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	<title>L&#039;energia sottratta alle PMI - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
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<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. 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Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. 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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. 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Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. 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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-pesano-su-manifattura-e-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
</div>
</div>
<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/forum-sulla-sostenibilita-il-report-con-le-evidenze-su-territori-persone-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
</div>
</div>
<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. 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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-per-economia-e-imprese-il-punto-nel-webinar-del-6-luglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/aggregazione-in-consorzi-e-reti-dimpresa-per-conquistare-il-mercato-degli-appalti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Carretti]]></category>
		<category><![CDATA[orep]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
</div>
</div>
<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dalla-crisi-del-golfo-ai-cantieri-le-tendenze-delledilizia-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
</div>
</div>
<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
</div>
</div>
<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7181 post type-post status-publish format-standard hentry category-energia category-fisco tag-energia-2 tag-finanziaria tag-fiscale tag-pmi" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Energia</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. 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Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<item>
		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/bassa-crescita-dellitalia-i-nodi-da-sciogliere-nellaudizione-di-confartigianato-alla-camera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/lenergia-sottratta-alle-pmi/">L&#8217;energia sottratta alle PMI</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">24 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">L&#8217;energia sottratta alle PMI</h1>
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<p>Secondo uno studio di Confartigianato l’Italia ha conquistato di recente un nuovo record, un primato purtroppo negativo che la pone al vertice di una particolare classifica, quella dei Paesi europei dove è più alto il prelievo fiscale sulla bolletta energetica delle piccole imprese. Più di un quarto del prezzo dell’elettricità consumata dalle PMI è formato da imposte, mentre la media europea non raggiunge neppure il 10%. Chiamare in causa l’Europa potrebbe sembrare una forzatura, perché, in effetti, quello delle tasse che rendono salata la bolletta non è un problema comune a tutti gli stati dell’Unione: in ben dodici Paesi (tra questi l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo) le imprese non pagano nessun balzello sulla corrente, mentre nei restanti 15 lo pagano sì, ma in una percentuale che varia dallo 0.5% dell’Ungheria al 25.4% dell’Italia, che conquista così una maglia nera che nessuno degli inseguitori le invidia, neppure Austria e Olanda fiere di un secondo posto ex aequo, con una media impositiva del 14%. Quasi le metà del Bel paese. Secondo il rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato sono due le componenti fiscali che fanno schizzare verso l’alto il costo del kilowattora italiano, che rimane tra i più cari d’Europa anche al netto delle imposte: la prima, gli oneri fiscali propriamente detti che, rientrando nella categoria delle imposte dirette, sono qualificati come accise e che quindi vengono pagati normalmente in proporzione ai consumi; la seconda il cosiddetto CIP 6, il pesante onere parafiscale che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti ‘rinnovabili’ ed ‘assimilate’, riconfermato per l’ennesima volta anche dalla manovra Finanziaria 2008. Niente da dire sugli stanziamenti a favore delle ‘rinnovabili’ (eolico, solare geotermico), il cui sviluppo è stato indicato come prioritario anche in sede di ratifica del protoccolo di Kyoto sui cambiamenti climatici. E’ sull’analisi delle ‘assimilate’ che insiste lo studio, perché si tratta di fonti di energia ben poco ecologiche, anzi altamente inquinanti. Tra queste gli scarti di raffineria, il petrolio e il metano la cui valorizzazione ha il sapore della beffa visto l’alto impatto ambientale prodotto dal loro utilizzo, un impatto negativo che non dovrebbe avvantaggiarsi di aiuti statali. Ma le beffe che si nascono dietro al ‘fiscowattora’ più caro d’Europa sono diverse. A partire dalla distorsione alla base del sistema italiano di tassazione dell’energia per usi industriali, che premia i grandi consumatori con sconti ed esenzioni sulle accise, scaricando le imposte sulla bolletta delle piccole e medie imprese. Una disparità di trattamento che le PMI trovano quantificata direttamente in fattura e che costa a ciascuna azienda ben 3.600 euro anno, una cifra che sale a 740 milioni di euro se rapportata alla bolletta elettrica complessiva di tutti gli artigiani e Piccole e medie imprese. Una situazione intollerabile che ha spinto Confartigianato a sollecitare l’inserimento nella Finanziaria 2008 di uno specifico emendamento correttivo. La proposta prevede un’equa redistribuzione dell’accise tra piccole imprese e grandi industrie, con aliquote che man mano decrescono con l’aumentare dei consumi e che per i piccoli consumatori partirebbero da 0,54 centesimi di euro, circa la metà rispetto all’aliquota attuale. Si tratta di un operazione che non prevede una riduzione di gettito per l’erario, mentre permetterebbe un risparmio per le aziende artigiane stimato in circa 420 milioni di euro. L’introduzione di misure che correggano l’attuale sistema dell’accise appare più che necessaria, visti gli effetti paradossali che essa genera: oggi una piccola azienda che consuma 1.886.928 kWh l’anno paga 27.360 euro di imposte sull’energia elettrica, ovvero il medesimo importo di una grande impresa che consuma 20 volte tanto. Un secondo esempio aiuta a comprendere ancora di più la voragine che si è aperta tra le piccole e le grandi imprese sul fronte dell’energia, un gap tutto a favore di queste ultime. Un grande consumatore che utilizza 2.300.000 kWh al mese, grazie all’esenzione totale dell’imposta erariale e all’esenzione dell’addizionale provinciale per consumi superiori a 200.000 kWh/mese, paga un importo mensile per accise pari a 2.280 euro, con un’aliquota media di 15 volte inferiore a quella pagata da una piccola impresa che consuma 180.000 kWh al mese e sulla quale gravano a pieno sia l’imposta erariale sia l’addizionale provinciale. Il danno è evidente: le piccole aziende pagano lo stesso prodotto, l’energia, di più delle grandi industrie, un esborso che ha pesanti riflessi anche in termini di competitività e che secondo la Commissione Europea può essere considerato un aiuto di Stato concesso ai grandi consumatori. Ma gli aiuti alle industrie, pagati in massima parte con le bollette delle piccole imprese, non si fermano alle agevolazioni sull’accisa, vanno oltre. Finanziano ad esempio alcune agevolazioni tariffarie stabilite per legge a favore di alcuni soggetti, come le Ferrovie dello Stato, e di imprese dell’alluminio primario come il Tyssen-Krupp Acciai Speciali Terni, Cementir, Nuova Terni Industria Chimica e Alcoa.</p>
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		<title>L&#039;energia sottratta alle PMI - Confartigianato Imprese </title>
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