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	<title>La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Piano Casa è strategico per Italia e rilancio Pmi costruzioni. Valorizzare filiere a km 0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 17:33:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Aprile 2026·COSTRUZIONI Piano Casa è strategico per Italia e rilancio Pmi costruzioni. Valorizzare filiere a km 0 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
</div>
</div>
<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<item>
		<title>Il Tax Reform Index di Confartigianato: riforma fiscale attuata al 65%. In prima pagina su IlSole24Ore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Tax Reform Index]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Carbone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 30 Aprile 2026·FISCO Il Tax Reform Index di Confartigianato: riforma fiscale attuata al 65%. In prima pagina su IlSole24Ore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Confartigianato porta a Londra le eccellenze artigiane alla prima edizione di “Real Italian Food &#038; Wine Experience”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-porta-a-londra-le-eccellenze-artigiane-alla-prima-edizione-di-real-italian-food-wine-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Real Italian Food & Wine Experience]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Aprile 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato porta a Londra le eccellenze artigiane alla prima edizione di “Real Italian Food &#038; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. 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La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso per Pmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dl lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·LAVORO Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6952 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-artistico category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-legno-e-arredo category-metalmeccanica-di-produzione category-moda-2" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
</div>
</div>
<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<item>
		<title>Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro dipendente stabile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/verso-1-maggio-in-quattro-anni-di-elevata-turbolenza-cresce-a-doppia-cifra-112-il-lavoro-dipendente-stabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Aprile 2026·LAVORO Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<item>
		<title>Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[riforma incentivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·INCENTIVI Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa “Una riforma necessaria per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/su-dfp-condivisibile-prudenza-governo-urgono-misure-su-energia-credito-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·DFP 2026 Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività Confartigianato, Cna e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
</div>
</div>
<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-presenta-il-tax-reform-index-come-cambia-il-fisco-per-artigiani-e-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Tamburini]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo giorgetti]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Marie Del Bo]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Tax Reform Index]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Carbone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 27 Aprile 2026·EVENTI Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi A quasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<item>
		<title>Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/jacopo-poli-e-maestro-del-made-in-italy-premiata-leccellenza-di-confartigianato-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 21:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[jacopo poli]]></category>
		<category><![CDATA[poli distillerie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Maestro del made in Italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130894</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza Jacopo [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti artigiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
</div>
</div>
<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[ice agenzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione Si è conclusa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report di Confartigianato al Salone del Mobile a Milano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/nel-2025-la-produzione-di-mobili-sale-del-35-vs-07-ue-il-report-di-confartigianato-al-salone-del-mobile-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/oggi-al-mimit-con-il-ministro-urso-al-via-la-campagna-nazionale-artigianato-futuro-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:49:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[adolfo urso]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata nazionale del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Aprile 2026·MADE IN ITALY Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-sul-documento-finanza-pubblica-2026-serve-risposta-ue-su-energia-e-vincoli-bilancio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo giorgetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·DFP 2026 Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-bene-proposta-sen-de-carlo-di-aggiungere-artigianato-a-denominazione-commissione-industria-senato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Carlo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·SENATO Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221; “Accogliamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·EUROPA Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221; Sostegno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-i-veri-artigiani-e-nuove-opportunita-per-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[rai1]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Aprile 2026·MEDIA Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/alta-vocazione-artigiana-fattore-chiave-della-leadership-europea-del-design-il-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 12:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 21 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/09/la-strada-del-made-in-passa-per-lunione-europea/">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/openai-e-confartigianato-lanciano-lo-sme-ai-accelerator-per-le-pmi-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:30:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[OpenAI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 20 Aprile 2026·INIZIATIVE OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane OpenAI e Confartigianato [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>Artigianato protagonista del turismo: il Ministro Mazzi riceve il Presidente di Confartigianato Granelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:00:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Mazzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Aprile 2026·TURISMO Artigianato protagonista del turismo: il Ministro Mazzi riceve il Presidente di Confartigianato Granelli Il Ministro del [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Settembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea</h1>
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<p>In attesa che il Consiglio dei Ministri si esprima sul possibile congelamento della legge 99 che dal 15 agosto ha introdotto l’obbligo per le aziende italiane che delocalizzano di indicare in etichetta i Paesi dove sono realizzati – anche solo in parte – i prodotti o le merci, il dibattito é proseguito attraverso gli organi di informazione. Lo scorso 3 settembre, ospiti della trasmissione radiofonica “Radio City” (Rai Radio 1), il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio estero Adolfo Urso e la professoressa Lucia Rossi docente di Diritto dell’Unione Europea alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, hanno fornito la propria interpretazione del perché la legge anticontraffazione, voluta, condivisa, sostenuta e approvata, corra ora il rischio di rimanere lettera morta. La questione principale, secondo Urso, è il fatto che la legge è entrata in vigore senza che ci sia stato a monte un coinvolgimento della UE, che è la sola abilitata ad intervenire in tema di libera circolazione delle merci in Europa. Analoga posizione è stata espressa anche dalla professoressa Lucia Rossi. “La norma italiana – ha detto tra l’altro il Viceministro &#8211; ha creato qualche problema; in linea di principio siamo tutti d’accordo, la questione è che non è possibile realizzarla in quella forma da un singolo stato europeo”. Urso non ha parlato direttamente di congelamento, anzi, ha sottolineato come si tratta “sicuramente di una norma giusta”, ma ha spiegato che la strada da percorrere passa necessariamente dalle Istituzioni europee. Anche perché si tratta di una strada già ben delineata e definita che prevede l’approvazione di un Regolamento UE per introdurre l’obbligo di etichettatura per tutti i prodotti importati in Unione Europea. L’iniziativa è ben nota, solo che dal 2005, quando la UE ha abbracciato ufficialmente la proposta italiana per il varo del Regolamento sono pochi i passi fatti avanti, nonostante l’impegno dei Governi e delle organizzazioni quali Confartigianato. Ma secondo Urso i tempi sono maturi per la riapertura del file. “Il 21 di questo mese – ha dichiarato – il Commissario Europeo al Commercio Internazionale Ashton, che ha preso a cuore la questione, è in Italia su nostra iniziativa per incontrare anche le associazioni di categoria per capire come adottare questo regolamento. Poi sarà portato finalmente all’approvazione del Consiglio d’Europa. Una volta che avremmo convinto alcuni paesi chiave”. Ha aggiunto in conclusione il Viceministro Adolfo Urso. “Le rassicurazioni dell’Onorevole Urso – ha esordito il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli &#8211; non fugano i timori e le preoccupazioni espresse nella lettera indirizzata al Ministro Scajola e al sottosegretario Letta. (Ndr. 2 settembre 2009. Nella lettera, Giorgio Guerrini e gli altri presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali hanno espresso la preoccupazione per i danni ad imprese e consumatori da un dietrofront sul provvedimento). Noi non dubitiamo che l’intenzione del Governo sia quella di tutelare al meglio il made in Italy e le produzioni che avvengono sul territorio nazionale, d’altra parte non si spiegherebbe l’approvazione della nuova legge. Ma non vorrei che, dietro a una complessità che è davvero grande, sfuggisse qual’è l’esito finale della nuova norma: dal 15 di agosto, se sono un consumatore ho il diritto di sapere se il marchio X o Y che sto acquistando è prodotto in Italia oppure a Taiwan, in Cina o in Romania o in altri paesi. Questo è il dunque”. “Io credo – ha sottolineato Fumagalli &#8211; che sia stato sollevato un polverone di difficoltà ad arte da parte di alcuni marchi, da parte di alcuni produttori, da chi immette merci sul mercato nazionale italiano. Sono gli stessi marchi che per gli stessi prodotti, quando li immettono ad esempio sul mercato degli Stati Uniti o del Giappone o di Israele, già si assoggettano ad obblighi vigenti in quei paesi di indicare obbligatoriamente dove è stato fabbricato quel bene o quel prodotto. “Io credo – ha aggiunto il Segretario Generale di Confartigianato &#8211; che la normativa è coraggiosa. Do atto al Governo, al Ministro Scajola di aver avuto coraggio; noi avevamo molto apprezzato questo impegno che il Presidente del Consiglio Berlusconi si era assunto pubblicamente alla nostra assemblea dell’11 giugno e puntualmente realizzato con l’approvazione entro fine luglio della legge 99. Il nostro Paese con la Francia, lo ricordava il Vice Ministro Urso &#8211; hanno una legislazione severa sulla contraffazione che non ha finora impedito che sul nostro territorio nazionale circolino quantità enormi di merci contraffatte. La valorizzazione del Made in Italy- ha concluso Cesare Fumagalli &#8211; noi la intendiamo anche come una delle vie di uscita da questa crisi derivante da grandi effetti di globalizzazione”. Nonostante l’importanza di questa norma per la tutela dei prodotti della creatività italiana, il Governo potrebbe comunque aver agito alla leggera varando la legge 99 senza interpellare preventivamente l’Unione Europea. E ora i rischi sono molteplici. Lo ha detto, tra l’altro, la professoressa Lucia Rossi. “Questa legge – ha spiegato &#8211; è probabilmente contraria al diritto Comunitario perché tutto quello che riguarda la circolazione delle merci è regolato a livello europeo e non a livello nazionale, in particolare è contraria perché non è stata notificata. Sul problema delle notifiche, che mi sembrano siano state prese troppo alla leggera, l’Italia rischia conseguenze pesanti. Ci sono due direttive comunitarie una del 1989 e una del 1994 che dicono che tutte queste norme tecniche prima di essere approvate da uno Stato membro devono essere notificate alla Commissione per verificare se sono compatibili, o meno, con il diritto comunitario”. I rischi in cui l’Italia potrebbe incappare, sono, per la professoressa Rossi “da un lato che la norma venga disapplicata dai giudici e dall’amministrazione, dall’altro, in caso di applicazione, che i soggetti chiedano i danni allo Stato italiano”. “L’Italia non può fare da sola – conclude Lucia Rossi &#8211; sarebbe molto meglio prima di scrivere queste norme di concordare una strategia con la Commissione Europea”.</p>
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		<title>La strada del «Made In» passa per l’Unione Europea - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2009 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
		<docs>http://backend.userland.com/rss092</docs>
		<language>it-IT</language>
		

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