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	<title>Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-per-economia-e-imprese-il-punto-nel-webinar-del-6-luglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7236 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-burocrazia tag-imprese" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7236 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-burocrazia tag-imprese" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7236 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-burocrazia tag-imprese" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/bassa-crescita-dellitalia-i-nodi-da-sciogliere-nellaudizione-di-confartigianato-alla-camera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7236 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria tag-burocrazia tag-imprese" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
</div>
</div>
<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/con-aumento-tassi-bce-a-rischio-investimenti-delle-piccole-imprese-in-transizioni-digitale-e-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 11 Giugno 2026·CREDITO Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-e-symbola-celebrano-lartigianato-simbolo-del-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 11 Giugno 2026·MADE IN ITALY Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/burocrazia-e-normativa-complessa-pesano-sulla-qualita-dei-servizi-pubblici-italia-al-26-posto-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Giugno 2026·PA Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/moda-congiuntura-ancora-debole-e-i-timori-per-gli-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 8 Giugno 2026·MODA Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti Nel primo trimestre del 2026 la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna con Symbola</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianato-aumentato-e-made-in-italy-l11-giugno-a-mantova-levento-conclusivo-della-campagna-con-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[sy]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/micro-imprese-oltre-11-miliardi-di-euro-annui-bruciati-dalla-burocrazia/">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
</div>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alleanza europea apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[EAFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia</h1>
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<p>Le imprese italiane pagano ogni anno 14.920 milioni di euro per la burocrazia. Di questa immensa somma la spesa maggiore grava sulle spalle delle piccole imprese, quelle fino a nove addetti, che ogni anno “bruciano” fino a 11.386 milioni di euro l’anno. L’Ufficio studi di Confartigianato, dopo aver posto l’attenzione sulle uscite “ingiustificate” per l’energia, torna a puntare il dito contro i macigni che appesantiscono i bilanci aziendali della piccola imprenditoria italiana, costretta com’è a rinunciare al 5,8% della propria produttività tra documenti, bolli e pratiche varie. Una montagna di soldi che le micro imprese italiane sono costrette a buttare via, mentre l’Unione Europea ed alcuni Paesi comunitari, come Francia, Spagna e Germania, si stanno impegnando già da tempo a limare gli oneri amministrativi recuperando produttività e punti di PIL. Se si considera l’incidenza degli stipendi pubblici sul PIL, l’indice preso in esame, i “nostri vicini di casa” hanno fatto registrare un calo medio dello 0,5%, mentre in Italia l’incidenza della spesa per il pubblico impiego sul PIL è aumentata dello 0,2%, rappresentando l’ennesima voce stonata fuori dal coro europeo. Un altro dato importante emerge dal confronto tra gli stipendi del pubblico impiego e quelli del settore privato. Infatti, tra il 1999 ed il 2006, la retribuzione pro-capite nel pubblico è aumentata del 56%, più del doppio rispetto alla crescita nel privato, fermo al + 23,8%. Se è vero, poi, che i dipendenti pubblici arrivano a rappresentare il 19,9% sul totale degli occupati in Italia, nel Mezzogiorno la pubblica amministrazione dà lavoro addirittura ad un dipendente su quattro, con il picco raggiunto in Calabria, dove il 29% del totale degli occupati è un dipendente pubblico, seguita dal Molise, con il 28,8%, la Campania, con il 27,1%, e la Sicilia, dove lo Stato è il datore di lavoro del 26,9% dei lavoratori dipendenti. Ma, nonostante l’aumento della spesa pubblica, la voce degli investimenti statali nell’ICT, l’Information e Communication Technology, una spinta significativa per aumentare la produttività, non ha fatto registrare cifre importanti. Infatti, per ogni 100 euro spesi per il pubblico impiego, soltanto 2,6 euro vengono destinati all’ICT, contro i 3,5 euro della Germania.</p>
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		<title>Micro imprese, oltre 11 miliardi di euro annui bruciati dalla burocrazia - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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