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	<title>Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7185 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-finanziaria tag-studi-di-settore" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Giugno 2026·EVENTI Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione Nella giornata di [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi” [&#8230;]</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/10/studi-di-settore-le-proposte-correttive-di-confartigianato/">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Studi di settore: le proposte correttive di Confartigianato</h1>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">26 Ottobre 2007</span></div>
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<p>Sugli ‘Studi di settore’ continua l’azione di Confartigianato che sollecita il Parlamento a completare la correzione delle norme introdotte con la Finanziaria dello scorso anno che avevano penalizzato le piccole imprese. Si ricorda che le modifiche apportate unilateralmente dal Governo, nel mese di Marzo, avevano stravolto la natura degli gli studi di settore, trasformandoli da strumento per la corretta “indicazione di ricavi”, a una modalità automatica per la “determinazione dei redditi”, con la conseguenza di far risultare incongrue più del 60% delle imprese e quindi di innalzare la pressione fiscale. Una stortura evidente che aveva messo a dura prova il dialogo tra parti sociali e Governo, la cosiddetta compliance su cui si basano, appunto, gli studi di settore, che come previsto dal Protocollo siglato da Confartigianato il 14 dicembre 2006 con il Vice Ministro delle Finanze Visco e con il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, in molte parti disatteso, prevede “il coinvolgimento degli esperti delle associazioni di categoria sia nella fase di definizione sia in quella delle successive modifiche”. Solo nel corso dell’estate le ragioni dell’artigianato, delle piccole imprese e dei commercianti hanno convinto il Parlamento a rimettere in discussione il percorso di modifica intrapreso dal Governo. Il risultato è che sono stati depotenziati gli indicatori di normalità e, finalmente, si è riaperta la possibilità che gli studi di settore tornino ad essere quello strumento selettivo di equità fiscale già previsto dal Protocollo. Nonostante i risultati positivi ottenuti, secondo Confartigianato, ci sono ancora diverse azioni da compiere per riportare in equilibrio gli studi di settore che appaiono ancora sbilanciati a sfavore delle aziende. Per questo la Confederazione ha sollecitato la presentazione di alcuni emendamenti correttivi alla Legge Finanziaria 2008 Il primo riguarda l’introduzione di una specifica norma che disciplini l’entrata in vigore dello studio revisionato dal periodo d’imposta successivo alla sua approvazione, dando così risposta alle esigenze poste dai contribuenti e dagli intermediari sia in materia di pianificazione fiscale, sia in materia di ordinato svolgimento degli adempimenti. Una seconda proposta è sul valore della prova degli indicatori di normalità economica da inserire a regime nei successivi studi di settore. In sostanza, secondo Confartigianato, gli indicatori, rappresentando uno strumento di individuazione delle condizioni di non normalità economica nell’esercizio dell’attività, devono avere natura di presunzioni semplici, prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. In caso di accertamento, l’onere della prova, ovvero motivare e fornire elementi a sostegno degli scostamenti riscontrati, deve essere posto a carico dell’ufficio accertatore. In pratica gli indicatori non devono partecipare direttamente alla determinazione del ricavo congruo, bensì dovrebbero essere utilizzati soltanto come ‘campanelli d’allarme’ per selezionare i contribuenti da sottoporre ad accertamento. Una terza proposta di modifica mira alla riduzione dell’ammontare iscrivibile a ruolo quando l’accertamento per mezzo degli studi di settore avviene in presenza di una attestazione dei motivi che giustificano la mancata congruità dei ricavi. In questo caso Confartigianato chiede al Governo che si rispetti quanto previsto nel Protocollo siglato il 14 dicembre 2006, ossia la riduzione al 25% della percentuale delle somme dovute a titolo di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. Si ritiene infatti che la presenza dell’attestazione possa rappresentare un elemento favorevole circa l&#8217;esito finale del ricorso, tale da legittimare una riduzione delle somme dovute per adire le Commissioni Tributarie.</p>
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