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	<title>Artigiani, sì al federalismo fiscale - Confartigianato Imprese</title>
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	<title>Artigiani, sì al federalismo fiscale - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-viceministro-leo-a-confartigianato-dalla-riforma-della-legge-quadro-dellartigianato-benefici-per-crescita-e-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
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		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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</div>
<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-presidente-granelli-su-il-foglio-quante-paure-infondate-per-la-crescita-degli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. 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Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. 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		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/economia-e-imprese-nelle-strettoie-del-medio-oriente-e-delle-politiche-economiche-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Artel]]></category>
		<category><![CDATA[Zucchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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</div>
<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/le-confederazioni-artigiane-in-riforma-legge-quadro-nessuna-distorsione-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Legge quadro artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[riforma legge quadro artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. 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Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. 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		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/rotte-marittime-sotto-pressione-1239-miliardi-di-euro-di-interscambio-via-nave-con-asia-e-oceania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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</div>
<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-crisi-golfo-18-miliardi-in-sei-mesi-la-spesa-per-luce-e-gas-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. 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Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. 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		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mpi-pagano-energia-37-miliardi-in-piu-della-media-ue-bollette-gonfiate-dal-fisco-474-rispetto-allue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/granelli-da-presidente-von-der-leyen-indicazioni-importanti-per-pmi-ora-servono-interventi-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
</div>
</div>
<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">3 Settembre 2008</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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</div>
<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-7425 post type-post status-publish format-standard hentry category-fisco tag-artigiani tag-federalismo tag-fiscale" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Fisco</div>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. 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Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. 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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/unatras-chiede-al-governo-di-riaprire-urgentemente-il-confronto-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2008/09/artigiani-si-al-federalismo-fiscale/">Artigiani, sì al federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<h1 class="headInModule single_post">Artigiani, sì al federalismo fiscale</h1>
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<p>Gli artigiani italiani hanno voglia di federalismo. Un desiderio che nasconde il bisogno di scrollarsi di dosso il peso di una burocrazia pesante e costosa, che grazie al federalismo fiscale potrebbe utilizzare le tasse versate dai contribuenti in maniera più efficiente e contrastare in maniera netta e decisa l’evasione fiscale, soprattutto quella legata al lavoro sommerso e all’abusivismo. Sono questi i primi spunti di riflessione offerti dai risultati del sondaggio che l’Ispo di Renato Mannheimer ha condotto su un campione di imprenditori associati a Confartigianato. Il sondaggio, centrato sul federalismo fiscale, è stato presentato il primo settembre a Roma, nel corso dell’annuale edizione della Summer school di Confartigianato. Il 75% degli intervistati spera che il Paese prenda la via del federalismo, più o meno radicale, per risolvere molti dei problemi che angosciano l’Italia. In particolare, ai piccoli imprenditori piace soprattutto l’idea di uno Stato federale che conceda più autonomia e poteri alle Regioni. Per il 62% degli artigiani intervistati, infatti, allo Stato spetta il compito di garantire soltanto alcuni servizi fondamentali, tra cui istruzione e sanità, senza farsi carico di competenze che potrebbero essere lasciate agli enti locali e che spesso comportano un aumento al già ingente prelievo fiscale. Una tassazione che oggi l’88,5% degli imprenditori definisce alta e che soltanto l’11,3% degli intervistati ritiene essere giusta. Tasse troppo alte e mal gestite dallo Stato, se si considera che la maggioranza degli artigiani italiani, l’86% del campione intervistato, ha dichiarato di “ricevere meno benefici e servizi di scarsa qualità rispetto alle tasse” che paga. Tasse che il federalismo potrebbe limare, ma che non dovrà aumentare, neanche se questo dovesse portare ad un miglioramento dei servizi locali rispetto a quelli nazionali. Quando l’Ispo ha chiesto agli intervistati se, pur di alzare gli standard dei servizi sanitari regionali, i cittadini sarebbero stati disposti a pagare più tasse, il 79% del campione ha risposto con un laconico no. Una ferma convinzione che tradisce l’eccessivo prelievo fiscale che attualmente ricade sugli italiani. L’Ufficio studi di Confartigianato ha calcolato che se la pressione fiscale “ufficiale” è del 43,3%, quella effettiva, e cioè quella che considera anche il sommerso e l’evasione fiscale, si attesta sul 51,6%. Senza parlare dell’incremento dei tributi locali nel decennio 1996/2006. Non deve essere un caso se in Italia, paese secondo soltanto alla Spagna nella speciale classifica che registra l’aumento delle tasse locali, l’imposta che ha subito il maggior incremento nel decennio preso in esame è stata l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, aumentata del 62,2%. Attualmente, con il disegno legge Calderoli sul federalismo fiscale ancora in fase di elaborazione, sono state rese pubbliche soltanto alcune indiscrezioni. Tra queste, la possibilità da parte dello Stato o delle Regioni più ricche di sostenere le regioni più povere. Una possibilità che il 64% degli artigiani intervistati ha condiviso, dimostrando che il federalismo che sognano non vuole spaccare l’Italia, né tanto meno abbandonare al loro destino gli abitanti delle Regioni dove si produce minor ricchezza. Il federalismo che sognano gli artigiani, e che emerge dai risultati del sondaggio Ispo commissionato da Confartigianato, è una nuova organizzazione dello Stato che, oltre a consentire all’Italia di uscire dalla crisi economica e di riavvicinarla agli altri Stati comunitari, permetterebbe ai cittadini di controllare in maniera più incisiva l’utilizzo delle tasse, la qualità dei servizi offerti dagli enti locali e, a questi, di combattere con maggiore incisività l’evasione fiscale, soprattutto quella prodotta dal lavoro sommerso e dagli operatori abusivi. Un’esigenza confermata da alcune elaborazioni di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Secondo i dati diffusi durante la Summer school, infatti, il valore aggiunto prodotto dal sommerso nel 2006 è compreso tra il 15,3% ed il 16,9% del PIL. Nel 2007, inoltre, l’evasione fiscale ha prodotto un “fatturato” da 107,1 miliardi di euro. Con l’attuazione di un modello di federalismo fiscale, i piccoli imprenditori sperano di poter beneficiare di una gamma di servizi di qualità migliore, dalla sicurezza alla sanità, passando per quella semplificazione burocratica per le imprese che gli artigiani richiedono da ormai troppo tempo. Avvicinando il prelievo fiscale al territorio, dunque, gli enti locali avrebbero maggiori risorse da gestire per l’offerta dei servizi ai cittadini. Ma di quali servizi hanno bisogno gli artigiani, cittadini prima ancora che imprenditori? Maggiore tutela e sicurezza sul lavoro, ricerca ed innovazione per le imprese, infrastrutture e una più attenta tutela sanitaria. In altre parole, di tutta quella serie di interventi che il mondo della micro e piccola impresa italiana chiede da tempo per riaccendere il motore di un Paese che appare ingolfato.</p>
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		<title>Artigiani, sì al federalismo fiscale - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
		<lastBuildDate>Tue, 02 Sep 2008 22:00:00 +0000</lastBuildDate>
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		<language>it-IT</language>
		

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