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	<title>Prodotti alimentari, la stangata è servita - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Prodotti alimentari, la stangata è servita - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Giugno 2026·EVENTI Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione Nella giornata di [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131780</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6887 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Prodotti alimentari, la stangata è servita</h1>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/02/prodotti-alimentari-la-stangata-e-servita/">Prodotti alimentari, la stangata è servita</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">5 Febbraio 2009</span></div>
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<p>Una tariffa che ha tutti i tratti di una tassa, importi che lievitano fino a diventare sessanta volte più pesanti e nessuna differenziazione tra micro, piccole e grandi imprese ed i relativi volumi d’affari. Agli operatori del settore alimentare non è affatto piaciuto il decreto legislativo 194/2008, la “traduzione” italiana del regolamento europeo CE 882/2004, che detta le direttive sulle modalità di “rifinanziamento dei controlli sanitari ufficiali eseguiti negli stabilimenti di produzione dalle autorità competenti, per verificare la conformità alle normative riguardanti i mangimi, gli alimenti e la salute ed il benessere degli animali”. O, più semplicemente, il cosiddetto “nulla osta sanitario”. Secondo l’Unione Europea, infatti, i Paesi membri, attuando la direttiva comunitaria, avrebbero potuto far pagare agli operatori del settore una tariffa per coprire le spese dei controlli su carne, bestiame e mangimi. Una quota che, secondo le intenzioni di Bruxelles, avrebbe dovuto tener conto della “tipologia d’impresa ed i relativi fattori di rischio”, ma, soprattutto, “degli interessi delle aziende del settore a bassa capacità produttiva”. Il decreto legislativo 194/2008, invece, prevede tutt’altro. A spiegarlo è Giacomo Deon, Presidente di Confartigianato Alimentazione: “I criteri vincolanti fissati dall’Unione Europea sono stati completamente disattesi con l’individuazione delle fasce quantitative e la determinazione degli importi dovuti, poiché vengono parificate aziende appartenenti a settori diversi con differenti gradi di rischio. Inoltre &#8211; aggiunge Deon &#8211; in via del tutto discrezionale, la normativa italiana ha esteso il pagamento della tariffa a tutte le aziende del comparto alimentare, prevedendo che nella prima fascia siano considerate alla stessa stregua imprese minime senza dipendenti con quelle che hanno capacità produttive di tipo industriale, penalizzando fortemente le imprese di piccole dimensioni”. Un decreto che sembra basarsi su una serie di valutazioni errate, incapace di cogliere la realtà imprenditoriale del settore. Il motivo sta “nella mancata consultazione durante la fase preparatoria del provvedimento”, come denunciano i vertici di Confartigianato Alimentazione. Valutazioni errate e tariffe falsate, esagerate, che rischiano di fare piazza pulita di tutta la galassia di micro imprese che operano nel comparto. E’ ancora Deon a parlare: “Alle imprese concentrate in questa prima fascia, che sono la stragrande maggioranza dei soggetti obbligati e che impiegano nel complesso il maggior numero di addetti, viene chiesto di corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno una tariffa di almeno 400 euro quale copertura delle spese relative ai controlli”. Il problema, però, è che il compenso per i servizi prestati dalle autorità competenti agli imprenditori del settore, va versato a prescindere “dalla effettiva possibilità di procedere al controllo sulla totalità delle imprese, visto il considerevole numero delle stesse”. Tradotto, vuol dire che un’azienda paga un servizio a prescindere dal fatto che lo riceva o meno. “Tali importi, quindi &#8211; conclude Deon &#8211; sono riscossi come fossero assimilabili ad una vera e propria tassa”. A queste problematiche si aggiungono le diverse posizioni espresse dalle Regioni, e le difficoltà operative delle Asl e delle Regioni stesse, ancora in attesa della circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali che ne specifichi le modalità di riscossione. Ed è proprio al titolare del dicastero di Via Veneto, Maurizio Sacconi, che è indirizzata la lettera con cui i vertici di Confartigianato Alimentazione chiedono al Ministro di evitare l’ennesima tassa pagata esclusivamente dalla micro e piccola impresa italiana, a favore di una reale “equità contributiva” che non soffochi le imprese e che garantisca controlli e sicurezza sui prodotti che arrivano sul mercato italiano.</p>
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		<title>Prodotti alimentari, la stangata è servita - Confartigianato Imprese </title>
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