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	<title>Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:24:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·FORMAZIONE Confartigianato rinnova il proprio impegno nell’Alleanza europea per l’apprendistato Oggi a Roma, nell’ambito dell’high-level event della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/a-bruxelles-smeunited-definisce-le-priorita-strategiche-per-rafforzare-il-ruolo-delle-pmi-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 5 Giugno 2026·EUROPA A Bruxelles SMEunited definisce le priorità strategiche per rafforzare il ruolo delle Pmi in Europa Due [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
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		<title>In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in Medio Oriente. Il punto sulla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-due-mesi-di-guerra-perso-un-terzo-330-del-made-in-italy-in-medio-oriente-il-punto-sulla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131622</guid>

					<description><![CDATA[<p>Studi 3 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In due mesi di guerra perso un terzo (-33,0%) del made in Italy in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
</div>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-restart-rai3-il-lavoro-ce-ed-e-artigiano-investiamo-sulle-competenze-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa bruchi]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Giugno 2026·MEDIA Granelli a ReStart (Rai3): &#8220;Il lavoro c’è ed è artigiano. Investiamo sulle competenze dei giovani&#8221; Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane fresco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/granelli-a-unomattina-rai1-piu-tutele-per-le-vere-imprese-artigiane-e-per-per-distinguere-il-pane-fresco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 08:41:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
		<category><![CDATA[pane fresco]]></category>
		<category><![CDATA[unomattina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 31 Maggio 2026·MEDIA Granelli a UnoMattina (Rai1): “Più tutele per le vere imprese artigiane e per distinguere il pane [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export al giorno</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/in-8-mesi-di-dazi-usa-pmi-perdono-53-milioni-di-export-al-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Maggio 2026·DAZI USA In 8 mesi di dazi Usa le Pmi hanno perso 5,3 milioni di export [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
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		<title>Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/premio-pietro-calabrese-ai-grandi-nomi-della-cultura-dello-sport-e-del-giornalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 12:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[fabio menicacci]]></category>
		<category><![CDATA[premio pietro calabrese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 29 Maggio 2026 Premio Pietro Calabrese ai grandi nomi della cultura, dello sport e del giornalismo Cultura, sport, giornalismo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Busia (Anac) a Confartigianato: &#8220;La digitalizzazione cambia il mercato degli appalti per le Pmi&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/busia-anac-a-confartigianato-cosi-la-digitalizzazione-cambia-il-mercato-degli-appalti-per-le-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 18:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[anac]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Busia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 28 Maggio 2026·APPALTI Busia (Anac) a Confartigianato: &#8220;La digitalizzazione cambia il mercato degli appalti per le Pmi&#8221; La digitalizzazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SMEunited a confronto con la presidente von der Leyen sulle politiche a favore delle PMI</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/smeunited-a-confronto-con-la-presidente-von-der-leyen-sulle-politiche-a-favore-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 17:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
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		<category><![CDATA[davide galli]]></category>
		<category><![CDATA[SMEunited]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 27 Maggio 2026·EUROPA SMEunited a confronto con la presidente von der Leyen sulle politiche a favore delle PMI [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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</div>
<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;Enciclica Magnifica Humanitas riafferma primato dell&#8217;intelligenza artigiana&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/il-presidente-granelli-enciclica-magnifica-humanitas-riafferma-primato-di-intelligenza-artigiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 18:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Magnifica Humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131528</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Maggio 2026·MEDIA Il Presidente Granelli: &#8220;Enciclica Magnifica Humanitas riafferma primato dell&#8217;intelligenza artigiana&#8221; &#8220;Accogliamo l&#8217;Enciclica Magnifica Humanitas di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Credito d’imposta Transizione 5.0 ‘esodati’: Cna e Confartigianato chiedono di garantirne l&#8217;utilizzo oltre il 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/credito-dimposta-transizione-5-0-esodati-cna-e-confartigianato-chiedono-di-garantirne-lutilizzo-oltre-il-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 13:55:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Maggio 2026·FISCO Credito d’imposta Transizione 5.0 ‘esodati’: Cna e Confartigianato chiedono di garantirne l&#8217;utilizzo oltre il 2026 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Codice Contratti Pubblici: Confartigianato e ANAC guidano le imprese nella transizione digitale</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/codice-contratti-pubblici-confartigianato-e-anac-guidano-le-imprese-nella-transizione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 12:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[codice contratti pubblici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131496</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Maggio 2026·CONTRATTI PUBBLICI Codice Contratti Pubblici: Confartigianato e ANAC guidano le imprese nella transizione digitale La digitalizzazione del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Economia in frenata: pesano crisi di Hormuz, dazi e debole domanda estera. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/economia-in-frenata-pesano-crisi-di-hormuz-dazi-e-debole-domanda-estera-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 10:12:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Maggio 2026·STUDI Economia in frenata: pesano crisi di Hormuz, dazi e debole domanda estera. L’analisi su IlSussidiario.net A [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sospeso il fermo dell&#8217;autotrasporto. Dal Governo provvedimenti concreti</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/sospeso-il-fermo-dellautotrasporto-dal-governo-provvedimenti-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 17:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Categorie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Riva]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131453</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Maggio 2026·AUTOTRASPORTO Sospeso il fermo dell&#8217;autotrasporto. Dal Governo provvedimenti concreti Stasera, al termine di un lungo e costruttivo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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</div>
<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;Bene Fondo per l&#8217;artigianato. Ora accelerare su decreti attuativi&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/le-confederazioni-artigiane-bene-fondo-per-lartigianato-ora-accelerare-su-decreti-attuativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[FONDO PER L'ARTIGIANATO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131429</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Maggio 2026·CREDITO Le Confederazioni artigiane: &#8220;Bene Fondo per l&#8217;artigianato. Ora accelerare su decreti attuativi&#8221; Un segnale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<item>
		<title>43.535 imprenditrici colpite da crisi energetica. Italia prima in UE per imprenditrici (1,6 mln) ma in ritardo sul welfare. E 1 mln di giovani inattive</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/43-535-imprenditrici-colpite-da-crisi-energetica-italia-prima-in-ue-per-imprenditrici-16-mln-ma-in-ritardo-sul-welfare-e-1-mln-di-giovani-inattive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 12:33:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[convention donne impresa confartigianato]]></category>
		<category><![CDATA[donne impresa confartigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Maggio 2026·DONNE IMPRESA 43.535 imprenditrici colpite da crisi energetica. Italia prima in UE per imprenditrici (1,6 mln) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Dazi USA: nei settori delle MPI persi 5,3 milioni di euro al giorno di export</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/dazi-usa-nei-settori-delle-mpi-persi-53-milioni-di-euro-al-giorno-di-export/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 12:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[dazi Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 21 Maggio 2026·DAZI Dazi USA: nei settori delle MPI persi 5,3 milioni di euro al giorno di export   [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Convention di Donne Impresa: 80 anni di storia per un futuro di intelligenza artigiana femminile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/convention-di-donne-impresa-80-anni-di-storia-per-un-futuro-di-intelligenza-artigiana-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Luca De Carlo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Bonsignore]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Gagliardi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=131408</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 21 Maggio 2026·DONNE IMPRESA Convention di Donne Impresa: 80 anni di storia per un futuro di intelligenza artigiana femminile [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Al via la campagna fiscale 730/2026, semplifica il presente e tutela il tuo futuro con il CAAF Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/al-via-la-campagna-fiscale-730-2026-semplifica-il-presente-e-tutela-il-tuo-futuro-con-il-caaf-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 15:25:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[caaf]]></category>
		<category><![CDATA[Confartigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 19 Maggio 2026·CAAF Al via la campagna fiscale 730/2026, semplifica il presente e tutela il tuo futuro con il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Congiuntura: domina il rallentamento, segnali positivi da vendite al dettaglio, turismo e investimenti dei Comuni</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/05/congiuntura-domina-il-rallentamento-segnali-positivi-da-vendite-al-dettaglio-turismo-e-investimenti-dei-comuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 13:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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