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	<title>Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese. L&#8217;allarme sulla stampa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 18 Agosto 2026·LAVORO Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese. L&#8217;allarme sulla stampa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/conti-pubblici-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 11 Agosto 2026·LEGGE DI BILANCIO Conti pubblici verso la manovra 2027   Le incertezze sull’evoluzione della crisi del Golfo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/rialzo-tassi-bce-il-punto-sul-costo-del-credito-e-i-prestiti-alle-piccole-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito a pmi]]></category>
		<category><![CDATA[credito più costoso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Agosto 2026·CREDITO Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese Il [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[nuova Artigiancassa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 10 Agosto 2026·CREDITO Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/granelli-a-unomattina-rai1-lartiturismo-che-rilancia-territori-imprese-e-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Agosto 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217; Un turismo diffuso, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% dell’artigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/nel-2026-sono-205mila-le-imprese-artigiane-interessate-da-domanda-turistica-con-544mila-addetti-il-167-dellartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 13:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 4 Agosto 2026·TURISMO Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/lundertourism-cresce-e-piace-al-21-dei-vacanzieri-protagonisti-204mila-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[overtourism]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[undertourism]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 4 Agosto 2026·TURISMO L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani &#160; Via dalla pazza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-si-a-confronto-con-sindacati-per-difendere-la-buona-contrattazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione” Confartigianato, CNA, [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/imballaggi-si-al-deposito-cauzionale-ma-costi-e-burocrazia-non-ricadano-sulle-piccole-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·AMBIENTE Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese Confartigianato, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/leccellenza-artigiana-dellargento-protagonista-a-unomattina-rai1-con-bianca-guscelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bianca guscelli]]></category>
		<category><![CDATA[brandimarte]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MEDIA L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli L&#8217;artigianato artistico italiano è stato protagonista [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/occupazione-in-rallentamento-con-maggiore-dinamismo-per-donne-centro-sud-e-costruzioni-mentre-si-attenua-il-mismatch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 29 Luglio 2026·LAVORO Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianale-non-e-per-tutti-il-mimit-fa-chiarezza-sulle-nuove-norme-al-webinar-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MADE IN ITALY &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[costo dell'energia]]></category>
		<category><![CDATA[costruzioni.]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132439</guid>

					<description><![CDATA[<p>Studi 27 Luglio 2026·CONGIUNTURA Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura Le dinamiche dell’economia internazionale nell’estate [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/confartigianato-su-il-foglio-il-climate-change-costa-allitalia-75-miliardi-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Luglio 2026·MEDIA Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221; Il cambiamento climatico mette [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/crisi-del-golfo-il-punto-sui-prezzi-dellenergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132381</guid>

					<description><![CDATA[<p>Studi 22 Luglio 2026·ENERGIA Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia   L&#8217;andamento dei mercati energetici continua a essere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-no-allobbligo-di-accreditare-gli-stipendi-soltanto-su-conti-correnti-individuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conto corrente bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221; No [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
</div>
</div>
<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/trend-made-in-italy-pesano-i-cali-in-germania-medio-oriente-e-dazi-usa-nei-settori-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Luglio 2026·EXPORT Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>#artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianatochecresce-artigianato-digitale-ia-domanda-di-energia-e-competenze-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artigiana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132328</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Luglio 2026·INNOVAZIONE #artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato Alla fine [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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		<title>Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è posto&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/il-presidente-granelli-a-il-confronto-rai2-sul-futuro-delle-imprese-giovani-e-artigianato-avanti-ce-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il confronto]]></category>
		<category><![CDATA[monica setta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Luglio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/gelati-spesa-di-18-miliardi-e-intercettata-da-9-345-laboratori-di-gelateria-2-su-3-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[gelato artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 14 Luglio 2026·ALIMENTAZIONE Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/tre-ricette-per-un-paese-a-prova-di-piccole-imprese/">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7295 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">9 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Tre ricette per un Paese a “prova” di piccole imprese</h1>
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<p>Su almeno una cosa Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, sono d’accordo. I leader delle tre formazioni politiche che si sono confrontati in tre distinti incontri con la Giunta Esecutiva di Confartigianato, in vista delle consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile, si sono detti d’accordo che le priorità indicate dalla Confederazione alla politica come essenziali per far ripartire il sistema Paese, sono quelle giuste. E loro le sottoscrivono. Tutti d’accordo, quindi, che la spesa pubblica va ridotta, gli sprechi eliminati, la pressione fiscale su imprese e famiglie abbassata, i costi della burocrazia contenuti. Ma c’è di più. E anche su questo Confartigianato ha incassato un sostanziale ‘si’ dai tre leader: porre le piccole imprese al centro degli interventi per rilanciare la competitività. Perché c’è poco da dire, sono le piccole imprese che trainano l’occupazione: in un anno hanno creato 517.000 posti di lavoro, mentre nello stesso periodo le grandi aziende ne hanno persi 117.000. Un Paese a “misura” di piccola impresa, è un Paese destinato a crescere. Sui principi generali, insomma, il giudizio è unanime: le inefficienze che pregiudicano lo sviluppo vanno sanate e sono urgenti misure per alleggerire il pesante fardello che grava su imprese e famiglie. Sulle misure da attuare, invece, ognuno propone una ricetta diversa. Al cuore del progetto politico di Walter Veltroni, che ha aperto la rassegna di incontri di Confartigianato, c’è il desiderio-impegno di un ‘Paese semplice”. In sostanza, più snello dal punto di vista burocratico e meno gravoso da quello fiscale. La proposta di Veltroni prevede la riduzione del numero degli adempimenti e l’abbassamento di almeno un punto della pressione fiscale, una misura quest’ultima, che a suo giudizio si potrebbe ottenere attraverso proporzionali tagli alla spesa pubblica. Alla semplificazione è dedicata l’iniziativa “Un’impresa in un giorno”. “Lo Stato è troppo lento e richiede documenti che ha già – spiega Veltroni –. Per aprire un’impresa deve bastare un’autocertificazione. Fatto salvo il rispetto degli adempimenti previsti dalla legislazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che vanno rispettati”. Per le imprese Silvio Berlusconi propone “un’azione importante: l’Iva non si paga all’emissione della fattura, ma quando viene incassata”. E poi il rilancio delle infrastrutture. “La mancanza di infrastrutture pesa, per il tempo di spostamento dei cittadini e delle merci, per il 20,6% del Pil, mentre nel resto d’Europa per il 16%. Una differenza di quattro punti che vale 65/67 miliardi di euro”. Quindi via libera alle merci – “ma solo a quelle su rotaia”, ha specificato Berlusconi – ai trafori, al Corridoio 5. Per tagliare il debito pubblico, la proposta del Popolo delle Libertà è quella di ammodernare e ‘digitalizzare’ la pubblica amministrazione, ma anche, e soprattutto, vendere i beni dello Stato. “Pensiamo di ridurre il debito pubblico mettendo in vendita anno dopo anno alcuni beni dello Stato”. Una vendita scalare che, secondo il Cavaliere, dovrebbe portare al recupero di “almeno un punto di Pil l’anno – quindici miliardi di euro ogni anno – abbattendo in cinque anni il debito pubblico dal 105% al 100%.” Tra le priorità di Berlusconi anche gli interventi a sostegno delle famiglie. “Bisogna ridare i soldi alle famiglie – ha dichiarato il Cavaliere – attraverso gli incentivi e i premi di produttività. Con questo noi aumenteremo la produttività, soldi che entrano nelle tasche delle famiglie, e che fanno aumentare i consumi”. Sempre per contrastare la sindrome della terza settimana, il leader del PDL ha avanzato la proposta del taglio di “due miliardi di euro di Ici. Un vero pilastro”. Prevista anche una ricetta per innalzare le pensioni: “Faremo un adeguamento al costo della vita, toglieremo il divieto di cumulo tra moglie e marito, e a chi, pur essendo pensionato continua a lavorare, gli entrerà quasi il 50% in più”. Casini, invece, compie un percorso inverso da quello di Berlusconi e differente da quello di Veltroni. Per l’ex-presidente della Camera bisogna partire dalla riduzione della spesa pubblica per arrivare agli interventi a favore della famiglia. “Una delle differenze fondamentali fra il nostro programma e il libro dei sogni degli altri candidati è che noi partiamo dal risanamento dello Stato, e indichiamo anzitutto il modo con il quale reperire le risorse per qualsiasi intervento”. Il primo taglio indispensabile secondo Casini è quello delle Province che “consentirebbe il risparmio di 11 miliardi di euro, senza toccare posti di lavoro”. A Ministeri e Agenzie, Casini riserverebbe l’accorpamento. In alcuni casi, come quello del Cnel, la chiusura. Come Berlusconi anche Casini prevede la smobilizzazazione dei beni dello Stato. Circa 30 miliardi di euro che il leader dell’UDC destinerebbe “alla riduzione del debito pubblico”, ma con una significativa novità. “I risparmi liberati grazie ai minori interessi, per la riduzione del debito, saranno utilizzati per ridurre le tasse”. Sempre in tema di fiscalità Casini ha indicato come essenziale il “rispetto dello statuto del contribuente”, per cui niente più imposte retroattive. E poi la “Pax fiscale” (“Ci impegnamo a non introdurre per almeno due anni regole nuove o a modificare quelle presenti”), e le politiche a favore della famiglia. “Se sosteniamo la famiglia – ha spiegato il candidato premier dell’UDC – favoriamo i consumi. E’ per questo che abbiamo introdotto il raddoppio degli assegni famigliari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese per gli asili nido, le suole materne, i libri scolastici, ma anche le spese mediche, l’aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui sulla prima e sulla seconda casa. Una cedolare secca del 20% di Irpef sugli affitti, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro…”. Convergenza tra Casini e Berlusconi sull’energia. Per entrambi, la strada da percorrere per sganciare il Paese da una sudditanza energetica &#8211; pericolosa dal punto di vista strategico e costosa da quello pratico &#8211; è un rapido dietro-front rispetto alle scelte degli anni 70/80, che il Cavaliere ha definito “assurde” e il leader dell’UDC “scellerate” e “demenziali”. Sulla produzione dell’energia, Casini ha detto che l’Italia è il paese del ‘no’. “Abbiamo detto no a tutto. No ai rigassificatori, no ai termovalorizzatori, no al nucleare. Queste scelte ci stanno uccidendo”. Conclusione comune per i due politici: riprendere la strada del ‘sì’ a queste importanti infrastrutture. Le liberalizzazioni. Nonostante le ovvie differenze ideologiche e di impostazione, sia per Veltroni che per Casini, il problema segnalato dalla Confederazione c’è eccome, e va pure risolto in fretta. “Condividiamo l’approccio top-down – ha dichiarato il leader del Partito Democratico -. Serve a poco liberalizzare alcuni “piccoli” se poi non si superano le rendite di posizione dei “grandi”. Noi vogliamo contrastare l’offensiva delle utilities nel mercato post contatore. Un’offensiva che in molti casi si configura come un vero e proprio abuso di posizione dominante”. Casini, invece, sottolinea che sulla questione il suo programma “è quello più liberale in circolazione”. E non risparmia un affondo al Governo Prodi. “Hanno colpito migliaia di piccole imprese senza ottenere risultati apprezzabili. Io non ho visto più taxi in giro, e neppure sono diventati meno cari. Non si è liberalizzato dove si doveva”. Il leader dell’UDC un settore da liberalizzare in via prioritaria ce l’ha in testa, e anche da tempo: i servizi pubblici locali. Che sono sfuggiti al Disegno legge del Ministro Lanzillotta, bloccato dal veto ideologico di Rifondazione Comunista, e dal prevedibile veto dei Comuni. “E’ necessario ristabilire la concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali (energia, gas, acqua, rifiuti), con ovvi benefici sulle tariffe dei servizi erogati”.&lt;</p>
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