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	<title>Il tessile cinese monitorato speciale - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Il tessile cinese monitorato speciale - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-presidente-granelli-su-il-foglio-quante-paure-infondate-per-la-crescita-degli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. 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		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/economia-e-imprese-nelle-strettoie-del-medio-oriente-e-delle-politiche-economiche-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Zucchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/le-confederazioni-artigiane-in-riforma-legge-quadro-nessuna-distorsione-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Legge quadro artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[riforma legge quadro artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<item>
		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133284</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/rotte-marittime-sotto-pressione-1239-miliardi-di-euro-di-interscambio-via-nave-con-asia-e-oceania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
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Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-data-center-boom-consumi-elettrici-398-twh-entro-il-2030-in-usa-cina-e-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
</div>
</div>
<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. 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		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-crisi-golfo-18-miliardi-in-sei-mesi-la-spesa-per-luce-e-gas-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Settembre 2026·ENERGIA Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mpi-pagano-energia-37-miliardi-in-piu-della-media-ue-bollette-gonfiate-dal-fisco-474-rispetto-allue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
</div>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/granelli-da-presidente-von-der-leyen-indicazioni-importanti-per-pmi-ora-servono-interventi-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<item>
		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133121</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2007/12/il-tessile-cinese-monitorato-speciale/">Il tessile cinese monitorato speciale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-6759 post type-post status-publish format-standard hentry category-categorie category-europa-e-mercati-internazionali category-moda-2 tag-contraffazione tag-tessile tag-unione-europea" style="background-color:#B8C2CF;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_categorie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Categorie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">14 Dicembre 2007</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Il tessile cinese monitorato speciale</h1>
</div>
</div>
<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/unatras-chiede-al-governo-di-riaprire-urgentemente-il-confronto-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
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<p>Dal 1° gennaio 2008 cesserà il sistema delle “quote” che dal 2005 a oggi ha regolato le importazioni dalla Cina in Unione Europea di dieci categorie di prodotti tessili, di fatto l’unica barriera normativa all’invasione di tessuti e capi di abbigliamento di bassa qualità, basso prezzo, altissimo numero. Allo scadere dell’accordo il Parlamento UE ha approvato una risoluzione comune sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Indipendenza Democratica ) che sollecita la Commissione europea a intraprendere una serie di iniziative – elencate punto per punto nel documento – a difesa dei consumatori e dell’intero comparto manufatturiero. Nella risoluzione si sottolinea innanzitutto come il 70% di tutte le merci contraffatte che entrano nel mercato europeo proviene dalla Cina e che “la metà di tutte le procedure doganali europee contro la contraffazione riguarda il settore tessile e quello dell’abbigliamento”. Il documento prosegue ricordando che l’eliminazione del sistema delle quote scaturisce da un accordo legalmente vincolante e contestuale all’adesione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio, e che quindi non può essere messo in discussione nonostante il venir meno di queste regole metta a rischio la stabilità dell’intero settore tessile comunitario. Dopo un piccolo passo indietro, e cioè dopo l’ammissione del Parlamento UE che non è possibile prorogare il sistema delle quote, è la volta dell’affondo. I parlamentari ricordano, infatti, che l’accordo dell’OMC che fissa al 1° gennaio 2008 la scadenza dei ‘livelli concordati’, consente a tutti i membri, compresa l’Unione Europea, “di applicare misure di salvaguardia nei confronti di importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008”, qualora si rendesse necessario. Con l’inizio dell’anno scatterà il sistema di controlli bilaterali sull’importazione delle dieci categorie tessili, fino al 31 dicembre 2007 oggetto delle “quote”. Le verifiche saranno effettuate presso le dogane cinesi e quelle dei Paesi dell’Unione Europea. Un’iniziativa che in autunno, al momento della presentazione ufficiale, è stata valutata con favore da Confartigianato Moda, che a più riprese ha segnalato il pericolo determinato dalla mancata proroga dell’accordo, considerato l’ultima difesa contro il rischio di ‘colonizzazione’ di un mercato &#8211; come quello del tessile europeo &#8211; già fortemente penalizzato dalle triangolazioni commerciali e dalle importazioni illegali di merce a basso costo dall’estremo oriente. La Commissione della UE ha specificato che non si tratta di una misura protezionistica, per limitare i livelli di import, ma di uno strumento per monitorare l’ingresso delle merci. Se sull’iniziativa la Commissione ha incassato da subito la fiducia del Parlamento, adesso deve fare i conti con le raccomandazioni contenute nella risoluzione. Il Parlamento esprime “profonda preoccupazione” per le modalità di istituzione del sistema e invita la Commissione a garantire un’adeguata applicazione oltre a valutare l’efficacia del dispositivo, “in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio di prodotti tessili”. Valutazione che dovrebbe avvenire &#8211; questa la richiesta del Parlamento &#8211; entro la fine del primo trimestre 2008 “in modo da garantire che gli effetti perturbatori di un’impennata delle importazioni tessili siano debitamente e rapidamente presi in considerazione”. E’ poi la volta del “Made in”, la denominazione d’origine dei prodotti tessili importati da paesi terzi che, secondo un progetto ancora in corso di esame, andrebbe riportata obbligatoriamente in etichetta. Anche su questo punto il parere degli eurodeputati è chiaro: il Consiglio adotti rapidamente la proposta di regolamento e applichi le “norme vincolanti”. Sul “Made in”, un provvedimento da tempo sollecitato da Confartigianato Moda, il Parlamento europeo ha adottato ufficialmente una risoluzione scritta l’11 dicembre (vd. Box), che ribadisce il diritto dei consumatori europei ad essere informati sugli acquisti, che le indicazioni fraudolente sull’origine dei prodotti sono inaccettabili, e che devono essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell’UE, oggi troppo sbilanciate a oriente. Sulla sicurezza dei consumatori, i deputati UE chiedono che il Consiglio si avvalga dei suoi poteri per “proibire che siano immessi prodotti pericolosi nel mercato UE”, in particolare quelli che arrivano dalla Cina. La raccomandazione diventa più specifica quando si parla di tessuti: “devono essere soggetti ad esigenze di sicurezza e protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio dell’Unione europea”. E’ poi la volta delle misure che il Parlamento ritiene necessarie per rafforzare la presenza delle PMI del tessile e dell’abbigliamento sul mercato interno e su quello internazionale. La prima preoccupazione riguarda “le elevate barriere tariffarie e non tariffarie in numerosi paesi terzi”, che secondo i deputati andrebbero rimosse in sede di accordi bilaterali, regionali e multilaterali, un fattore indicato come “essenziale per il futuro dell’industria tessile e dell’abbigliamento basata in Europa, in particolare per le PMI”. Ammodernamento dell’industria tessile, formazione professionale, innovazione tecnologica, sono le azioni-chiave identificate dagli eurodeputati per sostenere il comparto. Con riferimento specifico alle Piccole e medie imprese “ampiamente colpite dalla liberalizzazione del mercato”. Identificate anche le risorse finanziarie: il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Per i deputati occorre inoltre assistere i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento “con misure sociali” e “realizzare piani concreti per le imprese che devono attuare misure di ristrutturazione”. -BOX- Dichiarazione del Parlamento europeo sul marchio d&#8217;origine &#8211; 11 dicembre 2007 Il Parlamento europeo , vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine, visto l&#8217;articolo 116 del proprio regolamento, A. considerando che l&#8217;Unione europea accorda la massima importanza alla trasparenza per i consumatori e che a tal fine l&#8217;informazione sull&#8217;origine delle merci è un elemento fondamentale, B. considerando che sta aumentando il numero di casi di indicazioni fuorvianti e fraudolente dell&#8217;origine delle merci importate nell&#8217;Unione europea, il che compromette potenzialmente la sicurezza dei consumatori, C. considerando che l&#8217;Agenda di Lisbona dell&#8217;Unione europea mira a rafforzare l&#8217;economia dell&#8217;UE migliorando globalmente la competitività delle industrie dell&#8217;UE, D. considerando che alcuni dei principali partner commerciali dell&#8217;Unione europea, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Canada, hanno introdotto requisiti obbligatori in materia di marchio di origine, 1. ribadisce il diritto dei consumatori europei ad un accesso immediato alle informazioni relative ai loro acquisti; sottolinea che le indicazioni fraudolente sull&#8217;origine dei prodotti sono, come qualunque altro tipo di frode, inaccettabili; ritiene che debbano essere garantite condizioni di parità con i partner commerciali dell&#8217;UE, in linea con un&#8217;equa agenda commerciale; 2. sostiene pienamente la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull&#8217;indicazione del paese di origine di alcuni prodotti importati da paesi terzi; 3. invita gli Stati membri ad adottare senza indugio tale regolamento nell&#8217;interesse dei consumatori, dell&#8217;industria e della competitività; 4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l&#8217;indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.</p>
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		<title>Il tessile cinese monitorato speciale - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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