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	<title>Congiuntura 2007, edilizia in affanno - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Congiuntura 2007, edilizia in affanno - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Luglio 2026 &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6780 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia tag-congiuntura tag-costruzioni-2 tag-edilizia tag-investimenti tag-occupazione" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/conti-pubblici-verso-la-manovra-2027-nel-38-report-congiunturale-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 6 Luglio 2026·CONGIUNTURA Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato   Le incertezze sull’evoluzione [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[meccanica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
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		<category><![CDATA[mimt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6780 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia tag-congiuntura tag-costruzioni-2 tag-edilizia tag-investimenti tag-occupazione" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/alla-camera-presentato-il-progetto-trame-di-rinascita-formazione-e-artigianato-per-le-donne-vittime-di-violenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Giugno 2026·EVENTI Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione Nella giornata di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/aggregazione-in-consorzi-e-reti-dimpresa-per-conquistare-il-mercato-degli-appalti-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/congiuntura-2007-edilizia-in-affanno/">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·EVENTI Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Congiuntura 2007, edilizia in affanno</h1>
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<p>L’edilizia italiana chiude il 2007 in affanno, con alcuni dati in positivo, come l’aumento degli investimenti e dell’occupazione, e altri negativi, frutto soprattutto di fattori esterni. In particolare, a causa dell’aumento sfrenato dei tassi d’interesse dei mutui che ha limitato il mercato della compravendita delle case. Questa la sintesi dell’analisi congiunturale elaborata dall’Ufficio studi di Confartigianato sullo stato di salute della piccola imprenditoria delle costruzioni, che mostra qualche rallentamento dopo un periodo di benessere. Una delle note positive è il ritorno al segno positivo degli investimenti nell’edilizia dopo la brusca frenata arrivata nel secondo trimestre del 2007 quando, dal +1,6% di inizio anno, si perse più di un punto percentuale. Il terzo trimestre torna invece in attivo, registrando un positivo +1,4%. Una crescita che ha interessato tanto gli investimenti nelle costruzioni non residenziali quanto quelli nelle abitazioni. Nonostante la contrazione dell’intero comparto, l’Italia resta comunque il Paese europeo con il maggior numero di imprese del settore, 670.811, di cui il 65,6%, oltre 439mila, a carattere artigiano. Lavorano nell’edilizia, dunque, il 13,6% di tutte le imprese italiane, capaci di assorbire l’11,1% del mercato del lavoro e di partecipare al fatturato nazionale per il 7,4%. E’ ancora il Nord Italia a trainare l’intero comparto, a cominciare dalle 83.503 imprese lombarde, prima regione per numero di imprese. Seguono l’Emilia Romagna (49.844), il Veneto (45.635) ed il Piemonte (45.244). Ma dietro a queste si fanno vedere alcune regioni del centro Italia. Dal 2004 al 2007, infatti, il Lazio ha fatto registrare il miglior risultato di crescita, oltre il 20% di nuove imprese, seguito dalla Toscana, con un +17,6%. Il positivo andamento su lungo raggio delle imprese edili, per numero di addetti e fatturato, ha avuto riflessi soddisfacenti anche sull’andamento occupazionale del settore. Dal 2003 al 2005, infatti, l’edilizia ha creato più di 104mila nuovi posti di lavoro, di cui il 76,2% nella piccola impresa, una volta di più la colonna portante dell’edilizia italiana. Nel 2006 le costruzioni impiegavano quasi 2 milioni di lavoratori. Operai che hanno un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Dall’analisi congiunturale del settore edile emerge che i lavoratori di età compresa tra i 25 ed i 34 sono soprattutto dipendenti, il 27,8% del totale, in attesa di maturare esperienza e di mettersi in proprio. Non a caso, la fetta più grande dei lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 44 anni sono proprio lavoratori indipendenti, che rappresentano il 31,3% degli occupati nel settore. Elemento particolarmente significativo, in un mercato del lavoro ad alto tasso di precarietà come quello italiano, è la forte capacità di stabilizzazione contrattuale dell’edilizia. Infatti, soltanto nel biennio 2005 &#8211; 2006, il 24,7 % dei lavoratori a tempo determinato ha ottenuto un contratto di lavoro permanente, facendo registrare il più alto tasso di stabilizzazione di tutti i settori produttivi. Nel 2006, in particolare, il 59,4% dei lavoratori aveva un contratto temporaneo, mentre il 24,7% uno a tempo indeterminato. Un’altra nota positiva per il settore edile arriva dagli infortuni sul lavoro, in forte diminuzione tra il 2004 ed il 2006. Una diminuzione del 6,1%, pari a 2.545 infortuni in meno avvenuti nei cantieri. Un dato positivo, segno dell’attenzione degli imprenditori italiani alla sicurezza dei lavoratori. Un elemento ancora più importante se rapportato agli incidenti avvenuti nei cantieri europei. L’Italia si posiziona dietro a paesi come la Spagna, prima nella classifica per incidenti sul lavoro, la Francia e la Germania. L’unica grande nazione comunitaria dove si registrano meno infortuni nei cantieri rispetto all’Italia è la Gran Bretagna, i cui dati, però, non sono forniti dal sistema assicurativo. Le imprese che hanno ottenuto i maggiori risultati sul piano della sicurezza e, di conseguenza, una forte diminuzione degli incidenti nei cantieri sono ancora quelle del Nord. In particolare del Nord Ovest (-9,2%) e del Nord Est (-7,9%). Buone anche le prestazioni delle imprese del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,7%). Meno ampio, ma comunque in calo, il risultato delle Isole, dove gli infortuni sono diminuiti dello 0,8%. Infine, i dati relativi al periodo compreso tra gennaio e novembre 2007 registrano un calo degli infortuni mortali nei cantieri artigiani del 28,8%.</p>
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		<title>Congiuntura 2007, edilizia in affanno - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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