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	<title>STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/con-aumento-tassi-bce-a-rischio-investimenti-delle-piccole-imprese-in-transizioni-digitale-e-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 11 Giugno 2026·CREDITO Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-e-symbola-celebrano-lartigianato-simbolo-del-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 11 Giugno 2026·MADE IN ITALY Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/burocrazia-e-normativa-complessa-pesano-sulla-qualita-dei-servizi-pubblici-italia-al-26-posto-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Giugno 2026·PA Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/moda-congiuntura-ancora-debole-e-i-timori-per-gli-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 8 Giugno 2026·MODA Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti Nel primo trimestre del 2026 la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna con Symbola</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianato-aumentato-e-made-in-italy-l11-giugno-a-mantova-levento-conclusivo-della-campagna-con-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[sy]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-rinnova-il-proprio-impegno-nellalleanza-europea-per-lapprendistato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alleanza europea apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[EAFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/a-bruxelles-smeunited-definisce-le-priorita-strategiche-per-rafforzare-il-ruolo-delle-pmi-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·EUROPA A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-due-mesi-di-guerra-perso-un-terzo-330-del-made-in-italy-in-medio-oriente-il-punto-sulla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-restart-rai3-il-lavoro-ce-ed-e-artigiano-investiamo-sulle-competenze-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa bruchi]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Giugno 2026·MEDIA Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221; Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane fresco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-le-vere-imprese-artigiane-e-per-per-distinguere-il-pane-fresco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 08:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
		<category><![CDATA[pane fresco]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 31 Maggio 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export al giorno</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/in-8-mesi-di-dazi-usa-pmi-perdono-53-milioni-di-export-al-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Maggio 2026·DAZI USA In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/premio-pietro-calabrese-ai-grandi-nomi-della-cultura-dello-sport-e-del-giornalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio menicacci]]></category>
		<category><![CDATA[premio pietro calabrese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Maggio 2026 Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo Cultura, sport, giornalismo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Busia (Anac) a Confartigianato: &#8220;La digitalizzazione cambia il mercato degli appalti per le Pmi&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/busia-anac-a-confartigianato-cosi-la-digitalizzazione-cambia-il-mercato-degli-appalti-per-le-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 18:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[anac]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Busia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Maggio 2026·APPALTI Busia (Anac) a Confartigianato: &#8220;La digitalizzazione cambia il mercato degli appalti per le Pmi&#8221; La digitalizzazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>SMEunited a confronto con la presidente von der Leyen sulle politiche a favore delle PMI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/smeunited-a-confronto-con-la-presidente-von-der-leyen-sulle-politiche-a-favore-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 17:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 27 Maggio 2026·EUROPA SMEunited a confronto con la presidente von der Leyen sulle politiche a favore delle PMI [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2022/05/studi-bassa-qualita-dei-servizi-della-pa-ma-e-alta-la-spesa-pubblica-e-la-pressione-fiscale-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-105005 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">19 Maggio 2022</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">STUDI</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105006" src="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2022/05/savings-2789112_1920-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Gli straordinari interventi messi in campo per contrastare la pandemia e la crisi energetica hanno dilatato a dismisura la presenza dello stato in economia. L&#8217;analisi del quadro di finanza pubblica aggiornato con le <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">previsioni economiche di primavera 2022 della Commissione europea</a> pubblicate lunedì scorso mostra che la <strong>spesa pubblica</strong> italiana nel 2022 supera i mille miliardi di euro, arrivando al 54,0% del PIL. Nel 2019, prima dello scoppio della crisi, il rapporto tra spesa e prodotto si fermava al 48,5% e collocava il nostro Paese al 7° posto nell’Ue, mentre quest’anno l&#8217;Italia, scalando cinque posizioni, sale al 2° posto dietro solo alla Francia, paese in cui si registra il massimo della spesa in rapporto al PIL, pari al 57% del PIL. In soli tre anni la spesa pubblica italiana è salita di 141,6 miliardi di euro, con un ritmo di 129 milioni in più al giorno. In precedenza, per cumulare un aumento di questo ordine di grandezza, erano stati necessari più di 13 anni: tra il 2006 e il 2019 la spesa era salita di 128,8 miliardi di euro.</p>
<p>Durante la crisi pandemica il livello della presenza statale in Italia ha superato paesi del Centro-Nord Europa con sistemi di welfare avanzati come la Finlandia, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l&#8217;Austria. A causa dell’elevato debito pubblico, l’Italia è al 1° posto in Ue a 27 per <strong>spesa per interessi</strong>, pari al 3,5% del PIL. Nel 2022 il costo per remunerare il debito pubblico italiano è di 65,7 miliardi, ampiamente superiore ai 57,5 miliardi di euro della spesa per interessi di Francia e Germania messe insieme.</p>
<p>L’analisi è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3G1vPC0">I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell&#8217;Italia in Europa</a> a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su <strong>IlSussidiario.net</strong>.</p>
<p>A fianco della dilatazione della spesa, si osserva il persistere di una elevata <strong>pressione fiscale</strong>. Su questo fronte va ricordato che alcune agevolazioni fiscali sono contabilizzate come spesa: il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2022/DEF-2022-Programma-di-Stabilita_PUB.pdf">DEF 2022</a> ne documenta 30,8 miliardi di euro nel 2021, da cui discende una più bassa pressione fiscale effettiva. Il <strong>confronto internazionale</strong>, sempre basato sui <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3070">dati dalla Commissione europea,</a> evidenzia che per quest’anno il carico fiscale (tax burden) su cittadini e imprese italiani è previsto pari al 43,3% del PIL, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona, con un <strong><em>tax spread</em></strong> che vale 32,8 miliardi di euro. Il nostro Paese, quindi, è al 4° posto in Unione europea per pressione fiscale, ma sale al 3° per prelievo fiscale sui consumi di energia e al 1° per tassazione del lavoro.</p>
<p>All’intensificazione della presenza pubblica non corrisponde una adeguata <strong>qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione</strong> (Pa). Secondo l’ultima rilevazione di Eurobarometro pubblicata ad aprile dalla Commissione europea, nel 2022 l&#8217;Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia. In chiave territoriale la qualità delle istituzioni è più bassa nel Mezzogiorno, come misurato dall’ultimo <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/publications/communications/2022/cohesion-in-europe-towards-2050-8th-cohesion-report">rapporto della Commissione europea sulla coesione economica, sociale e territoriale</a>; nel ranking tra 234 regioni europee la peggiore è risultata la regione rumena di Bucarest Ilfov, seguita da Calabria e Campania.</p>
<p>Sulla bassa qualità dei servizi della Pa influisce uno <strong>scarso utilizzo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2022-0680/QEF_680_22.pdf">analisi pubblicata da Banca d&#8217;Italia sul livello dell’informatizzazione delle Amministrazioni locali</a>, solo il 28% dei comuni consente all&#8217;utente di completare le pratiche amministrative e, se richiesto, di effettuare il pagamento on line. La quota sale al 35% nel Centro-Nord mentre crolla al 13% nel Mezzogiorno.</p>
<p>Paradossalmente, nel pieno della transizione digitale, aumentano le <strong>difficoltà di relazione tra cittadini e gli uffici pubblici</strong>. Nel 2020 la quota di cittadini in coda per oltre 20 minuti agli sportelli dell’anagrafe dei comuni rilevata dall’Istat è del 28,4%, undici punti superiore al 17,4% di dieci anni prima, valore che sale al 31,8% nel Mezzogiorno. Paradosso nel paradosso, la lunghezza delle code non scende con una maggiore presenza di dipendenti: in Sicilia il rapporto tra dipendenti comunali e abitanti è il doppio che in Abruzzo e, parallelamente, è quasi doppia anche la quota di cittadini costretti a lunghe code agli sportelli.</p>
<p>La bassa performance delle amministrazioni locali meridionali può compromettere la destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nel Mezzogiorno. Nel merito la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/documenti/documentazione-su-iniziative-piani-e-programmi/relazioni-su-clausola-40-mezzogiorno-pnrr/prima-relazione-destinazione-mezzogiorno-risorse-pnrr/">relazione del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri</a> specifica che la distribuzione territoriale delle risorse “<em>dipende sia dall’effettiva adesione dei soggetti privati e pubblici potenzialmente beneficiari, sia dalla capacità progettuale e amministrativa delle amministrazioni regionali e locali</em>”.</p>
<p>Nonostante i vistosi squilibri della presenza pubblica nell’economia, la <strong>manifattura italiana</strong>, caratterizzata da una diffusa presenza di micro e piccole imprese esposte alla concorrenza internazionale, registra una <strong>migliore performance</strong> rispetto ai competitor europei. Nell’ultimo quinquennio (2016-2021), l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese, registra una crescita del volume di <strong>valore aggiunto manifatturiero</strong> del 5,1%, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Alla migliore performance ha contributo la <strong>resilienza durante la pandemia </strong>delle imprese manifatturiere italiane, il cui valore aggiunto nel 2021 recupera interamente (+0,3%) il livello del 2019, a fronte del ritardo del 5,1% della Francia e del 5,8% della Germania.</p>
<p>L’eccellente risultato è stato conseguito con un <strong>aumento di efficienza delle imprese italiane</strong>: nell’arco del quinquennio in esame, nonostante gli effetti disastrosi del contagio mondiale da Covid-19, la <strong>produttività</strong> della manifattura in Italia, valutata con l’indicatore del valore aggiunto per ora lavorata, sale del 5,2%, a fronte del +1,3% della Francia e dello 0,4% della Germania.</p>
<p>Questi risultati empirici contraddicono le tesi secondo la quale l’insufficiente crescita italiana vada attribuita prevalentemente alla ridotta dimensione media delle imprese. Al contrario, dovremmo considerare la maggiore crescita che il vitale sistema delle imprese italiane potrebbe generare con servizi pubblici al livello di quelli utilizzati dalle imprese francesi e tedesche e, in generale, con un contesto più favorevole al ‘fare impresa’.</p>
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		<title>STUDI – Bassa qualità dei servizi della Pa, ma è alta la spesa pubblica e la pressione fiscale. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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