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	<title>I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/trappole-col-fiocco-e-soffitti-di-cristallo-focus-di-spirito-artigiano-sulla-condizione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/bassa-crescita-dellitalia-i-nodi-da-sciogliere-nellaudizione-di-confartigianato-alla-camera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/con-aumento-tassi-bce-a-rischio-investimenti-delle-piccole-imprese-in-transizioni-digitale-e-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 11 Giugno 2026·CREDITO Con aumento tassi BCE a rischio investimenti delle piccole imprese in transizioni digitale e green [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-e-symbola-celebrano-lartigianato-simbolo-del-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 11 Giugno 2026·MADE IN ITALY Confartigianato e Symbola celebrano l&#8217;artigianato protagonista del futuro del made in Italy tra design, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
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<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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		<title>Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/burocrazia-e-normativa-complessa-pesano-sulla-qualita-dei-servizi-pubblici-italia-al-26-posto-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Giugno 2026·PA Burocrazia e normativa complessa pesano sulla qualità dei servizi pubblici: Italia al 26° posto in Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/moda-congiuntura-ancora-debole-e-i-timori-per-gli-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131664</guid>

					<description><![CDATA[<p>Studi 8 Giugno 2026·MODA Moda, congiuntura ancora debole e i timori per gli investimenti Nel primo trimestre del 2026 la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna con Symbola</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/artigianato-aumentato-e-made-in-italy-l11-giugno-a-mantova-levento-conclusivo-della-campagna-con-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[sy]]></category>
		<category><![CDATA[symbola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianato aumentato e Made in Italy: l’11 giugno a Mantova l’evento conclusivo della campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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			</item>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/confartigianato-rinnova-il-proprio-impegno-nellalleanza-europea-per-lapprendistato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alleanza europea apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[EAFA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/a-bruxelles-smeunited-definisce-le-priorita-strategiche-per-rafforzare-il-ruolo-delle-pmi-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·EUROPA A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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		<item>
		<title>In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-due-mesi-di-guerra-perso-un-terzo-330-del-made-in-italy-in-medio-oriente-il-punto-sulla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-restart-rai3-il-lavoro-ce-ed-e-artigiano-investiamo-sulle-competenze-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa bruchi]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Giugno 2026·MEDIA Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221; Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane fresco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-le-vere-imprese-artigiane-e-per-per-distinguere-il-pane-fresco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 08:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
		<category><![CDATA[pane fresco]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 31 Maggio 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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		<title>In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export al giorno</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/in-8-mesi-di-dazi-usa-pmi-perdono-53-milioni-di-export-al-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131579</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Maggio 2026·DAZI USA In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
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<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/premio-pietro-calabrese-ai-grandi-nomi-della-cultura-dello-sport-e-del-giornalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio menicacci]]></category>
		<category><![CDATA[premio pietro calabrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Maggio 2026 Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo Cultura, sport, giornalismo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2024/10/studi-i-fattori-di-crisi-della-germania-e-limpatto-sui-territori-del-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidario-net/">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-120417 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Ottobre 2024</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120418" src="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2024/10/tube-bender-2819137_1920-2-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nel primo ventennio del secolo la Germania è cresciuta del 2% all’anno, raggiungendo nel 2019 un peso sul PIL dell’Europa a 28 pari al 21,3%. Con la Brexit del 2020 l’economia tedesca ha consolidato la posizione di leadership, salendo al 25,5% del PIL dell’Unione a 27. Da allora la pandemia, la rottura dei rapporti commerciali con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la crisi energetica, la difficile transizione alla mobilità elettrica e la debole crescita cinese hanno fatto scivolare in una prolungata stagnazione l’economia tedesca. Tra il 2019 e il 2023 <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva1.jpg">la Germania, dopo la Finlandia, è il paese dell’Unione con la più bassa crescita del PIL</a>, solo mezzo punto in più in quattro anni, a fronte del +5,1% degli altri 26 paesi Ue. La politica economica non ha corretto questo trend, con la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro accompagnata da una politica fiscale del Governo tedesco eccessivamente prudente.</p>
<p>L’analisi sulla crisi della Germania e le ricadute sul made in Italy è proposta nell’articolo ‘<a href="https://bit.ly/4dLzDqC">Quanto ci costa la crisi della Germania/ Per il Made in Italy una perdita da 12 milioni al giorno</a>’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su il Sussidiario.net.</p>
<p><strong>Il gigante addormentato d’Europa</strong> &#8211; L’economia della Germania rimane in stagnazione anche nel 2024. Le <a href="https://www.bmwk.de/Redaktion/DE/Downloads/H/241009-eckwerte-der-herbstprojektion-2024.pdf?__blob=publicationFile&amp;v=8">previsioni del Governo tedesco pubblicato lo scorso 9 ottobre</a> indicano per quest’anno un calo del PIL dello 0,2%, dopo la flessione dello 0,3% dello scorso anno. Si attende una ripresa per il 2025, quando il PIL tedesco dovrebbe segnare una crescita del +1,1%.</p>
<p>Vi sono numerosi punti di debolezza dell&#8217;economia tedesca che frenano la crescita. Nel più lungo periodo, si osserva una bassa <strong>accumulazione di capitale privato e pubblico </strong>che influenza negativamente i processi di innovazione e la <em>twin transition</em> (digitale e <em>green</em>), indebolisce la dotazione infrastrutturale e l’efficienza della Pubblica amministrazione (Pa).</p>
<p>Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2024 la <strong>dinamica degli investimenti</strong> in Germania è negativa (-1,0%) a fronte della stazionarietà (0,3%) in Ue. Anche prima della pandemia (2015-2019) il tasso medio di crescita degli investimenti in Germania (+2,6%) è stato inferiore alla media Ue (+4,5%).</p>
<p>La quota di <strong>investimenti pubblici</strong> sul PIL nel 2024 è del 2,8%, quasi un punto inferiore al 3,6% della media Ue. Nel quadriennio 2015-2019 gli investimenti della Pa tedesca sono stati pari al 2,3% del PIL a fronte del 3,0% della media Ue. Il basso profilo della spesa per infrastrutture pubbliche ricade sulla qualità dei servizi. È in ritardo, infatti, la digitalizzazione delle relazioni tra Pa e cittadini tedeschi. Secondo la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/927553cf-08f3-411b-9b7b-866ca0a0549c?lang=en">rilevazione di Eurostat</a>, in Germania nel 2023 il 40,1% dei cittadini interagisce via internet con la Pa, oltre tredici punti inferiore al 54,3% della media Ue.</p>
<p>Oltre alla ridotta accumulazione di capitale, sulla bassa crescita influisce l’effetto dello shock energetico innescato dall&#8217;invasione dell’Ucraina, amplificato dall’elevata dipendenza dal gas russo. Inoltre, pesano il rallentamento del commercio internazionale e il basso profilo della crescita della Cina, un mercato cruciale per le esportazioni tedesche.</p>
<p>La ripresa del <strong>commercio internazionale</strong> è meno vigorosa del previsto: dopo la flessione dell’1,1% del 2023, nei primi sette mesi del 2024 il CPB, istituto di ricerca indipendente olandese, calcola una risalita dell’1,0%, mentre ad aprile il Fondo monetario internazionale prevedeva un più robusto rimbalzo del +2,8%. La bassa domanda estera ricade sulla <strong>produzione manifatturiera</strong> che nei primi sette mesi del 2024 in Germania cede del 5,2%, facendo peggio del calo del 3,4% della media Ue.</p>
<p>La <strong>crisi dell’auto</strong> e le <strong>incertezze nella transizione alla mobilità elettrica</strong> rendono più vulnerabile la manifattura tedesca, fortemente concentrata sulla produzione automobilistica. In Germania l’auto rappresenta il 15,4% del valore della produzione manifatturiera tedesca, il doppio del 7,6% della media europea, e nelle imprese automobilistiche tedesche lavorano 569 mila addetti, più della metà (52,2%) degli occupati del settore di tutta l’Unione europea.</p>
<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/timeline-european-green-deal-and-fit-for-55/">Dal varo del Green Deal europeo</a>, da cui è conseguito l&#8217;azzeramento delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i veicoli nuovi entro il 2035, la produzione di auto nell’Unione europea si è decimata, scendendo del 10,6% tra il 2019 e il 2023, con una accentuazione (-12,0%) in Germania. La crisi tedesca dell’auto ha radici profonde nel tempo: già nel quinquennio 2015-2019 si registrò una perdita di produzione del 9,8%.</p>
<p>La ridimensionata <strong>crescita dell’economia cinese</strong> frena la domanda di prodotti tedeschi. Nel 2024 il tasso di crescita del PIL della Cina ritorna sotto al cinque per cento (+4,9%) per scendere ulteriormente nelle previsioni per il prossimo anno (+4,5%). Ad eccezione del biennio della pandemia (2020, con una scia in Cina nel 2022) tassi di crescita così bassi non si registravano dal 1990. La Germania, da sola, concentra il 43,3% dell’<strong>export verso la Cina </strong>di tutta l’Unione europea, e nei primi sette mesi del 2024 le imprese tedesche segnano un calo delle vendite sul mercato cinese del 2,8%, dopo il crollo dell’8,9% registrato nel 2023.</p>
<p>Mentre la stretta monetaria in due anni ha fatto crescere di 298 punti l’indicatore del costo del credito delle imprese tedesche calcolato dalla BCE e ridotto dell’11,3% gli investimenti in macchinari, la <strong>politica di bilancio</strong> del Governo tedesco rimane eccessivamente prudente, e la spinta fiscale risulta insufficiente per far uscire l’economia dalla stagnazione. Il saldo strutturale del bilancio tedesco migliora di 0,6 punti di PIL nel 2022 e di 0,5 punti nel 2023, mentre il rapporto debito e PIL, tra i più bassi d’Europa, scende di 2,9 punti nel 2022 e di altri 2,5 punti nel 2023. Sempre in rapporto al PIL rimane pressoché invariata la domanda di investimenti pubblici (+0,1 punti nel 2023).</p>
<p><strong>La stagnazione tedesca pesa sulle vendite del made in Italy</strong> &#8211; La Germania è il primo mercato delle esportazioni italiane, con 72,2 miliardi di euro nel 2024 (ultimi 12 mesi a luglio), pari all’11,5% del valore del made in Italy venduto nel mondo. Nei primi sette mesi del 2024 l&#8217;export in Germania scende del 5,4% a fronte di un aumento dello 0,8% nel resto del mondo: nel corso di quest&#8217;anno le imprese italiane hanno perso 12 milioni di euro al giorno di vendite sul mercato tedesco.  I maggiori settori in sofferenza sono i mezzi trasporto con un calo che arriva al 18,5%, la metallurgia e metalli con -13,7%, la moda con -6,2% e i macchinari con -4,4%, mentre sono in controtendenza la chimica con +2,5%, l’alimentare e bevande con +4,3% e la farmaceutica con +12,3%.</p>
<p>L’analisi sui territori condotta da Carlotta Andracco dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza per il <a href="https://bit.ly/4eNRajj">31° report congiunturale di Confartigianato</a> rileva la presenza di diffusi segnali di crisi della domanda del mercato tedesco. Tra le regioni con un maggiore rapporto tra export in Germania e PIL, nei primi sei mesi del 2024 si registrano forti cali dell&#8217;export manifatturiero in Abruzzo (-14,0%), Piemonte (-11,4%), Friuli-Venezia Giulia (-10,5%) e Veneto (-9,3%). Ampi cali anche in Lombardia (-5,6%) ed Emilia-Romagna (-4,7%) mentre sono in controtendenza il Trentino-Alto Adige con un aumento dell’export del +9,1% e la Toscana con un +7,0%.</p>
<p>Tra le <a href="https://ufficiostudi.confartigianato.it/wp-content/uploads/2024/10/Diapositiva2.jpg">venti maggiori province esportatrici</a>, si registrano cali a doppia cifra delle vendite sul mercato tedesco a Torino con -22,2%, Brescia con -15,3%, Roma con -15%, Chieti con -13,8%, Varese con -12,5%, Vicenza con -12% e Treviso con -10,5%. Si osserva una tenuta per Monza e Brianza mentre, in controtendenza, registrano un aumento Bolzano con +13,9% e Firenze con +21,8%.</p>
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<p><em>Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati dati Bce, Commissione europea, Cpb, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Governo tedesco, Istat e Ocse.</em></p>
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		<title>I fattori di crisi della Germania e l’impatto sui territori del made in Italy. L’analisi su IlSussidario.net - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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