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	<title>Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Gli effetti sulle imprese della crisi del Golfo al centro del 37° report congiunturale di Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:50:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Gli effetti sulle imprese della crisi del Golfo al centro del 37° report congiunturale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Granelli a &#8216;Punti di vista&#8217; (Rai2) su crisi Medio Oriente: &#8216;Serve sostegno al credito e a economia di prossimità&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-a-punti-di-vista-rai2-su-crisi-medio-oriente-serve-sostegno-al-credito-e-a-economia-di-prossimita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 08:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 11 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Granelli a &#8216;Punti di vista&#8217; (Rai2) su crisi Medio Oriente: &#8216;Serve sostegno al credito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Il Presidente Granelli tra i protagonisti dell’evento “Artigianalità in Italia 2026”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/il-presidente-granelli-tra-i-protagonisti-dellevento-artigianalita-in-italia-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 11:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Artigianalità in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata nazionale del made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[IlSole24ore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Aprile 2026·MADE IN ITALY Il Presidente Granelli tra i protagonisti dell’evento “Artigianalità in Italia 2026” Il 15 aprile, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Guerra del Golfo: il punto sull’impatto per le imprese nell’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/guerra-del-golfo-il-punto-sullimpatto-per-le-imprese-nellanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 09:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130680</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 9 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Guerra del Golfo: il punto sull’impatto per le imprese nell’analisi su IlSussidiario.net In prossimità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane a Séjourné: ‘Industrial Accelerator Act includa Pmi per vera crescita’</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/le-confederazioni-artigiane-a-sejourne-industrial-accelerator-act-includa-pmi-per-vera-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 18:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 8 Aprile 2026·EUROPA Le Confederazioni artigiane a Séjourné: ‘Industrial Accelerator Act includa Pmi per vera crescita’ L’Industrial Accelerator [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Granelli a &#8217;10 Minuti&#8217; su Rete4 rilancia l&#8217;allarme costi e celebra lo stop ai finti artigiani</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-a-10-minuti-su-rete4-rilancia-lallarme-costi-e-celebra-lo-stop-ai-finti-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 18:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[10 minuti]]></category>
		<category><![CDATA[nicola porro]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 8 Aprile 2026·MEDIA Granelli a &#8217;10 Minuti&#8217; su Rete4 rilancia l&#8217;allarme costi e celebra lo stop ai finti artigiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
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		<title>Bene proroga taglio accise, ma risorse insufficienti. Servono misure anche per trasporto persone</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/bene-proroga-taglio-accise-ma-risorse-insufficienti-servono-misure-anche-per-trasporto-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 16:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 7 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Bene proroga taglio accise, ma risorse insufficienti. Servono misure anche per trasporto persone [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il 23 aprile Confartigianato lancia la Campagna &#8216;Artigianato, futuro del made in Italy&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/il-23-aprile-confartigianato-lancia-la-campagna-artigianato-futuro-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Giornata nazionale del made in Italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 7 Aprile 2026·MADE IN ITALY Il 23 aprile Confartigianato lancia la Campagna &#8216;Artigianato, futuro del made in Italy&#8217; Anche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Granelli a Tgcom24 su caro-energia e crisi manodopera: &#8216;Servono scelte Ue forti e patto scuola-lavoro&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-a-tgcom24-su-caro-energia-e-crisi-manodopera-servono-scelte-ue-forti-e-patto-scuola-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 12:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[tgcom24]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 4 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Granelli a Tgcom24 su caro-energia e crisi manodopera: &#8216;Servono scelte Ue forti e patto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;Buon lavoro al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/il-presidente-granelli-buon-lavoro-al-ministro-del-turismo-gianmarco-mazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmarco Mazzi]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 3 Aprile 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;Buon lavoro al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi&#8221; “Esprimiamo i nostri migliori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Granelli: “Bene riduzione accise in Dl carburanti. Ma ora serve piano strutturale Ue per tutelare imprese”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-bene-riduzione-accise-in-dl-carburanti-ma-ora-serve-piano-strutturale-ue-per-tutelare-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[DL CARBURANTI]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130608</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 3 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Granelli: “Bene riduzione accise in Dl carburanti. Ma ora serve piano strutturale Ue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Pasqua gli artigiani del food sfidano rincari di materie prime e energia e carenza di personale</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/a-pasqua-gli-artigiani-del-food-sfidano-rincari-di-materie-prime-e-energia-e-carenza-di-personale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Buona Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiano Gaggion]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130602</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 3 Aprile 2026·PASQUA A Pasqua gli artigiani del food sfidano rincari di materie prime e energia e carenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
</div>
</div>
<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La pace come lavoro quotidiano: il nuovo numero di Spirito Artigiano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/la-pace-come-lavoro-quotidiano-il-nuovo-numero-di-spirito-artigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 06:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130591</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 2 Aprile 2026·MEDIA La pace come lavoro quotidiano: il nuovo numero di Spirito Artigiano In un contesto internazionale segnato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<item>
		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;Intervento del Governo su Transizione 5.0 ridà certezze alle imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/il-presidente-granelli-intervento-del-governo-su-transizione-5-0-rida-certezze-alle-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[restart]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130566</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Aprile 2026·TRANSIZIONE 5.0 Il Presidente Granelli: &#8220;Intervento del Governo su Transizione 5.0 ridà certezze alle imprese&#8221; “Siamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Artigianato della cura del verde: crescita a doppia cifra (+10,1%) in cinque anni. Il focus sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/artigianato-della-cura-del-verde-crescita-a-doppia-cifra-101-in-cinque-anni-il-focus-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:25:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giardinieri]]></category>
		<category><![CDATA[imprese del verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 1 Aprile 2026·CURA DEL VERDE Artigianato della cura del verde: crescita a doppia cifra (+10,1%) in cinque anni. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stop ai finti artigiani: dal 7 aprile svolta storica voluta da Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/stop-ai-finti-artigiani-dal-7-aprile-svolta-storica-voluta-da-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legge annuale pmi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130554</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Aprile 2026·MADE IN ITALY Stop ai finti artigiani: dal 7 aprile svolta storica voluta da Confartigianato C’è una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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</div>
<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato e la sfida delle &#8216;Organizzazioni Aumentate&#8217;: il middle management motore del cambiamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/confartigianato-e-la-sfida-delle-organizzazioni-aumentate-il-middle-management-motore-del-cambiamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[middle management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Aprile 2026·EVENTI Confartigianato e la sfida delle &#8216;Organizzazioni Aumentate&#8217;: il middle management motore del cambiamento Potenziare le capacità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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		<title>Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto nel webinar del 13 aprile</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/guerra-del-golfo-le-criticita-per-le-filiere-di-manifattura-e-costruzioni-il-punto-nel-webinar-del-13-aprile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[costruzioni]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[webinar]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=130513</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 30 Marzo 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
<hr />
<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Decreto fiscale, Confartigianato: “Penalizzati gli investimenti delle imprese su Transizione 5.0”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/decreto-fiscale-confartigianato-penalizzati-gli-investimenti-delle-imprese-su-transizione-5-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Marzo 2026·TRANSIZIONE 5.0 Decreto fiscale, Confartigianato: “Penalizzati gli investimenti delle imprese su Transizione 5.0” “Amara sorpresa dalla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">4 Luglio 2025</span><span class="box-meta-separator">·</span><span class="article-footer">MEDIA</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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<p><strong data-wp-editing="1"><a class="confbtn" style="width: 22px; height: auto; display: inline-block; margin: 0 5px; vertical-align: middle; margin-bottom: 0;" href="https://spiritoartigiano.it" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone" style="width: 22px; height: auto; margin-bottom: 0; vertical-align: baseline;" src="https://www.confartigianato.it/storage/2021/07/22-Leggi-1.png" alt="" width="22" height="22" /></a> Sfoglia il nuovo numero di Spirito Artigiano</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalle botteghe alle strade bianche: Eroica e Confartigianato insieme per il Made in Italy</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/dalle-botteghe-alle-strade-bianche-eroica-e-confartigianato-insieme-per-il-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Eroica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Marzo 2026·MADE IN ITALY Dalle botteghe alle strade bianche: Eroica e Confartigianato insieme per il Made in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2025/07/spirito-artigiano-in-viaggio-oltre-la-crisi-tra-creativita-e-rinascita-generativa/">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-126253 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-news tag-spirito-artigiano" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Spirito Artigiano in viaggio oltre la crisi, tra creatività e rinascita generativa</h1>
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<p><a href="https://spiritoartigiano.it"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-126217 size-full" src="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg" alt="" width="700" height="300" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025.jpg 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-300x129.jpg 300w, https://www.confartigianato.it/storage/2025/07/SpiritoArtigiano-700x300_04072025-350x150.jpg 350w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>Il nuovo numero di <strong>Spirito Artigiano</strong> esplora le profondità e le prospettive del tessuto imprenditoriale italiano, ponendo al centro una doppia riflessione: da un lato, l’analisi delle strutture economiche che caratterizzano le nostre imprese, dall’altro, il potenziale relazionale e generativo come leva di futuro. E&#8217; un invito a guardare oltre la crisi, per ritrovare il <strong>senso profondo del lavoro come atto creativo, sociale e culturale</strong>. Una lettura per chi crede che <strong>il futuro dell’Italia</strong> passi – ancora – <strong>per le mani e le menti dei suoi artigiani,</strong> protagonisti di un tessuto produttivo che non si limita a resistere, ma prova a rinascere, mettendo al centro le persone, le relazioni, i territori e i saperi.<span id="more-126253"></span><br />
In copertina le analisi del <strong>Prof. Mauro Magatti</strong>, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, il quale propone una lettura articolata della struttura economica italiana, andando oltre la storica contrapposizione tra “piccolo è bello” e necessità di scala. Ripercorrendo il contributo interpretativo del Censis di Giuseppe De Rita, Magatti sottolinea come lo sviluppo italiano del dopoguerra si sia distinto per la straordinaria vitalità delle PMI, capaci di dare forma a un modello produttivo diffuso, resiliente e territoriale. Un modello spesso accusato di frammentazione e inefficienza, ma che – come dimostra il Terzo Rapporto sull’Italia Generativa – ha saputo evolvere, dando vita a un’élite di “multinazionali tascabili” capaci di competere sui mercati internazionali non sui costi ma sulla qualità, l’innovazione e il radicamento.</p>
<p>Ad arricchire le riflessioni il contributo firmato da <strong>Patrizia Cappelletti</strong> e <strong>Riccardo Della Valle</strong>, che spostano il paradigma dall’economia dei numeri a quella dei legami. Cappelletti propone un cambiamento di rotta profondo per l’impresa artigiana e non solo: non più solo soggetto economico, ma attore sociale capace di generare valore collettivo, attraverso una visione relazionale, contestuale e intergenerazionale. Il cuore del contributo è rappresentato dalle esperienze raccolte nel Terzo Rapporto Italia Generativa, dodici casi aziendali che mostrano come si possa fare impresa con senso, radicamento e apertura. Tutto ciò per dire che l’artigianato italiano, quando è generativo, non è nostalgia del passato ma una via concreta per il futuro. Non basta più l’eccellenza individuale: occorre costruire reti territoriali, alleanze educative, filiere glocali. Il “fatto bene” torna al centro, ma con uno sguardo proiettato al domani. Insomma, “la generatività non è una bella teoria o una buona intenzione”: è già visibile in molte realtà italiane, che uniscono tecnica, cultura, etica e creatività. Ed è qui che l’Italia ha ancora molto da dire.</p>
<p>Nell’intervista realizzata da Federico di Bisceglie al professor <strong>Riccardo Ursi,</strong> docente di Diritto amministrativo all’Università di Palermo, si affronta una delle questioni più spinose dell&#8217;economia italiana: l’assenza di una vera politica industriale a sostegno delle PMI e del mondo artigiano. Ursi denuncia una «postura culturale strutturale» orientata più all’assistenzialismo che alla generazione di impresa. A peggiorare la situazione, la crisi del passaggio generazionale e le difficoltà nel rapporto con una Pubblica Amministrazione ancora percepita come un ostacolo. Ma il professore non si limita alla critica: propone tre linee d’azione concrete per il rilancio del settore – semplificazione burocratica, promozione integrata con il turismo e accesso facilitato al credito per l’innovazione.</p>
<p><strong>Giuseppe Iamele,</strong> imprenditore e Principal Expert di The European House &#8211; Ambrosetti, racconta in “Generazioni, generatività e nuove grammatiche del lavoro” l’esperienza di Open Jam, una ricerca che ha coinvolto oltre tremila under 30. Il risultato è un affresco vivido della trasformazione culturale in atto nel mondo del lavoro: i giovani non si ritirano, ma riscrivono i codici della partecipazione lavorativa. Chiedono ambienti autentici, flessibili, basati su relazioni significative. Iamele introduce il concetto di “tensioni generative” come binomi (libertà/azione collettiva, equità/dignità, ecc.) capaci di guidare l’evoluzione delle organizzazioni verso un modello realmente umano e sostenibile. Una sfida che non è solo gestionale, ma filosofica.</p>
<p><strong>Serena Gobbo</strong> racconta l’esperienza di <strong>Lilopera</strong> con il progetto Pop-Up Opera – Con le mani imparo un mestiere, un’iniziativa che unisce teatro musicale, artigianato e orientamento scolastico. Il laboratorio, rivolto a bambini e ragazzi, si propone di contrastare la crescente perdita delle abilità manuali e favorire una cultura del lavoro che metta al centro il “fare” come esperienza educativa e identitaria. Attraverso la creazione di scenografie ispirate all’opera lirica, i giovani riscoprono talenti spesso ignorati dal sistema scolastico tradizionale. Con un approccio concreto all’orientamento e alla lotta contro la dispersione scolastica, Pop-Up Opera si presenta come modello replicabile su scala nazionale.</p>
<p><strong>Antonio Payar</strong>, dirigente di Confartigianato, affronta il tema della crisi di natalità imprenditoriale in Italia – tra i fanalini di coda in Europa per nuove aperture – e lo fa partendo da un’immagine potente: il volo del calabrone. Come l’insetto che non dovrebbe volare ma ci riesce comunque, l’Italia ha costruito un’economia unica al mondo nonostante condizioni non ottimali. Payar ripercorre le riflessioni di grandi pensatori dell’economia italiana come Giacomo Becattini, Giuseppe De Rita, Enzo Rullani, Aldo Bonomi e Giorgio Bocca, delineando la centralità del “capitalismo personale”: un modello fondato sulla persona, sulla sua vocazione e sulla sua capacità di dare vita a reti produttive radicate nei territori. In questo quadro, l’impresa artigiana diventa metafora dell’umano che si trasforma, una “invenzione continua” che abita la possibilità, come scriveva Flannery O’Connor. Lo Spirito Artigiano, in questa visione, non è solo un fare, ma un cammino di senso: la creatività, l’imperfezione fertile (secondo Telmo Pievani), la vocazione, diventano strumenti per affrontare le sfide della contemporaneità, compresa quella posta dall’intelligenza artificiale. “Essere artigiani”, scrive Payar, “significa abitare lo sconosciuto, generare ambienti di fraternità e cultura della meraviglia”. Una prospettiva che trova eco anche nel pensiero di Antonio Spadaro, secondo cui la creatività oggi è ciò che ci permette di restare umani.</p>
<p><strong>Enrico Quintavalle</strong>, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, offre una lettura rigorosa e dati alla mano dell’evoluzione dell’artigianato. In un contesto segnato da crisi multiple – pandemia, guerre, instabilità energetica e inflazione – le imprese hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento e selezione virtuosa. L’analisi individua dieci ambiti di crescita tra il 2019 e il 2024, nonostante un calo complessivo delle imprese artigiane (-3,5%). Dall’artigianato del sistema casa (+10,1%) alla cura della persona e dello sport (+20,5%), dal digitale (+23,7%) al design e alla creatività (+21,9%), emerge un artigianato che si rinnova nei servizi, nella prossimità, nell’ibridazione tra manualità e tecnologia. Ogni ambito racconta una storia di trasformazione: il ritorno alla qualità, la personalizzazione, l’economia del riuso, l’attenzione alla sostenibilità, l’integrazione tra digitale e umano. È un artigianato che crea valore relazionale e culturale, capace di affrontare le sfide globali con soluzioni locali.</p>
<p><strong>Massimiliano Valerii</strong>, direttore del Censis, tratteggia un’Italia sospesa, in cui i giovani, privi di fiducia nel progresso e senza stimoli a investire su se stessi, mettono in pausa il futuro. La scelta di avere figli o di aprire un’impresa appare oggi più come un rischio che come un atto di costruzione. La generatività – biologica ed economica – è in crisi perché è venuto meno il senso di un domani migliore. E in assenza di fiducia nel futuro, si preferisce aspettare l’eredità, piuttosto che inventarlo.</p>
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