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	<title>I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/confartigianato-su-il-foglio-il-climate-change-costa-allitalia-75-miliardi-lanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 05:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Luglio 2026·MEDIA Confartigianato su Il Foglio: &#8220;Il climate change costa all&#8217;Italia 7,5 miliardi l&#8217;anno&#8221; Il cambiamento climatico mette [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/crisi-del-golfo-il-punto-sui-prezzi-dellenergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 22 Luglio 2026·ENERGIA Crisi del Golfo, il punto sui prezzi dell’energia   L&#8217;andamento dei mercati energetici continua a essere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/le-confederazioni-artigiane-no-allobbligo-di-accreditare-gli-stipendi-soltanto-su-conti-correnti-individuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conto corrente bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Luglio 2026·LAVORO Le Confederazioni artigiane: &#8220;No all&#8217;obbligo di accreditare gli stipendi soltanto su conti correnti individuali&#8221; No [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori MPI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/trend-made-in-italy-pesano-i-cali-in-germania-medio-oriente-e-dazi-usa-nei-settori-mpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Luglio 2026·EXPORT Trend made in Italy, pesano i cali in Germania, Medio Oriente e dazi USA nei settori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
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		<title>#artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianatochecresce-artigianato-digitale-ia-domanda-di-energia-e-competenze-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artigiana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132328</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Luglio 2026·INNOVAZIONE #artigianatochecresce &#8211; Artigianato digitale, IA, domanda di energia e competenze nel report di Confartigianato Alla fine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è posto&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/il-presidente-granelli-a-il-confronto-rai2-sul-futuro-delle-imprese-giovani-e-artigianato-avanti-ce-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il confronto]]></category>
		<category><![CDATA[monica setta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Luglio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli a &#8216;Il confronto&#8217; (Rai2) sul futuro delle imprese: &#8220;Giovani e artigianato? Avanti, c&#8217;è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/gelati-spesa-di-18-miliardi-e-intercettata-da-9-345-laboratori-di-gelateria-2-su-3-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 06:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[gelato artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 14 Luglio 2026·ALIMENTAZIONE Gelati: spesa di 1,8 miliardi € intercettata da 9.345 laboratori di gelateria, 2 su 3 artigiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Accordo sulla rappresentanza e crisi di Hormuz: Granelli a Focus Economia (Radio24)</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/accordo-sulla-rappresentanza-e-crisi-di-hormuz-granelli-a-focus-economia-radio24/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 17:42:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[radio24]]></category>
		<category><![CDATA[sebastiano barisoni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132283</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 13 Luglio 2026·MEDIA Accordo sulla rappresentanza e crisi di Hormuz: Granelli a Focus Economia (Radio24) Confartigianato ha sottoscritto l&#8217;accordo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Accordo su rappresentanza e contrattazione: servono chiarezza su rappresentatività e impegno antidumping</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/accordo-su-rappresentanza-e-contrattazione-servono-chiarezza-su-rappresentativita-e-impegno-antidumping/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 16:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[contrattazione]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentanza imprenditoriale]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentatività]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132255</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·LAVORO Accordo su rappresentanza e contrattazione: servono chiarezza su rappresentatività e impegno antidumping Le principali organizzazioni datoriali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Premio Confartigianato Motori: presentata a Monza l&#8217;edizione 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/premio-confartigianato-motori-presentata-a-monza-ledizione-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Confatigianato Motori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132248</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·MOTORI Premio Confartigianato Motori: presentata a Monza l&#8217;edizione 2026 Si è tenuta il 9 luglio a Monza, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
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		<title>La sanità del futuro nel nuovo numero di Spirito Artigiano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/la-sanita-del-futuro-nel-nuovo-numero-di-spirito-artigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132228</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 10 Luglio 2026·MEDIA La sanità del futuro nel nuovo numero di Spirito Artigiano La salute come bene comune, la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Imprese e professioni chiedono il “Buono Digitale” per sostenere innovazione e competitività</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/imprese-e-professioni-chiedono-il-buono-digitale-per-sostenere-innovazione-e-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:38:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Buono digitale]]></category>
		<category><![CDATA[fabio mereu]]></category>
		<category><![CDATA[voucher digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132208</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 9 Luglio 2026·INNOVAZIONE Imprese e professioni chiedono il “Buono Digitale” per sostenere innovazione e competitività Debutta il Manifesto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Manifesto per l&#8217;Italia digitale: imprese e istituzioni presentano le proposte per la competitività del Paese</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/manifesto-per-litalia-digitale-imprese-e-istituzioni-presentano-le-proposte-per-la-competitivita-del-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Luglio 2026·INNOVAZIONE Manifesto per l&#8217;Italia digitale: imprese e istituzioni presentano le proposte per la competitività del Paese Confartigianato, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>&#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/artigianale-non-e-per-tutti-il-mimit-fa-chiarezza-sulle-nuove-norme-al-webinar-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Luglio 2026·MADE IN ITALY &#8216;Artigianale&#8217; non è per tutti: il MIMIT fa chiarezza sulle nuove norme al webinar [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/conti-pubblici-verso-la-manovra-2027-nel-38-report-congiunturale-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 6 Luglio 2026·CONGIUNTURA Conti pubblici verso la manovra 2027 nel 38° report congiunturale di Confartigianato   Le incertezze sull’evoluzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
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		<item>
		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/automotive-e-meccanica-luci-e-ombre-di-una-ripresa-ancora-fragile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[meccanica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/internazionalizzazione-decisiva-per-le-piccole-imprese-servono-strumenti-piu-accessibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[mimt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/alla-camera-presentato-il-progetto-trame-di-rinascita-formazione-e-artigianato-per-le-donne-vittime-di-violenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=132095</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
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<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
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<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-pesano-su-manifattura-e-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2023/05/studi-i-freni-della-ripresa-lanalisi-di-confartigianato-su-ilsussidiario-net/">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-111840 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Studi</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">22 Maggio 2023</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">I freni della ripresa. L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-111841" src="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2023/05/pexels-lukas-590022-2-300x129.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia fa meglio dell’Eurozona per crescita del PIL e dinamica degli investimenti ma la stretta monetaria in corso, gli scarsi spazi fiscali, i vincoli che si delineano con le nuove regole Ue sulla governance fiscale, l’eccessiva burocrazia e i ritardi che pesano sull’attuazione degli interventi del PNRR mettono a rischio la ripresa. L’analisi dei freni alla ripresa è proposta nell’articolo <a href="https://bit.ly/3MtMXE6">I numeri dell’Italia-Ue e Bce aggiungono zavorre alla nostra ripresa</a>, a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.</p>
<p>L&#8217;analisi delle previsioni di primavera della Commissione europea confermano anche per quest’anno una <strong>crescita del PIL</strong> superiore ai maggiori partner europei. L’aumento del PIL dell’1,2% in Italia supera il +0,7% della Francia e il +0,2% della Germania. Rispetto al livello pre pandemia del 2019 l&#8217;Italia segna un recupero del 2,2% e facendo meglio, anche in questo arco di tempo, di Francia (+1,8%) e Germania (+0,8%).</p>
<p>Gli <strong>investimenti</strong> nel 2022 sono saliti del 9,4% a fronte del +3,7% medio dell&#8217;Eurozona, mentre nel 2023 salgono del 2,6%, anche in questo caso più del doppio della media europea (+1,0%).</p>
<p>Nonostante il clima di incertezza causato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a marzo 2023 l’<strong>occupazione</strong> risulta salita di 297mila unità su base annua, grazie all’incremento di 367mila occupati dipendenti stabili.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti malgrado una maggiore pressione dei prezzi dell’energia: nella seconda metà del 2022 le micro e piccole imprese italiane pagano un <strong>prezzo dell’energia elettrica</strong> superiore del 60,0% alla media dell’Eurozona, mentre il divario per il <strong>prezzo del gas</strong> è del 47,8%.</p>
<p>Il gap di competitività derivante dalla divaricazione dei prezzi dell&#8217;energia sta frenando la manifattura, settore che prima dell’esplosione della crisi energetica era risultato più dinamico rispetto agli altri maggiori paesi europei. Nel primo trimestre del 2023 la <strong>produzione manifatturiera</strong> in Italia scende dello 0,2% su base annua, mentre sale del 2,1% in Spagna, dell’1,7% in Germania e dello 0,7% in Francia, con un aumento medio dell’1,5% nell’Ue a 27.</p>
<p>Questo dinamismo dell&#8217;economia italiana è messo a rischio dall’allineamento di una stretta monetaria, di una spesa pubblica elevata e poco efficiente e di un mix di elevata pressione fiscale ed eccessiva burocrazia che grava sulle imprese e <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/i-numeri-dellitalia-tra-luci-e-ombre-come-cambia-la-nostra-economia/2524426/">rallenta l’attuazione del PNRR</a>. I freni delle politiche pubbliche potrebbero compromettere la propensione ad investire e la domanda di lavoro delle imprese. Servono interventi fiscali a sostegno degli investimenti che, oltre a garantire una maggiore effetto moltiplicativo sul PIL, accompagnino la transizione digitale e green di imprese e famiglie. Un esempio: la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20230310IPR77228/case-green-approvata-la-posizione-del-parlamento-europeo">direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici</a> nell’arco di un decennio richiederà interventi sul 75,8% delle abitazioni degli italiani per migliorare la classe energetica e rientrare entro il 2033 nella classe D definita dalla normativa europea.</p>
<p>Alcune evidenze statistiche ben delineano le <strong>zavorre</strong> che oggi frenano l’attività delle imprese.</p>
<p>La <strong>stretta monetaria</strong> è vigorosa e potrebbe durare a lungo: a fine 2023 l’inflazione dell’Eurozona è prevista al 2,6% e a fine 2024 al 2,3%, un lento avvicinamento al target della Bce del 2%. A marzo 2023 i <strong>tassi sui prestiti alle imprese</strong> fino a 250mila euro sono arrivati al 4,90%, con un aumento di 275 punti base in un anno. L’aumento del costo del credito riduce la propensione ad investire e dilata la <strong>spesa pubblica per interessi</strong>, che nel 2023 risulta pari al 4,0% del PIL, la più alta in Europa. Il maggiore costo del denaro frena la domanda di credito: a marzo i <strong>prestiti alle imprese</strong> segnano un calo dell’1,0%, peggiorando il –0,5% del mese precedente.</p>
<p>Gli interventi per contrastare la pandemia e la crisi energetica, insieme al caro tassi, hanno fatto salire la <strong>spesa pubblica</strong> a 1.075 miliardi di euro, il 52% del PIL, portando l’Italia dal 7° posto tra i 27 paesi dell’Unione del 2019 al 4° posto del 2023.</p>
<p>Per finanziare questo elevato livello di spesa sull’economia grava una <strong>pressione fiscale</strong> eccessiva: sempre secondo i dati pubblicati lo scorso 15 maggio dalla Commissione europea, nel 2023 l’Italia registra un carico fiscale (<em>tax burden</em>) pari al 42,7% del PIL che, nonostante la discesa di un punto rispetto al 2022, regista uno <em>spread</em> di 1,2 punti di PIL con la media dell’Eurozona: si tratta di maggiore tassazione per cittadini ed imprese di 24,6 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante l’alta spesa, la <strong>qualità dei servizi della Pubblica amministrazione</strong> mostra delle criticità: secondo la rilevazione di Eurobarometro il 61% dei cittadini italiani non ritiene buona l’offerta dei servizi pubblici, diciassette punti in più del 44% della media europea, collocando l’Italia al 24° posto per qualità dei servizi pubblici.</p>
<p>Sull’inadeguata qualità dell&#8217;offerta dei servizi pubblici pesa una eccessiva <strong>burocrazia</strong>, rispetto alla quale sono strategiche le <strong>politiche di semplificazione</strong>. Secondo l’<strong>indicatore di pressione burocratica sulle imprese</strong> elaborato da Confartigianato – che sintetizza il grado di esposizione delle imprese alla complessità delle procedure amministrative, alla legislazione e politiche in continuo cambiamento, al peso aliquote fiscali e alle normative restrittive in materia di lavoro – l’Italia si colloca al 1° posto tra i 27 paesi Ue, davanti a Grecia, Francia e Romania.</p>
<p>La sproporzione degli adempimenti amministrativi grava sui <strong>tempi di realizzazione delle opere pubbliche</strong>, per il 54,3% rappresentati da tempi di attraversamento tra le diverse fasi (progettazione, affidamento, esecuzione lavori). Il divario digitale amplifica gli effetti negativi della burocrazia: per <strong>intensità della relazione digitale con la PA</strong> l’Italia si colloca al 25° posto in Ue a 27.</p>
<p>Una scarsa efficienza della macchina burocratica rallenta la <strong>realizzazione degli interventi del PNRR</strong> e contribuisce a  depotenziarne gli effetti macroeconomici: <a href="https://cdnx.ilsussidiario.net/wp-content/uploads/2023/04/20/Diapositiva5-e1681999198649.jpg">nel 2023 la maggiore crescita indotta dal Piano si ferma ad 1 punto di PIL, a fronte dell’1,9 previsto due anni fa</a>.</p>
<p>Il mantenimento del rapporto debito/PIL su un sentiero discendente richiede una severa politica fiscale, con l’<strong>indebitamento netto </strong>che nel 2026 è previsto scendere al di sotto del limite del 3% previsto dai trattati europei. Una prolungata stretta monetaria, sincronizzata con una politica di bilancio restrittiva, potrebbe rallentare pericolosamente l’economia, riducendo la sostenibilità del debito. La regola sulla spesa prevista dalla <strong>riforma del Patto di stabilità e crescita</strong> proposta dalla Commissione europea – il Patto tornerà in vigore dal 2024 &#8211; potrebbe frenare gli investimenti. Le istituzioni europee e nazionali, attori delle politiche economiche, hanno la grande responsabilità, in questa fase delicata, di adottare interventi equilibrati, capaci di accompagnare una crescita sostenibile e di valorizzare la straordinaria tenuta delle imprese italiane.</p>
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