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	<title>I distretti, il cuore produttivo del Paese - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>I distretti, il cuore produttivo del Paese - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. 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Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. 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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/alla-camera-presentato-il-progetto-trame-di-rinascita-formazione-e-artigianato-per-le-donne-vittime-di-violenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-pesano-su-manifattura-e-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
</div>
</div>
<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. 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Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Giugno 2026·EVENTI Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione Nella giornata di [&#8230;]</p>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
</div>
</div>
<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-per-economia-e-imprese-il-punto-nel-webinar-del-6-luglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/aggregazione-in-consorzi-e-reti-dimpresa-per-conquistare-il-mercato-degli-appalti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Carretti]]></category>
		<category><![CDATA[orep]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. 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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
</div>
</div>
<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<item>
		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
</div>
</div>
<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. 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Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7303 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
</div>
</div>
<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. 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Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/i-distretti-il-cuore-produttivo-del-paese/">I distretti, il cuore produttivo del Paese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I distretti, il cuore produttivo del Paese</h1>
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<p>Cinquanta milioni di euro per rafforzare il sistema organizzativo dei distretti produttivi adottati dalle regioni. La fetta principale (40.000.000) sarà ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: servirà per cofinanziare progetti relativi ad attività di ricerca industriale, trasferimento ed interscambio tecnologico, diffusione dell’ICT, miglioramento ambientale delle aree produttive, risparmio energetico e servizi logistici. La parte rimanente, dieci milioni, sarà impiegata per finanziare progetti di carattere nazionale, attuati direttamente dal Ministero dello Sviluppo economico, “finalizzati &#8211; si legge nel Decreto interministeriale che ha dato il via libera al contributo &#8211; alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali dirette a sviluppare collegamenti e servizi di supporto ai distretti e alle imprese appartenenti ai distretti, in particolare mediante l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, nonché alla promozione allo sviluppo del modello distrettuale e alla realizzazione di forme di collaborazione fra distretti in un ambito multiregionale”. Il finanziamento, anche se in realtà si tratta di un co-finanziamento, perché, infatti, tolti i dieci milioni di euro gestiti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico per progetti d’interesse nazionale, i rimanenti quaranta concorrono a sostenere le spese dei progetti presentati dalle regioni, fino al tetto massimo del 50%, è stato previsto dalla Finanziaria 2007. In attuazione della norma, il Ministro Bersani ha emanato un Decreto per individuare i progetti che possono essere ammessi a tale beneficio. La pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 22 marzo 2008, ha fatto scattare il conto alla rovescia per la presentazione dei piani. Ora le regioni hanno a disposizione novanta giorni per riassumere le motivazioni degli interventi proposti, per descrivere le azioni che intendono compiere a favore dei distretti, indicare i risultati attesi, e precisare gli aspetti finanziari. Facendo un rapido conto ci si accorge che la cifra messa a budget non è enorme, soprattutto quando la si suddivide tra tutte le regioni secondo il preciso schema allegato al Decreto ministeriale. Alla Lombardia sono destinati più di sette milioni di euro, al Veneto e all’Emilia Romagna più di quattro, al Piemonte tre milioni e mezzo. Gli importi calano via via, fino ai 43.600 euro previsti per la Valle d’Aosta. Se cinquanta milioni di euro sembrano obiettivamente pochi per sostenere con decisione il sistema delle imprese che formano i distretti industriali – la realtà più dinamica del Paese per il 78,6% rappresentata da piccole imprese con meno di dieci addetti – si tratta, comunque, di un segnale di attenzione importante da parte della politica che negli ultimi anni aveva quasi ‘dimenticato’ i distretti, non dando attuazione alle norme inserite nella Legge Finanziaria 2006 dall’allora Ministro Tremonti. E’ interessante rilevare come le coordinate su cui si dovranno sviluppare i progetti ammessi al finanziamento, sono le stesse che Confartigianato aveva indicato come prioritarie al termine di un focus group che si era tenuto la scorsa primavera a Milano. In testa alla lista: servizi all’innovazione di processo e di prodotto e potenziamento dei collegamenti e delle connessioni ai distretti e tra i distretti. Ma l’obiettivo dell’incontro milanese era ancora più ampio. In sostanza si voleva verificare se i distretti rappresentassero ancora una risposta sufficientemente forte per governare dinamiche quali la globalizzazione dei mercati, la concorrenza internazionale, l’aggressione commerciale della Cina. La risposta è stata le seguente: se si comprendono le trasformazioni che negli ultimi anni hanno ridisegnato profondamente la realtà dei distretti, allora sì, rappresentano ancora uno strumento utile per spingere il made in Italy. La trasformazione più evidente, colta pienamente anche dal Ministero dello Sviluppo economico che l’ha posta a base dei progetti in favore dei distretti, riguarda la trasformazione fisica degli stessi. Che negli ultimi anni hanno perso una delle loro caratteristiche peculiari: i confini. La situazione è ben riassunta in un documento di Confartigianato: “Il terreno produttivo chiuso in se stesso ed autoreferenziale è stato soppiantato da un sistema allargato di relazioni tra imprese, distretto ed ambiente esterno. Le esigenze delle imprese hanno orientato lo sviluppo dei distretti fino alla creazione di ‘metadistretti’ e “piattaforme produttive”. Per conoscere lo stato di salute dei principali distretti produttivi italiani, e per sapere quanto incidono sulla bilancia commerciale del Paese, bisogna guardare dentro ai dati diffusi nelle scorse settimane dalla fondazione Edison, che ha tracciato il bilancio delle loro attività negli anni compresi tra il 2001 e il 2007. Le cifre in blu prevalgono su quelle rosse, a conferma della capacità delle imprese italiane, e quindi dei distretti, a orientarsi in scenari competitivi in rapidissima evoluzione. Dall’analisi, un dato appare evidente: a parte poche tendenze che si delineano con una certa chiarezza, ogni caso fa parte a sé. Una realtà che costringe a mettere da parte le generalizzazioni. Facciamo alcuni esempi. Il tessile e la moda, dopo i record d’inizio millennio, oggi stentano a ripartire. Questo a nord come a sud. A picco Prato(-29,9%), Como (-14%), Treviso (-8,3%). Ma anche in questo comparto produttivo, che appare il più penalizzato, non tutti gli indici sono a ribasso. A Carpi, il tessile-abbigliamento, non fa segnare progressi record, ma neppure tonfi clamorosi: +9,3%. Positive anche le esportazioni di Castel Goffredo (+5,2%). Cresce anche l’export di Firenze:1,7%. La vera rivelazione di questi ultimi anni, è rappresentata dai distretti dell’alimentare e delle bevande. Che sono esplosi. Al nord, al centro, al sud. Nella classifica della Edison, trovare uno di questi distretti produttivi con il segno meno davanti è un’impresa, che alla fine non riesce. Infatti non ce n’è uno. Sono tutti compresi in un intervallo che va tra il buono e l’ottimo. Parma-Reggio Emilia, grazie ai formaggi, tocca una quota di export formidabile: +105,6%. Le Langhe, inseguono, anche se a grande distanza: +62,3%. Poi Monferrato (58,2%), Trento (47,9%), Chianti – Senese (5,9%). Assieme all’alimentare volano i distretti della meccanica. Anche qui i risultati sono tutti positivi: dal +68, 4% del distretto Lumezzane-Bresciano, al 63,8% di quello di Reggio Emilia. Le rubinetterie e il valvolame del distretto di Cusio-Valsesia, chiudono la classifica con un risultato di eccellenza: +34,9%. Che quella dei distretti sia una realtà sfaccettata, lo dimostra anche un altro caso, quello dell’Arredo-Casa. Che non va benissimo, o che almeno presenta due facce opposte. Mentre le esportazioni di divani delle Murge sono al ribasso del -47%, i mobili del distretto Livenza-Piave dal 2001 sono cresciuti del 28,8%.</p>
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