ATTIVITà ARTIGIANE

 

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Si, in quanto il DL Natale ha stabilito che nei giorni del 31 dicembre e del 2 gennaio l’intero territorio italiano sarà considerato “zona rossa” e in tale zona non è previsto alcun divieto di svolgimento delle attività di sartoria.

Infatti, l’articolo 3 del DPCM del 3 dicembre 2020 - che stabilisce le restrizioni per le attività economiche da applicare nelle zone rosse – non prevede alcuna limitazione specifica per tali attività artigiane.

Le uniche limitazioni previste nelle zone “rosse” riguardano i settori del commercio al dettaglio (codice Ateco 47), della ristorazione (codice Ateco 56) e dei servizi alla persona (codice Ateco 96).

In nessuno di questi macrosettori rientra l’attività oggetto del quesito, che è contraddistinto dal codice Ateco 141320 “Sartoria e confezione su misura di abbigliamento esterno”.

Occorre, inoltre, ricordare che nelle zone “rosse” esistono limiti stringenti agli spostamenti delle persone, consentiti solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Pertanto, l’imprenditore o il dipendente dell’impresa potrà certamente recarsi in azienda per esigenze lavorative, trattandosi di attività consentite. Si ricorda che è onere del soggetto interessato (imprenditore o lavoratore) dimostrare la sussistenza delle esigenze di lavoro e a tal fine è sempre necessario utilizzare l’autocertificazione, dichiarando che lo spostamento è dovuto ad esigenze lavorative. Sarebbe, inoltre, opportuno circostanziare quanto autocertificato con ulteriori documenti, quali: scontrini, fatture, documenti di trasporto, ordini, prenotazioni, tesserini o altri elementi che facilitino la verifica da parte delle forze dell’ordine. Nel caso di spostamenti del lavoratore l’impresa potrà, inoltre, rilasciare al proprio dipendente un documento che dichiari che il soggetto lavora presso l’azienda.

Si ritiene, inoltre, che l’impresa di sartoria possa continuare a vendere i prodotti di propria produzione alla clientela in quanto la legge quadro per l’artigianato (n. 443/85), all’art. 5, consente all’impresa artigiana di vendere i propri prodotti nei locali di produzione, o ad essi contigui, senza l’applicazione delle ordinarie disposizioni sul commercio al dettaglio (cui, invece, si riferiscono le limitazioni poste dal DPCM del 3 dicembre, tra cui il divieto di commercio al dettaglio di abbigliamento).

La sartoria artigiana, però, può vendere esclusivamente gli abiti di propria produzione e non anche altre confezioni prodotte altrove, in quanto queste ultime rientrerebbero nel settore del commercio di abbigliamento (vietato nelle zone rosse).

Analogamente non è consentita la vendita dei prodotti di propria produzione in locali diversi o non contigui a quelli del laboratorio artigiano, quali ad esempio i temporary store che generalmente sono posti in una zona diversa da quella di produzione (ad es. in un centro commerciale o in una zona di grande visibilità).

Questo genere di vendita, infatti, non può considerarsi meramente accessorio rispetto alla produzione dei beni da parte dell’artigiano, bensì rientra nella disciplina del commercio (con i limiti sopra ricordati).

In ogni caso, al fine di evitare possibili contestazioni da parte delle autorità di controllo si consiglia di porre un quesito alla Prefettura territorialmente competente per ottenere il riconoscimento esplicito della legittimità di tale attività.

Occorre, infine, considerare le eventuali ordinanze locali che possono prescrivere ulteriori disposizioni in materia.

(Fonte: Confartigianato risposta del 29 dicembre 2020)

In via di principio, nel caso di disposizioni emergenziali emanate a livello nazionale, che siano in contrasto con le ordinanze regionali, si applica la disposizione regionale solo se più restrittiva di quella nazionale.

Negli altri casi prevale la norma nazionale.

Le Regioni, infatti, non possono emanare norme più favorevoli (quindi meno restrittive) in contrasto a quelle governative, a meno che non siano emanate d’intesa con il Ministro della salute e comunque nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In tale senso, infatti, opera il disposto dell’art. 1, co. 16, del decreto legge n. 33/20 – come modificato dall’art. 1, co. 2, del DL n. 125/20 attualmente in fase di conversione in legge – ove si stabilisce che “nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (…) la Regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie restrittive rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai citati decreti e d'intesa con il Ministro della salute, anche ampliative.

Tale disposizione, pur non indicando chiaramente quale siano gli aspetti temporali da considerare, essendo la normativa emergenziale un susseguirsi vorticoso di ordinanze e decreti, appare chiara nell’individuare una supremazia dei DPCM rispetto alle ordinanze più favorevoli, che possono essere più ampliative rispetto a limiti previgenti statali solo “previa intesa con il Ministro della salute”.

Nel caso delle limitazioni poste all’attività di ristorazione, la Regione Lombardia, con l’ordinanza del 21 ottobre n. 623 che ha modificato la precedente ordinanza n. 620 del 16 ottobre 2020, ha stabilito “un massimo per tavolo di sei persone (in tale numero non sono computati conviventi e congiunti)”.

Il successivo DPCM del 3 dicembre ha, invece, ristretto tale numero, su tutto il territorio nazionale, a 4 persone per tavolo (salvo che siano tutti conviventi).

Per le ragioni sopra riportate, trattandosi di una norma nazionale successiva e di carattere restrittivo, quest’ultima prevale sulla disciplina regionale previgente più favorevole.

Pertanto, la disposizione regionale che consente di far sedere allo stesso tavolo 6 persone deve essere disapplicata.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, la consegna a domicilio nelle zone gialle è inequivocabilmente consentita senza limiti di orario dal DPCM 3 dicembre 2020.

L’art. 1 comma 10 lett. gg), infatti, prevede che resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Ciò è, peraltro, confermato da una recente FAQ del Governo nella quale si legge: “In quest'area (gialla), i ristoranti e le altre attività di ristorazione, compresi bar, pasticcerie e gelaterie, sono aperti con possibilità di consumo all'interno dalle 5 alle 18. Dalle 5 alle 22 è consentita anche la vendita da asporto. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti”.

Sono fatte salve eventuali norme più restrittive emanate a livello locale.

Si precisa, infine, che il titolare o dipendente dell’impresa che effettua la consegna tra le 22 e le 5 dovrà comprovare con l’autocertificazione che lo spostamento è dovuto a motivi di lavoro, allegando ove possibile lo scontrino relativo alla merce venduta.

Si inviata l’Associazione ad inviare copie dei verbali o delle intimazioni rivolte alle imprese, con le quali è stato impedito lo svolgimento dell’attività.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Nelle regioni c.d. “arancioni” la ristorazione con asporto è inequivocabilmente consentita dal DPCM 3 dicembre (art. 2 comma 4, lett. c) fino alle ore 22 con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. La vendita per asporto dei prodotti alimentari può, quindi, avvenire all’interno del locale commerciale fino alle ore 22, nel rispetto dei limiti previsti per il distanziamento personale. Il DPCM del 3 dicembre 2020, infatti, non prevede alcuna limitazione ulteriore in caso di vendita da asporto, per cui – salvo ulteriori restrizioni imposte dalle ordinanze regionali – non è obbligatoria la prenotazione o la consegna dei prodotti al di fuori del locale.

Si ritiene, tuttavia opportuno che – al fine di evitare qualsiasi forma di assembramento o di consumo sul posto – venga esposta un’apposita segnaletica che renda chiaro che i prodotti alimentari non possono essere consumati all’interno del locale e nemmeno nelle vicinanze dello stesso o vengano circoscritte le parti del locale eventualmente adibite alla somministrazione (tavoli, sedie, panche, mensole).

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, in quanto il DPCM del 3 dicembre 2020 non individua alcuna limitazione per le attività rientranti nel codice Ateco 02.20.00 relativo all’utilizzo delle aree forestali.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Nelle regioni “rosse” la vendita per asporto dei prodotti alimentari può avvenire all’interno del locale commerciale fino alle ore 22, nel rispetto dei limiti previsti per il distanziamento personale. Il DPCM del 3 dicembre 2020, infatti, non prevede alcuna limitazione ulteriore in caso di vendita da asporto, per cui – salvo ulteriori restrizioni imposte dalle ordinanze regionali – non è obbligatoria la prenotazione o la consegna dei prodotti al di fuori del locale.
Si ritiene, tuttavia opportuno che – al fine di evitare qualsiasi forma di assembramento o di consumo sul posto – venga esposta un’apposita segnaletica che renda chiaro che i prodotti alimentari non possono essere consumati all’interno del locale e nemmeno nelle vicinanze dello stesso o vengano circoscritte le parti del locale eventualmente adibite alla somministrazione (tavoli, sedie, panche, mensole).
(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, in quanto il DPCM del 3 dicembre 2020 non pone, in via generale, alcuna restrizione per le attività di produzione e servizi generalmente ricomprese nell’artigianato, salvo le restrizioni per alcune specifiche attività di seguito riportate.
Sono, infatti, sospese le attività delle estetiste, in quanto non ricomprese nell’allegato 24 del decreto che elenca le attività dei servizi alla persona che possono continuare ad operare nelle regioni “rosse”.
Sono, inoltre, soggette a limitazione le attività dell’artigianato alimentare (ricomprese ai sensi della classificazione Ateco nella “ristorazione”). Tale attività, tra cui rientrano le pizzerie al taglio, pasticcerie, piadinerie, rosticcerie, gelaterie, friggitorie, etc., ai sensi dell’art. 3, co. 4, lett. c) sono sospese, salvo la possibilità della consegna a domicilio e – fino alle 22 – l’asporto (con divieto di consumazione sul posto e nelle adiacenze del locale).
(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, in quanto il DPCM del 3 dicembre 2020 non introduce restrizioni relativamente alle attività di calzolaio, produzioni di serramenti in alluminio e tappezzeria.

Nello specifico, il decreto citato, all’art. 3, stabilisce le limitazioni alle attività produttive nelle c.d. regioni “rosse”, con riguardo in particolare ai settori del commercio al dettaglio (codice Ateco 47), della ristorazione (codice Ateco 56) e dei servizi alla persona (codice Ateco 96).

In nessuno di questi macrosettori rientrano le attività oggetto del quesito, in quanto i calzolai recano il codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio”, la produzione di serramenti in alluminio il codice Ateco 25.12.10 “Fabbricazione di porte, finestre e loro telai, imposte e cancelli metallici” e i tappezzieri il codice Ateco 95.24.0 “Riparazione di mobili e di oggetti di arredamento; laboratori di tappezzeria”.

Nello specifico, per i calzolai - oltre all’attività di riparazione delle calzature - è consentita anche l’attività di duplicazioni chiavi, che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

Occorre, infine, ricordare che nelle c.d. regioni “rosse” esistono limiti stringenti agli spostamenti delle persone, consentiti solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Pertanto, l’imprenditore o il dipendente dell’impresa potrà certamente recarsi in azienda per esigenze lavorative, trattandosi di attività consentite. In assenza di un chiarimento da parte del Governo - che consenta di delimitare con maggiore certezza il concetto di “situazione di necessità” - si ritiene che sia consentito al cliente recarsi presso una di queste attività “non sospese”. Sarebbe, infatti, irragionevole ritenere che il DPCM abbia inteso mantenere aperte alcune attività, impedendo al contempo ai clienti di recarvisi.

Pertanto, si ritiene opportuno che l’azienda consigli alla propria clientela (ove possibile) di autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità collegata all’attività dell’azienda stessa, magari comprovando lo spostamento con una richiesta di appuntamento.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, il DPCM del 3 dicembre 2020, all’art. 3, ha dettato le misure di contenimento per le c.d. “regioni rosse”, senza individuare restrizioni per l’attività di riparazione di calzature.

Tale attività, rientra nel codice Ateco 95.23 “Riparazione di calzature e articoli da viaggio” e, pertanto, deve essere tenuta distinta dalle altre attività che subiscono limitazioni (tra cui rientrano alcune attività di commercio al dettaglio, con codice Ateco 47, e alcuni “servizi alla persona”, con codice Ateco 96).

L’attività di riparazione del calzolaio, pertanto, è consentita senza limitazioni, analogamente a quella di duplicazioni chiavi che rientra tra le attività dei “Servizi di riparazioni rapide, duplicazione chiavi, affilatura coltelli, stampa immediata su articoli tessili, incisioni rapide su metallo non prezioso” con codice Ateco 95.29.04 (anch’esso non rientrante nelle attività sospese).

Si ritiene, infine, che sia consentita anche l’attività accessoria di vendita di beni collegati alla prestazione della riparazione.

Occorre, infatti, considerare che l’attività di calzolaio rientra tipicamente tra le attività artigiane disciplinate dalla legge quadro per l’artigianato (n. 443/85). Ai sensi dell’art. 3 della legge richiamata, l’artigianato si caratterizza, infatti, per la possibilità di fornire al committente quanto strettamente collegato alla prestazione del servizio reso, senza che vengano applicate a tali attività accessorie le disposizioni sul commercio.

Sulla base di questa specificità, si ritiene, che il calzolaio possa vendere al cliente anche i beni collegati alla riparazione stessa, essendo tale attività secondaria il completamento di quella primaria della riparazione.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

Si, le attività di ristorazione possono continuare a rimanere aperte anche dopo le ore 18 per la vendita da asporto dei prodotti alimentari.

L’art. 1 co. 10, lett. gg), del DPCM del 3 dicembre 2020, ha previsto l’obbligo generale di chiusura delle attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) alle ore 18.00, prevedendo al contempo alcune deroghe per determinate attività. Tra queste deroghe rientra l’attività di ristorazione con asporto che resta consentita fino alle ore 22, ma con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze del locale (al fine di evitare assembramenti). Tale regola vale sull’intero territorio nazionale, salvo le ulteriori restrizioni poste dalle ordinanze regionali.

Per completezza si segnala che è sempre consentita (senza limitazioni di orario) la ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per il confezionamento e il trasporto degli alimenti.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

No, in quanto la disposizione del DPCM del 3 dicembre 2020, che impone ai locali e agli esercizi commerciali di esporre un cartello con il numero massimo di persone ammesse all’intero, deve essere letta nel combinato disposto con l’allegato Allegato 9 del medesimo DPCM che riporta le misure di contenimento specifiche per le attività di acconciatori ed estetisti.

L’art. 1 del DPCM citato, nell’individuare le misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale, al comma 6, stabilisce che: “È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”.

La stessa disposizione, quindi, invita a interpretare tale obbligo, di carattere generale, in base ai protocolli e alle linee guida che individuano, nel dettaglio, le misure di contenimento del virus per le diverse attività.

A tal riguardo occorre riferirsi all’allegato 9 del DPCM citato che reca “Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dell’8 ottobre 2020”, con una scheda tecnica specifica per i “Servizi alla persona (acconciatori, estetisti e tatuatori)”.

Sono queste, pertanto, le regole che devono essere, in primo luogo, rispettate dalle attività di acconciatori ed estetisti in questa fase.

Tra le misure indicate nella scheda tecnica sono previste numerose precauzioni tra cui quelle per evitare gli assembramenti all’interno dei locali:

- l’accesso dei clienti deve avvenire solo tramite prenotazione;

- la permanenza dei clienti all’interno dei locali è consentita limitatamente al tempo indispensabile all’erogazione del servizio o trattamento;

- è consentita la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale;

- gli spazi devono essere riorganizzati, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti.

Tali disposizioni, rendono evidente come per acconciatori ed estetisti – nei cui saloni la clientela è ricevuta solo su prenotazione e con un numero massimo basato sulla capienza del locale e sulla riorganizzazione degli spazi che assicuri il mantenimento del distanziamento sociale – non trovi ragione di applicazione la regola generale relativa all’esposizione del cartello sopra citato, in quanto nel salone – a differenza di quanto avviene negli altri esercizi commerciali (ad esempio, le attività di ristorazione, i negozi di qualunque genere merceologico, etc.) che non operano obbligatoriamente su prenotazione - non può determinarsi alcun genere di assembramento, che è lo scopo della disposizione generale dell’art. 1, co. 6.

Ad ogni modo si evidenzia che nulla vieta alle imprese del settore – qualora lo ritengano opportuno - di esporre il cartello con le indicazioni del numero massimo di persone ammesse, anche al fine di evitare eventuali contestazioni da parte degli organi di controllo.

(Fonte: Confartigianato risposta del 17 dicembre 2020)

In questi casi l’impresa può attivare il diritto al contraddittorio previsto dall’art. 18 della legge n. 689/81.
In questo modo l’impresa può far valere le proprie ragioni, producendo scritti difensivi o documenti o chiedendo l’audizione personale, al fine di ottenere un’ordinanza di archiviazione.
Il termine per l’invio dei documenti o della richiesta di audizione è di 30 giorni dalla contestazione.
Tali richieste e documenti devono essere inviati al Prefetto territorialmente competente.
Tali attività non necessitano dell’assistenza di un legale e possono essere svolte direttamente dall’impresa. Si consiglia comunque di rivolgersi alla propria Associazione per ottenere adeguata assistenza.
Nel merito l’impresa di acconciatura può sostenere che la sanzione amministrativa per il mancato rispetto delle misure di contenimento anti-covid, previste per i centri commerciali durante i giorni festivi e prefestivi, non sia legittima in quanto riferita ad un’impresa di “servizi alla persona”, tipicamente un’attività artigiana, e non ad un “esercizio commerciale”, che rientra nel settore del commercio.
Infatti, l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).
Analoga motivazione vale anche nelle zone rosse, nelle quali lo svolgimento dell’attività di acconciatore è consentito dall’allegato 24 del DPCM citato consente.
Nel caso concreto, l’errore nell’applicazione della disposizione in esame (prevista per il settore del commercio al dettaglio e non per il settore dell’artigianato) risulta evidente anche dal verbale di accertamento, nel cui modulo la polizia locale non ha contestato la violazione dell’obbligo di “chiusura prevista nelle giornate festive e prefestive” nei centri commerciali (correttamente riferita nello stesso modulo alle sole “attività di commercio al dettaglio”), bensì quella di mancato rispetto dell’obbligo di esercizio delle attività inerenti “servizi alla persona non rientranti tra le attività previste dall’allegato 24”. Si tratta di una errata applicazione delle disposizioni, in quanto (come sopra evidenziato) l’allegato 24 prevede espressamente l’attività dei “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere”.
Si consideri, inoltre, che non è possibile giustificare l’estensione ai “servizi alla persona” della limitazione prevista per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali, con la finalità di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.
Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.
Si ricorda, infine, che ulteriori misure restrittive potrebbero essere imposte dalle ordinanze regionali.
(Fonte: Confartigianato risposta del 14 dicembre 2021)

Si, in quanto nelle zone arancioni non sono previsti limiti per le attività di vendita al dettaglio, ad eccezione dell’obbligo di chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali ubicati all’interno di centri commerciali, mercati e altre strutture assimilabili.
Pertanto la vendita dei prodotti di un’impresa di “Confezioni varie e accessori per l'abbigliamento” (codice Ateco 141910) è consentita, salvo che il temporary store non sia ubicato in un centro commerciale; in tal caso il negozio dovrà rimanere chiuso nei giorni festivi e prefestivi.
Si ricorda che le ordinanze regionali possono prevedere ulteriori restrizioni a livello locale.
Infine, si evidenzia che nelle zone arancioni esistono limitazioni agli spostamenti tra Comuni. Pertanto, i clienti che provengono da un Comune diverso da quello in cui è ubicato il temporary store dovranno autocertificare che lo spostamento è motivato da una situazione di necessità.
(Fonte: Confartigianato risposta del 14 dicembre 2022)

Abbiamo notizia che in questi giorni in alcune località, la polizia locale stia sanzionando le attività di servizio alla persona che operano nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi.

A nostro avviso tali organi di controllo applicano le disposizioni che limitano le attività economiche nei centri commerciali in maniera eccessivamente restrittiva, senza considerare adeguatamente le differenze normative esistenti tra i “servizi alla persona”, tipicamente attività artigiane, e gli “esercizi commerciali”, che rientrano nel settore del commercio.

Vi sono, pertanto, talune ragioni per opporsi alla contravvenzione, in quanto l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).

A nostro avviso, nemmeno può essere fatta valere l’argomentazione secondo la quale la ratio della limitazione per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali potrebbe essere estesa a tutte le attività economiche al fine di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona (acconciatori, estetiste e tatuatori) possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.

Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.

Nonostante le argomentazioni sopra esposte, è tuttavia possibile che, localmente, gli organi di controllo assumano determinazioni diverse e di questo occorre tenere conto al fine di evitare danni alle imprese.

Si consiglia, pertanto, di valutare la possibile contestazione il verbale, pur nella consapevolezza che, come accaduto già durante la prima ondata di Coronavirus le decisioni su questo aspetto possono avere un esito incerto.

(Fonte: Confartigianato risposta dell’11/12/2020)

No, in quanto nelle zone rosse l’attività di vendita al dettaglio di prodotti di abbigliamento non è consentita. L’articolo 3, comma 4, lett. b) del DCPM 3 dicembre 2020, infatti, ha sospeso le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell'allegato 23, tra i quali non rientrano le “confezioni varie e accessori per l’abbigliamento” (codice Ateco 14.19.10).
Né vale, nel caso di un temporary shop, la considerazione che la vendita riguardi beni prodotti da un’impresa artigiana.
I temporary shop, infatti, generalmente sono posti in una zona diversa da quella di produzione (ad es. in un centro commerciale o in una zona di grande visibilità).
Pertanto questo genere di vendita al dettaglio non può considerarsi meramente accessorio rispetto alla produzione dei beni.
Occorre, infatti, considerare che la legge quadro per l’artigianato (n. 443/85), all’art. 5, consente all’impresa artigiana di vendere i propri prodotti nei locali di produzione, o ad essi contigui, senza l’applicazione delle ordinarie disposizioni sul commercio.
Non è questo, però, il caso del temporary shop che è generalmente posto in un locale diverso e distante da quello di produzione.
In ogni caso, è possibile porre un quesito al prefetto territorialmente competente al fine di ottenere un eventuale assenso alla vendita all’interno del temporary shop.
Occorre, infine, considerare le eventuali ordinanze locali che possono prescrivere ulteriori disposizioni in materia.
(Fonte: Confartigianato risposta del 11 dicembre 2022)

Abbiamo notizia che in questi giorni in alcune località, la polizia locale stia sanzionando le attività di servizio alla persona che operano nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi e che nelle FAQ pubblicate dal Governo relativamente alle zone rosse si dichiara che “le attività di vendita individuate nell’allegato 23, nonché quelle relative a servizi alla persona indicati nell’allegato 24 del dpcm, sono consentite in ogni giorno della settimana se non sono situate all’interno dei centri commerciali”.
A nostro avviso tali interpretazioni sono eccessivamente restrittive, in quanto non considerano adeguatamente le differenze normative esistenti tra i “servizi alla persona”, tipicamente attività artigiane, e gli “esercizi commerciali”, che rientrano nel settore del commercio.
Vi sono, pertanto, talune ragioni per opporsi a tale interpretazione e alle eventuali contravvenzioni, in quanto l'espressione contenuta nell'art. 1, co. 10, lett. ff) del DPCM del 3 dicembre 2020 (nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri commerciali), indica chiaramente che l’obbligo di chiusura in esame si applica agli esercizi commerciali e non anche alle attività artigiane di servizi alla persona, le quali peraltro, ai sensi della lettera ii) del medesimo articolo, sono espressamente consentite, senza distinzione rispetto al locale in cui viene esercitata l’attività (in un locale a sé o in un centro commerciale).
A nostro avviso, nemmeno può essere fatta valere l’argomentazione secondo la quale la ratio della limitazione per gli esercizi commerciali ubicati all’interno dei centri commerciali potrebbe essere estesa a tutte le attività economiche al fine di evitare assembramenti, in quanto le attività di servizi alla persona (acconciatori, estetiste e tatuatori) possono consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione con l’obbligo di mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg, così come stabilito nelle linee guida di cui all’Allegato 9 del DPCM citato.
Pertanto nessun assembramento può generarsi dallo svolgimento di tali attività.
Nonostante le argomentazioni sopra esposte, è tuttavia possibile che, localmente, gli organi di controllo o le direzioni dei centri commerciali assumano determinazioni diverse e di questo occorre tenere conto al fine di evitare danni alle imprese.
Si consiglia, pertanto, di rivolgersi al Prefetto territorialmente competente per ottenere un chiarimento sulla questione che consenta lo svolgimento delle attività di servizi alla persona anche nei giorni festivi e prefestivi nei centri commerciali.
(Fonte: Confartigianato risposta del 11 dicembre 2021)

No, il DPCM del 3 dicembre 2020 conferma la sospensione di tutti i corsi di formazione in presenza, ad eccezione di alcuni casi tra i quali non risulta quello dello studio fotografico.
Tuttavia, deve rilevarsi che, ai sensi della lett. s comma 10 art. 1 DPCM del 3 dicembre (che prevede che possano svolgersi, secondo le modalità emanate dalle singole Regioni, l'attività formativa in presenza, ove necessaria, nell'ambito di tirocini, stage e attività di laboratorio) ciò sia consentito in Abruzzo anche in condizioni di massimo rischio legate alla zona rossa alla luce di specifiche disposizioni regionali.
(Fonte: Confartigianato risposta del 7 dicembre 2020)

Alla luce del DPCM 3 dicembre 2020, nelle zone arancioni è possibile svolgere sia l’attività di fotografo sia quella di vendita al dettaglio di materiale per ottica e fotografia.
Nelle zone arancioni, infatti, oltre alle “ordinarie” limitazioni previste per le zone gialle dall’art. 1 del DPCM, sono previste ulteriori limitazioni solo per le attività di ristorazione (art. 2, co. 4, lett. c).
Pertanto, per quanto riguarda l’attività con codice Ateco 47.78.2 “Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia” questa è certamente consentita nel rispetto delle regole previste (distanza interpersonale di almeno un metro, ingressi dilazionati, divieto di sostare nei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni, rispetto dei protocolli o linee guida previsti per il settore di riferimento, esposizione del cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse nel locale stesso, etc.).
Unica limitazione prevista è quella per le giornate festive e prefestive, nelle quali sono chiusi tutti gli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati, dei centri commerciali e delle altre strutture assimilabili (ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole).
Si ricorda, infine, che fino al 6 gennaio 2021, l’apertura degli esercizi commerciali al dettaglio è consentita fino alle ore 21.00.
Per le stesse motivazioni anche l’attività di fotografo, e nello specifico l’attività con codice Ateco74.20.19 “Altre attività di riprese fotografiche” è consentita nelle zone arancioni. Nel codice Ateco 74.20.19 rientrano anche “i ritratti fotografici quali foto formato tessera” che pertanto – nel rispetto delle regole di sicurezza – sono da ritenersi ugualmente consentite.
Per quanto concerne gli spostamenti del fotografo che si rechi presso il committente, questi sono da considerarsi senz’altro consentiti in quanto motivate da esigenze di lavoro.
Diversamente, rispetto agli spostamenti del cliente al di fuori del proprio Comune di residenza, domicilio o abitazione potrebbero sorgere contestazioni in quanto questi sono consentiti solo “per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. Pertanto, qualora il cliente si rivolga ad un fotografo al di fuori del proprio Comune, per motivi diversi da quello lavorativo, potrebbe essere oggetto di rilievi da parte delle autorità di controllo, qualora non ritengano adeguate le ragioni addotte nell’autocertificazione. Si consiglia pertanto di rivolgersi preventivamente alla Prefettura competente per ottenere un chiarimento su quest’ultimo aspetto.
(Fonte: Confartigianato risposta del 7 dicembre 2020)

Sì, rientrano tra le esigenze lavorative di cui all’art. 3, comma 4, lettera a), del DPCM 3 dicembre 2020.

(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020 aggiornata al DOCM 3 dicembre 2020)

Sì, rientrano fra le esigenze lavorative di cui all’art. 2, comma 4, lettera a), del DPCM 3 dicembre 2020.

(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020 aggiornata al DPCM 3 dicembre 2020)

Sì, rientrano fra le esigenze lavorative previste dal DPCM 3 dicembre 2020.

(Fonte: Faq Governo del 7/11/2020 aggiornata al DPCM 3 dicembre 2020)

No, possono restare aperti oltre le ore 18 solo gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali e negli aeroporti, nei porti e negli interporti con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020 aggiornata al DPCM 3 dicembre)

In quest'area, i ristoranti e le altre attività di ristorazione, compresi bar, pasticcerie e gelaterie, sono aperti esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio, consentita senza limiti di orario, ma che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Sì, le vendite di mobili avvenute in negozio prima delle restrizioni, che non si fossero ancora concluse con la consegna e il montaggio, possono assimilarsi alle vendite a distanza.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale.
Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

No. Pertanto, il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari) può esercitare esclusivamente l’attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità ed è, quindi, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti beni diversi da quelli alimentari e di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali (si veda la faq precedente), l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Sì, le vendite di mobili avvenute in negozio prima delle restrizioni, che non si fossero ancora concluse con la consegna e il montaggio, possono assimilarsi alle vendite a distanza.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, anche nelle zone arancioni e rosse.
Quindi è consentita (senza limiti di orario) la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. Qualora manchi tali servizio all’interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio” (eventualmente organizzata dall’albergo), nei limiti di orario consentiti, con consumazione in albergo.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali (si veda la faq precedente), l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

In quest'area, i ristoranti e le altre attività di ristorazione, compresi bar, pasticcerie e gelaterie, sono aperti esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio, consentita senza limiti di orario, ma che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.
(Fonte: Faq Governo del 9 novembre 2020)

La sospensione di attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi include anche la sospensione delle attività interne di somministrazione di alimenti e bevande e di ristorazione a favore del proprio corpo associativo, trattandosi di una attività subordinata e collaterale rispetto alla attività principale.
(Fonte: Faq Governo del 9/11/2020)

Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali (si veda la faq precedente), l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.
(Fonte: Faq Governo del 9/112020)

In queste aree, i ristoranti e le altre attività di ristorazione, compresi bar, pasticcerie e gelaterie, sono aperti con possibilità di consumo all'interno dalle 5 alle 18. Dalle 5 alle 22 è consentita anche la vendita da asporto. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.
(Fonte: Faq Governo del 9 novembre 2020)

L’attività di produzione di mobili è senz’altro consentita anche nelle zone cosiddette “rosse”. È, quindi, consentito anche la consegna dei mobili in quanto spostamento giustificato dallo svolgimento di attività lavorativa. Si ritiene altresì consentito ricevere, previo appuntamento, i clienti presso i locali dell’azienda purché ciò non avvenga presso un negozio di vendita al dettaglio che non rientra tra quelli che possono restare aperti. Un’interpretazione in senso contrario sarebbe contraddittoria non consentendo all’azienda di poter vendere i propri prodotti (nel caso di specie mobili) pur essendo tra le attività non soggette a restrizione. Si consiglia di giustificare lo spostamento allegando all’autocertificazione la mail inviata al cliente relativa alla conferma dell’appuntamento.
(Fonte: Confartigianato risposta del 5/11/2020)