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	<title>FASE 3 - L&#039;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>FASE 3 - L&#039;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/aggregazione-in-consorzi-e-reti-dimpresa-per-conquistare-il-mercato-degli-appalti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>newsletter_A 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianale-si-ma-soltanto-se-sei-artigiano-utili-chiarimenti-dal-mimit-sulla-nuova-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131851</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dalla-crisi-del-golfo-ai-cantieri-le-tendenze-delledilizia-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/con-aumento-tassi-bce-a-rischio-investimenti-delle-piccole-imprese-in-transizioni-digitale-e-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 11 Giugno 2026·CREDITO Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-e-symbola-celebrano-lartigianato-simbolo-del-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131720</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 11 Giugno 2026·MADE IN ITALY Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/burocrazia-e-normativa-complessa-pesano-sulla-qualita-dei-servizi-pubblici-italia-al-26-posto-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Giugno 2026·PA Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/moda-congiuntura-ancora-debole-e-i-timori-per-gli-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 8 Giugno 2026·MODA Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti Nel primo trimestre del 2026 la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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		<title>Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna con Symbola</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianato-aumentato-e-made-in-italy-l11-giugno-a-mantova-levento-conclusivo-della-campagna-con-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[sy]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
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<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-rinnova-il-proprio-impegno-nellalleanza-europea-per-lapprendistato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alleanza europea apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[EAFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/a-bruxelles-smeunited-definisce-le-priorita-strategiche-per-rafforzare-il-ruolo-delle-pmi-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·EUROPA A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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		<title>In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-due-mesi-di-guerra-perso-un-terzo-330-del-made-in-italy-in-medio-oriente-il-punto-sulla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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		<title>Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-restart-rai3-il-lavoro-ce-ed-e-artigiano-investiamo-sulle-competenze-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa bruchi]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Giugno 2026·MEDIA Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221; Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-83020 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news category-senza-categoria tag-fase-3 tag-il-diario-del-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">10 Luglio 2020</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">FASE 3 &#8211; L&#8217;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-50974 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2017/03/Cesare-Fumagalli_2-2-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Il Segretario Generale di Confartigianato <strong>Cesare Fumagalli</strong>, in una lunga <strong><a href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.XwiAJChLhPY">intervista</a></strong> a &#8216;<strong>Il diario del lavoro</strong>&#8216; , quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali, rilancia le<strong> proposte della Confederazione</strong> per sostenere l&#8217;<strong>artigianato e le piccole imprese</strong> e fronteggiare la crisi scatenata dalla pandemia. Fumagalli commenta i provvedimenti del Governo, dal Dl Rilancio al Dl Semplificazioni, <span id="more-83020"></span>e ribadisce la <strong>denuncia</strong> dei <strong>ritardi nel trasferimento a Fsba</strong> delle risorse già stanziate nel Dl Rilancio per il sostegno al reddito dei dipendenti delle imprese artigiane sospesi dal lavoro per Covid-19.</p>
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<p>Di seguito il testo dell&#8217;intervista.</p>
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<p>Il diario del lavoro ha intervistato il Segretario Generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, in merito ai cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo artigiano. Per Fumagalli, il settore ha risentito molto della crisi e i continui ritardi della pubblica amministrazione nell’erogare le risorse agli artigiani aggravano una situazione non facile da gestire. Il fondo artigiani, spiega il segretario, è stato tra i primi a erogare risorse alla categoria in tempi di lockdown, quindi servono rapidamente le risorse già stanziate dallo Stato. Con il recente Dl Rilancio, spiega Fumagalli, sono stati fatti alcuni passi avanti per la ripresa del settore, ma serve mettere in pratica molte delle promesse fatte dalla politica, e gli spazi di intervento per rilanciare tutto il settore sono molti e tutti realizzabili.</p>
<p><strong>Fumagalli, in passato aveva denunciato i ritardi nel trasferimento delle risorse stanziate dal dl Rilancio per le prestazioni di sostegno al reddito per i dipendenti delle imprese artigiane. Ad oggi la situazione è cambiata?</strong></p>
<p>Per niente, stiamo ancora aspettando le risorse per il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell&#8217;Artigianato da oltre un mese e mezzo. Vorrei precisare che questo trasferimento di risorse prevede somme già stanziate e ricordo che il nostro Fondo artigiani è stato tra i primi a intervenire, erogando le risorse disponibili ai lavoratori in difficoltà. Serve intervenire immediatamente.</p>
<p><strong>Quale giustificazione vi hanno dato per questi ritardi?</strong></p>
<p>Nessuna. Penso sia un problema di cattiva gestione, una lenta burocrazia, ma onestamente non sappiamo come sia possibile un tale ritardo.</p>
<p><strong>Il recente Dl Semplificazione invece risponde alle vostre esigenze?</strong></p>
<p>Ci sono punti all’interno del Dl Semplificazione che facevano parte del nostro documento di proposte, consegnato al Governo durante gli Stati Generali a Villa Pamphili.</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>Sul mondo degli appalti, ci sono state a nostro avviso modifiche positive, per esempio sulle modalità di semplificazione delle procedure, oppure sulla modifica della soglia, fissata adesso a 150.000 euro, al sotto della quale è possibile fare delle assegnazioni dirette, osservando alcune regole di invito. Inoltre, riteniamo che le grandi opere, le 130 indicate dal governo, vadano bene, anche se si può essere d’accordo o meno sulla costruzione del ponte sullo stretto. Sono importanti però anche le piccole opere, come quelle manutentive sulle scuole, sul dissesto idrogeologico, oppure le piccole opere fatte dai comuni, perché riescono a fare girare l’economia molto rapidamente.</p>
<p><strong>Quindi suggerisce di puntare soprattutto sulle piccole opere?</strong></p>
<p>No, alcune grandi opere sono sacrosante, come i collegamenti con l’alta velocità, la posa delle infrastrutture per i collegamenti stradali e ferroviari, la fibra ottica, sono tutte indispensabili, però non bisogna assolutamente dimenticare le piccole opere manutentive, che si attivano nei piccoli comuni, nei borghi, perché sono medicina rapida per il lavoro e l’economia. O ci ubriachiamo di affermazioni di principio, quando si sente dire che usciremo dalla pandemia trasformati, con la riscoperta dei borghi, la decongestione urbana delle grandi città, la distribuzione e valorizzazione del territorio dei suoi prodotti e filiere, oppure si sceglie di essere coerenti con queste idee e si mettono in pratica per renderle concrete. Per esempio, una nostra proposta che aiuterebbe in questo senso è l’appalto a Kilometro zero, ma non è ancora stata accolta dal governo.</p>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>Nelle assegnazioni degli appalti proponiamo di dare la priorità alle aziende locali, cioè quelle più vicine a dove si intende costruire l’opera. Impiegare le aziende del territorio significa che è poco probabile che queste piccole imprese lascino l’opera a metà, oppure generino ritardi artificiosi, perché prima di tutto mettono in gioco la loro reputazione agli occhi della popolazione locale, in secondo luogo esiste da parte delle autorità competenti una maggiore possibilità di vigilanza e controllo di questi lavori, data la dimensione e la collocazione territoriale di queste imprese. In questo senso abbiamo fatto una sperimentazione importante con la legge di bilancio dell’anno scorso.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Con il governo Conte I, ai piccoli comuni furono messi a disposizione 400 milioni di euro per avviare opere fino a 40.000 euro. In soli tre mesi furono assegnate tutte le opere possibili, conclusi tutti i lavori, e andarono subito in circolo le risorse, oltre ad avere tanti piccoli interventi migliorativi. Quindi si può fare.</p>
<p><strong>Su questa proposta non avete ancora ricevuto risposta dal governo?</strong></p>
<p>No, spesso hanno usato il ritornello “l’Europa non lo consente”. Per fortuna quest’anno stiamo assistendo caduta di tanti tabù europei, come la modifica del Temporary Framework oppure l’innalzamento dei limiti per gli aiuti di Stato. L’Europa insomma non sta rimanendo ferma. Quindi se l’Italia proponesse una modifica di questo tipo, probabilmente verrebbe concessa dall’UE.</p>
<p><strong>Perché l’Europa dovrebbe ostacolare l’appalto a Kilometro zero che suona solo di buon senso?</strong></p>
<p>Non riprendo la sua domanda e la faccio mia. Il buon senso purtroppo spesso manca, anche se ammetto si è utilizzato per quanto riguarda lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale; usarlo è sempre stato di una complicazione incredibile. Per fortuna nel Dl semplificazioni è stata prevista la possibilità di utilizzare sia lo Spid che la carta d’identità elettronica, che è molto più semplice. Inoltre, hanno previsto che si può chiedere la carta elettronica anche se si è in possesso di quella cartacea in corso di validità, senza essere costretti a fare finta di averla usurata o persa. Insomma, si chiede al comune, non si aspetta molto, i dati sono univoci ed è più affidabile perché incorpora anche le impronte.</p>
<p><strong>Servono anche infrastrutture tecnologiche che elaborino questi dati, secondo lei in che situazione siamo?</strong></p>
<p>In Italia in parte queste infrastrutture sono già sono presenti, ma sono male gestite. Per esempio, riflettiamo sul fatto che siamo tra i pochi Paesi al mondo ad avere adottato la fatturazione elettronica obbligatoria, dal 1° gennaio 2019. In questo periodo quindi la pubblica amministrazione ha raccolto una enorme quantità di dati, che sono in pratica tutte le fatture di tutti i soggetti che fatturano il Italia. Un vantaggio conoscitivo che è stato buttato alle ortiche.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>In questo periodo di Covid-19, l’erogazione dei vari contributi a fondo perduto era ordinata da una regola generale, cioè verificare se i vari soggetti economici avessero o meno subito una caduta di ricavi, di fatturato, tra aprile 2019 e aprile 2020. Bene, la pubblica amministrazione possedeva già questi dati. Invece di utilizzarli, incrociarli, ed erogare subito le risorse, ha obbligato tutti a compilare una domanda, presentarla, in molti chiedevano aiuto al proprio commercialista per capire se rientravano o meno nei requisiti, e varie altre lungaggini burocratiche. Insomma, si parla spesso di banche dati, di interoperabilità, ma si dovrebbe cominciare a mettere in pratica tutto questo; se si assumessero circa mille soggetti in grado di analizzare i dati sarebbe una bella svolta. È frustrante possedere questi dati, soprattutto dopo tutta la fatica di tutti i soggetti coinvolti per implementare nella propria azienda la fatturazione elettronica, e poi non saperli minimamente utilizzare, soprattutto in un momento di bisogno come quello che stiamo vivendo.</p>
<p><strong>Quali altri proposte avete per la ripresa del Paese?</strong></p>
<p>Per noi è fondamentale cambiare le regole della dimensione delle imprese e la loro capitalizzazione. Spesso si sente la tesi che l’Italia sia più fragile rispetto le altre economie occidentali e mondiali perché il suo tessuto produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese. Noi invece siamo convinti, e non perché siamo l’oste di quel vino, che il modello produttivo della piccola impresa abbia avuto un ruolo importante nel fare rimanere l’Italia la seconda manifattura d’Europa, solo dietro la Germania.<br /> Abbiamo proposto una modifica della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, che alzi la soglia fino a quella indicata dalla definizione europea della piccola impresa, cioè fino a 49 dipendenti.</p>
<p><strong>Sul fronte del credito bancario, qual è la situazione del mondo artigiano in questo periodo?</strong></p>
<p>Esiste una forte dipendenza dal credito bancario. Le banche si sono strutturate, dopo la crisi di Lehman Brothers, con un iper-regolazione, i vari Basilea e ulteriori regole dell’Unione Europea tali per cui oggi l’aera dei prestiti è sostanzialmente a fallimento di mercato. Inoltre, i trattamenti fiscali sono troppo differenziati tra le imprese.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Se una impresa è una società di capitali soggetta a Ires, ha una aliquota bassa, che è scesa negli ultimi 10 anni dal 37% al 24%; se invece la società non è di capitali, segue l’irpef con i classici scaglioni e quindi è soggetta ad una aliquota molto più alta. Bisognerebbe fare una seria riforma fiscale, rendendo indifferente la forma giuridica.</p>
<p><strong>Anche le società offshore non aiutano il fisco</strong></p>
<p>Esatto, bisogna stare attenti a non creare false concorrenze. La creazione di società offshore, cioè quando sia apre la sede legale a Londra, quella fiscale in Olanda, sono operazioni per ottenere una imposizione fiscale di molto inferiore rispetto l’Italia. I più bravi con questi sistemi sono i colossi del Big Tech come Google, Amazon, Microsoft, Apple, che riescono ad avere le migliori tassazioni del mondo. Il paradosso è che i mercati sono aperti mentre le regole fiscali sono ancorate ai confini dei singoli Stati. Quindi almeno a livello europeo si dovrebbe ridurre il range di oscillazione possibile delle politiche fiscali dei vari Paesi membri.</p>
<p><strong>L’artigianato è sempre stato una parte trainante nel panorama produttivo italiano, ma dopo questo periodo di crisi il settore è quasi in ginocchio, si rischia di arrivare a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p>Siamo andati oltre, in realtà ci siamo interrogati se nel 2030 ci sarà ancora mercato per le imprese artigiane in Italia. Dalle nostre osservazioni, senza fare la parte del medico pietoso che non aiuta il paziente, la risposta è stata per fortuna positiva. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di prodotti personalizzati, ben fatti, di gusto, e dall’altra parte sta tramontando l’idea dell’uso e getta. Oggi si pensa al recupero, all’economia circolare, del prodotto di valore che poi si ripara. Per fare un esempio, meglio un maglione di cashmere che ci si tiene una vita che 10 maglioni che si andranno a buttare in poco tempo. Oppure, pensiamo alla micromobilità, e quindi tutto il mondo della bicicletta, monopattini, anche loro bisognose di riparazioni e aggiustamenti. Ancora, il recupero edilizio, dove spesso in passato il consumo di suolo non era considerato, adesso invece alle persone piace il valore storico dell’immobile, ben recuperato, dove si innestano i migliori impianti, insomma questo è il mondo di domani delle imprese artigiane.</p>
<p><strong>Lo smart working come cambierà il mondo artigiano?</strong></p>
<p>Ha un impatto non solo di sostenibilità economica, ma anche sociale, perché consentire di lavorare da casa significa permettere alle persone di vivere anche lontano dai centri urbani e di riflesso rivitalizza le attività artigiane presenti nelle piccole realtà come i paesi, i borghi, innestando un circolo virtuoso di ripopolazione dei piccoli centri, decongestionamento delle grandi città, creazione di lavoro sul territorio, riqualificazione urbana e un accrescimento della qualità della vita di tutti, che attira a sua volta nuove persone a vivere nei borghi, con un rifiorire di queste belle e spesso abbandonate realtà. Se ci pensiamo ci muoveremo verso un meccanismo ben conosciuto, in fondo il casa-bottega è un modello urbanistico-edilizio dell’artigianato rinascimentale italiano; sappiamo quindi il fatto nostro.</p>
<p><strong><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=76395#.Xwh4iyhLhPY"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2017/05/GUARDA-FONDO-ROSSO.png" alt="" width="103" height="99" /></a></strong> <strong>Leggi l&#8217;intervista di Cesare Fumagalli sul portale de Il diario del lavoro</strong></p>
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		<title>FASE 3 - L&#039;artigianato sarà ancora il motore del Paese. Intervista di Cesare Fumagalli a Il diario del lavoro - Confartigianato Imprese </title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2020/07/fase-3-lartigianato-sara-ancora-il-motore-di-questo-paese-intervista-di-cesare-fumagalli-a-il-diario-del-lavoro/</link>
		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Mon, 27 Jun 2022 09:23:06 +0000</lastBuildDate>
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