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	<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione” Confartigianato, CNA, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·AMBIENTE Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese Confartigianato, [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:17:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MEDIA L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli L&#8217;artigianato artistico italiano è stato protagonista [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 29 Luglio 2026·LAVORO Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[costo dell'energia]]></category>
		<category><![CDATA[costruzioni.]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 27 Luglio 2026·CONGIUNTURA Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura Le dinamiche dell’economia internazionale nell’estate [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/confartigianato-su-il-foglio-il-climate-change-costa-allitalia-75-miliardi-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Luglio 2026·MEDIA Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221; Il cambiamento climatico mette [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 22 Luglio 2026·ENERGIA Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia   L&#8217;andamento dei mercati energetici continua a essere [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-no-allobbligo-di-accreditare-gli-stipendi-soltanto-su-conti-correnti-individuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conto corrente bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221; No [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Luglio 2026·EXPORT Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>#artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianatochecresce-artigianato-digitale-ia-domanda-di-energia-e-competenze-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artigiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Luglio 2026·INNOVAZIONE #artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato Alla fine [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è posto&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/il-presidente-granelli-a-il-confronto-rai2-sul-futuro-delle-imprese-giovani-e-artigianato-avanti-ce-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il confronto]]></category>
		<category><![CDATA[monica setta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Luglio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/gelati-spesa-di-18-miliardi-e-intercettata-da-9-345-laboratori-di-gelateria-2-su-3-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[gelato artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 14 Luglio 2026·ALIMENTAZIONE Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Accordo sulla rappresentanza e crisi di Hormuz: Granelli a Focus Economia (Radio24)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 17:42:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[radio24]]></category>
		<category><![CDATA[sebastiano barisoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 13 Luglio 2026·MEDIA Accordo sulla rappresentanza e crisi di Hormuz: Granelli a Focus Economia (Radio24) Confartigianato ha sottoscritto l&#8217;accordo [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<item>
		<title>Accordo su rappresentanza e contrattazione: servono chiarezza su rappresentatività e impegno antidumping</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/accordo-su-rappresentanza-e-contrattazione-servono-chiarezza-su-rappresentativita-e-impegno-antidumping/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 16:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[contrattazione]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentanza imprenditoriale]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentatività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·LAVORO Accordo su rappresentanza e contrattazione: servono chiarezza su rappresentatività e impegno antidumping Le principali organizzazioni datoriali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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</div>
<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Premio Confartigianato Motori: presentata a Monza l&#8217;edizione 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Confatigianato Motori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·MOTORI Premio Confartigianato Motori: presentata a Monza l&#8217;edizione 2026 Si è tenuta il 9 luglio a Monza, [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>La sanità del futuro nel nuovo numero di Spirito Artigiano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/la-sanita-del-futuro-nel-nuovo-numero-di-spirito-artigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·MEDIA La sanità del futuro nel nuovo numero di Spirito Artigiano La salute come bene comune, la [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Imprese e professioni chiedono il “Buono Digitale” per sostenere innovazione e competitività</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/imprese-e-professioni-chiedono-il-buono-digitale-per-sostenere-innovazione-e-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:38:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Buono digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fabio mereu]]></category>
		<category><![CDATA[voucher digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 9 Luglio 2026·INNOVAZIONE Imprese e professioni chiedono il “Buono Digitale” per sostenere innovazione e competitività Debutta il Manifesto [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Manifesto per l&#8217;Italia digitale: imprese e istituzioni presentano le proposte per la competitività del Paese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/manifesto-per-litalia-digitale-imprese-e-istituzioni-presentano-le-proposte-per-la-competitivita-del-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Luglio 2026·INNOVAZIONE Manifesto per l&#8217;Italia digitale: imprese e istituzioni presentano le proposte per la competitività del Paese Confartigianato, [&#8230;]</p>
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</div>
<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianale-non-e-per-tutti-il-mimit-fa-chiarezza-sulle-nuove-norme-al-webinar-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Luglio 2026·MADE IN ITALY &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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</div>
<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/conti-pubblici-verso-la-manovra-2027-nel-38-report-congiunturale-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 6 Luglio 2026·CONGIUNTURA Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato   Le incertezze sull’evoluzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/10/stretta-sugli-scarti-dellautoriparazione/">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6959 post type-post status-publish format-standard hentry category-autoriparazione category-categorie" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Autoriparazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Ottobre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Stretta sugli scarti dell’autoriparazione</h1>
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<p>Le imprese di autoriparazione che fino a oggi hanno affidato i pezzi sostituti nel corso delle riparazioni a impianti autorizzati allo stoccaggio o alla messa in riserva provvisoria (D15 o R 13) di rifiuti speciali non pericolosi, a partire dallo scorso 26 settembre non possono più farlo. Il giro di vite nella gestione dei rifiuti delle officine che rischia di causare alle imprese oggettivi problemi tecnici, giuridici ed economici, è stato introdotto dal decreto legge 135/2009, noto come «salva infrazioni» attraverso cui l’Italia ha dato attuazione a una serie di obblighi già giunti in scadenza per il ritardo o il non corretto recepimento della normativa comunitaria nell&#8217;ordinamento italiano. La nuova normativa &#8211; contrastata con decisione da Confartigianato che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente di prendere seriamente in considerazione proposte emendative in sede di conversione in legge del decreto &#8211; identifica due percorsi che gli autoriparatori devono obbligatoriamente seguire per smaltire i rifiuti prodotti dalle loro attività: possono trasportarli direttamente ai centri di raccolta oppure affidarli ad un trasportatore autorizzato. Nella prima ipotesi, quella del trasporto in prima persona, l’autoriparatore è tenuto a iscriversi all’Albo dei gestori ambientali e a conferire i pezzi da rottamare esclusivamente presso gli autodemolitori autorizzati che effettuano almeno le operazioni relative alla messa in sicurezza ed alla demolizione dei veicoli fuori uso. Minori adempimenti, ma costi maggiori, per gli autoriparatori che decidono di affidarsi a un trasportatore. In questo caso è sufficiente ricorrere a ditte autorizzate e controllare, attraverso il formulario di trasporto, che il materiale venga effettivamente destinato ai centri di raccolta. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da destinare ai Consorzi (oli e batterie esauste rispettivamente a Coou e Cobat). Il 7 e l’8 ottobre la Confederazione è intervenuta presso il Cespa del Ministero dell’Ambiente (Consiglio economico e sociale per le politiche ambientali) per segnalare le molte criticità delle nuove norme che non tengono in debito conto di alcuni problemi che di fatto le rendono difficilmente applicabili. E’ stato osservato, tra l’altro, che le modalità di gestione attuali già garantiscono la valorizzazione e il recupero degli scarti, che gli impianti di autodemolizione oltre ad essere distribuiti in modo non uniforme sul territorio sono più vocati alla commercializzazione delle componenti riutilizzabili che al trattamento dei rifiuti, ed infine, che la dizione della legge che limita i nuovi obblighi alla reale fattibilità tecnica delle operazioni, non è sufficiente per mettere al riparo gli autoriparatori da eventuali sanzioni.</p>
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		<title>Stretta sugli scarti dell’autoriparazione - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2009 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
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