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	<title>ALIMENTARE - Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>ALIMENTARE - Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese. L&#8217;allarme sulla stampa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 18 Agosto 2026·LAVORO Mancano 316mila tecnici in IA, il 51% del totale richiesto dalle imprese. L&#8217;allarme sulla stampa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/conti-pubblici-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 11 Agosto 2026·LEGGE DI BILANCIO Conti pubblici verso la manovra 2027   Le incertezze sull’evoluzione della crisi del Golfo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[credito a pmi]]></category>
		<category><![CDATA[credito più costoso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 10 Agosto 2026·CREDITO Rialzo tassi BCE: il punto sul costo del credito e i prestiti alle piccole imprese Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Credito]]></category>
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		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[nuova Artigiancassa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 10 Agosto 2026·CREDITO Per le Pmi credito più scarso e costoso. In sette anni finanziamenti giù del 25,9% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/granelli-a-unomattina-rai1-lartiturismo-che-rilancia-territori-imprese-e-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[artiturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Agosto 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): &#8216;L&#8217;Artiturismo che rilancia territori, imprese e Made in Italy&#8217; Un turismo diffuso, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<item>
		<title>Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% dell’artigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/nel-2026-sono-205mila-le-imprese-artigiane-interessate-da-domanda-turistica-con-544mila-addetti-il-167-dellartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 13:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 4 Agosto 2026·TURISMO Nel 2026 sono 205mila le imprese artigiane interessate da domanda turistica con 544mila addetti, il 16,7% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<item>
		<title>L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/08/lundertourism-cresce-e-piace-al-21-dei-vacanzieri-protagonisti-204mila-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[undertourism]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 4 Agosto 2026·TURISMO L’undertourism cresce e piace al 21% dei vacanzieri. Protagonisti 205mila artigiani &#160; Via dalla pazza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: “Sì a confronto con Sindacati per difendere la buona contrattazione” Confartigianato, CNA, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[imballaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 29 Luglio 2026·AMBIENTE Imballaggi: sì al deposito cauzionale, ma costi e burocrazia non ricadano sulle piccole imprese Confartigianato, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bianca guscelli]]></category>
		<category><![CDATA[brandimarte]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MEDIA L&#8217;eccellenza artigiana dell&#8217;argento protagonista a UnoMattina (Rai1) con Bianca Guscelli L&#8217;artigianato artistico italiano è stato protagonista [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/occupazione-in-rallentamento-con-maggiore-dinamismo-per-donne-centro-sud-e-costruzioni-mentre-si-attenua-il-mismatch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 29 Luglio 2026·LAVORO Occupazione in rallentamento, con maggiore dinamismo per donne, Centro-Sud e costruzioni mentre si attenua il mismatch [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianale-non-e-per-tutti-il-mimit-fa-chiarezza-sulle-nuove-norme-al-webinar-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Luglio 2026·MADE IN ITALY &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:19:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[costo dell'energia]]></category>
		<category><![CDATA[costruzioni.]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 27 Luglio 2026·CONGIUNTURA Navigazione incerta per le imprese nell’estate 2026. Il punto sulla congiuntura Le dinamiche dell’economia internazionale nell’estate [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/confartigianato-su-il-foglio-il-climate-change-costa-allitalia-75-miliardi-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Luglio 2026·MEDIA Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221; Il cambiamento climatico mette [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/crisi-del-golfo-il-punto-sui-prezzi-dellenergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 22 Luglio 2026·ENERGIA Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia   L&#8217;andamento dei mercati energetici continua a essere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-no-allobbligo-di-accreditare-gli-stipendi-soltanto-su-conti-correnti-individuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conto corrente bancario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221; No [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/trend-made-in-italy-pesano-i-cali-in-germania-medio-oriente-e-dazi-usa-nei-settori-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Luglio 2026·EXPORT Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>#artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianatochecresce-artigianato-digitale-ia-domanda-di-energia-e-competenze-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artigiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Luglio 2026·INNOVAZIONE #artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato Alla fine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-50321 post type-post status-publish format-standard hentry category-alimentazione category-categorie tag-aifo" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Alimentazione</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è posto&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/il-presidente-granelli-a-il-confronto-rai2-sul-futuro-delle-imprese-giovani-e-artigianato-avanti-ce-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il confronto]]></category>
		<category><![CDATA[monica setta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Luglio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è [&#8230;]</p>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/gelati-spesa-di-18-miliardi-e-intercettata-da-9-345-laboratori-di-gelateria-2-su-3-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[gelato artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 14 Luglio 2026·ALIMENTAZIONE Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2017/02/alimentare-saper-fare-valore-da-riscoprire-per-cibi-di-qualita/">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">20 Febbraio 2017</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">ALIMENTARE &#8211; Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità</h1>
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<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-41768 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/03/pexels-mareefe-1022385-300x129.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" />L&#8217;homo faber&#8217; è l&#8217;unica speranza per difendere i valori dell&#8217;alimentazione made in Italy e ricostruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva. Ne è convinto <strong>Giampaolo Sodano, Direttore tecnico di Aifo</strong>,<span id="more-50321"></span> l&#8217;Associazione italiana frantoiani oleari aderente a Confartigianato. Di seguito pubblichiamo le <strong>riflessioni di Sodano</strong> sul settimanale telematico <strong>&#8216;Teatro naturale&#8217;</strong>.</p>
<p><em>Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un progressivo mutamento dei mercati come effetto della recessione economica, della globalizzazione, dell’entrata di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est. Come effetto dello strapotere del mercato dei soldi sul mercato delle merci. Come effetto della vittoria del potere degli uomini della finanza sul potere dei politici. E con la sconfitta della politica e la morte dei partiti si è aperta un’era in cui nulla è come prima: sette anni di recessione ci hanno messo in ginocchio, ci siamo mangiati tutti i nostri risparmi, le famiglie sono più povere e le imprese fanno fatica, quando ce la fanno, a rimanere aperte.</em></p>
<p><em>Ci vorrebbe un radicale cambiamento. Sarebbe urgente cambiare strada. Ma il nostro popolo, stremato dalla crisi, ha scelto la soluzione più idiota, conservare ciò che rimane dei propri privilegi corporativi con una buona dose di antipolitica e gli sberleffi di un comico (meglio un vaffa day che farsi classe dirigente!).</em></p>
<p><em>Nel piccolo mondo dell’olio tutto questo ha avuto un solo drammatico effetto: l’abbandono di quel poco di olivicoltura italiana che aveva resistito per secoli. Quest’anno abbiamo toccato il fondo, siamo a 200mila tonnellate di olio prodotto, un quarto di quello che gli italiani consumano. Un disastro che sembra non interessare nessuno. Salvo gli imbottigliatori di casa nostra e gli importatori di olio di semi che fanno festa insieme ai commercianti dei discount.</em></p>
<p><em>Che fare? O meglio, cosa bisognerebbe fare (se avessimo un personale politico e di governo degno di questo nome). La crisi non ci ha lasciato solo macerie: si sono affermate nuove realtà imprenditoriali, piccole imprese innovative e aggressive, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla. Se questo è vero allora si può ripartire dalle piccole e medie aziende manifatturiere cui dovrebbe fare riscontro, anche ai fini occupazionali, lo sviluppo di una agricoltura di qualità che faccia leva sulla cultura tradizionale dei campi e su una trasformazione dei prodotti agricoli che punti sulla unicità e sulla qualità, a fare da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti dell’industria agroalimentare. E poi aprirci a idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, il valore del suo prodotto, i “prodotti specialità”, far nascere “mercati specialità”.</em></p>
<p><em>In questo contesto alcuni produttori di olio hanno puntato all’obbiettivo dare valore all’olio italiano (quel poco che resta) e quindi ai frantoi artigiani. Aziende il cui prodotto di alta qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario (ora c’è anche l’albo professionale). Aziende che oggi rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale al dilagare del prodotto comunitario ed extracomunitario. L’olio estratto dalle olive afferma sui mercati e nei consumi l’identità storica e culturale del nostro popolo (proprio così, caro Grimelli, forse il popolo non lo sa ma l’olio dalle olive è un pezzo della nostra identità).</em></p>
<p><em>Ma per difendere questa identità dobbiamo <strong>costruire un mercato del cibo sano, buono e nutriente, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva</strong>, nel quadro del riconoscimento dei diritti dei consumatori. Ci vorrebbe una <strong>alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori.</strong> Ma per raggiungere un simile obbiettivo è necessario ricostruire il potere della Politica. Sarebbe il segnale del cambiamento di un’epoca.</em></p>
<p><em>Il nuovo millennio si era aperto con l’illusione di un mercato che, per essere libero, non dovesse avere regole. Purtroppo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle come è andata a finire.</em></p>
<p><em>È rimasta davanti a noi <strong>l’unica e ultima speranza, l’homo faber.</strong></em></p>
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		<title>ALIMENTARE - Saper fare, valore da riscoprire per cibi di qualità - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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