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	<title>Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7663 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. 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Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. 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Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7663 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/con-aumento-tassi-bce-a-rischio-investimenti-delle-piccole-imprese-in-transizioni-digitale-e-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 11 Giugno 2026·CREDITO Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-e-symbola-celebrano-lartigianato-simbolo-del-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 11 Giugno 2026·MADE IN ITALY Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/burocrazia-e-normativa-complessa-pesano-sulla-qualita-dei-servizi-pubblici-italia-al-26-posto-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Giugno 2026·PA Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7663 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/moda-congiuntura-ancora-debole-e-i-timori-per-gli-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 8 Giugno 2026·MODA Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti Nel primo trimestre del 2026 la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna con Symbola</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianato-aumentato-e-made-in-italy-l11-giugno-a-mantova-levento-conclusivo-della-campagna-con-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:17:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·EUROPA A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-due-mesi-di-guerra-perso-un-terzo-330-del-made-in-italy-in-medio-oriente-il-punto-sulla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:12:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-restart-rai3-il-lavoro-ce-ed-e-artigiano-investiamo-sulle-competenze-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:22:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa bruchi]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Giugno 2026·MEDIA Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221; Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. 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L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane fresco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-le-vere-imprese-artigiane-e-per-per-distinguere-il-pane-fresco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 08:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
		<category><![CDATA[pane fresco]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 31 Maggio 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane [&#8230;]</p>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export al giorno</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/in-8-mesi-di-dazi-usa-pmi-perdono-53-milioni-di-export-al-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Maggio 2026·DAZI USA In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio menicacci]]></category>
		<category><![CDATA[premio pietro calabrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Maggio 2026 Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo Cultura, sport, giornalismo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2009/11/conciliazione-politica-cultura-e-societa-a-confronto-sui-tempi-della-famiglia-e-del-lavoro/">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">12 Novembre 2009</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro</h1>
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<p>Se si volesse riassumere la vasta gamma di proposte politiche emerse durante la Convention di Donne Impresa in un’unica parola, questa, probabilmente, sarebbe conciliazione. Titolo e filo conduttore della tavola rotonda della seconda giornata di lavori, il dibattito sulla conciliazione tra tempi imprenditoriali e tempi della famiglia ha coinvolto Anna Maria Corazza Bildt, imprenditrice e parlamentare europea, Annamaria Serafini, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato, Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione del Consiglio dei Ministri, e Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il primo a rompere gli indugi nel confronto moderato dalla giornalista televisiva, Mariella Zezza, è stato il professor Rosina, che ha denunciato le difficoltà tutte italiane “di attuare efficaci politiche di conciliazione, nonostante le ottime opportunità di sviluppo e ricchezza create” da iniziative di questo tipo. “In Italia &#8211; ha continuato &#8211; c’è bisogno di un intervento deciso della classe politica per aprire una nuova stagione di iniziative per la conciliazione e per avviare una rivoluzione culturale necessaria per abbattere gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo in Italia”. Curioso, inoltre, il dato fornito da Rosina sulle mancate nascite nel nostro Paese. “Negli ultimi 30 anni &#8211; ha detto &#8211; sono circa 6 milioni i bambini non nati” a causa di un welfare che non aiuta le giovani famiglie a mettere al mondo figli. Una legge sulla conciliazione esiste, però, è il decreto ministeriale 53/2000. C’è chi la critica, come il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi la sostiene, come Francesca Pelaia, dirigente del Servizio interventi per la conciliazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “La 53/2000, e più in particolare l’articolo 9, è una norma buona per i bisogni emergenti e per sperimentare soluzioni efficaci, percorribili e risolutive. Ora, però, bisogna fermarsi per analizzarne le criticità come gli aspetti positivi. In Italia &#8211; ha sottolineato &#8211; esistono limiti strutturali all’affermazione dell’autoimprenditorialità, soprattutto femminile. Esiste ancora una differenza sostanziale tra trattamento delle lavoratrici dipendenti e autonome”. La libertà di scegliere una maternità, e la conseguente astensione dal lavoro, è un diritto della donna, e non esclusivamente delle lavoratrici dipendenti. “Oggi, la norma sulla sospensione per maternità è obbligatoria esclusivamente per il lavoro dipendente”, ma il recente impegno dimostrato in questa direzione dal Ministero del Lavoro dimostra “l’affermazione, o quantomeno l’inserimento, del tema della conciliazione nell’agenda politica italiana”. Sul territorio, però, le regioni che hanno lavorato in questa direzione si contano sulle dita di una mano. “Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, dove è stato accolto il 100% dei progetti previsti dall’articolo 9 della 53/2000, sono le realtà regionali che hanno aperto in maniera più decisa alla conciliazione”. “Investire sul capitale umano è dare una spinta alla produttività e allo sviluppo del Paese. L’Europa l’ha capito, noi ancora no &#8211; ha debuttato senza mezzi termini la senatrice Annamaria Serafini &#8211; Nonostante le gravi difficoltà economiche, la Francia e la Germania hanno investito in maniera decisa sugli asili nido. E in Italia?”. In Italia la nascita di un asilo nido che segua i ritmi scanditi dai tempi dell’imprenditorialità, che riesca ad assecondare i bisogni e le necessità delle mamme imprenditrici è un episodio più unico che raro. Un’eccezione che, a Prato, è nata dall’iniziativa dell’Associazione provinciale di Confartigianato. “L’albero del melograno &#8211; Centro per l’infanzia e la famiglia” è un asilo nido aziendale compatibile con i tempi di lavoro delle mamme imprenditrici, che offre l’opportunità di “accompagnare i bambini anche di pomeriggio, secondo le esigenze dei nostri orari di lavoro”, come ha ricordato Rosa Gentile, Presidente di Donne Impresa. “L’Italia chiude il Ministero per la famiglia, investe il 20% in meno della media europea per le politiche familiari e non crede davvero al lavoro delle donne”, ha ripreso la senatrice Serafini. “Il nostro è un welfare di tipo mediterraneo, che investe poco sulla famiglia e ancor meno sui servizi. Per queste ragioni &#8211; ha concluso &#8211; il nostro Paese ha uno dei tassi di disoccupazione femminile tra i più bassi d’Europa ed un tasso demografico che inizia a farsi davvero preoccupante”. Ma è stata Anna Maria Corazza Bildt a spostare l’attenzione del convegno sulla “fondamentale importanza di avviare un dibattito sociale, prima ancora che politico, sulla dignità della donna. Senza questo passaggio non si può neanche pensare alla definizione di leggi”, ha aggiunto la parlamentare europea prima di presentare le tipicità del welfare svedese. “In Svezia esiste uno straordinario sistema sociale esclusivamente per le lavoratrici dipendenti. Per le imprenditrici, invece, non esiste un sistema di garanzie sociali altrettanto efficace. Recentemente, però, anche la politica svedese sta discutendo di estendere quei diritti anche alle lavoratrici autonome. Non è un caso, infatti, se la parte più importante del pacchetto anticrisi varato dal Governo svedese è dedicata alla formazione delle donne, una leva decisiva per la ripresa ed il rilancio economico di tutto il Paese”. Una tesi apprezzata dalle oltre 150 imprenditrici presenti al Centro Congressi Capranica e da Alessandro Rosina, che ha rilanciato l’argomento sottolineando come “la bassa incidenza di occupazione in Italia priva l’intero Paese di una fetta consistente di opportunità economiche ed occupazionali, in termini di ricchezza e di produttività. Lavoro femminile che porterebbe ricchezza in primo luogo ai bilanci delle famiglie italiane”. “Occorre un nuovo modello sociale con cui affrontare questi temi. Come molti studi hanno diomostrao, ad esempio, la conciliazione rappresenta un efficace investimento sociale &#8211; ha sottolineato Francesca Pelaia chiudendo la tavola rotonda &#8211; Ogni euro investito nella conciliazione, infatti, genera un ritorno di 16 euro”.</p>
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		<title>Conciliazione, politica, cultura e società a confronto sui tempi della famiglia e del lavoro - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Wed, 11 Nov 2009 23:00:00 +0000</lastBuildDate>
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