INFORMAZIONI GENERALI

 

Le risposte in ordine di tema e cronologico sono in costante aggiornamento

 


 

Sì, tali termini sono sospesi in base a quanto disposto dal Decreto Cura Italia all’art. 103 comma 2: “Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, compresi i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche alle segnalazioni certificate di inizio attività, alle segnalazioni certificate di agibilità, nonché alle autorizzazioni paesaggistiche e alle autorizzazioni ambientali comunque denominate. Il medesimo termine si applica anche al ritiro dei titoli abilitativi edilizi comunque denominati rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.
(Fonte: Confartigianato – risposta del 7/05/20)

No, sono sufficienti la SCIA già presentata prima dell'inizio dell'attività o, per i settori in cui è necessaria, l'autorizzazione già ottenuta a svolgere l'attività. Ad esempio, un ristorante potrà consegnare le pietanze a domicilio, anche se prima non rendeva questo servizio. Naturalmente, dovranno essere osservate tutte le norme di settore (incluse quelle igienico sanitarie e le tutele per i lavoratori che consegnano le merci) e dovranno essere evitati, anche al momento della consegna, contatti personali a distanza inferiore a un metro. (Fonte: FAQ Governo del 10/04/20)

Le regole sono indicate all’allegato 11 del Dpcm 17 maggio 2020. Fra queste vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento sociale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio, come l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni, l’uso di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso per i clienti dei supermercati, da mettere a disposizione vicino alle casse e ai sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, percorsi diversi per entrate e uscite.

Per maggiori informazioni si rinvia al sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico

(Fonte: Faq Governo del 27 maggio 2020)

Sì. È possibile promuovere percorsi informativi e formativi in modalità agile (Fonte: Faq Governo del 27 maggio 2020).

Le misure per gli esercizi commerciali sono indicate nell’allegato 11 del Dpcm 17 maggio 2020. Fra queste si evidenziano il mantenimento del distanziamento interpersonale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio, come l’ingresso uno alla volta nei negozi fino a 40 mq e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni (ove possibile con percorsi differenziati di entrata e di uscita), l’uso di mascherine nei luoghi chiusi, l’uso dei guanti nelle attività di acquisto e l’informazione per garantire il distanziamento dei cineti in attesa di entrata. Per le misure complete si veda l’allegato 11 del decreto (Fonte: Confartigianato - risposta del 19 maggio 2020).

Nulla dice il protocollo a riguardo. Ovviamente è assai consigliabile che tale attività, in particolare se riguarda grandi aree, impianti od ambienti di lavoro diversi, venga svolta da professionisti del settore (non fosse altro che per una questione di rischi relativi alla sicurezza sul lavoro dovuti alla particolare mansione ed all'esposizione a rischi biologici e da sostanze pericolose). A questo proposito le imprese debbono seguire le prescrizioni contenute nella circolare n. 5443 del Ministero della Salute; esse individuano gli specifici interventi di pulizia e disinfezione necessari ad evitare il rischio di contagio da Covid-19, attraverso l’utilizzo di specifici prodotti. Si precisa che si tratta di attività abitualmente svolte dalle imprese professionali del settore delle pulizie e non solo da quelle abilitate - a norma di legge di settore - anche alla "sanificazione”.  (Fonte: Confartigianato – risposta del 20 maggio 2020)

Fino al 2 giugno 2020, gli spostamenti al di fuori della propria regione restano consentiti esclusivamente per ragioni di lavoro, assoluta urgenza ovvero per motivi di salute propri o di un parente stretto che ne abbia necessità. A partire dal 3 giugno sarà nuovamente consentito spostarsi tra regioni diverse per qualsiasi motivo. Gli spostamenti interregionali potranno comunque essere limitati, solo con provvedimenti statali (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o ordinanze del Ministro della salute), in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree (Fonte: Faq Governo del 25 maggio 2020)

In questi casi lo spostamento è giustificato per esigenze lavorative, se non è possibile lavorare da casa o fruire di ferie o congedi (Fonte: Faq Governo del 27 maggio 2020)

Sì, sempre nel rispetto delle vigenti prescrizioni sul contenimento del contagio. I motivi dello spostamento, se al di fuori della Regione di residenza, devono essere legati unicamente ad esigenze lavorative e comunque devono essere dimostrati, anche mediante autocertificazione (Fonte: Faq Governo del 27 maggio 2020)

Dal 3 giugno saranno liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati:

- Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria);

- Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera);

- Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord;

- Andorra, Principato di Monaco;

- Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Dal 3 giugno le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non saranno più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per 14 giorni, a meno che non abbiano soggiornato in Paesi diversi nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia. Ad esempio, una persona che il 14 giugno entra in Italia in provenienza dalla Francia sarà sottoposta a isolamento fiduciario se è entrata in Francia dagli Stati Uniti il 4 giugno, ma non sarà sottoposta a isolamento se lo spostamento dagli Stati Uniti alla Francia è avvenuto entro il 30 maggio o se tra il 31 maggio e il 13 giugno ha soggiornato in Germania.

Dal 3 al 15 giugno agli spostamenti da e per Stati diversi rispetto a quelli sopra elencati continuano ad applicarsi le stesse regole che fino al 2 giugno valgono per tutti gli spostamenti da e per l’estero (v. faq precedente). Per maggiori informazioni si consiglia di consultare il sito del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Fonte: Faq Governo del 27 maggio 2020)

Il DPCM 17 maggio 2020 ha modificato le regole a cui deve attenersi chi esce e rientra in Italia dall'estero per motivi di lavoro.

In base al decreto citato, a partire dal 18 maggio 2020, non si applica più alcuna restrizione (tra cui il periodo di isolamento fiduciario) a chi entra in Italia per motivi di lavoro a condizione che sia:

- cittadino o residente nell’UE, negli Stati parte dell’accordo di Schengen o in Gran Bretagna;

- dipendente di imprese aventi sede legale o secondaria in Italia per spostamenti all'estero per comprovate esigenze lavorative di durata non superiore a 72 ore (prorogabili di ulteriori 48 ore);

- ai lavoratori transfrontalieri (per lavoratore transfrontaliero si intende, conformemente alla normativa europea, qualsiasi persona che esercita un'attività subordinata o autonoma in uno Stato e che risiede in un altro Stato diverso, nel quale ritorna in linea di massima ogni giorno o comunque almeno una volta la settimana).

Negli ulteriori casi il lavoratore (ad es. un lavoratore non UE che venga in Italia per lavoro per permanervi per un periodo superiore alle 72 ore - prorogabili di ulteriori 48 ore) è sottoposto, al momento dell'ingresso in Italia, alla sorveglianza sanitaria e all'isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni (Fonte Confartigianato: risposta del 19 maggio 2020)

No, in quanto fino al 2 giugno sono vietati gli spostamenti in una regione diversa rispetto a quella in cui ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute (DL n. 33/20, art. 1, co. 2). Di conseguenza, lo spostamento in un'altra regione per recarsi nel salone commerciale dell'impresa di vendita e noleggio camper, non rientrando in tali casi, sarebbe ingiustificato. (Fonte: Confartigianato – risposta del 19/05/2020)

 

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