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	<title>Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all&#8217;Assemblea di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 14:49:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Assemblea 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Ottobre 2026·EVENTI Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all&#8217;Assemblea di Confartigianato Si svolge mercoledì 28 ottobre, a Roma, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6745 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-logistica-e-mobilita category-trasporti tag-antitrust tag-bus tag-gare-dappalto tag-locali tag-municipalizzate" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Confartigianato a NetZero Milan 2026: gli ostacoli all’elettrificazione delle piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 13:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[netzero milan]]></category>
		<category><![CDATA[valentina bagozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Ottobre 2026·ENERGIA Confartigianato a NetZero Milan 2026: gli ostacoli all’elettrificazione delle piccole imprese Lo scorso 20 ottobre, Confartigianato [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Il 24 ottobre Linea Verde Start ad Ancona con i valori artigiani che costruiscono il futuro</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/linea-verde-start-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[linea verde start]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 21 Ottobre 2026·MEDIA Il 24 ottobre Linea Verde Start ad Ancona con i valori artigiani che costruiscono il futuro [&#8230;]</p>
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		<title>Spread del 23% del costo dell&#8217;energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 21 Ottobre 2026·ENERGIA Spread del 23% del costo dell&#8217;energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera italiana  Dal 19 al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>&#8220;Percorsi Accoglienti&#8221;, le botteghe che raccontano l’Italia e fanno rete con il territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:35:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ancos Aps]]></category>
		<category><![CDATA[percorsi accoglienti]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo esperienziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Ottobre 2026·TURISMO &#8220;Percorsi Accoglienti&#8221;, le botteghe che raccontano l’Italia e fanno rete con il territorio C’è un’Italia che [&#8230;]</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Confartigianato al TTG di Rimini: l’artigianato al centro del turismo esperienziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 13:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ttg travel experience]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Ottobre 2026·TURISMO Confartigianato al TTG di Rimini: l’artigianato al centro del turismo esperienziale Mettere al centro le persone, [&#8230;]</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Energia e sostenibilità: al via la Settimana di Confartigianato con eventi in tutta Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 06:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Ottobre 2026·SETTIMANA ENERGIA Energia e sostenibilità: al via la Settimana di Confartigianato con eventi in tutta Italia Oggi [&#8230;]</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Innovazione in crescita, soprattutto nelle piccole imprese. Il report dell’Istat</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Ottobre 2026·INNOVAZIONE Innovazione in crescita, soprattutto nelle piccole imprese. Il report dell’Istat Secondo l’Istat, nel recente report “L’innovazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>La giornalista Maria Latella a Confartigianato: «Riprendiamoci l’orgoglio del Made in Italy»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/la-giornalista-maria-latella-a-confartigianato-riprendiamoci-lorgoglio-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 15:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[maria latella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Ottobre 2026·EVENTI La giornalista Maria Latella a Confartigianato: «Riprendiamoci l’orgoglio del Made in Italy» Valorizzare il saper fare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>A Milano, scuola e impresa affollano il teatro Strehler per &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/a-milano-scuola-e-impresa-affollano-il-teatro-strehler-per-seize-the-change-futuri-sostenibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 13:28:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 13 Ottobre 2026·SETTIMANA ENERGIA A Milano, scuola e impresa affollano il teatro Strehler per &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Green skill, introvabili 1,6 milioni di lavoratori. Il report di Confartigianato all’evento ‘Seize the Change’</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/green-skill-introvabili-16-milioni-di-lavoratori-il-report-di-confartigianato-allevento-seize-the-change/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 15:12:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[SETTIMANA ENERGIA E SOSTENIBILITA' 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 12 Ottobre 2026·SETTIMANA ENERGIA Green skill, introvabili 1,6 milioni di lavoratori. Il report di Confartigianato all’evento ‘Seize the [&#8230;]</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Ottobre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>A Open Jam i Giovani Imprenditori Confartigianato raccontano agli studenti il valore del fare impresa</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/a-open-jam-i-giovani-imprenditori-confartigianato-raccontano-agli-studenti-il-valore-del-fare-impresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[giovani imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[open jam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Ottobre 2026·GIOVANI IMPRENDITORI A Open Jam i Giovani Imprenditori Confartigianato raccontano agli studenti il valore del fare impresa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6745 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-logistica-e-mobilita category-trasporti tag-antitrust tag-bus tag-gare-dappalto tag-locali tag-municipalizzate" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>A metà 2026 persiste il calo (-3,6%) dei prestiti alle piccole imprese. Le tendenze per regione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/a-meta-2026-persiste-il-calo-36-dei-prestiti-alle-piccole-imprese-le-tendenze-per-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:55:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[credito a pmi]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studii 8 Ottobre 2026·CREDITO A metà 2026 persiste il calo (-3,6%) dei prestiti alle piccole imprese. Le tendenze per regione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>La campagna fiscale 2026 del CAAF Confartigianato si chiude con numeri in aumento e un’assistenza sempre più qualificata</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/la-campagna-fiscale-2026-del-caaf-confartigianato-si-chiude-con-numeri-in-aumento-e-unassistenza-sempre-piu-qualificata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 11:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[caaf]]></category>
		<category><![CDATA[campagna fiscale 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Ottobre 2026·CAAF La campagna fiscale 2026 del CAAF Confartigianato si chiude con numeri in aumento e un’assistenza sempre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Con Intesa Sanpaolo un patto per la crescita delle piccole imprese e dei territori. Nuovo piano da 20 miliardi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/con-intesa-sanpaolo-un-patto-per-la-crescita-delle-piccole-imprese-e-dei-territori-nuovo-piano-da-20-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:37:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[anna roscio]]></category>
		<category><![CDATA[carlo messina]]></category>
		<category><![CDATA[INTESA SANPAOLO]]></category>
		<category><![CDATA[stefano barrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 8 Ottobre 2026·CREDITO Con Intesa Sanpaolo un patto per la crescita delle piccole imprese e dei territori. Nuovo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6745 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-logistica-e-mobilita category-trasporti tag-antitrust tag-bus tag-gare-dappalto tag-locali tag-municipalizzate" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Export delle MPI, Confartigianato: “Creare le condizioni per competere sui mercati internazionali”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/export-delle-mpi-confartigianato-creare-le-condizioni-per-competere-sui-mercati-internazionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 12:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio mereu]]></category>
		<category><![CDATA[maeci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Ottobre 2026·MERCATI ESTERI Export delle MPI, Confartigianato: “Creare le condizioni per competere sui mercati internazionali” “Le micro e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Tra Ministero dell&#8217;Istruzione e Confartigianato alleanza scuola-impresa per costruire il futuro dei giovani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/tra-ministero-dellistruzione-e-confartigianato-alleanza-scuola-impresa-per-costruire-il-futuro-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 16:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giovani imprenditori confartigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Valditara]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Porta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 6 Ottobre 2026·GIOVANI IMPRENDITORI Tra Ministero dell&#8217;Istruzione e Confartigianato alleanza scuola-impresa per costruire il futuro dei giovani Meno giovani, [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto al top dell’Indice Confartigianato Youth Friendly 2026: le opportunità per i giovani tra impresa e lavoro</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/lombardia-emilia-romagna-e-veneto-al-top-dellindice-confartigianato-youth-friendly-2026-le-opportunita-per-i-giovani-tra-impresa-e-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 11:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 6 Ottobre 2026·GIOVANI IMPRENDITORI Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto al top dell’Indice Confartigianato Youth Friendly 2026: le opportunità per i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-viceministro-leo-a-confartigianato-dalla-riforma-della-legge-quadro-dellartigianato-benefici-per-crescita-e-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/11/bus-locali-tra-multe-e-mancate-gare-dappalto/">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">21 Novembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto</h1>
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<p>L’Agcm, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha multato per 10 milioni di euro 15 aziende di trasporto pubblico locale delle più grandi città italiane, condannate per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore, in vista dell’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale tramite gara”. “Ringraziamo l’Antitrust per la decisione. Sono anni che segnaliamo queste intese, ma finora eravamo sempre rimasti inascoltati”. Questa è stata la prima reazione di Willy Della Valle, presidente di Confartigianato Autobus operator, all’emanazione della sentenza. Un Davide contro Golia del trasporto pubblico locale quindi, con le grandi compagnie che si alleano per evitare che le concorrenti rubino loro importanti fette di mercato. Ma cosa è successo? E perché è potuto accadere? Proviamo a tracciarne la storia. Nel 1997 fu disegnata una riforma del settore che prevedeva l’introduzione, già dai primi anni del nuovo millennio, delle gare d’appalto per l’assegnazione dei trasporti pubblici locali. Ma l’adozione di questo strumento è stato rimandato di anno in anno e ancora oggi, nella Finanziaria di recente approvazione al Senato, la data d’introduzione è stata fatta slittare al 2009. Ma intanto le grandi aziende del settore hanno iniziato a pensare ad una soluzione per evitare che piccoli operatori del settore potessero togliere loro parte del mercato in cui operano, indisturbate, da anni. Sfruttando anche le cosiddette ATI, le associazioni temporanee d’impresa che permettevano di presentare un’offerta praticamente già vincente in partenza. Nel 2005, su sollecitazione delle Associazioni di categoria, l’Agcm ha aperto la prima istruttoria su Roma, continuando poi con Torino, Venezia, Perugia, Bologna, La Spezia, Firenze e molti altri capoluoghi del Centro e del Nord Italia. Il risultato delle indagini? 10 milioni di euro di multa per aver “impedito la realizzazione del processo di liberalizzazione del settore”. Si potrebbe credere, quindi, che con la multa venga risarcito il danno alle piccole imprese provocato dalle intese dei grandi operatori e quello perpetrato nei confronti dei cittadini per la mancata concorrenza attuata sul mercato. Purtroppo, non è proprio così. Soprattutto se si analizzano due fattori: il primo legislativo, il secondo circa il pagamento delle multe comminate alle municipalizzate. Il primo dubbio riguarda la possibilità di creare le cosiddette Ati, le associazioni temporanee d’impresa svincolate dall’obbligo di creare una vera e propria società. Le municipalizzate che ne hanno beneficiato, quelle poi multate dall’Antitrust, hanno detto che una scelta simile avrebbe permesso di abbattere i costi, con un evidente risparmio per l’ente locale ed i cittadini. Ma è difficile credere che aziende che tradizionalmente operano in città molto distanti tra loro, e senza che venga creata una vera e propria una fusione societaria, possano riuscire a risparmiare così tanto. Viene da pensare, quindi, che le aziende di trasporto locale abbiano scelto questo escamotage per blindare le gare d’appalto ed evitare, al tempo stesso, di intralciarsi nei rispettivi comuni di appartenenza. Il secondo dubbio, invece, nasce dalle multe comminate alle principali aziende italiane di trasporto pubblico locale su gomma. Chi pagherà i 10 milioni di euro? Le aziende stesse? Non proprio. Ma, verosimilmente, i cittadini stessi e le aziende già danneggiate dalle intese dei “Golia”. Infatti, essendo tutte società pubbliche non esposte di fatto al fallimento, il disavanzo nel bilancio societario verrà coperto dai vari Comuni, e cioè dalla fiscalità comunale. Quindi da quegli stessi soggetti già danneggiati dal comportamento sleale tenuto dalle aziende di trasporto: i cittadini. Come dire, dopo il danno la beffa.</p>
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		<title>Bus locali tra multe e mancate gare d’appalto - Confartigianato Imprese </title>
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