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	<title>Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/economia-e-imprese-nelle-strettoie-del-medio-oriente-e-delle-politiche-economiche-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/le-confederazioni-artigiane-in-riforma-legge-quadro-nessuna-distorsione-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7001 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-moda-2" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Settembre 2026·ENERGIA Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Settembre 2026·ENERGIA Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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</div>
<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2010/10/chi-lha-visto-gli-imprenditori-artigiani-alla-ricerca-del-made-in-italy/">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">6 Ottobre 2010</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Chi l’ha visto? Gli imprenditori artigiani alla ricerca del made in Italy</h1>
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<p>Quattro articoli, appena qualche grammo di peso. L’ultima volta che è stato avvistato, il testo sulla legge per una corretta indicazione dell’etichettatura Made in Italy era in compagnia dei deputati Reguzzoni, Versace e Calearo. Testimoni li hanno visti in Parlamento, subito dopo l’approvazione. Da quel momento, però, se ne sono perse le tracce. Con un pizzico di ironia, la vicenda della legge sul made in Italy può essere letta come l’annuncio di una misteriosa sparizione. Per l’entrata in vigore della legge, fissata per il primo ottobre, mancavano soltanto i decreti attuativi. Decreti mai emanati, però, e quell’inferno fatto di etichette ed indicazioni truffaldine sembra destinato a continuare. Consumatori e imprenditori possono mettersi l’anima in pace, almeno per il momento non avranno la certezza di sapere se ciò che stanno comprando è realmente un capo dell’eccellenza italiana o un tentativo ben riuscito di far passare una lucciola per una lanterna. “Non vogliamo un’alzata di scudi protezionistici”, ha detto il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ma una legge che permetta di distinguere un prodotto fatto interamente in Italia, da artigiani italiani e con materie prime italiane, da un prodotto arrivato da chissà quale sperduto capo del mondo. Così, con un Governo che si è bloccato di fronte ai primi timori comunitari, e mentre le altre organizzazioni dell’artigianato italiano si chiamavano fuori dalla difesa di un settore che vale quasi 600mila posti di lavoro, Confartigianato ha continuato a fare pressione politica, istituzionale e mediatica per l’emanazione di quei decreti attuativi. Dal 1 ottobre 2010, sui due quotidiani più letti d’Italia, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, e su decine di testate locali, il sistema Confartigianato ha lanciato una campagna stampa di portata nazionale per rivendicare le ragioni del settore, ma soprattutto per ribadire una volta di più la necessità di bloccare l’uso improprio dell’etichetta made in Italy, un atteggiamento che mette in grave pericolo l’esistenza stessa di tante imprese artigiane del settore.</p>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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