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	<title>Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Tax Reform Index di Confartigianato: riforma fiscale attuata al 65%. In prima pagina su IlSole24Ore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:36:41 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Confartigianato porta a Londra le eccellenze artigiane alla prima edizione di “Real Italian Food &#038; Wine Experience”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-porta-a-londra-le-eccellenze-artigiane-alla-prima-edizione-di-real-italian-food-wine-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Real Italian Food & Wine Experience]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. 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Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. 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Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. 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Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso per Pmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:10:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·LAVORO Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. 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Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro dipendente stabile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/verso-1-maggio-in-quattro-anni-di-elevata-turbolenza-cresce-a-doppia-cifra-112-il-lavoro-dipendente-stabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Aprile 2026·LAVORO Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
</div>
</div>
<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[riforma incentivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·INCENTIVI Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa “Una riforma necessaria per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·DFP 2026 Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività Confartigianato, Cna e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-presenta-il-tax-reform-index-come-cambia-il-fisco-per-artigiani-e-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:00:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Fabio Tamburini]]></category>
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		<category><![CDATA[Jean Marie Del Bo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 27 Aprile 2026·EVENTI Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi A quasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7642 post type-post status-publish format-standard hentry category-confartigianato-persone tag-arezzo tag-de-rita tag-festival tag-persona" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>CONFARTIGIANATO PERSONE</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
</div>
</div>
<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/jacopo-poli-e-maestro-del-made-in-italy-premiata-leccellenza-di-confartigianato-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 21:47:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[jacopo poli]]></category>
		<category><![CDATA[poli distillerie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Maestro del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza Jacopo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/indicazioni-geografiche-a-bruxelles-confartigianato-fa-il-punto-sulle-nuove-tutele-per-i-prodotti-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[indicazioni geografiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[ice agenzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione Si è conclusa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7642 post type-post status-publish format-standard hentry category-confartigianato-persone tag-arezzo tag-de-rita tag-festival tag-persona" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>CONFARTIGIANATO PERSONE</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report di Confartigianato al Salone del Mobile a Milano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/nel-2025-la-produzione-di-mobili-sale-del-35-vs-07-ue-il-report-di-confartigianato-al-salone-del-mobile-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/oggi-al-mimit-con-il-ministro-urso-al-via-la-campagna-nazionale-artigianato-futuro-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[adolfo urso]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata nazionale del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Aprile 2026·MADE IN ITALY Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-sul-documento-finanza-pubblica-2026-serve-risposta-ue-su-energia-e-vincoli-bilancio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo giorgetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·DFP 2026 Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Carlo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·SENATO Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221; “Accogliamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·EUROPA Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221; Sostegno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[rai1]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Aprile 2026·MEDIA Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 12:33:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 21 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:30:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 20 Aprile 2026·INIZIATIVE OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane OpenAI e Confartigianato [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Artigianato protagonista del turismo: il Ministro Mazzi riceve il Presidente di Confartigianato Granelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:00:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Mazzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Aprile 2026·TURISMO Artigianato protagonista del turismo: il Ministro Mazzi riceve il Presidente di Confartigianato Granelli Il Ministro del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Gli effetti sulle imprese della crisi del Golfo al centro del 37° report congiunturale di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:50:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Gli effetti sulle imprese della crisi del Golfo al centro del 37° report congiunturale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/giuseppe-de-rita-una-lectio-magistralis-per-il-festival-della-persona/">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">30 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona</h1>
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<p>Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS, è intervenuto al Festival della Persona di Arezzo tenendo una lectio magistralis dal titolo “Ripartire dalla Persona. Come declinare oggi la centralità della persona, nella società e nella politica?”. Un intervento di un’ora, una riflessione finalizzata a dimostrare che la “persona senza comunità, la persona senza il rapporto sociale, la persona senza la relazione con l’altro è un mito, è una monade che non ha molto valore”, ha debuttato il Segretario generale del Centro Studi Investimenti Sociali nel suo intervento d’apertura della seconda giornata del Festival aretino firmato Confartigianato Persone. “Siamo stati sempre portati a vedere la vita come biografia individuale e non come aderenza ad una vita superiore. I greci, in fondo, distinguevano tra la vita come zoé, cioè come rapporto con la natura, come crescita, come virtualità e vitalità di quello che sta intorno, la trasformazione, la divinità, ed il bios personale, la biografia che diventa storia. Una distinzione che troviamo tanto nella cultura greca classica quanto nella Bibbia, con gli esempi di Edipo e di Giobbe”. Anche Giuseppe De Rita, dunque, ha sottolineato l’impossibilità di pensare alla persona come a qualcosa di distante, di diviso dal proprio contesto sociale e culturale. “Lo sforzo che ciascuna persona compie per contribuire al miglioramento suo e degli altri è la partecipazione alla creazione del sovrannaturale. Non c’è individuo ma la partecipazione all’universale”. Per il Presidente del CENSIS non c’è dubbio, “l’uomo non può sfuggire alla realtà che ci vede condannati ad una biografia individuale, nonostante oltre al bios ci sia anche il divino, il sovrannaturale”. Una biografia individuale che, “prima degli anni ‘60 e ’70, era parte integrante di una più vasta dimensione collettiva. Si era cattolici, ad esempio, non in quanto dentro ti sentivi personalmente investito di una coscienza cattolica ma perché facevi parte di una biografia collettiva che era il cattolicesimo italiano”. Negli anni ’60, invece, la relazione tra sfera individuale e collettiva si rompe. “Le biografie individuali &#8211; rilancia De Rita &#8211; non ce la fanno più a resistere dentro alla biografie collettive. L’individualismo, il soggettivismo, il primato della persona invade tutto. I partiti ed i sindacati, ad esempio, sono scomparsi. In parte a causa di difetti propri, soprattutto, però, perché la persona diventa importante. Troviamo l’individualismo nel consumo e nelle decisioni personali, l’obiezione di coscienza rispetto alle scelte dello Stato, la tematica del divorzio, dove la persona inizia a credere che nessuno, né lo Stato né la Chiesa, possa imporre una moglie che non si desidera più”, ha aggiunto De Rita nel corso del proprio intervento al Festival della Persona. Un soggettivismo che ha invaso e pervaso ogni campo d’attività umana. Dall’imprenditorialità alla religione, dalla cultura alla politica, “dove la personalizzazione ha raggiunto i propri picchi con la politica personalista di Craxi e del nostro Presidente del Consiglio. La politica è ormai un’avventura del singolo, come succede nel mondo imprenditoriale dove l’azienda è l’avventura del singolo imprenditore. D’altronde &#8211; ha aggiunto &#8211; la stesso organizzazione politica non è più fatta di sezioni politiche ma di fondazioni personali”. Un atteggiamento netto, di chiusura totale. Ciò che il singolo sente, ciò che prova e pensa è diventato più importante di ciò che prova e sente la collettività. Un atteggiamento, però, che ha già mostrato i propri limiti sociali. “Ma la coesione dove sta? Ed il rapporto con gli altri?”, ha rilanciato il Segretario De Rita. “Il soggettivismo non è capace di correggere se stesso. Oggi, quindi, viviamo uno stato di difficoltà perché quando tutto è primato del soggetto non c’è primato del soggetto. Ormai, per citare il Direttore de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, sono le opinioni che fanno i fatti e non i fatti che inducono le opinioni”. Società, economia, religione e condizioni di lavoro, con “la precarietà che oggi non è soltanto la mancanza di una certezza professionale ma la mancanza di valori a cui aggrapparsi”, il Segretario generale del CENSIS, citando un talmudista francese, ha poi sottolineato come “le crisi nascano dal timore dei cieli”, riferendosi alla tesi per cui Dio creò prima i cieli, poi i mari ed infine la terra. “I cieli, ad un certo punto, hanno avuto paura di essere invasi dai mari, cioè da quella dimensione occulta, misteriosa, sommersa, probabilmente sporca, che viene dal fondo del mare &#8211; ha ripreso De Rita &#8211; I cieli hanno avuto paura e Dio, creando la terra, ha creato una mediazione tra le due parti. La nostra paura è che il nostro cielo, la mente, la razionalità, venga invaso dal sommerso, dall’inconscio, dall’istinto, quelle stesse componenti che, dal basso, hanno fatto grande questo Paese e che l’individuo non riesce ad equilibrare”. Il fai da te, intesa come pratica pura dell’individualismo, e la vita comunitaria sono gli altri argomenti affrontati da Giuseppe De Rita nel corso della propria lectio magistralis. Un approfondimento con cui è stata sottolineata la necessità di “ricreare la vita di comunità sui principi e la cultura della vita moderna. Il problema è che l’altro, le persone, le vivi soltanto nella comunità. Tutto, quindi, va organizzato affinché la comunità abbia questi due sensi fondamentali: l’altro e le persone. Questo perché qui c’è l’anima, l’anima della comunità che dà anima anche a quel singolo che, dopo sessant’anni di cavalcata, non basta più la biografia personale. Ha bisogno, invece, della biografia collettiva”, ha concluso Giuseppe De Rita”.</p>
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		<title>Giuseppe De Rita, una lectio magistralis per il Festival della Persona - Confartigianato Imprese </title>
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