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	<title>Imprese italiane eppure ‘straniere’ - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>Imprese italiane eppure ‘straniere’ - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-presidente-granelli-su-il-foglio-quante-paure-infondate-per-la-crescita-degli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Zucchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
</div>
</div>
<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/le-confederazioni-artigiane-in-riforma-legge-quadro-nessuna-distorsione-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Legge quadro artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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</div>
<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). 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		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-crisi-golfo-18-miliardi-in-sei-mesi-la-spesa-per-luce-e-gas-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Settembre 2026·ENERGIA Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
</div>
</div>
<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mpi-pagano-energia-37-miliardi-in-piu-della-media-ue-bollette-gonfiate-dal-fisco-474-rispetto-allue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Settembre 2026·ENERGIA Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/granelli-da-presidente-von-der-leyen-indicazioni-importanti-per-pmi-ora-servono-interventi-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133123</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
</div>
</div>
<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7298 post type-post status-publish format-standard hentry category-lavoro-e-previdenza" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Lavoro e Previdenza</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">11 Aprile 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
</div>
</div>
<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/">Imprese italiane eppure ‘straniere’</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Imprese italiane eppure ‘straniere’</h1>
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<p>In Italia sono sempre di più gli immigrati che decidono di mettersi in proprio. Confartigianato li ha contati: a fine 2007 erano 388.610 tra titolari, soci, amministratori di imprese individuali o di società. Traducendo il numero in valore percentuale, emerge che circa il 3,9% delle persone legate al totale delle attività economiche del Paese oggi è straniero. Se lo squilibrio numerico tra gli imprenditori di nazionalità italiana, attualmente il 92,4%, e quelli stranieri, che come si è visto ammontano al 3,9% è ancora forte, un secondo dato riavvicina una distanza solo all’apparenza incolmabile. Il 12,1% degli imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari, infatti, ha meno di 30 anni, contro il 6,6% degli italiani. Se a questo si aggiunge che gli imprenditori stranieri con oltre 50 anni sono il 21%, meno della metà degli italiani che sono over 50 nel 44,9% dei casi, il quadro che emerge conferma che nel Paese è in atto una crisi vocazionale del fare impresa che colpisce il doppio dei giovani italiani rispetto ai loro coetanei immigrati. I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato permettono di tracciare una mappa completa e a più strati della penetrazione dell’imprenditoria extracomunitaria nel tessuto produttivo italiano. In sostanza i dati rispondono alle seguenti domande: quanti sono e da dove vengono, dove sono, cosa fanno. Quanti sono e da dove vengono &#8211; E’ il bacino del Mediterraneo ad alimentare in massima parte la filiera di imprenditori e lavoratori autonomi extracomunitari. Al primo posto assoluto il Marocco (50.801, pari al 13,1%). Seguono l’Albania (29.269, pari al 7,5), l’Egitto (19.489, pari al 5,0%), la Tunisia (14.517 pari al 3,7%). Tra Marocco e Albania, si inseriscono, rispettivamente al secondo e terzo posto, la Svizzera (43.400, pari al 11,2%) e la Cina (42.290, pari al 10,9%). Si potrebbe anche proseguire, ma l’elenco è lungo. Quella che emerge, alla fine, è un’operosa Babele composta da 192 nazioni che elegge l’italiano a lingua comune e il “fare impresa” a modalità lavorativa. Un dato va però spiegato, perché balza subito all’occhio. E’ quello della diffusa presenza in Italia di imprenditori svizzeri. Il motivo è semplice. Nella maggior parte dei casi si tratta di emigranti italiani che rientrano nei paesi d’origine dopo aver lavorato nella Confederazione. Nessun esodo dal Paese transalpino, dunque. Piuttosto un controesodo. Cosa fanno – Circa 131.524 imprenditori, pari al 33,8%, sono impegnati nel “Commercio al dettaglio” e nelle “Riparazioni”; segue, anche se a grande distanza, il comparto delle “Costruzioni” che assorbe 75.878 persone (19,5%); ‘fanalino di coda’ le “Attività manifatturiere” con 49.265 imprenditori (12,7%). I dati permettono di scendere ulteriormente fino al dettaglio dei settori più gettonati di ogni singolo comparto. Nel Manifatturiero, ad esempio, le “Confezioni di articoli di vestiario e pellicce”, vanno per la maggiore: 11.710 soggetti (23,8%). Anche le “Industrie alimentari e delle bevande” ‘tirano’ ( 8.108 imprenditori pari al 16,5%), così come i “Prodotti in metallo” (6808 pari al 13,8%), la “Concia e il cuoio” (3.878 pari al 16,5%) e la “Fabbricazione mobili e altre industrie manifatturiere” (3.535 pari al 7,2%). L’indagine di Confartigianato elenca anche una serie di attività dove la presenza di imprenditori e lavoratori extracomunitari è superiore alla media nazionale del 3,9%: Costruzioni (6,1%), Commercio al dettaglio e riparazioni (5,8%), Trasporti e comunicazione (5,3%), Alberghi e ristorazione (4,4%). Dove sono – I dati del 2007, molto simili a quelli dell’anno precedente, non sconvolgono una geografia dell’imprenditoria d’importazione che sembra consolidarsi in luoghi ormai precisi. E’ ancora la Lombardia in testa alla classifica delle regioni con il maggiore numero di imprenditori extracomunitari: 83.911, pari al 21,6%. Al secondo posto di nuovo il Lazio, ma con meno della metà delle presenze: 39.129 (10,1%). Segue l’Emilia Romagna, che sorpassa il Veneto, anche se di poco: 37.761, contro 37.586. Il valore percentuale riallinea, però, le due regioni: 9,7%. Al quinto posto ancora la Toscana con 35.588 soggetti (9,2%). I dati sfatano alcuni luoghi comuni, e ne confermano altri. In Lombardia, gli imprenditori cinesi sono davvero molti, il 10,5% del totale, ma non sono i più numerosi. Il primato spetta infatti agli egiziani con il 15%. Come si può notare, i valori percentuali relativamente bassi, e sostanzialmente vicini tra loro, confermano una compresenza di un altissimo numero di differenti etnie sul territorio, ben 192 a livello nazionale. I cinesi sono la prima comunità di imprenditori extracomunitari in Toscana (23,8%). Dietro di loro quella degli albanesi (15,6%). In Veneto, invece gli imprenditori provenienti dalla Cina (12,2%) sono al secondo posto, subito dopo gli Svizzeri (13,4%). Nel Lazio, testa a testa tra imprenditori cinesi e del Bangladesh: 4.122 i primi, 4.133 gli altri. Venendo alle province che ospitano il maggior numero di imprenditori non italiani, comprendendo anche le città metropolitane, ecco che Milano, con 42.477 persone (10,9% del totale) supera Roma (32.841 &#8211; 8,5%), Torino (15.685 – 4,0%), Firenze (11.782 – 3%). Seguono due province più piccole, Brescia e Treviso, rispettivamente con 10.793 e 8.895 imprenditori extracomunitari. Un ultimo dato: se esaminiamo l’incidenza degli imprenditori extracomunitari sul totale di titolari, soci ed amministratori di imprese, troviamo che a Prato un imprenditore su dieci (10,6%) è extracomunitario.</p>
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		<title>Imprese italiane eppure ‘straniere’ - Confartigianato Imprese </title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2008/04/imprese-italiane-eppure-straniere/</link>
		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Thu, 10 Apr 2008 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
		<docs>http://backend.userland.com/rss092</docs>
		<language>it-IT</language>
		

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