ATTIVITà ARTIGIANE

 

Le risposte in ordine di tema e cronologico sono in costante aggiornamento

 

La barra colorata che vedi nella domanda, ti aiuta a trovare i quesiti validi per il tuo territorio.
La tua Regione è area GIALLA? Leggi le risposte segnate con quel colore

 

L’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

La sospensione di attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi include anche la sospensione delle attività interne di somministrazione di alimenti e bevande e di ristorazione a favore del proprio corpo associativo, trattandosi di una attività subordinata e collaterale rispetto a quella principale. È fatta eccezione per le attività di somministrazione di alimenti e bevande delle associazioni che rientrano tra gli enti del Terzo settore, disciplinati dal relativo Codice (decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117). In questi casi, l’attività di somministrazione può proseguire, purché nel rispetto delle condizioni e dei protocolli di sicurezza stabiliti dalla normativa vigente per le attività analoghe e in modo da evitare qualsiasi forma di assembramento, anche occasionale, o qualsiasi forma di aggregazione per le finalità legate all’attività principale delle associazioni stesse.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

Sì, il venditore può accedere al punto vendita per effettuare consegne a domicilio.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali (si vedano FAQ precedenti), l’uso dei servizi igienici posti all’interno dei bar e dei ristoranti non può essere consentito, salvo casi di assoluta necessità.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

La chiusura nei giorni prefestivi riguarda gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Pertanto le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del Dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali.Restano comunque aperti, nei giorni festivi e prefestivi, all’interno dei centri commerciali, farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

In questa zona, dal 26 aprile 2021, è consentito, dalle ore 5.00 alle 22.00 e comunque nel rispetto dei limiti orari stabiliti per gli spostamenti, il consumo al tavolo esclusivamente all'aperto nei bar, nei ristoranti e nelle altre attività di ristorazione. Fino al 31 maggio 2021 compreso non è invece consentito il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali.

Dalle 5.00 alle 22.00 è consentita anche la vendita con asporto di cibi e bevande. La consegna a domicilio è consentita senza restrizioni, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza restrizioni ma nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di settore, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati.

Dal 1° giugno 2021 sarà consentita l’attività dei servizi di ristorazione, svolta da qualsiasi esercizio, anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5.00 alle 18.00.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

No, è consentita la vendita dei soli beni inclusi nell'allegato. Pertanto, il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari) può esercitare esclusivamente l’attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità ed è, quindi, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti beni diversi da quelli alimentari e di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo. Nei casi in cui l'allegato preveda la possibilità di vendita di determinati beni "in esercizi specializzati", la stessa è da intendersi consentita anche nelle altre strutture di vendita che rimangono aperte, purché nel rispetto delle prescrizioni già richiamate nella presente faq e dei protocolli di settore.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

In questa zona è sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno, all’esterno e nelle adiacenze dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie etc.).

Dalle 5.00 alle 22.00 è consentita la vendita con asporto di cibi e bevande, come segue:

- dalle 5.00 alle 18.00, senza restrizioni;

- dalle 18.00 alle 22.00, è vietata ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3).

La consegna a domicilio è consentita senza restrizioni ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza restrizioni ma nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di settore, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

L’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

La sospensione di attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi include anche la sospensione delle attività interne di somministrazione di alimenti e bevande e di ristorazione a favore del proprio corpo associativo, trattandosi di una attività subordinata e collaterale rispetto a quella principale. È fatta eccezione per le attività di somministrazione di alimenti e bevande delle associazioni che rientrano tra gli enti del Terzo settore, disciplinati dal relativo Codice (decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117). In questi casi, l’attività di somministrazione può proseguire, purché nel rispetto delle condizioni e dei protocolli di sicurezza stabiliti dalla normativa vigente per le attività analoghe e in modo da evitare qualsiasi forma di assembramento, anche occasionale, o qualsiasi forma di aggregazione per le finalità legate all’attività principale delle associazioni stesse.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

La chiusura nei giorni prefestivi riguarda gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Pertanto le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del Dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali.Restano comunque aperti, nei giorni festivi e prefestivi, all’interno dei centri commerciali, farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

No, è consentita la vendita dei soli beni inclusi nell'allegato. Pertanto, il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari) può esercitare esclusivamente l’attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità ed è, quindi, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti beni diversi da quelli alimentari e di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo. Nei casi in cui l'allegato preveda la possibilità di vendita di determinati beni "in esercizi specializzati", la stessa è da intendersi consentita anche nelle altre strutture di vendita che rimangono aperte, purché nel rispetto delle prescrizioni già richiamate nella presente faq e dei protocolli di settore.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

Per i soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar, pub, birrerie, caffetterie ed enoteche (codice Ateco 56.3) l'asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18:00, in quanto il decreto-legge 52/21 non modifica l’articolo 27, comma 2  del DPCM 2 marzo 2021.

Se il locale si trova in zona gialla e dispone di tavoli all’aperto sarà, invece, consentito il consumo al tavolo esclusivamente all'aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti (ovvero dalle 5.00 alle 22.00) come previsto dall’articolo 4, comma 1 dello stesso decreto-legge.

(Fonte: Confartigianato 27 aprile 2021)

La regione Marche si trova in zona rossa a seguito dell’ordinanza del Ministro della Salute del 13 marzo scorso.

Tale misura si applica nel periodo tra il 15 marzo e il 29 marzo compreso (15 giorni dall’applicazione della misura). Pertanto fino al 29 marzo compreso sono sospese le attività di acconciatori ed estetisti.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 marzo 2021)

No, le attività di “Servizi di cura degli animali da compagnia” con codice Ateco 96.09.04 non possono operare in zona rossa in quanto rientrano nei servizi alla persona sospesi dal DPCM del 2 marzo 2021.

In tali zone, infatti, possono rimanere aperte solo le seguenti attività di servizi alla persona elencate nell’allegato 24 del decreto: lavanderie, tintorie e servizi di pompe funebri.

Sono, quindi, chiusi i servizi di: presa in pensione, tolettatura, addestramento e custodia degli animali da compagnia.

(Fonte: Fonte: Confartigianato risposta del 15 marzo 2021)

Si, alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone rosse è possibile svolgere l’attività di “Modifica e riparazione di articoli di vestiario non effettuate dalle sartorie” (codice Ateco 95.23) in quanto tale attività non risulta tra quelle sospese in zona rossa. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente che si reca presso il laboratorio, potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 marzo 2021)

Si, in quanto l’attività rientra in quella dei “Laboratori di tappezzeria” (codice Ateco 95.24.02) che non è sospesa nelle zone rosse. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti, effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente che si reca presso il laboratorio potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone rosse è possibile svolgere l’attività di riparazione di calzature-pelletteria  (codice Ateco 95.23) in quanto tale attività non risulta tra quelle sospese in zona rossa. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente che si reca presso il laboratorio, potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 16 marzo 2021)

L’art. 27 comma 2, infatti, prevede che resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Ciò è, peraltro, confermato da una FAQ del Governo nella quale si legge: “In quest'area (gialla) è sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie etc.) e nelle loro adiacenze.

Dalle 5.00 alle 22.00 è consentita la vendita con asporto di cibi e bevande, come segue:

- dalle 5.00 alle 18.00, senza restrizioni;

- dalle 18.00 alle 22.00, è vietata ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3).

La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati.”.

 

Sono fatte salve eventuali norme più restrittive emanate a livello locale.

 

Si precisa, infine, che il titolare o dipendente dell’impresa che effettua la consegna tra le 22 e le 5 dovrà comprovare con l’autocertificazione che lo spostamento è dovuto a motivi di lavoro, allegando ove possibile lo scontrino relativo alla merce venduta.

 

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, in quanto il DPCM del 2 marzo 2021 non individua alcuna limitazione per le attività rientranti nel codice Ateco 02.20.00 relativo all’utilizzo delle aree forestali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, in quanto il DPCM del 2 marzo non introduce restrizioni relativamente alle attività di calzolaio, produzioni di serramenti in alluminio e tappezzeria.

Nello specifico, gli articoli 45, 46 e 47 stabiliscono limitazioni alle attività produttive nelle c.d. regioni “rosse”, con riguardo in particolare ai settori del commercio al dettaglio (codice Ateco 47), della ristorazione (codice Ateco 56) e dei servizi alla persona (codice Ateco 96).

In nessuno di questi macrosettori rientrano le attività oggetto del quesito, in quanto i calzolai recano il codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio”, la produzione di serramenti in alluminio il codice Ateco 25.12.10 “Fabbricazione di porte, finestre e loro telai, imposte e cancelli metallici” e i tappezzieri il codice Ateco 95.24.0 “Riparazione di mobili e di oggetti di arredamento; laboratori di tappezzeria”.

Nello specifico, per i calzolai - oltre all’attività di riparazione delle calzature - è consentita anche l’attività di duplicazioni chiavi, che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

Occorre, infine, ricordare che nelle c.d. regioni “rosse” esistono limiti stringenti agli spostamenti delle persone, consentiti solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Pertanto, l’imprenditore o il dipendente dell’impresa potrà certamente recarsi in azienda per esigenze lavorative, trattandosi di attività consentite. In assenza di un chiarimento da parte del Governo - che consenta di delimitare con maggiore certezza il concetto di “situazione di necessità” - si ritiene che sia consentito al cliente recarsi presso una di queste attività “non sospese”. Sarebbe, infatti, irragionevole ritenere che il DPCM abbia inteso mantenere aperte alcune attività, impedendo al contempo ai clienti di recarvisi.

Pertanto, si ritiene opportuno che l’azienda consigli alla propria clientela (ove possibile) di autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità collegata all’attività dell’azienda stessa, magari comprovando lo spostamento con una richiesta di appuntamento.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

L’art. 27 comma 2, infatti, prevede che resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Ciò è, peraltro, confermato da una FAQ del Governo nella quale si legge: “In quest'area (gialla) è sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie etc.) e nelle loro adiacenze.

Dalle 5.00 alle 22.00 è consentita la vendita con asporto di cibi e bevande, come segue:

- dalle 5.00 alle 18.00, senza restrizioni;

- dalle 18.00 alle 22.00, è vietata ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3).

La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati.”.

 

Sono fatte salve eventuali norme più restrittive emanate a livello locale.

 

Si precisa, infine, che il titolare o dipendente dell’impresa che effettua la consegna tra le 22 e le 5 dovrà comprovare con l’autocertificazione che lo spostamento è dovuto a motivi di lavoro, allegando ove possibile lo scontrino relativo alla merce venduta.

 

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, il DPCM del 2 marzo, al Capo V, ha dettato le misure di contenimento per le c.d. “regioni rosse”, senza individuare restrizioni per l’attività di riparazione di calzature.

Tale attività, rientra nel codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio” e, pertanto, deve essere tenuta distinta dalle altre attività che subiscono limitazioni (tra cui rientrano alcune attività di commercio al dettaglio, con codice Ateco 47, e alcuni “servizi alla persona”, con codice Ateco 96).

L’attività di riparazione del calzolaio, pertanto, è consentita senza limitazioni, analogamente a quella di duplicazioni chiavi che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene, che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

Si, in quanto il DPCM del 2 marzo 2021 non individua alcuna limitazione per le attività rientranti nel codice Ateco 02.20.00 relativo all’utilizzo delle aree forestali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, in quanto il DPCM del 2 marzo non introduce restrizioni relativamente alle attività di calzolaio, produzioni di serramenti in alluminio e tappezzeria.

Nello specifico, gli articoli 45, 46 e 47 stabiliscono limitazioni alle attività produttive nelle c.d. regioni “rosse”, con riguardo in particolare ai settori del commercio al dettaglio (codice Ateco 47), della ristorazione (codice Ateco 56) e dei servizi alla persona (codice Ateco 96).

In nessuno di questi macrosettori rientrano le attività oggetto del quesito, in quanto i calzolai recano il codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio”, la produzione di serramenti in alluminio il codice Ateco 25.12.10 “Fabbricazione di porte, finestre e loro telai, imposte e cancelli metallici” e i tappezzieri il codice Ateco 95.24.0 “Riparazione di mobili e di oggetti di arredamento; laboratori di tappezzeria”.

Nello specifico, per i calzolai - oltre all’attività di riparazione delle calzature - è consentita anche l’attività di duplicazioni chiavi, che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

Occorre, infine, ricordare che nelle c.d. regioni “rosse” esistono limiti stringenti agli spostamenti delle persone, consentiti solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Pertanto, l’imprenditore o il dipendente dell’impresa potrà certamente recarsi in azienda per esigenze lavorative, trattandosi di attività consentite. In assenza di un chiarimento da parte del Governo - che consenta di delimitare con maggiore certezza il concetto di “situazione di necessità” - si ritiene che sia consentito al cliente recarsi presso una di queste attività “non sospese”. Sarebbe, infatti, irragionevole ritenere che il DPCM abbia inteso mantenere aperte alcune attività, impedendo al contempo ai clienti di recarvisi.

Pertanto, si ritiene opportuno che l’azienda consigli alla propria clientela (ove possibile) di autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità collegata all’attività dell’azienda stessa, magari comprovando lo spostamento con una richiesta di appuntamento.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

Si, il DPCM del 2 marzo, al Capo V, ha dettato le misure di contenimento per le c.d. “regioni rosse”, senza individuare restrizioni per l’attività di riparazione di calzature.

Tale attività, rientra nel codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio” e, pertanto, deve essere tenuta distinta dalle altre attività che subiscono limitazioni (tra cui rientrano alcune attività di commercio al dettaglio, con codice Ateco 47, e alcuni “servizi alla persona”, con codice Ateco 96).

L’attività di riparazione del calzolaio, pertanto, è consentita senza limitazioni, analogamente a quella di duplicazioni chiavi che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene, che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

Si, in quanto il DPCM 2 marzo 2021 consente anche nelle zone rosse l’attività di “commercio al dettaglio di cosmetici, di articoli di profumeria e di erboristeria in esercizi specializzati” (codice Ateco 47.75), in quanto contenuta nell’Allegato 23 del decreto citato.

Tale attività è, quindi, consentita anche nei saloni degli acconciatori e nei centri benessere in possesso dell’apposita licenza per il commercio di tali prodotti (tra cui gli articoli di profumeria e quelli per la toletta e l’igiene personale – codice Ateco 47.75.10).

Conseguentemente, si ritiene che sia consentito anche lo spostamento del cliente che si reca presso queste attività per l’acquisto dei prodotti sopra indicati, in quanto ritenuti dall’art. 45 del DPCM come “generi di prima necessità”.

Ad ogni modo, al fine di evitare contestazioni, si consiglia di esporre sulla vetrina del Salone/Centro un cartello con scritto “Ingresso consentito solo per l’acquisto di prodotti cosmetici e di profumeria”, delimitando la zona del locale adibita ai servizi di acconciatura/estetica al fine di non farvi accedere i clienti.

E’ sempre possibile la consegna a domicilio.

Si ricorda, infine, che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 16 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone arancioni è possibile svolgere sia l’attività di fotografo sia quella di vendita al dettaglio di materiale per ottica e fotografia.

Nelle zone arancioni, infatti, oltre alle “ordinarie” limitazioni previste per le zone gialle, sono previste ulteriori limitazioni solo per le attività di ristorazione (art. 37).

Pertanto, per quanto riguarda l’attività con codice Ateco 47.78.2 “Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia” questa è certamente consentita nel rispetto delle regole previste (distanza interpersonale di almeno un metro, ingressi dilazionati, divieto di sostare nei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni, rispetto dei protocolli o linee guida previsti per il settore di riferimento, esposizione del cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse nel locale stesso, etc.).

Unica limitazione prevista è quella per le giornate festive e prefestive, nelle quali sono chiusi tutti gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati, dei centri commerciali e delle altre strutture assimilabili (ad eccezione delle   farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti  vendita di  generi  alimentari,  di  prodotti  agricoli  e   florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie).

Per le stesse motivazioni anche l’attività di fotografo, e nello specifico l’attività con codice Ateco74.20.19 “Altre attività di riprese fotografiche” è consentita nelle zone arancioni. Nel codice Ateco 74.20.19 rientrano anche “i ritratti fotografici quali foto formato tessera” che pertanto – nel rispetto delle regole di sicurezza – sono da ritenersi ugualmente consentite.

Per quanto concerne gli spostamenti del fotografo che si rechi presso il committente, questi sono da considerarsi senz’altro consentiti in quanto motivate da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente al di fuori del proprio Comune di residenza, domicilio o abitazione potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti solo “per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. Pertanto, qualora il cliente si rivolga ad un fotografo al di fuori del proprio Comune, per motivi diversi da quello lavorativo, potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non ritengano adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia pertanto di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, in quanto nelle zone arancioni non sono previsti limiti per le attività di vendita al dettaglio, ad eccezione dell’obbligo di chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali ubicati all’interno di centri commerciali, mercati e altre strutture assimilabili.

Pertanto la vendita dei prodotti di un’impresa di “Confezioni varie e accessori per l'abbigliamento” (codice Ateco 141910) è consentita, salvo che il temporary store non sia ubicato in un centro commerciale; in tal caso il negozio dovrà rimanere chiuso nei giorni festivi e prefestivi.

Infine, si evidenzia che nelle zone arancioni esistono limitazioni agli spostamenti tra Comuni. Pertanto, i clienti che provengono da un Comune diverso da quello in cui è ubicato il temporary store dovranno autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità, o per usufruire di servizi non sospesi  e  non  disponibili  in tale comune.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone arancioni è possibile svolgere sia l’attività di fotografo sia quella di vendita al dettaglio di materiale per ottica e fotografia.

Nelle zone arancioni, infatti, oltre alle “ordinarie” limitazioni previste per le zone gialle, sono previste ulteriori limitazioni solo per le attività di ristorazione (art. 37).

Pertanto, per quanto riguarda l’attività con codice Ateco 47.78.2 “Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia” questa è certamente consentita nel rispetto delle regole previste (distanza interpersonale di almeno un metro, ingressi dilazionati, divieto di sostare nei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni, rispetto dei protocolli o linee guida previsti per il settore di riferimento, esposizione del cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse nel locale stesso, etc.).

Unica limitazione prevista è quella per le giornate festive e prefestive, nelle quali sono chiusi tutti gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati, dei centri commerciali e delle altre strutture assimilabili (ad eccezione delle   farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti  vendita di  generi  alimentari,  di  prodotti  agricoli  e   florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie).

Per le stesse motivazioni anche l’attività di fotografo, e nello specifico l’attività con codice Ateco74.20.19 “Altre attività di riprese fotografiche” è consentita nelle zone arancioni. Nel codice Ateco 74.20.19 rientrano anche “i ritratti fotografici quali foto formato tessera” che pertanto – nel rispetto delle regole di sicurezza – sono da ritenersi ugualmente consentite.

Per quanto concerne gli spostamenti del fotografo che si rechi presso il committente, questi sono da considerarsi senz’altro consentiti in quanto motivate da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente al di fuori del proprio Comune di residenza, domicilio o abitazione potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti solo “per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. Pertanto, qualora il cliente si rivolga ad un fotografo al di fuori del proprio Comune, per motivi diversi da quello lavorativo, potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non ritengano adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia pertanto di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Si, in quanto nelle zone arancioni non sono previsti limiti per le attività di vendita al dettaglio, ad eccezione dell’obbligo di chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali ubicati all’interno di centri commerciali, mercati e altre strutture assimilabili.

Pertanto la vendita dei prodotti di un’impresa di “Confezioni varie e accessori per l'abbigliamento” (codice Ateco 141910) è consentita, salvo che il temporary store non sia ubicato in un centro commerciale; in tal caso il negozio dovrà rimanere chiuso nei giorni festivi e prefestivi.

Infine, si evidenzia che nelle zone arancioni esistono limitazioni agli spostamenti tra Comuni. Pertanto, i clienti che provengono da un Comune diverso da quello in cui è ubicato il temporary store dovranno autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità, o per usufruire di servizi non sospesi  e  non  disponibili  in tale comune.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

No, in quanto la disposizione del DPCM del 2 marzo 2021, che impone ai locali e agli esercizi commerciali di esporre un cartello con il numero massimo di persone ammesse all’intero, deve essere letta nel combinato disposto con l’allegato Allegato 9 del medesimo DPCM che riporta le misure di contenimento specifiche per le attività di acconciatori ed estetisti.

L’art. 11 del DPCM citato, nell’individuare le misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale, al comma 2, stabilisce che: “È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”.

La stessa disposizione, quindi, invita a interpretare tale obbligo, di carattere generale, in base ai protocolli e alle linee guida che individuano, nel dettaglio, le misure di contenimento del virus per le diverse attività.

A tal riguardo occorre riferirsi all’allegato 9 del DPCM citato che reca “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”, con una scheda tecnica specifica per i “Servizi alla persona (acconciatori, estetisti e tatuatori)”.

Sono queste, pertanto, le regole che devono essere, in primo luogo, rispettate dalle attività di acconciatori ed estetisti in questa fase.

Tra le misure indicate nella scheda tecnica sono previste numerose precauzioni tra cui quelle per evitare gli assembramenti all’interno dei locali:

- l’accesso dei clienti deve avvenire solo tramite prenotazione;

- la permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo indispensabile all’erogazione del servizio o trattamento;

- è consentita la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale;

- gli spazi devono essere riorganizzati, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti.

Tali disposizioni, rendono evidente come per acconciatori ed estetisti – nei cui saloni la clientela è ricevuta solo su prenotazione e con un numero massimo basato sulla capienza del locale e sulla riorganizzazione degli spazi che assicuri il mantenimento del distanziamento sociale – non trovi ragione di applicazione la regola generale relativa all’esposizione del cartello sopra citato, in quanto nel salone – a differenza di quanto avviene negli altri esercizi commerciali (ad esempio, le attività di ristorazione, i negozi di qualunque genere merceologico, etc.) che non operano obbligatoriamente su prenotazione - non può determinarsi alcun genere di assembramento, che è lo scopo della disposizione generale dell’art. 11, co. 2.

Ad ogni modo si evidenzia che nulla vieta alle imprese del settore – qualora lo ritengano opportuno - di esporre il cartello con le indicazioni del numero massimo di persone ammesse, anche al fine di evitare eventuali contestazioni da parte degli organi di controllo.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

In merito alle attività delle autoscuola, il DPCM del 2 marzo 2021 prevede che in zona rossa siano vietati solo gli esami per le patenti di categoria B, B96 e BE, con conseguente proroga dei termini (dei c.d. fogli rosa) in favore dei candidati  che  non hanno  potuto  sostenere le prove (art. 44, co. 5).

Pertanto, in assenza di un divieto esplicito, si ritiene che anche in zona rossa i corsi per il conseguimento di dette patenti e le relative esercitazioni pratiche siano consentite (così come previsto per le zone gialle dall’articolo 25 del DPCM 2 marzo).

Il recente decreto-legge n. 30/21, recante le nuove misure per fronteggiare la diffusione del COVID-19, non ha apportato modifiche rispetto a tale quadro normativo.

Si ricorda, infine, che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 16 marzo 2021)

No, in quanto la disposizione del DPCM del 2 marzo 2021, che impone ai locali e agli esercizi commerciali di esporre un cartello con il numero massimo di persone ammesse all’intero, deve essere letta nel combinato disposto con l’allegato Allegato 9 del medesimo DPCM che riporta le misure di contenimento specifiche per le attività di acconciatori ed estetisti.

L’art. 11 del DPCM citato, nell’individuare le misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale, al comma 2, stabilisce che: “È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”.

La stessa disposizione, quindi, invita a interpretare tale obbligo, di carattere generale, in base ai protocolli e alle linee guida che individuano, nel dettaglio, le misure di contenimento del virus per le diverse attività.

A tal riguardo occorre riferirsi all’allegato 9 del DPCM citato che reca “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”, con una scheda tecnica specifica per i “Servizi alla persona (acconciatori, estetisti e tatuatori)”.

Sono queste, pertanto, le regole che devono essere, in primo luogo, rispettate dalle attività di acconciatori ed estetisti in questa fase.

Tra le misure indicate nella scheda tecnica sono previste numerose precauzioni tra cui quelle per evitare gli assembramenti all’interno dei locali:

- l’accesso dei clienti deve avvenire solo tramite prenotazione;

- la permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo indispensabile all’erogazione del servizio o trattamento;

- è consentita la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale;

- gli spazi devono essere riorganizzati, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti.

Tali disposizioni, rendono evidente come per acconciatori ed estetisti – nei cui saloni la clientela è ricevuta solo su prenotazione e con un numero massimo basato sulla capienza del locale e sulla riorganizzazione degli spazi che assicuri il mantenimento del distanziamento sociale – non trovi ragione di applicazione la regola generale relativa all’esposizione del cartello sopra citato, in quanto nel salone – a differenza di quanto avviene negli altri esercizi commerciali (ad esempio, le attività di ristorazione, i negozi di qualunque genere merceologico, etc.) che non operano obbligatoriamente su prenotazione - non può determinarsi alcun genere di assembramento, che è lo scopo della disposizione generale dell’art. 11, co. 2.

Ad ogni modo si evidenzia che nulla vieta alle imprese del settore – qualora lo ritengano opportuno - di esporre il cartello con le indicazioni del numero massimo di persone ammesse, anche al fine di evitare eventuali contestazioni da parte degli organi di controllo.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

Sì, trattandosi di attività lavorativa assimilabile a quella di collaborazione domestica.

Fonte: FAQ Governo 15 marzo 2021

Si, alla luce del DPCM 14 2 marzo 2021, nelle zone rosse è possibile svolgere l’attività di fotografo e nello specifico sia le attività con codice Ateco 74.20.19 “Altre attività di riprese fotografiche” sia quelle con codice Ateco 74.20.20 “Laboratori fotografici per lo sviluppo e la stampa”.

Tali attività non rientrano, infatti, tra quelle sospese ai sensi del Capo V del DPCM che reca le misure di contenimento per le zone rosse.

Per quanto riguarda le singole attività, si ricorda che nel codice Ateco 74.20.19 rientrano anche “i ritratti fotografici quali foto formato tessera”,  che pertanto – nel rispetto delle regole di sicurezza – sono da ritenersi ugualmente consentite.

Analogamente, nel codice Ateco 74.20.20 è ricompresa la stampa rapida di fotografie che è, quindi, anch’essa consentita.

Per quanto concerne gli spostamenti del fotografo che si rechi presso il committente, ad esempio per servizi video fotografici presso terzi, questi sono da considerarsi senz’altro consentiti in quanto motivati da esigenze di lavoro, anche qualora vengano effettuate fuori dal Comune in cui ha sede l’impresa o opera il professionista.

E’ quindi consentito effettuare un servizio fotografo durante le celebrazioni religiose o civili, mentre si ricorda che il DPCM vieta “le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”.

Diversamente, gli spostamenti del cliente che si rechi presso lo studio fotografico potrebbero essere oggetto di contestazioni in quanto gli spostamenti nelle zone rosse sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Tra questi spostamenti rientrano quelli per la richiesta di preventivi, la visione dei lavori in sospeso, la firma contratti, etc. Tali spostamenti potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Sarebbe, quindi, opportuno limitarli al massimo, facendo ricorso per quanto possibile a contatti telefonici o email. Si consiglia, inoltre, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su tale aspetto.

Inoltre, occorre considerare che nelle zone rosse sono consentite anche le attività di “Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia” con codice Ateco 47.48.20. Pertanto agli studi fotografici che svolgono anche tale attività di vendita si applicano le misure anti-Covid dettate per gli esercizi commerciali, tra cui la previsione di accessi scaglionati, il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti, etc.

Infine, per quanto concerne le misure di sicurezza, ed in particolare l’utilizzo delle mascherine, si rileva che le “Linee guida per l’apertura delle attività economiche” (allegato 9 del DPCM) non prevedono una specifica scheda tecnica per l’attività di fotografo.

Lo stesso DPCM, tuttavia, in ordine alle attività professionali raccomanda (non obbliga) che siano assunti protocolli di sicurezza anti-contagio, fermo restando l'obbligo di utilizzare dispositivi di protezione delle vie respiratorie previsti da normativa, protocolli e linee guida vigenti.

Alla luce di questo richiamo, si ritiene che possano trovare applicazione le misure dettate per altri settori in cui – per la tipologia di prestazione svolta – non sia possibile per il cliente indossare la mascherina. Tale situazione è consentita ad esempio, nell’attività dei servizi estetici, ogni qual volta il concreto trattamento non consenta l’utilizzo delle mascherine, anche ove la distanza tra l’operatore e il cliente sia inferiore ad un metro.

Si ritiene, quindi, che anche per anche per i fotografi sia possibile svolgere l’attività in studio senza che il soggetto fotografato indossi la mascherina, purché questo avvenga alla maggiore distanza possibile e limitatamente al tempo necessario per effettuare gli scatti. Inoltre, sarà responsabilità del fotografo individuare le migliori modalità per ridurre il rischio di contagio, quali ad esempio l’areazione del locale.

Rimane fermo, invece, per il fotografo l’obbligo di indossare la mascherina per tutto il tempo in cui sarà a contatto con altri soggetti.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 15 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone rosse è possibile svolgere l’attività di l’attività di produzione di cornici (codice Ateco 16.29.40) in quanto tale attività non risulta tra quelle sospese in zona rossa. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti, sia in ambito regionale che fuori regione, effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente che si reca presso il laboratorio potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 15 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021 nelle zone rosse dalle 5.00 alle 22.00 è consentita la vendita con asporto per le attività di ristorazione - comprese le gelaterie e pasticcerie. Tale attività è invece limitata fino alle ore 18.00 per i bar e altri esercizi simili senza cucina con codice Ateco 56.3 (pub, caffetterie, enoteche, birrerie).

L’ingresso e la permanenza nei locali  da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non è comunque consentita la consumazione sul posto o nelle adiacenze.

La consegna a domicilio è, invece,  consentita senza limiti di orario, nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

Si ricorda, infine, che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 15/03/2021)

No, in quanto l’asilo per i cani – da intendersi come struttura che ospita cani al fine di farli socializzare e svolgere attività ricreative - rientra tra i “Servizi di cura degli animali da compagnia” (codice Ateco 96.09.04), classificati dal Codice Ateco come “Altre attività di servizi per la persona” e come tali sospesi nelle zone rosse dal Capo V del DPCM del 2 marzo 2021.

In tali zone, infatti, possono rimanere aperte solo le attività di servizi alla persona elencate nell’allegato 24 del decreto: lavanderie, tintorie e servizi di pompe funebri.

Sono, quindi, chiusi i servizi di: presa in pensione, tolettatura, addestramento e custodia degli animali da compagnia, all’interno della quale rientrano anche le attività degli asili per cani.

(Fonte: Confartigianato Imprese risposta del 15/03/2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, sia nelle zone arancioni sia in quelle  rosse è possibile svolgere entrambe le attività di restauro di mobili (codice Ateco 95.24.01) e di conservazione e restauro di opere d'arte (90.03.02) in quanto tali attività non risultano tra quelle sospese. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente occorre differenziare tra zona arancione e rossa.

In zona arancione sono senz’altro consentiti gli spostamenti nell’ambito del comune senza necessità di autocertificazione. Lo spostamento in un altro  Comune è, invece,  consentito solo  per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune (art. 35 del DPCM). Pertanto il cliente dovrà indicare nell’autocertificazione la giustificazione dello spostamento basata su una di tali situazioni, specificando ad esempio la mancanza di disponibilità dell’attività di restauro di mobili e dipinti nel proprio comune.

In zona rossa gli spostamenti, anche all’interno del comune, sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute, che devono essere indicate nell’autocertificazione.

Pertanto, lo spostamento del cliente per recarsi presso l’impresa - fuori dal comune in zona arancione e anche all’interno dello stesso comune in zona rossa - potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda, infine, che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato Imprese risposta del 15/03/2021)

Sì, laddove il proprio Comune non disponga di appositi punti vendita o nel caso in cui un Comune contiguo al proprio presenti una disponibilità di punti vendita necessari alle proprie esigenze, lo spostamento è consentito, entro tali limiti, che dovranno essere autocertificati.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021 - Aggiornata il 15 marzo 2021)

Alla luce del DPCM 2 marzo 2021, nelle zone rosse è possibile svolgere l’attività di riparazione di orologi e di gioielli (codice Ateco 95.25.00) in quanto tale attività non risulta tra quelle sospese in zona rossa. Sono, pertanto, consentiti anche gli spostamenti effettuati dall’imprenditore o dai dipendenti per recarsi in azienda o presso il committente, in quanto motivati da esigenze di lavoro.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

Se l’impresa svolge anche l’attività di commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria (codice Ateco 47.77.00), si segnala che tale attività è vietata  in quanto non ricompresa nell’allegato 23 del DPCM che elenca le attività di commercio al dettaglio consentite in zona rossa.

In tal caso, al fine di evitare contestazioni, si consiglia di affiggere sulla vetrina del locale un cartello che specifichi che “il locale è aperto solo per le riparazioni”, indicando anche i contatti telefonici o l’indirizzo mail attraverso i quali prendere un appuntamento.

(Fonte: Confartigianato risposta del 15 marzo 2021)

Non sono previste limitazioni alle categorie di beni vendibili. Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie.
Le attività commerciali al dettaglio si svolgono comunque a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.
Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi. Fra queste misure vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento interpersonale, la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura, nonché la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d'aria. È inoltre obbligatorio far rispettare le altre misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori e l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita. A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite.
(Fonte: FAQ Governo 15 marzo 2021)

Sì, laddove il proprio Comune non disponga di appositi punti vendita o nel caso in cui un Comune contiguo al proprio presenti una disponibilità di punti vendita necessari alle proprie esigenze, lo spostamento è consentito, entro tali limiti, che dovranno essere autocertificati.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021 - Aggiornata il 15 marzo 2021)

Non sono previste limitazioni alle categorie di beni vendibili. Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie.
Le attività commerciali al dettaglio si svolgono comunque a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.
Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi. Fra queste misure vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento interpersonale, la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura, nonché la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d'aria. È inoltre obbligatorio far rispettare le altre misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori e l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita. A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite.
(Fonte: FAQ Governo 15 marzo 2021)

I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, anche in questa zona.

Quindi è consentita (senza limiti di orario) la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. Qualora manchi tale servizio all’interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio” (eventualmente organizzata dall’albergo), nei limiti di orario consentiti, con consumazione in albergo. (Fonte: FAQ Governo 15 marzo 2021)

Sono sospese le attività di commercio al dettaglio, fatta eccezione per la vendita di generi alimentari e di prima necessità individuati nell'allegato 23. La vendita dei beni consentiti può avvenire sia negli esercizi “di vicinato” (piccoli negozi) sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche all’interno dei centri commerciali, purché sia consentito l'accesso esclusivamente agli esercizi o alle parti degli esercizi che vendono i beni consentiti. Restano ferme le chiusure previste per i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.
Sono chiusi i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici.
Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.
Le predette attività commerciali al dettaglio di cui all'allegato 23 si svolgono comunque a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.
Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi. Fra queste misure vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento interpersonale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura, nonché la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d'aria. È inoltre obbligatorio far rispettare le altre misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori e l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita. A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite.
(Fonte: FAQ Governo 15 marzo 2021)

Nel caso in cui il titolare di un’azienda di estetica risulti positivo al Covid è necessario seguire le indicazioni contenute nel Protocollo per gli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020 (allegato n. 12 del DPCM del 14 gennaio 2021).
Pertanto, in primo luogo, deve essere gestita la persona sintomatica, attraverso le seguenti misure che deve adottare l’azienda:
- isolare la persona sintomatica, fornendola di una mascherina chirurgica;
- avvertire immediatamente le autorità sanitarie e i numeri di emergenza per il Covid-19, forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute;
- collaborare con le Autorità sanitarie per la definizione degli eventuali "contatti stretti" della persona positiva al COVID-19, al fine di permettere alle autorità di applicare le necessarie e opportune misure di quarantena;
- durante il periodo dell'indagine, l'azienda può chiedere agli eventuali possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente lo stabilimento, secondo le indicazioni dell'Autorità sanitaria (paragrafo 11).

In secondo luogo, l’azienda deve procedere alla pulizia e alla sanificazione dei locali.
Il Protocollo del 24 aprile 2020 stabilisce, infatti, che nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all'interno dei locali aziendali, si deve procedere alla pulizia e sanificazione dei locali stessi, secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla loro ventilazione (paragrafo 4).

Infine, per quanto concerne la ripresa dell’attività ad opera dei dipendenti, occorre seguire le indicazioni contenute nella circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020, relativamente ai c.d. contatti stretti asintomatici.
I contatti stretti di casi con infezione da COVID-19, confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare:
· un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso; oppure
· un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.
Pertanto, i dipendenti, eventualmente individuati come contatti stretti dall’Autorità sanitaria competente, potranno riprendere a lavorare solo dopo la fine della quarantena (come sopra descritta).
Non hanno, invece, valore eventuali test effettuati prima che siano trascorsi i 10 giorni dall’ultimo contatto con il soggetto positivo al Covid (il titolare dell’attività).

Per il principio di massima precauzione, quindi, i lavoratori ed i terzi eventualmente presenti nei locali del Centro estetico in esame debbono essere assoggettati a quarantena, non potendosi escludere la loro positività al Covid-19, in quanto dal quesito posto non emergono elementi per stabilire se rientrino o meno nella definizione di contatto stretto sotto riportata.

Nel caso in esame, assumendolo per il principio di maggiore precauzione, i lavoratori devono essere sottoposti a quarantena e non possono ricominciare a lavorare a seguito di un tampone negativo, che – ancorché molecolare - effettuato troppo a ridosso dell’acclarata infezione della titolare, potendo le dipendenti essere quindi nel periodo di incubazione del Covid-19.
Si precisa che, ove tracciati/tracciabili, per contatti stretti si debbano intendere anche i terzi che abbiano avuto rapporti con la titolare (clienti, corrieri etc.).

Per la definizione di “contatto stretto” si richiamano le disposizioni ministeriali in merito.
Per contatto con un caso COVID-19, si intende qualsiasi persona esposta ad un caso probabile o confermato COVID-19 in un lasso di tempo che va da 48 ore prima dell'insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso.
I contatti vengono distinti in due tipologie:
1.contatti stretti (ad alto rischio), nei confronti dei quali viene applicata la misura della quarantena con sorveglianza attiva (monitoraggio quotidiano) per14 giorni dalla data di ultima esposizione al caso;
2. contatti casuali (a basso rischio), nei confronti dei quali viene disposta la sorveglianza passiva (auto-monitoraggio dei sintomi).

Si riporta di seguito la definizione di “contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato, aggiornata alla circolare del Ministero della Salute n. 18584 del 29/05/2020, evidenziando che, rispetto alla precedente versione, in caso di riunioni, aule, sale di attesa etc., si configura un contatto stretto solo in assenza di DPI idonei (fatto non acclarato nel caso in esame).
Contatto stretto:
• una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19;
• una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
• una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
• una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;
• una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;
• un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
• una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.
Nonostante le suddette ipotesi, il Ministero della Salute ricorda che comunque gli operatori sanitari, sulla base di valutazioni individuali del rischio, possono ritenere che alcune persone, a prescindere dalla durata e dal setting in cui è avvenuto il contatto, abbiano avuto un'esposizione ad alto rischio.
(Fonte: Confartigianato risposta del'11 febbraio 2021)

Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

Sì, le vendite di mobili avvenute in negozio prima delle restrizioni, che non si fossero ancora concluse con la consegna e il montaggio, possono assimilarsi alle vendite a distanza.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, anche nelle zone arancioni e rosse.
Quindi è consentita (senza limiti di orario) la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. Qualora manchi tali servizio all’interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio” (eventualmente organizzata dall’albergo), nei limiti di orario consentiti, con consumazione in albergo.
(Fonte: Faq Governo del 20/01/2021)

No, possono restare aperti oltre le ore 18 solo gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

 (Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

Sì, è possibile, limitando la vendita ai soli prodotti di abbigliamento per bambini (vedi relativa FAQ). Pertanto il responsabile dell’attività commerciale è tenuto a organizzare gli spazi in modo da consentire ai clienti l’accesso esclusivamente agli scaffali che vendono tale tipologia di prodotti (allegato 23 al dpcm 3 dicembre 2020). Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

In quest'area è possibile consumare cibi e bevande all’interno dei bar, dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione, dalle 5.00 alle 18.00. Negli stessi orari è consentita senza restrizioni la vendita con asporto di cibi e bevande.

La vendita con asporto è possibile anche dalle 18.00 alle 22.00, ma è vietata in tali orari ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3) o commercio al dettaglio di bevande (codice ATECO 47.25).

La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

Il Governo il 20 gennaio 2021 ha integrato le FAQ:

 Le attività commerciali o di servizi alla persona indicate negli allegati 23 e 24 possono stare aperte nei festivi e prefestivi se non si trovano all’interno dei centri commerciali?

La chiusura nei giorni prefestivi riguarda gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Pertanto le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali.

Restano comunque aperti, nei giorni festivi e prefestivi, all’interno dei centri commerciali, farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

 

Risposta precedente:

Abbiamo notizia che in questi giorni in alcune località, la polizia locale stia sanzionando le attività di servizio alla persona che operano nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.

A nostro avviso tali organi di controllo applicano le disposizioni che limitano le attività economiche nei centri commerciali in maniera eccessivamente restrittiva, senza considerare adeguatamente le differenze normative esistenti tra i “servizi alla persona”, tipicamente attività artigiane, e gli “esercizi commerciali”, che rientrano nel settore del commercio.

Vi sono, pertanto, talune ragioni per opporsi alla contravvenzione, in quanto l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).

A nostro avviso, nemmeno può essere fatta valere l’argomentazione secondo la quale la ratio della limitazione per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali potrebbe essere estesa a tutte le attività economiche al fine di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona (acconciatori, estetiste e tatuatori) possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.

Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.

Nonostante le argomentazioni sopra esposte, è tuttavia possibile che, localmente, gli organi di controllo assumano determinazioni diverse e di questo occorre tenere conto al fine di evitare danni alle imprese.

Si consiglia, pertanto, di valutare la possibile contestazione il verbale, pur nella consapevolezza che, come accaduto già durante la prima ondata di Coronavirus le decisioni su questo aspetto possono avere un esito incerto.

(Fonte: Confartigianato risposta dell’11/12/2020)

Non sono previste limitazioni alle categorie di beni vendibili. Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

Le attività commerciali al dettaglio si svolgono comunque a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.

Tali regole si possono ritrovare all’art. 1, comma 10, lettera ff), del Dpcm 14 dicembre 2020.

Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, comprese le misure di cui agli allegati 9 e 11 del Dpcm, relativi rispettivamente al “Commercio al dettaglio” e alle “Misure per gli esercizi commerciali”. Fra queste vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento interpersonale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura, nonché la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d'aria. È inoltre obbligatorio far rispettare le altre misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori e l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita. A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite.

(Fonte: Faq Governo del 20/01/2021)

Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale.
Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.
(Fonte: Faq Governo del 20/01/2021)

Sì, è possibile, limitando la vendita ai soli prodotti di abbigliamento per bambini (vedi relativa FAQ). Pertanto il responsabile dell’attività commerciale è tenuto a organizzare gli spazi in modo da consentire ai clienti l’accesso esclusivamente agli scaffali che vendono tale tipologia di prodotti (allegato 23 al dpcm 3 dicembre 2020). Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.

(Fonte: FAQ Governo del 20 gennaio 2021)

Sì, è possibile effettuare consegne anche fuori dal proprio Comune, trattandosi di ragioni lavorative.

(Fonte: Faq Governo del 20/01/2021)

Il Governo il 20 gennaio 2021 ha integrato le FAQ:

 Le attività commerciali o di servizi alla persona indicate negli allegati 23 e 24 possono stare aperte nei festivi e prefestivi se non si trovano all’interno dei centri commerciali?

La chiusura nei giorni prefestivi riguarda gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Pertanto le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali.

Restano comunque aperti, nei giorni festivi e prefestivi, all’interno dei centri commerciali, farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

 

Risposta precedente:

Abbiamo notizia che in questi giorni in alcune località, la polizia locale stia sanzionando le attività di servizio alla persona che operano nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi e che nelle FAQ pubblicate dal Governo relativamente alle zone rosse si dichiara che “le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali”.
A nostro avviso tali interpretazioni sono eccessivamente restrittive, in quanto non considerano adeguatamente le differenze normative esistenti tra i “servizi alla persona”, tipicamente attività artigiane, e gli “esercizi commerciali”, che rientrano nel settore del commercio.
Vi sono, pertanto, talune ragioni per opporsi a tale interpretazione e alle eventuali contravvenzioni, in quanto l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).
A nostro avviso, nemmeno può essere fatta valere l’argomentazione secondo la quale la ratio della limitazione per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali potrebbe essere estesa a tutte le attività economiche al fine di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona (acconciatori, estetiste e tatuatori) possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.
Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.
Nonostante le argomentazioni sopra esposte, è tuttavia possibile che, localmente, gli organi di controllo o le direzioni dei centri commerciali assumano determinazioni diverse e di questo occorre tenere conto al fine di evitare danni alle imprese.
Si consiglia, pertanto, di rivolgersi al Prefetto territorialmente competente per ottenere un chiarimento sulla questione che consenta lo svolgimento delle attività di servizi alla persona anche nei giorni festivi e prefestivi nei centri commerciali.
(Fonte: Confartigianato risposta del 11 dicembre 2021)

In questi casi l’impresa può attivare il diritto al contraddittorio previsto dall’art. 18 della legge n. 689/81.
In questo modo l’impresa può far valere le proprie ragioni, producendo scritti difensivi o documenti o chiedendo l’audizione personale, al fine di ottenere un’ordinanza di archiviazione.
Il termine per l’invio dei documenti o della richiesta di audizione è di 30 giorni dalla contestazione.
Tali richieste e documenti devono essere inviati al Prefetto territorialmente competente.
Tali attività non necessitano dell’assistenza di un legale e possono essere svolte direttamente dall’impresa. Si consiglia comunque di rivolgersi alla propria Associazione per ottenere adeguata assistenza.
Nel merito l’impresa di acconciatura può sostenere che la sanzione amministrativa per il mancato rispetto delle misure di contenimento anti-covid, previste per i centri commerciali durante i giorni festivi e prefestivi, non sia legittima in quanto riferita ad un’impresa di “servizi alla persona”, tipicamente un’attività artigiana, e non ad un “esercizio commerciale”, che rientra nel settore del commercio.
Infatti, l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).
Analoga motivazione vale anche nelle zone rosse, nelle quali lo svolgimento dell’attività di acconciatore è consentito dall’allegato 24 del DPCM citato consente.
Nel caso concreto, l’errore nell’applicazione della disposizione in esame (prevista per il settore del commercio al dettaglio e non per il settore dell’artigianato) risulta evidente anche dal verbale di accertamento, nel cui modulo la polizia locale non ha contestato la violazione dell’obbligo di “chiusura prevista nelle giornate festive e prefestive” nei centri commerciali (correttamente riferita nello stesso modulo alle sole “attività di commercio al dettaglio”), bensì quella di mancato rispetto dell’obbligo di esercizio delle attività inerenti “servizi alla persona non rientranti tra le attività previste dall’allegato 24”. Si tratta di una errata applicazione delle disposizioni, in quanto (come sopra evidenziato) l’allegato 24 prevede espressamente l’attività dei “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere”.
Si consideri, inoltre, che non è possibile giustificare l’estensione ai “servizi alla persona” della limitazione prevista per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali, con la finalità di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.
Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.
Si ricorda, infine, che ulteriori misure restrittive potrebbero essere imposte dalle ordinanze regionali.
(Fonte: Confartigianato risposta del 14 dicembre 2020)

 

Il Governo il 20 gennaio 2021 ha integrato le FAQ:

 Le attività commerciali o di servizi alla persona indicate negli allegati 23 e 24 possono stare aperte nei festivi e prefestivi se non si trovano all’interno dei centri commerciali?

La chiusura nei giorni prefestivi riguarda gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. Pertanto le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali.

Restano comunque aperti, nei giorni festivi e prefestivi, all’interno dei centri commerciali, farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

No, non sussiste alcun obbligo per un salone di acconciatura di predisporre percorsi obbligatori, in entrata e uscita, segnalati da frecce. Per verificare l’eventuale sussistenza di un tale obbligo occorre fare riferimento all’allegato 9 del DPCM 2 marzo 2021 che reca “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”, con una scheda tecnica specifica per i “Servizi alla persona (acconciatori, estetisti e tatuatori)”. In tale documento non vi è alcun riferimento all’obbligo di prevedere percorsi obbligati segnalati in entrata o in uscita.

Peraltro, tra le misure indicate nella scheda tecnica, sono già previste numerose precauzioni per evitare gli assembramenti all’interno dei locali ove si svolge l’attività di acconciatore tra le quali:

- l’accesso dei clienti deve avvenire solo tramite prenotazione;

- la permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo indispensabile all’erogazione del servizio o trattamento;

- è consentita la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale;

- gli spazi devono essere riorganizzati, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

No, non sussiste alcun obbligo per un salone di acconciatura di predisporre percorsi obbligatori, in entrata e uscita, segnalati da frecce. Per verificare l’eventuale sussistenza di un tale obbligo occorre fare riferimento all’allegato 9 del DPCM 2 marzo 2021 che reca “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”, con una scheda tecnica specifica per i “Servizi alla persona (acconciatori, estetisti e tatuatori)”. In tale documento non vi è alcun riferimento all’obbligo di prevedere percorsi obbligati segnalati in entrata o in uscita.

Peraltro, tra le misure indicate nella scheda tecnica, sono già previste numerose precauzioni per evitare gli assembramenti all’interno dei locali ove si svolge l’attività di acconciatore tra le quali:

- l’accesso dei clienti deve avvenire solo tramite prenotazione;

- la permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo indispensabile all’erogazione del servizio o trattamento;

- è consentita la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale;

- gli spazi devono essere riorganizzati, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata al 16 marzo 2021)

In via di principio, nel caso di disposizioni emergenziali emanate a livello nazionale, che siano in contrasto con le ordinanze regionali, si applica la disposizione regionale solo se più restrittiva di quella nazionale.

Negli altri casi prevale la norma nazionale.

Le Regioni, infatti, non possono emanare norme più favorevoli (quindi meno restrittive) in contrasto a quelle governative, a meno che non siano emanate d’intesa con il Ministro della salute e comunque nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In tale senso, infatti, opera il disposto dell’art. 1, co. 16, del decreto legge n. 33/20 – come modificato dall’art. 1, co. 2, del DL n. 125/20 attualmente in fase di conversione in legge – ove si stabilisce che “nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (…) la Regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie restrittive rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai citati decreti e d'intesa con il Ministro della salute, anche ampliative.

Tale disposizione, pur non indicando chiaramente quale siano gli aspetti temporali da considerare, essendo la normativa emergenziale un susseguirsi vorticoso di ordinanze e decreti, appare chiara nell’individuare una supremazia dei DPCM rispetto alle ordinanze più favorevoli, che possono essere più ampliative rispetto a limiti previgenti statali solo “previa intesa con il Ministro della salute”.

Nel caso delle limitazioni poste all’attività di ristorazione, la Regione Lombardia, con l’ordinanza del 21 ottobre n. 623 che ha modificato la precedente ordinanza n. 620 del 16 ottobre 2020, ha stabilito “un massimo per tavolo di sei persone (in tale numero non sono computati conviventi e congiunti)”.

Il successivo DPCM del 3 dicembre ha, invece, ristretto tale numero, su tutto il territorio nazionale, a 4 persone per tavolo (salvo che siano tutti conviventi).

Per le ragioni sopra riportate, trattandosi di una norma nazionale successiva e di carattere restrittivo, quest’ultima prevale sulla disciplina regionale previgente più favorevole.

Pertanto, la disposizione regionale che consente di far sedere allo stesso tavolo 6 persone deve essere disapplicata.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Nelle regioni c.d. “arancioni” la ristorazione con asporto è inequivocabilmente consentita dal DPCM 3 dicembre (art. 2 comma 4, lett. c) fino alle ore 22 con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. La vendita per asporto dei prodotti alimentari può, quindi, avvenire all’interno del locale commerciale fino alle ore 22, nel rispetto dei limiti previsti per il distanziamento personale. Il DPCM del 3 dicembre 2020, infatti, non prevede alcuna limitazione ulteriore in caso di vendita da asporto, per cui – salvo ulteriori restrizioni imposte dalle ordinanze regionali – non è obbligatoria la prenotazione o la consegna dei prodotti al di fuori del locale.

Si ritiene, tuttavia opportuno che – al fine di evitare qualsiasi forma di assembramento o di consumo sul posto – venga esposta un’apposita segnaletica che renda chiaro che i prodotti alimentari non possono essere consumati all’interno del locale e nemmeno nelle vicinanze dello stesso o vengano circoscritte le parti del locale eventualmente adibite alla somministrazione (tavoli, sedie, panche, mensole).

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Nelle regioni “rosse” la vendita per asporto dei prodotti alimentari può avvenire all’interno del locale commerciale fino alle ore 22, nel rispetto dei limiti previsti per il distanziamento personale. Il DPCM del 3 dicembre 2020, infatti, non prevede alcuna limitazione ulteriore in caso di vendita da asporto, per cui – salvo ulteriori restrizioni imposte dalle ordinanze regionali – non è obbligatoria la prenotazione o la consegna dei prodotti al di fuori del locale.
Si ritiene, tuttavia opportuno che – al fine di evitare qualsiasi forma di assembramento o di consumo sul posto – venga esposta un’apposita segnaletica che renda chiaro che i prodotti alimentari non possono essere consumati all’interno del locale e nemmeno nelle vicinanze dello stesso o vengano circoscritte le parti del locale eventualmente adibite alla somministrazione (tavoli, sedie, panche, mensole).
(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, in quanto il DPCM del 3 dicembre 2020 non pone, in via generale, alcuna restrizione per le attività di produzione e servizi generalmente ricomprese nell’artigianato, salvo le restrizioni per alcune specifiche attività di seguito riportate.
Sono, infatti, sospese le attività delle estetiste, in quanto non ricomprese nell’allegato 24 del decreto che elenca le attività dei servizi alla persona che possono continuare ad operare nelle regioni “rosse”.
Sono, inoltre, soggette a limitazione le attività dell’artigianato alimentare (ricomprese ai sensi della classificazione Ateco nella “ristorazione”). Tale attività, tra cui rientrano le pizzerie al taglio, pasticcerie, piadinerie, rosticcerie, gelaterie, friggitorie, etc., ai sensi dell’art. 3, co. 4, lett. c) sono sospese, salvo la possibilità della consegna a domicilio e – fino alle 22 – l’asporto (con divieto di consumazione sul posto e nelle adiacenze del locale).
(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, le attività di ristorazione possono continuare a rimanere aperte anche dopo le ore 18 per la vendita da asporto dei prodotti alimentari.

L’art. 1 co. 10, lett. gg), del DPCM del 3 dicembre 2020, ha previsto l’obbligo generale di chiusura delle attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) alle ore 18.00, prevedendo al contempo alcune deroghe per determinate attività. Tra queste deroghe rientra l’attività di ristorazione con asporto che resta consentita fino alle ore 22, ma con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze del locale (al fine di evitare assembramenti). Tale regola vale sull’intero territorio nazionale, salvo le ulteriori restrizioni poste dalle ordinanze regionali.

Per completezza si segnala che è sempre consentita (senza limitazioni di orario) la ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per il confezionamento e il trasporto degli alimenti.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Alla luce del DPCM 3 dicembre 2020, nelle zone arancioni è possibile svolgere sia l’attività di fotografo sia quella di vendita al dettaglio di materiale per ottica e fotografia.
Nelle zone arancioni, infatti, oltre alle “ordinarie” limitazioni previste per le zone gialle dall’art. 1 del DPCM, sono previste ulteriori limitazioni solo per le attività di ristorazione (art. 2, co. 4, lett. c).
Pertanto, per quanto riguarda l’attività con codice Ateco 47.78.2 “Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia” questa è certamente consentita nel rispetto delle regole previste (distanza interpersonale di almeno un metro, ingressi dilazionati, divieto di sostare nei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni, rispetto dei protocolli o linee guida previsti per il settore di riferimento, esposizione del cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse nel locale stesso, etc.).
Unica limitazione prevista è quella per le giornate festive e prefestive, nelle quali sono chiusi tutti gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati, dei centri commerciali e delle altre strutture assimilabili (ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole).
Si ricorda, infine, che fino al 6 gennaio 2021, l’apertura degli esercizi commerciali al dettaglio è consentita fino alle ore 21.00.
Per le stesse motivazioni anche l’attività di fotografo, e nello specifico l’attività con codice Ateco74.20.19 “Altre attività di riprese fotografiche” è consentita nelle zone arancioni. Nel codice Ateco 74.20.19 rientrano anche “i ritratti fotografici quali foto formato tessera” che pertanto – nel rispetto delle regole di sicurezza – sono da ritenersi ugualmente consentite.
Per quanto concerne gli spostamenti del fotografo che si rechi presso il committente, questi sono da considerarsi senz’altro consentiti in quanto motivate da esigenze di lavoro.
Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente al di fuori del proprio Comune di residenza, domicilio o abitazione potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti solo “per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. Pertanto, qualora il cliente si rivolga ad un fotografo al di fuori del proprio Comune, per motivi diversi da quello lavorativo, potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non ritengano adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia pertanto di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.
(Fonte: Confartigianato risposta del 7 dicembre 2020)

L’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti sono consentiti per l’uso dei servizi igienici, per effettuare il pagamento del conto (ove non fosse possibile effettuarlo all’esterno) o per acquistare i prodotti per asporto, per il tempo strettamente necessario a tali necessità e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

L’ingresso e la permanenza nei locali da parte dei clienti sono consentiti per l’uso dei servizi igienici, per effettuare il pagamento del conto (ove non fosse possibile effettuarlo all’esterno) o per acquistare i prodotti per asporto, per il tempo strettamente necessario a tali necessità e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti.

(Fonte: FAQ Governo 30 aprile 2021)

L’attività di produzione di mobili è senz’altro consentita anche nelle zone cosiddette “rosse”. È, quindi, consentito anche la consegna dei mobili in quanto spostamento giustificato dallo svolgimento di attività lavorativa.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente, anche su appuntamento, potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)

L’attività di produzione di mobili è senz’altro consentita anche nelle zone cosiddette “rosse”. È, quindi, consentito anche la consegna dei mobili in quanto spostamento giustificato dallo svolgimento di attività lavorativa.

Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente, anche su appuntamento, potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti, anche all’interno del comune, solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per  motivi  di salute. Pertanto, tale spostamento potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non siano ritenute adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia, pertanto, di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.

Si ricorda che va sempre verificata l’esistenza di ulteriori norme restrittive emanate nelle ordinanze regionali e comunali.

(Fonte: Confartigianato risposta aggiornata il 16 marzo 2021)