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	<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Caro energia: i media accendono i riflettori sull&#8217;allarme lanciato da Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 12:34:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 6 Novembre 2026·ENERGIA Caro energia: i media accendono i riflettori sull&#8217;allarme lanciato da Confartigianato Il tema del caro energia [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;La Commissione Ue ritira proposta contro ritardi pagamento. Grave passo indietro”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 14:35:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 5 Novembre 2026·EUROPA Il Presidente Granelli: &#8220;La Commissione Ue ritira proposta contro ritardi pagamento. Grave passo indietro” «Il [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>CI.TE.MO.S, a Vicenza il 19 novembre il convegno sul futuro dell’auto, dalla meccanica all’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 12:44:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 4 Novembre 2026·EVENTI CI.TE.MO.S, a Vicenza il 19 novembre il convegno sul futuro dell’auto, dalla meccanica all’intelligenza artificiale Dalla [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Donne Impresa Confartigianato a confronto con ADAPT su welfare occupazionale e aziendale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 12:04:24 +0000</pubDate>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Midterm USA &#8211; Made in Italy resiste ai dazi: +3,7% nel 2026 meglio dei competitor europei</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/11/midterm-usa-made-in-italy-resiste-ai-dazi-37-nel-2026-meglio-dei-competitor-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 07:30:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Novembre 2026·MIDTERM USA Midterm USA &#8211; Made in Italy resiste ai dazi: +3,7% nel 2026 meglio dei competitor [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Kimi Antonelli campione del mondo: nel 2025 il premio di Confartigianato Motori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 08:43:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[confartigianato motori]]></category>
		<category><![CDATA[KIMI ANTONELLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 2 Novembre 2026·MOTORI Kimi Antonelli campione del mondo: nel 2025 il premio di Confartigianato Motori Il successo del pilota [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Assemblea di Confartigianato protagonista sui media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 13:16:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea confartigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 30 Ottobre 2026·MEDIA Assemblea di Confartigianato protagonista sui media Un’attenzione mediatica straordinaria e un’eco imponente su tutti i principali [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Spirito Artigiano esplora sfide e opportunità della transizione green per le Mpi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 10:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 30 Ottobre 2026·MEDIA Spirito Artigiano esplora sfide e opportunità della transizione green per le Mpi È online il nuovo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Guerre e shock geopolitici sono costati alle imprese italiane 296,3 miliardi in 5 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 15:34:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Ottobre 2026·ASSEMBLEA 2026 Guerre e shock geopolitici sono costati alle imprese italiane 296,3 miliardi in 5 anni [&#8230;]</p>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;In manovra bene misure per imprese, ora ridurre costi energia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 14:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Ottobre 2026·LEGGE BILANCIO 2027 Il Presidente Granelli: &#8220;In manovra bene misure per imprese, ora ridurre costi energia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Economia e imprese alla prova degli shock globali: 10 punti di forza e 10 criticità nel 21° Rapporto Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 11:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Ottobre 2026·RAPPORTI Economia e imprese alla prova degli shock globali: 10 punti di forza e 10 criticità nel [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Meloni all’Assemblea di Confartigianato annuncia la riforma della legge quadro dell’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 17:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Home XL]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberta Metsola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Ottobre 2026·EVENTI Meloni all’Assemblea di Confartigianato annuncia la riforma della legge quadro dell’artigianato Il via libera del Governo [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Granelli: “Con riforma legge quadro, imprese libere di crescere senza perdere identità”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 16:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[MELONI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Granelli: “Con riforma legge quadro, imprese libere di crescere senza perdere identità” “Dopo [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Il 31 ottobre Linea Verde Start a Mantova: tradizione, sostenibilità e giovani talenti artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/linea-verde-start-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 09:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[linea verde start]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 27 Ottobre 2026·MEDIA Il 31 ottobre Linea Verde Start a Mantova: tradizione, sostenibilità e giovani talenti artigiani &#160; Una [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Germania, crisi della manifattura e consumi deboli mettono alla prova il made in Italy. Il focus sui mercati critici nel webinar del 9 novembre</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/germania-crisi-della-manifattura-e-consumi-deboli-mettono-alla-prova-il-made-in-italy-il-focus-sui-mercati-critici-nel-webinar-del-9-novembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 11:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni manifatturiere]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[manifattura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Ottobre 2026·CONGIUNTURA Germania, crisi della manifattura e consumi deboli mettono alla prova il made in Italy. Il focus [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all&#8217;Assemblea di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 14:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Ottobre 2026·EVENTI Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all&#8217;Assemblea di Confartigianato Si svolge mercoledì 28 ottobre, a Roma, [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Confartigianato a NetZero Milan 2026: gli ostacoli all’elettrificazione delle piccole imprese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/confartigianato-a-netzero-milan-2026-gli-ostacoli-allelettrificazione-delle-piccole-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 13:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[netzero milan]]></category>
		<category><![CDATA[valentina bagozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Ottobre 2026·ENERGIA Confartigianato a NetZero Milan 2026: gli ostacoli all’elettrificazione delle piccole imprese Lo scorso 20 ottobre, Confartigianato [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Spread del 23% del costo dell&#8217;energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 21 Ottobre 2026·ENERGIA Spread del 23% del costo dell&#8217;energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera italiana  Dal 19 al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>&#8220;Percorsi Accoglienti&#8221;, le botteghe che raccontano l’Italia e fanno rete con il territorio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/percorsi-accoglienti-le-botteghe-che-raccontano-litalia-e-fanno-rete-con-il-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:35:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ancos Aps]]></category>
		<category><![CDATA[percorsi accoglienti]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo esperienziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Ottobre 2026·TURISMO &#8220;Percorsi Accoglienti&#8221;, le botteghe che raccontano l’Italia e fanno rete con il territorio C’è un’Italia che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
</div>
</div>
<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato al TTG di Rimini: l’artigianato al centro del turismo esperienziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 13:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ttg travel experience]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Ottobre 2026·TURISMO Confartigianato al TTG di Rimini: l’artigianato al centro del turismo esperienziale Mettere al centro le persone, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2009 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
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