con i rischi economici legati all’imprenditoria, ma anche con i tanti adempimenti burocratici e fiscali. Basti un esempio. Gli oneri burocratici a cui sono sottoposte le piccole imprese incidono per il 12,4% sui costi aziendali. Da questo dato, importante per capire il prezzo pagato dalle imprese artigiane alla macchina burocratica italiana, nasce la richiesta dei nostri giovani di alleggerire la pubblica amministrazione, in termini di efficienza e di costi. Spesa pubblica che inevitabilmente grava sulla situazione fiscale della piccola imprenditoria, convinta, nel 28,9% dei casi, nel chiedere una sostanziale riduzione della pressione tributaria. Una richiesta sottolineata da Maurizio Del Tenno, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, in occasione dell’Assemblea Nazionale. “Proprio in questi giorni – ha affermato Del Tenno – il vice Ministro Visco ci ha ricordato che abbiamo raggiunto il livello massimo di pressione fiscale dal dopoguerra ad oggi, confermando quindi che si sta facendo poco per diminuire realmente la pressione fiscale”. A preoccupare i giovani imprenditori artigiani sono anche il sistema previdenziale, con il 62% degli intervistati convinti dell’inadeguatezza della loro futura pensione, ed il mercato del lavoro, con il 51% della piccola imprenditoria italiana che chiede una maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita. Potendo tornare indietro, il 66,6% degli intervistati ha risposto senza esitazione che confermerebbe la scelta imprenditoriale, grazie alla soddisfazione personale e alla passione che spinge i nostri giovani imprenditori, continuando a lavorare in autonomia e a puntare sulla propria creatività. Nessun dubbio, inoltre, se consigliare o meno la strada imprenditoriale anche ai propri figli. Il 60% degli intervistati ha infatti confermato che lo farebbe senza esitazione. Continuando a garantire così quella tradizione tramandata da padre in figlio che rappresenta l’elemento fondamentale per far crescere le piccole imprese del nostro Paese.</p>
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		<title>Artigiani sempre più giovani ed innovativi - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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