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	<title>Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-viceministro-leo-a-confartigianato-dalla-riforma-della-legge-quadro-dellartigianato-benefici-per-crescita-e-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
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		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-presidente-granelli-su-il-foglio-quante-paure-infondate-per-la-crescita-degli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/economia-e-imprese-nelle-strettoie-del-medio-oriente-e-delle-politiche-economiche-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Legge quadro artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[riforma legge quadro artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133284</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/rotte-marittime-sotto-pressione-1239-miliardi-di-euro-di-interscambio-via-nave-con-asia-e-oceania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<item>
		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-data-center-boom-consumi-elettrici-398-twh-entro-il-2030-in-usa-cina-e-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/la-nostra-intelligenza-artigiana-fa-scuola-e-ispira-il-festival-di-sanremo-bravo-stefano-de-martino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133221</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-crisi-golfo-18-miliardi-in-sei-mesi-la-spesa-per-luce-e-gas-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Settembre 2026·ENERGIA Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<item>
		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mpi-pagano-energia-37-miliardi-in-piu-della-media-ue-bollette-gonfiate-dal-fisco-474-rispetto-allue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/granelli-da-presidente-von-der-leyen-indicazioni-importanti-per-pmi-ora-servono-interventi-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133123</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133104</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/unatras-chiede-al-governo-di-riaprire-urgentemente-il-confronto-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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