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	<title>La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Crisi di Hormuz: il punto sul trend dei prezzi delle commodities</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:27:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Maggio 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Crisi di Hormuz: il punto sul trend dei prezzi delle commodities  Gli scontri nello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Piano Casa è strategico per Italia e rilancio Pmi costruzioni. Valorizzare filiere a km 0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 17:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[piano casa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Aprile 2026·COSTRUZIONI Piano Casa è strategico per Italia e rilancio Pmi costruzioni. Valorizzare filiere a km 0 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Il Tax Reform Index di Confartigianato: riforma fiscale attuata al 65%. In prima pagina su IlSole24Ore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/riforma-fiscale-attuata-al-65-confartigianato-presenta-il-tax-reform-index/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Tax Reform Index]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Carbone]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Confartigianato porta a Londra le eccellenze artigiane alla prima edizione di “Real Italian Food &#038; Wine Experience”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-porta-a-londra-le-eccellenze-artigiane-alla-prima-edizione-di-real-italian-food-wine-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Real Italian Food & Wine Experience]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Aprile 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato porta a Londra le eccellenze artigiane alla prima edizione di “Real Italian Food &#038; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso per Pmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dl lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·LAVORO Dl lavoro &#8211; Bene incentivi, ma servono misure a lungo termine e senza limiti uso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro dipendente stabile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/verso-1-maggio-in-quattro-anni-di-elevata-turbolenza-cresce-a-doppia-cifra-112-il-lavoro-dipendente-stabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 11:09:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Aprile 2026·LAVORO Verso 1° maggio: in quattro anni di elevata turbolenza cresce a doppia cifra (+11,2%) il lavoro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 10:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[riforma incentivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·INCENTIVI Bene la semplificazione degli incentivi. Ma la riforma non rimanga sospesa “Una riforma necessaria per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/su-dfp-condivisibile-prudenza-governo-urgono-misure-su-energia-credito-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 28 Aprile 2026·DFP 2026 Su DFP condivisibile prudenza Governo. Urgono misure su energia, credito, competitività Confartigianato, Cna e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Tamburini]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo giorgetti]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Marie Del Bo]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Tax Reform Index]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Carbone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 27 Aprile 2026·EVENTI Confartigianato presenta il Tax Reform Index: come cambia il fisco per artigiani e Mpi A quasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 21:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[jacopo poli]]></category>
		<category><![CDATA[poli distillerie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Maestro del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Jacopo Poli è &#8216;Maestro del Made in Italy&#8217;: premiata impresa di Confartigianato Vicenza Jacopo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/indicazioni-geografiche-a-bruxelles-confartigianato-fa-il-punto-sulle-nuove-tutele-per-i-prodotti-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[indicazioni geografiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MADE IN ITALY Indicazioni Geografiche: a Bruxelles Confartigianato fa il punto sulle nuove tutele per i prodotti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato conquista Hong Kong con moda e gioielleria tra artigianalità e innovazione Si è conclusa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report di Confartigianato al Salone del Mobile a Milano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/nel-2025-la-produzione-di-mobili-sale-del-35-vs-07-ue-il-report-di-confartigianato-al-salone-del-mobile-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Nel 2025 la produzione di mobili sale del 3,5% vs +0,7% Ue. Il report [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/oggi-al-mimit-con-il-ministro-urso-al-via-la-campagna-nazionale-artigianato-futuro-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:49:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[adolfo urso]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata nazionale del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Aprile 2026·MADE IN ITALY Al Mimit con il Ministro Urso al via la campagna nazionale &#8216;Artigianato, futuro del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-sul-documento-finanza-pubblica-2026-serve-risposta-ue-su-energia-e-vincoli-bilancio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[DFP 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo giorgetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·DFP 2026 Confartigianato sul Documento finanza pubblica 2026: “Serve risposta Ue su energia e vincoli bilancio” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-bene-proposta-sen-de-carlo-di-aggiungere-artigianato-a-denominazione-commissione-industria-senato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Carlo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·SENATO Granelli: &#8220;Bene proposta Sen. De Carlo di aggiungere ‘artigianato&#8217; a denominazione Commissione Industria Senato&#8221; “Accogliamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7490 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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</div>
<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/le-confederazioni-artigiane-in-audizione-alla-camera-pmi-siano-al-centro-di-politiche-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Aprile 2026·EUROPA Le Confederazioni artigiane in audizione alla Camera: &#8220;Pmi siano al centro di politiche Ue&#8221; Sostegno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-i-veri-artigiani-e-nuove-opportunita-per-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[rai1]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Aprile 2026·MEDIA Granelli a “Unomattina” (Rai1): “Più tutele per i veri artigiani e nuove opportunità per i giovani” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 12:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 21 Aprile 2026·LEGNO E ARREDO Alta vocazione artigiana, fattore chiave della leadership europea del Design. Il report di Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7490 post type-post status-publish format-standard hentry category-senza-categoria" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Senza categoria</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:30:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 20 Aprile 2026·INIZIATIVE OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane OpenAI e Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/11/la-crisi-non-cancella-la-fiducia-degli-artigiani-nel-fare-impresa/">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Novembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa</h1>
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<p>La bestia nera, la crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati internazionali, spaventa sì gli artigiani e i piccoli imprenditori italiani, ma solo fino a un certo punto. Certo, la percezione della crisi congiunturale è netta, ma non drammatica: c’è preoccupazione per le sorti dell’economia italiana, ma la fiducia nelle potenzialità della propria impresa rende digeribile perfino il boccone avvelenato d’oltreoceano. Questo, sempre che lo Stato intervenga prontamente mettendo in campo le misure più idonee a garanzia delle MPI. Lo rivela il sondaggio condotto da ISPO per Confartigianato, che ha misurato gli umori delle imprese artigiane circa i primi effetti e i potenziali esiti della crisi finanziaria in corso. Tre le principali questioni rilevate attraverso le domande rivolte a un campione significativo di imprenditori: le previsioni economiche, la crisi finanziaria, l’accesso al credito. Per il 51,8% dei piccoli imprenditori nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Un futuro sui toni del grigio che riguarda però solo l’economia complessiva del Paese, non quella della propria azienda. Il 44,3% degli imprenditori intervistati, infatti, pensa che la situazione economica della propria impresa resterà invariata – cioè positiva come ora -, mentre circa un terzo ritiene possibile un peggioramento. Tra le preoccupazioni più diffuse tra gli artigiani, pesa in particolar modo l’aumento dei tassi di interesse (73% degli intervistati). Decisamente più bassa, seppure significativa, la preoccupazione che la crisi possa incidere sui tassi di occupazione della propria impresa: si dice preoccupato in proposito il 40,5% del campione. Rispetto alla precedente rilevazione ISPO effettuata a giugno, la fiducia verso una ripresa dell’economia italiana a breve termine scende dal 50% (il punto più alto raggiunto da maggio 2007) al 14%; parallelamente il timore di un peggioramento della situazione balza dal 12% dello stesso periodo all’attuale 54%. Non stupisce che, in questo scenario, il 60,5% del campione ritenga molto utile l’intervento attivo dello Stato nella crisi finanziaria, contro l’11,5% che invece lo considera dannoso o molto dannoso, e il 25,3 che lo ritiene poco utile. Tra gli interventi che gli imprenditori ritengono più utili per contenere la crisi, al primo posto (58%) c’è la riduzione del carico fiscale. In cima alla lista delle azioni virtuose che lo Stato potrebbe intraprendere per dare una boccata di ossigeno alle imprese, non c’è soltanto l’obiettivamente difficile, ma comunque auspicato taglio delle tasse. C’è anche la richiesta di porre fine ai ritardi di pagamento che minano i bilanci delle MPI che forniscono beni e servizi alla Pubblica Amministrazione. Ritardi record: l’attesa è in media di tre mesi e mezzo, ma per 22.000 imprese (il 28% delle fornitrici della PA) l’attesa supera addirittura i 4 mesi. I ritardi di pagamento della PA condizionano addirittura la percezione che i piccoli imprenditori hanno della crisi in atto: tra il 51,8% degli imprenditori che ritengono che la crisi finanziaria che attraversa l’Italia sia destinata a peggiorare, una larga fetta (+ 4 punti percentuali) è rappresentata proprio dai fornitori della Pubblica Amministrazione. Sul fronte dell’accesso al credito, la metà degli intervistati dichiara di avere in corso finanziamenti attivi con le banche, di cui oltre la metà sono finanziamenti ordinari e un altro 43,5% sono mutui. Per far fronte a eventuali esigenze di liquidità, oltre la metà del campione (54%) risponde che farà ricorso all’autofinanziamento. Solo il 26%, invece, si rivolgerà alle banche. Analogamente a quanto accade con i fornitori della Pubblica Amministrazione, meno fiduciosi di altre categorie di piccoli imprenditori, anche i possessori di mutuo guardano al futuro dell’economia del Paese con maggior pessimismo (+5 punti percentuali). Un dato balza subito all’occhio e ridimensiona, almeno per il momento, i timori che alla crisi finanziaria in atto si accompagni una parallela stretta creditizia: il 70% degli imprenditori non rileva alcun cambiamento di accesso al credito rispetto a tre mesi fa. Per il resto degli imprenditori, le più frequenti azioni restrittive da parte degli istituti di credito sono la richiesta di maggiori garanzie e l’incremento dello spread sui tassi di interesse. Nonostante, dunque, una percentuale rilevante di imprenditori dichiari che il denaro continua ad essere concesso dagli istituti di credito senza maggiori difficoltà rispetto a tre mesi fa, un artigiano su quattro è convinto che l’adesione a un Consorzio Fidi potrebbe rendere più agevole l’accesso al credito della propria azienda.</p>
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		<title>La crisi non cancella la fiducia degli artigiani nel fare impresa - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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