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	<title>Conto alla rovescia per Basilea 2 - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Conto alla rovescia per Basilea 2 - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Granelli a Tgcom24 su caro-energia e crisi manodopera: &#8216;Servono scelte Ue forti e patto scuola-lavoro&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 12:30:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[tgcom24]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 4 Aprile 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Granelli a Tgcom24 su caro-energia e crisi manodopera: &#8216;Servono scelte Ue forti e patto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7219 post type-post status-publish format-standard hentry category-credito-2 tag-basilea-2 tag-consorzi-fidi-garanzia tag-credito tag-credito-bancario tag-rating" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Credito</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
</div>
</div>
<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;Buon lavoro al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 3 Aprile 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;Buon lavoro al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi&#8221; “Esprimiamo i nostri migliori [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Granelli: “Bene riduzione accise in Dl carburanti. Ma ora serve piano strutturale Ue per tutelare imprese”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/granelli-bene-riduzione-accise-in-dl-carburanti-ma-ora-serve-piano-strutturale-ue-per-tutelare-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 11:29:10 +0000</pubDate>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>A Pasqua gli artigiani del food sfidano rincari di materie prime e energia e carenza di personale</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/a-pasqua-gli-artigiani-del-food-sfidano-rincari-di-materie-prime-e-energia-e-carenza-di-personale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Buona Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiano Gaggion]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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</div>
<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>La pace come lavoro quotidiano: il nuovo numero di Spirito Artigiano</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/la-pace-come-lavoro-quotidiano-il-nuovo-numero-di-spirito-artigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 06:57:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
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		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 2 Aprile 2026·MEDIA La pace come lavoro quotidiano: il nuovo numero di Spirito Artigiano In un contesto internazionale segnato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7219 post type-post status-publish format-standard hentry category-credito-2 tag-basilea-2 tag-consorzi-fidi-garanzia tag-credito tag-credito-bancario tag-rating" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Credito</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;Intervento del Governo su Transizione 5.0 ridà certezze alle imprese&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 12:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Aprile 2026·TRANSIZIONE 5.0 Il Presidente Granelli: &#8220;Intervento del Governo su Transizione 5.0 ridà certezze alle imprese&#8221; “Siamo [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Artigianato della cura del verde: crescita a doppia cifra (+10,1%) in cinque anni. Il focus sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/04/artigianato-della-cura-del-verde-crescita-a-doppia-cifra-101-in-cinque-anni-il-focus-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:25:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[giardinieri]]></category>
		<category><![CDATA[imprese del verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 1 Aprile 2026·CURA DEL VERDE Artigianato della cura del verde: crescita a doppia cifra (+10,1%) in cinque anni. Il [&#8230;]</p>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Stop ai finti artigiani: dal 7 aprile svolta storica voluta da Confartigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:51:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Aprile 2026·MADE IN ITALY Stop ai finti artigiani: dal 7 aprile svolta storica voluta da Confartigianato C’è una [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7219 post type-post status-publish format-standard hentry category-credito-2 tag-basilea-2 tag-consorzi-fidi-garanzia tag-credito tag-credito-bancario tag-rating" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Credito</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Confartigianato e la sfida delle &#8216;Organizzazioni Aumentate&#8217;: il middle management motore del cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 22:04:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Aprile 2026·EVENTI Confartigianato e la sfida delle &#8216;Organizzazioni Aumentate&#8217;: il middle management motore del cambiamento Potenziare le capacità [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto nel webinar del 13 aprile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:21:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[webinar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 30 Marzo 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Decreto fiscale, Confartigianato: “Penalizzati gli investimenti delle imprese su Transizione 5.0”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/decreto-fiscale-confartigianato-penalizzati-gli-investimenti-delle-imprese-su-transizione-5-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Marzo 2026·TRANSIZIONE 5.0 Decreto fiscale, Confartigianato: “Penalizzati gli investimenti delle imprese su Transizione 5.0” “Amara sorpresa dalla [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7219 post type-post status-publish format-standard hentry category-credito-2 tag-basilea-2 tag-consorzi-fidi-garanzia tag-credito tag-credito-bancario tag-rating" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Credito</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Dalle botteghe alle strade bianche: Eroica e Confartigianato insieme per il Made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 09:31:18 +0000</pubDate>
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<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>L’alta qualità dei dolci pasquali, grazie a 37mila imprese artigiane e 1.699 prodotti della tradizione</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/lalta-qualita-dei-dolci-pasquali-grazie-a-37mila-imprese-artigiane-e-1-699-prodotti-della-tradizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Marzo 2026·ALIMENTAZIONE L’alta qualità dei dolci pasquali, grazie a 37mila imprese artigiane e 1.699 prodotti della tradizione  A [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il 28 marzo Linea Verde Start a Venezia,  unica al mondo per saperi e tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:00:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Marzo 2026·MEDIA Il 28 marzo Linea Verde Start a Venezia, unica al mondo per saperi e tradizioni Sabato [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il punto sulla guerra del Golfo: import GNL dal Qatar, rischi per costi energia e crescita</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/il-punto-sulla-guerra-del-golfo-import-gnl-dal-qatar-rischi-per-costi-energia-e-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:26:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Marzo 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Il punto sulla guerra del Golfo: import GNL dal Qatar, rischi per costi energia [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il principio “Think Small First” entra tra le priorità dei Capi di Stato e di Governo Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[‘Think Small First’]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Marzo 2026·EUROPA Il principio “Think Small First” entra tra le priorità dei Capi di Stato e di Governo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Il Sistema Confartigianato celebra la Giornata della Cultura Artigiana</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/il-sistema-confartigianato-celebra-la-giornata-della-cultura-artigiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata cultura artigiana]]></category>
		<category><![CDATA[quinta giornata della cultura artigiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Marzo 2026·CULTURA ARTIGIANA Il Sistema Confartigianato celebra la Giornata della Cultura Artigiana In occasione della festività di San [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Da Tg1 Rai al Corriere della sera: la Giornata della cultura artigiana sui media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 10:36:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata cultura artigiana]]></category>
		<category><![CDATA[quinta giornata della cultura artigiana]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Confartigianato protagonista a Londra con la mostra “Benfatto. L’eccellenza dell’artigianato tra arte, materia e tempo”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/03/confartigianato-protagonista-a-londra-con-la-mostra-benfatto-leccellenza-dellartigianato-tra-arte-materia-e-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Benfatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 20 Marzo 2026·MERCATI ESTERI Confartigianato protagonista a Londra con la mostra “Benfatto. L’eccellenza dell’artigianato tra arte, materia e tempo” [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Granelli e il Ministro Urso a L’Aquila: le riforme per il futuro dell’artigianato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 22:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[quinta giornata della cultura artigiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 19 Marzo 2026·CULTURA ARTIGIANA Granelli e il Ministro Urso a L’Aquila: le riforme per il futuro dell’artigianato A L’Aquila Confartigianato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/conto-alla-rovescia-per-basilea-2/">Conto alla rovescia per Basilea 2</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7219 post type-post status-publish format-standard hentry category-credito-2 tag-basilea-2 tag-consorzi-fidi-garanzia tag-credito tag-credito-bancario tag-rating" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Credito</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">13 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Conto alla rovescia per Basilea 2</h1>
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<p>Le banche hanno da tempo ben chiaro cosa accadrà al sistema creditizio a partire dal primo gennaio 2008 quando entreranno in vigore le norme di Basilea 2, che subordinano la concessione di prestiti a nuove e più complesse procedure valutative. Non si può dire altrettanto delle imprese, soprattutto quelle più piccole, che, secondo uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Milano a fine ottobre, non vedono altrettanto chiaro. Per il 52% vorrebbero avere maggiori informazioni sui riflessi che le nuove disposizioni avranno sul rapporto banca/impresa. Vorrebbero capire se l’applicazione di Basilea 2 porterà vantaggi o svantaggi alla loro attività. Se le banche allargheranno o restringeranno i cordoni della borsa, se il denaro che ne uscirà avrà un prezzo più basso o più alto dell’attuale, e quali sono i parametri che condizioneranno l’accesso al credito. Dubbi anche sul concetto chiave di ‘rating’, il pilastro che regge tutto l’edificio normativo, e che, secondo lo studio, è sconosciuto al 50% delle aziende. Altrettanto ampia la forbice che divide chi esprime un giudizio positivo sull’applicazione di Basilea 2 – e che è pronto a raccogliere ogni beneficio che ne potrà derivare – da chi invece ritiene che cambierà poco o nulla e che pertanto è sostanzialmente disinteressato ad approfondire il tema, giudizio quest’ultimo il più delle volte motivato da una scarsa conoscenza dell’argomento. In estrema sintesi Basilea 2 impone alle banche dei paesi aderenti – l’Italia è ovviamente tra questi – di accantonare quote di capitale proporzionale al rischio che deriva dai vari rapporti di credito assunti. A un maggior livello di rischio corrispondono maggiori accantonamenti, insomma costi maggiori per gli istituti. Per questo motivo le banche dovranno classificare i propri clienti in base al pericolo di insolvenza. La procedura di classificazione, tecnicamente ‘rating’, prenderà in considerazione fattori quantitativi, come il bilancio aziendale, qualitativi, la tipologia del prodotto e la concorrenza del mercato, e fattori comportamentali, come ad esempio la condotta dell’impresa nei confronti del credito bancario. Migliore sarà il rating, il punteggio, minore sarà la probabilità di sofferenza. Parallelamente aumenterà o diminuirà il costo del denaro. La procedura di assegnazione del rating a una PMI – risultato di una valutazione discrezionale delle singole organizzazioni – richiede una revisione totale dei parametri che fino a oggi hanno guidato le banche con standard di livello europeo nella concessione del credito. Accanto ai dati contabili entrano in gioco, infatti, quegli elementi ‘qualitativi’ che da almeno tre decenni guidano le banche del territorio, Popolari o BCC, nella concessione del denaro. Elementi che sono obiettivamente difficili da quotare, soprattutto da parte di strutture abituate a cercare risposte nelle pieghe di bilanci più che nella capacità di un’impresa di stare sul mercato con prodotti o servizi competitivi. La valutazione del merito del credito delle piccole e delle micro imprese, critico per le banche maggiori, è all’opposto uno degli elementi di maggiore forza dei Confidi artigiani, che da tempo si stanno preparando per giocare questa carta strategica sul tavolo delle sempre difficili trattative tra banche e imprese, per ridurre il costo del denaro. I dati dimostrano che il sistema dei Confidi è in forte evoluzione: in tre anni sono passati da 400 a poco più di 250, non per una diminuzione dei soci, che al contrario hanno raggiunto la quota di 700.000 unità, quanto per i processi di aggregazione e di fusioni operative sul territorio per creare strutture più forti, più contrattuali con gli istituti bancari. Il sistema è alla vigilia di due rivoluzioni: la prima è quella imposta da Basilea 2, la seconda riguarda invece l’applicazione delle disposizioni di Banca Italia riguardo i Consorzi fidi. Secondo tali disposizioni, in via di emanazione, i Confidi che superano i 75 milioni di euro di garanzia sono obbligati ad iscriversi in uno specifico elenco, quello dei Confidi intermediari finanziari, il cosiddetto ‘107’. Attualmente il sistema dei confidi artigiani Fedart annovera 25 di questi Confidi ‘evoluti’ e l’obiettivo è quello di costituire in tutte le regioni uno strumento di garanzia per l’artigianato che sia un vero e proprio intermediario finanziario. In base ai criteri di Basilea 2, i Confidi evoluti, infatti, ‘ponderano’ il 20% rispetto al 100% di quelli tradizionali, i cosiddetti ‘106’. Ponderare il 20% significa che le banche che opereranno con i Confidi ‘107’, dovranno accantonare solo 1/5 del capitale di vigilanza rispetto a quello dei Confidi tradizionali. Un bel risparmio per le banche, che vedranno ridotti i capitali immobilizzati, e per le imprese socie che, grazie alla maggior capacità contrattuale dei nuovi Consorzi fidi, otterranno condizioni di credito sempre più favorevoli.</p>
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		<title>Conto alla rovescia per Basilea 2 - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Wed, 12 Dec 2007 23:00:00 +0000</lastBuildDate>
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