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	<title>In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 18 Agosto 2026·LAVORO Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese Immagine creata con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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</div>
<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 11 Agosto 2026·LEGGE DI BILANCIO Conti pubblici verso la manovra 2027   Le incertezze sull’evoluzione della crisi del Golfo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito a pmi]]></category>
		<category><![CDATA[credito più costoso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Agosto 2026·CREDITO Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[nuova Artigiancassa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 10 Agosto 2026·CREDITO Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9% [&#8230;]</p>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/granelli-a-unomattina-rai1-lartiturismo-che-rilancia-territori-imprese-e-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Agosto 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217; Un turismo diffuso, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% dell’artigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/nel-2026-sono-205mila-le-imprese-artigiane-interessate-da-domanda-turistica-con-544mila-addetti-il-167-dellartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 13:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 4 Agosto 2026·TURISMO Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/lundertourism-cresce-e-piace-al-21-dei-vacanzieri-protagonisti-204mila-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 4 Agosto 2026·TURISMO L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani &#160; Via dalla pazza [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-si-a-confronto-con-sindacati-per-difendere-la-buona-contrattazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione” Confartigianato, CNA, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/imballaggi-si-al-deposito-cauzionale-ma-costi-e-burocrazia-non-ricadano-sulle-piccole-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·AMBIENTE Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese Confartigianato, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/leccellenza-artigiana-dellargento-protagonista-a-unomattina-rai1-con-bianca-guscelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bianca guscelli]]></category>
		<category><![CDATA[brandimarte]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MEDIA L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli L&#8217;artigianato artistico italiano è stato protagonista [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/occupazione-in-rallentamento-con-maggiore-dinamismo-per-donne-centro-sud-e-costruzioni-mentre-si-attenua-il-mismatch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carenza manodopera]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 29 Luglio 2026·LAVORO Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianale-non-e-per-tutti-il-mimit-fa-chiarezza-sulle-nuove-norme-al-webinar-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MADE IN ITALY &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/navigazione-incerta-per-le-imprese-nellestate-2026-il-punto-sulla-congiuntura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[costo dell'energia]]></category>
		<category><![CDATA[costruzioni.]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 27 Luglio 2026·CONGIUNTURA Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura Le dinamiche dell’economia internazionale nell’estate [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/confartigianato-su-il-foglio-il-climate-change-costa-allitalia-75-miliardi-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Luglio 2026·MEDIA Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221; Il cambiamento climatico mette [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/crisi-del-golfo-il-punto-sui-prezzi-dellenergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 22 Luglio 2026·ENERGIA Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia   L&#8217;andamento dei mercati energetici continua a essere [&#8230;]</p>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<item>
		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-no-allobbligo-di-accreditare-gli-stipendi-soltanto-su-conti-correnti-individuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conto corrente bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221; No [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/02/in-edilizia-piu-soldi-dallirpef-che-dallires/">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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</div>
<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/trend-made-in-italy-pesano-i-cali-in-germania-medio-oriente-e-dazi-usa-nei-settori-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Luglio 2026·EXPORT Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6774 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-edilizia" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>#artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianatochecresce-artigianato-digitale-ia-domanda-di-energia-e-competenze-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artigiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Luglio 2026·INNOVAZIONE #artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato Alla fine [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è posto&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/il-presidente-granelli-a-il-confronto-rai2-sul-futuro-delle-imprese-giovani-e-artigianato-avanti-ce-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il confronto]]></category>
		<category><![CDATA[monica setta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Luglio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è [&#8230;]</p>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/gelati-spesa-di-18-miliardi-e-intercettata-da-9-345-laboratori-di-gelateria-2-su-3-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:30:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 14 Luglio 2026·ALIMENTAZIONE Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">15 Febbraio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires</h1>
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<p>Nel comparto delle costruzioni le società di capitale rappresentano un cattivo affare per l’erario, a differenza delle ditte individuali e delle società di persone, vere e proprie galline dalle uova d’oro in termini di gettito fiscale. Il dato emerge dalle prime anticipazioni del Rapporto Anaepa-Confartigianato sul comparto dell’edilizia, intitolato “Costruttori di crescita”, in cui, tra l’altro si affronta il tema della fiscalità che grava sulle imprese del settore. I dati sono i più recenti disponibili e fanno riferimento al 2005. Per rendere evidente quanto i “piccoli” costruttori contribuiscono alla formazione del gettito fiscale complessivo del comparto, lo studio mette in relazione l’Irpef delle ditte individuali e delle società di persone soggette agli studi di settore TG50U (Intonacatura, rivestimento tinteggiatura ed altri lavori edili), TG75U (Installazione di impianti elettrici e di impianti idraulico-sanitari) e TG69U (Costruzioni), con l’Ires delle società di capitali dello stesso segmento di attività. Il risultato conferma la premessa: ditte individuali e società di persone fruttano all’erario la bellezza di 2.101 Mln di euro in imposte dirette, ben più delle società di capitali che versano nelle casse dello Stato appena 1.853 Mln di euro di IRES. Un effetto difficile da spiegare dal punto di vista contabile: l’Irpef dei “piccoli” supera del 13,4% l’Ires dei “grandi”, anche se il fatturato di questi ultimi è superiore del 34%. La redditività “fiscale” sulle vendite (ROS, Return On Sales) si comporta di conseguenza: le ditte individuali sfiorano il 10% (9,5), il doppio del magro 4,2% delle società di capitale. A questo punto lo studio entra nel terreno della provocazione e immagina di applicare alle società di capitale lo stesso ROS delle ditte individuali. Con questo risultato: maggiori imponibili IRES per 7.180 Mln di euro e maggiori imposte (IRES con aliquota del 33%) pari a 2.369 Mln di euro. In sostanza si raddoppierebbe il gettito che proviene dalle società di capitali che operano nelle costruzioni. Il dossier analizza anche i livelli di congruità definiti dagli studi di settore sopra citati. Anche qui le sorprese non mancano anche se il risultato a questo punto è scontato: i “piccoli” sono più congrui dei “grandi”, il 45,5% risulta, infatti, non congrua e/o non normale, contro il 52,7% delle società di capitale. Una particolare attenzione viene posta sui redditi medi registrati da società non congrue: a fronte di 31.901 società di persone che hanno dichiarato un reddito di 24.300 euro e sono risultate non congrue, 37.696 società di capitale sono risultate anche loro non congrue, ma sulla base di numeri ben differenti. Hanno denunciato, infatti, un reddito medio di 6.400 euro, pur in presenza di fatturati più che doppi. A questo proposito lo studio presenta un “caso nel caso”, che da spessore all’idea che la redditività delle società di capitale in edilizia – anche se non congrue – sia davvero troppo bassa, soprattutto in riferimento a quanto dichiarato dalle società di persone nella medesima condizione di non congruità. Il caso è da manuale: una società di persone non congrua dichiara un fatturato di 291.300 euro e un reddito di 18.600 euro, mentre una società di capitale, pur denunciando un fatturato di 479.200 euro, dichiara un reddito di soli 3.500 euro.</p>
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		<title>In edilizia più soldi dall’Irpef che dall’Ires - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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