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	<title>Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 11:05:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 2 Luglio 2026·CONGIUNTURA Automotive e meccanica: luci e ombre di una ripresa ancora fragile I comparti dell’automotive e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7233 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza tag-manodopera tag-posti-di-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 1 Luglio 2026·MERCATI ESTERI Internazionalizzazione decisiva per le piccole imprese. Servono strumenti più accessibili La nuova fase dell’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7233 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza tag-manodopera tag-posti-di-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di violenza</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/07/alla-camera-presentato-il-progetto-trame-di-rinascita-formazione-e-artigianato-per-le-donne-vittime-di-violenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Luglio 2026 Alla Camera presentato il progetto &#8216;Trame di Rinascita&#8217;: formazione e artigianato per le donne vittime di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-pesano-su-manifattura-e-made-in-italy-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
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		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Giugno 2026·MEDIA Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net L&#8217;estate del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
</div>
</div>
<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/al-forum-di-confartigianato-la-sostenibilita-e-inclusione-equita-adattamento-intelligente-motore-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 26 Giugno 2026·EVENTI Al Forum di Confartigianato la sostenibilità è inclusione, equità, adattamento intelligente, motore di business La sostenibilità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7233 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza tag-manodopera tag-posti-di-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 26 Giugno 2026·EVENTI Forum sulla Sostenibilità: il report con le evidenze su territori, persone e innovazione Nella giornata di [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-inblu2000-crisi-in-medio-oriente-pesa-su-costi-energia-export-e-investimenti-delle-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[InBlu2000]]></category>
		<category><![CDATA[RadioInBlu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a InBlu2000: “Crisi in Medio Oriente pesa su costi energia, export e investimenti delle Pmi” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/granelli-a-4-di-sera-rete-4-le-crisi-geopolitiche-presentano-il-conto-alle-nostre-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4 di sera]]></category>
		<category><![CDATA[rete 4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 24 Giugno 2026·MEDIA Granelli a &#8216;4 di Sera&#8217; (Rete 4): &#8220;Le crisi geopolitiche presentano il conto alle nostre imprese&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/le-incertezze-dellestate-2026-per-economia-e-imprese-il-punto-nel-webinar-del-6-luglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi congiunturale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 23 Giugno 2026·CONGIUNTURA Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[4CNetWork]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Piga]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Carretti]]></category>
		<category><![CDATA[orep]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026 Aggregazione in consorzi e reti d&#8217;impresa per conquistare il mercato degli appalti pubblici Le micro, piccole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-forum-sulla-sostenibilita-di-confartigianato-per-uno-sviluppo-inclusivo-e-a-misura-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[forum sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 18 Giugno 2026·EVENTI Il Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato per uno sviluppo inclusivo e a misura d&#8217;uomo Confartigianato punta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[artigianale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 17 Giugno 2026·MADE IN ITALY Artigianale sì, ma soltanto se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento giorni di crisi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/in-vista-un-accordo-per-la-riapertura-di-hormuz-il-conto-di-oltre-cento-giorni-di-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 10:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE In vista un accordo per la riapertura di Hormuz. Il conto di oltre cento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dalla-crisi-del-golfo-ai-cantieri-le-tendenze-delledilizia-nel-report-di-confartigianato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Giugno 2026·COSTRUZIONI Dalla crisi del Golfo ai cantieri: le tendenze dell’edilizia nel report di Confartigianato   A metà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7233 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza tag-manodopera tag-posti-di-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/dal-piano-per-lexport-40-milioni-di-euro-per-le-micro-e-piccole-imprese-colpite-dalla-crisi-di-hormuz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[HORMUZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Giugno 2026·GUERRA MEDIO ORIENTE Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/il-presidente-granelli-lartigianato-e-motore-del-turismo-diffuso-e-sostenibile-che-valorizza-il-brand-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Vespa]]></category>
		<category><![CDATA[forum in masseria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 14 Giugno 2026·TURISMO Il Presidente Granelli: &#8220;L&#8217;artigianato è motore del turismo diffuso e sostenibile che valorizza il brand Italia&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/transizione-5-0-al-via-le-prenotazioni-per-il-nuovo-iperammortamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[iperammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026·TRANSIZIONE 5.0 Transizione 5.0: al via le prenotazioni per il nuovo iperammortamento Al via lo strumento per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Lucio Caracciolo (Limes): “Il futuro è nella storia del nostro artigianato e nella cultura profonda dell&#8217;Italia&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/06/lucio-caracciolo-limes-il-futuro-e-nella-storia-del-nostro-artigianato-e-nella-cultura-profonda-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[limes]]></category>
		<category><![CDATA[lucio caracciolo]]></category>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 12 Giugno 2026 Trappole col fiocco e soffitti di cristallo: focus di Spirito artigiano sulla condizione femminile Al centro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[audizione Camera]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 12 Giugno 2026·PIL Bassa crescita dell’Italia: i nodi da sciogliere nell’audizione di Confartigianato alla Camera Sulla dinamica del PIL [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/01/manodopera-al-lumicino-scoperta-la-meta-dei-posti-di-lavoro/">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7233 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza tag-manodopera tag-posti-di-lavoro" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">16 Gennaio 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro</h1>
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<p>Gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato sulle opportunità di lavoro offerte dall’artigianato confermano un’impressione da tempo diffusa. Nell’Italia del lavoro precario e mal pagato, trovare un idraulico, un falegname, un sarto, non è difficile solo per i consumatori, ma anche per le imprese che li assumerebbero ben volentieri. E anche con contratto a tempo indeterminato, confermano le statistiche. Se ci fossero, però. Nel solo 2007 le aziende avrebbero assorbito ben 162.550 figure dei più differenti profili professionali; per quasi la metà del totale non c’è stato niente da fare: 71.359 potenziali dipendenti mancano all’appello. Al primo posto della sconfortante classifica delle professionalità più richieste ma introvabili, si trovano parrucchieri ed estetisti. Il mercato ne cerca 7.970, ne mancano 4.718. I conti sono presto fatti: quasi il 60% dei posti rimane scoperto. Come già accennato, anche la ricerca dei falegnami e degli idraulici va male. Gli artigiani del legno occupano addirittura il secondo gradino del podio dei lavoratori più desiderati dalle piccole imprese. Lo scorso anno i posti previsti per loro erano 3.670. Inutile sottolineare che per il 73% sono rimasti vacanti. Peggio è andata solo a chi cercava addetti alla robotica. Non ne servivano moltissimi, “solo” 1.400, se ne sono trovati pochissimi, appena 350. E’ andata meglio, ma solo per una manciata di punti percentuali in più, la “caccia” delle imprese agli idraulici: ben 3.685 hanno risposto all’appello. Comunque ne servivano esattamente il doppio. Gravi problemi anche per completare gli organici di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (fabbisogno stimato, 2.800 addetti), fornai e pastai (2.310 i lavoratori necessari). La situazione non migliora neppure quando lo studio di Confartigianato analizza le richieste di figure professionali di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy: la moda. Mancano i sarti e i tagliatori artigianali, stessa storia per modellisti e cappellai. Attenzione: il problema non riguarda solo i ruoli che necessitano di mani sapienti e di grande mestiere, ma anche quelli più tecnici. Non si trovano neppure gli addetti ai macchinari per confezioni di abbigliamento in stoffa, ne servirebbero 1.010, solo in 300 rispondono all’appello. C’è poco da dire, i dati confermano una crisi delle vocazioni fin troppo evidente: i giovani lavoratori italiani sembrano preferire un lavoro impiegatizio a tempo determinato, magari mal pagato, e anche a queste condizioni difficile da trovare, piuttosto che un qualsiasi mestiere. Secondo il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il problema è soprattutto culturale e normativo. “Nessuno vuol sporcarsi più le mani. Da qualche decennio a questa parte il lavoro manuale è visto come un’occupazione di serie B. Anche le stesse famiglie di artigiani spingono i loro figli a cercare lavoro altrove. Piuttosto della vita di bottega, meglio il lavoro precario e a singhiozzo. Anche se nella bottega il lavoro non manca e, con l’esperienza, arrivano anche i guadagni. A livello normativo, invece, serve potenziare l’istituto dell’apprendistato, senza il quale è impossibile garantire la formazione e il ricambio generazionale dei lavoratori”. Che l’artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile, lo dimostrano anche altri dati Confederali che sostanziano la seguente conclusione: chi cerca lavoro, lo trova più facilmente qui che altrove. Nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e quelle medie 17.000. Se si analizza poi la tipologia dei contratti impiegati, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l’86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese sale al 90,7%. Dati di Confartigianato confermano puntualmente che la strada maestra verso il contratto a tempo indeterminato è rappresentata dall’apprendistato, uno strumento di alto valore formativo, la cui importanza è stata già sottolineata dal presidente Guerrini. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, certifica che il 70,1% degli apprendisti in quel momento in azienda, sono destinati all’assunzione.</p>
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		<title>Manodopera al lumicino: scoperta la metà dei posti di lavoro - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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