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	<title>STUDI - Instabilità e volatilità dopo Brexit - Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale - Confartigianato Imprese</title>
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	<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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	<title>STUDI - Instabilità e volatilità dopo Brexit - Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale - Confartigianato Imprese</title>
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		<title>Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco”</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-viceministro-leo-a-confartigianato-dalla-riforma-della-legge-quadro-dellartigianato-benefici-per-crescita-e-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Leo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 1 Ottobre 2026·FISCO Il Viceministro Leo a Confartigianato: “Dalla riforma della legge quadro dell’artigianato benefici per crescita e fisco” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
<p>&nbsp;</p>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/10/il-presidente-granelli-su-il-foglio-quante-paure-infondate-per-la-crescita-degli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Media 1 Ottobre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Il Presidente Granelli su Il Foglio: &#8220;Quante paure infondate per la crescita degli artigiani&#8221; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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		<item>
		<title>Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/economia-e-imprese-nelle-strettoie-del-medio-oriente-e-delle-politiche-economiche-lanalisi-su-ilsussidiario-net/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 13:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ILSUSSIDIARIO.NET]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133358</guid>

					<description><![CDATA[<p>Studi 30 Settembre 2026·MEDIA Economia e imprese nelle strettoie del Medio Oriente e delle politiche economiche. L’analisi su IlSussidiario.net L’economia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-zucchetti-lanciano-il-progetto-artigianato-digitale-siglato-accordo-strategico-per-linnovazione-delle-mpmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 11:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Artel]]></category>
		<category><![CDATA[Zucchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 30 Settembre 2026·INNOVAZIONE Confartigianato e Zucchetti lanciano il progetto &#8220;Artigianato Digitale&#8221;. Siglato accordo strategico per l&#8217;innovazione delle Mpmi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
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<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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		<title>Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/le-confederazioni-artigiane-in-riforma-legge-quadro-nessuna-distorsione-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Legge quadro artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[riforma legge quadro artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 26 Settembre 2026·RIFORMA LEGGE QUADRO Le Confederazioni artigiane: &#8220;In riforma legge quadro nessuna distorsione concorrenza&#8221; «Il dibattito sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/su-spirito-artigiano-le-sfide-per-le-imprese-tra-ia-e-competenze-umane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spirito artigiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133284</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 25 Settembre 2026·MEDIA Su Spirito artigiano le sfide per le imprese tra IA e competenze umane Il nuovo numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<item>
		<title>Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/rotte-marittime-sotto-pressione-1239-miliardi-di-euro-di-interscambio-via-nave-con-asia-e-oceania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra medio oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 24 Settembre 2026·ESPORTAZIONI Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/piccole-imprese-grandi-transizioni-confartigianato-fa-scuola-su-energie-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Home Page]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_A]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 23 Settembre 2026·EVENTI Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato &#8216;fa scuola&#8217; su energie e sostenibilità Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina e Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-data-center-boom-consumi-elettrici-398-twh-entro-il-2030-in-usa-cina-e-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 23 Settembre 2026·ENERGIA Con data center boom consumi elettrici: + 398 TWh entro il 2030 in Usa, Cina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/deficit-al-31-del-pil-le-sfide-della-politica-fiscale-verso-la-manovra-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[costo energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·LEGGE BILANCIO 2026 Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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		<item>
		<title>La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino!</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/la-nostra-intelligenza-artigiana-fa-scuola-e-ispira-il-festival-di-sanremo-bravo-stefano-de-martino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano De Martino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133221</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 22 Settembre 2026·ATTUALITA&#039; La nostra intelligenza artigiana ispira il Festival di Sanremo. Bravo Stefano De Martino! A Sanremo quest’anno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
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<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle famiglie italiane</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/con-crisi-golfo-18-miliardi-in-sei-mesi-la-spesa-per-luce-e-gas-delle-famiglie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 22 Settembre 2026·ENERGIA Con crisi Golfo +1,8 miliardi in sei mesi la spesa per luce e gas delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + 47,4% rispetto all’Ue</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mpi-pagano-energia-37-miliardi-in-piu-della-media-ue-bollette-gonfiate-dal-fisco-474-rispetto-allue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 13:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter_B]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 21 Settembre 2026·ENERGIA Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: + [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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		<item>
		<title>Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/confartigianato-e-rai-come-raccontare-leccellenza-italiana-ai-nuovi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Mellone]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giorgino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 17 Settembre 2026·MEDIA Confartigianato e Rai: come raccontare l’eccellenza italiana ai &#8216;nuovi pubblici&#8217; Come raccontare l’eccellenza italiana, e in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221;</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/granelli-da-presidente-von-der-leyen-indicazioni-importanti-per-pmi-ora-servono-interventi-concreti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa e Mercati Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ursula von der leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EUROPA Granelli: &#8220;Da presidente von der Leyen indicazioni importanti per Pmi. Ora servono interventi concreti&#8221; Meno burocrazia, energia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
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<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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		<title>Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare Taranto»</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/ilva-le-confederazioni-artigiane-serve-un-pacchetto-straordinario-e-una-legge-speciale-per-salvare-taranto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ex ilva]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133121</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa 16 Settembre 2026·ILVA Ilva &#8211; Le Confederazioni artigiane: «Serve un pacchetto straordinario e una Legge Speciale per salvare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/energie-e-sostenibilita-alla-22a-edizione-di-confartigianato-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenza Manessi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Energies and Sustainability Confartigianato High School]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·EVENTI Energie e sostenibilità alla 22ª edizione di Confartigianato High School Le grandi trasformazioni degli scenari geopolitici, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>&#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la Sostenibilità 2026</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/seize-the-change-futuri-sostenibili-e-levento-di-apertura-della-settimana-per-lenergia-e-la-sostenibilita-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Cassieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 13:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[seize the change]]></category>
		<category><![CDATA[settimana energia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.confartigianato.it/?p=133104</guid>

					<description><![CDATA[<p>Notizie 16 Settembre 2026·SETTIMANA ENERGIA &#8220;Seize the change. Futuri sostenibili&#8221; è l&#8217;evento di apertura della Settimana per l&#8217;Energia e la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/mercato-del-lavoro-piu-inclusivo-con-crescita-spinta-da-lavoro-stabile-donne-giovani-e-stranieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 13:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e Previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi 15 Settembre 2026·LAVORO Mercato del lavoro più inclusivo, con crescita spinta da lavoro stabile, donne, giovani e stranieri Nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="row-fluid">
<div class="span12">
<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
</div>
</div>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
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<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore</title>
		<link>https://www.confartigianato.it/2026/09/unatras-chiede-al-governo-di-riaprire-urgentemente-il-confronto-sul-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Demenego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Unatras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notizie 15 Settembre 2026·AUTOTRASPORTO UNATRAS chiede al Governo di riaprire urgentemente il confronto sul settore La Presidenza di UNATRAS, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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<div class="box-article-cat clearfix post-44753 post type-post status-publish format-standard hentry category-news tag-brexit tag-regno-unito" style="background-color:#7BD0E6;color:#002E4A;"><span class="cat-icon"><img decoding="async" src="https://www.confartigianato.it/core/views/6977824424/img/svg/icona_ultime_notizie.svg" width="28" height="28" alt=""></span>Notizie</div>
<div class="box-art-meta"><span class="meta-data">27 Giugno 2016</span></div>
<h1 class="headInModule single_post">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</h1>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44405" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_brexit.png" alt="us_brexit" width="700" height="300" /></p>
<p>La ripresa in corso in Europa potrebbe essere compromessa dagl <strong>effetti del risultato del referendum di giovedì scorso</strong> con cui i cittadini del Regno Unito hanno scelto l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea<span id="more-44753"></span>. Un “effetto domino” sulle aspettative dei mercati per la stabilità dell&#8217;euro zona e una prolungata volatilità finanziaria e valutaria alzano il livello di rischio per l&#8217;Italia. Un aumento dello <strong>spread sui tassi di interesse</strong> – stamane lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia sopra i 160 punti base ritornando sui livelli di un anno fa &#8211; comprimerebbe investimenti e crescita, aumentando la spesa pubblica per interessi e di conseguenza le entrate fiscali, generando ulteriori effetti recessivi. I fattori di rischio aumentano con l’<strong>incertezza</strong> legata <strong>ai tempi del recesso del Regno Unito</strong> dall’Unione che, <a href="http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf">secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona</a>, potrebbero arrivare fino a due anni.</p>
<p>A tal proposito si ricorda che il recente ribasso dei tassi di interesse ha favorito la <strong>riduzione della spesa pubblica per remunerare i titoli del debito pubblico</strong>: mentre due anni fa (ad aprile 2014) il DEF prevedeva per il 2015 una spesa per interessi di 82,1 miliardi di euro, il consuntivo dei conti delle Amministrazioni pubbliche indica una spesa per interessi passivi di 68,4 miliardi di euro, con un <strong>risparmio rispetto alle previsioni di 13,7 miliardi</strong>, pari ad 0,8 punti di PIL.</p>
<p>E’ anche grazie a questa minore spesa per interessi che è stato possibile <strong><a href="https://www.confartigianato.it/2016/04/p42458/">ridurre il carico fiscale sul lavoro per 18,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-2017</a></strong> con i provvedimenti relativi a deduzione del costo del lavoro da imponibile IRAP, esonero contributivo temporaneo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato e “bonus di 80 euro”.</p>
<p>La volatilità sui mercati può avere effetti sul <strong>settore bancario</strong> che in Italia è gravato da un alto livello dei <strong>crediti deteriorati</strong>: La comparazione europea dei <em>Non-performing loans</em> (NPL) proposta dell’EBA (European Banking Authority) evidenzia che nel quarto trimestre 2015 la quota di prestiti deteriorati in Italia è del 16,8%, contro una media Ue a 28 del 5,8%, e superiore al 6,4% della Spagna, al 4,0% della Francia e al 3,0% della Germania. Gli effetti del maggiore appesantimento del settore bancario sono evidenti sul fronte del <strong>credito alle imprese</strong>: ad aprile 2016 i prestiti alle società non finanziarie nell’euro zona risultano in crescita dello 0,9% mentre sono in calo dell’1,9% in Italia.</p>
<p>Sul fronte del <strong>debito pubblico</strong> l’Italia mantiene gli indicatori in area critica, <em>in primis</em> il livello: al IV trimestre 2015 è pari al 132,7% del PIL, secondo nell’Unione Europa solo alla Grecia (176,9%). Le raccomandazioni dello scorso maggio della Commissione europea indicano che il <strong>piano di bilancio dell’Italia è in linea con la regola del debito</strong>, <strong>solo tenuto conto di fattori rilevanti</strong> quali il sostanziale rispetto della parte preventiva del Patto, la congiuntura macroeconomica sfavorevole e l’attuazione di riforme strutturali <strong>e tali fattori verranno riesaminati a novembre</strong>. Nella prospettiva di questa verifica e degli effetti negativi della <em>Brexit</em> va ricordato che la <strong>riduzione del debito pubblico italiano viene messa in discussione in presenza di una scarsa crescita dell’economia</strong>. Mentre nel quadro programmatico indicato nel DEF di aprile un tasso di crescita dell’1,2% porterebbe nel 2016 il debito pubblico a ridursi di 0,3 punti (dal 132,7% del PIL del 2015 al 132,4% di quest’anno), nel caso della più bassa crescita del PIL (1,0%) indicata nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico salirebbe di 0,4 punti; infine il tasso di crescita dell’1,1% previsto dalla Commissione europea determinerebbe per il 2016 la stazionarietà del debito pubblico, rinviando al 2017 l’avvio del percorso di rientro. Anche le ultime previsioni dell’Ocse (2016) &#8211; che per quest’anno riportano un tasso di crescita dell’1,0% &#8211; evidenziano la costanza del rapporto debito/PIL.</p>
<p>Una correzione al ribasso delle previsioni di crescita e il rialzo della spesa per interessi potrebbe richiedere <strong>in autunno una legge di bilancio 2017 di intonazione restrittiva, </strong>mettendo in discussione il percorso di riduzione della pressione fiscale.</p>
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<h4 style="text-align: center;">Debito pubblico nei Paesi dell’UE 28</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(IV trimestre 2015-% PIL. Valori lordi e consolidati secondo definizione Procedura per i disavanzi eccessivi (PDE) &#8211; Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat)</em></h5>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44754" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png" alt="us_27062016" width="700" height="218" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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<h4 style="text-align: center;">Le recenti previsioni su PIL e debito pubblico dell’Italia</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Anni 2015 e 2015. Var. % PIL 2016; debito in % di PIL e variazione in punti % &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mef, FMI, Commissione europea e Ocse)</em></h5>
<h5 style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44755" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png" alt="us_27062016_2" width="700" height="129" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_2-300x55.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></h5>
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<h4 style="text-align: center;">Dinamica tendenziale dello stock dei prestiti alle società non finanziarie nei principali paesi dell&#8217;Area Euro</h4>
<h5 style="text-align: center;"><em>(Aprile 2106-Var. % tendenziali corrette con cartolariz., riclassific. e altre var. non derivanti da transaz. Escluse famiglie produttrici &#8211; Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea)</em></h5>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44756" src="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png" alt="us_27062016_3" width="700" height="237" srcset="https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3.png 700w, https://www.confartigianato.it/storage/2016/06/us_27062016_3-300x102.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<div class="synved-social-container synved-social-container-follow" style="text-align: left"><a class="synved-social-button synved-social-button-follow synved-social-size-32 synved-social-resolution-single synved-social-provider-rss nolightbox" data-provider="rss" target="_blank" rel="nofollow" title="Subscribe to our RSS Feed" href="http://feeds.feedburner.com/Confartigianato" style="font-size: 0px;width:32px;height:32px;margin:0;margin-bottom:5px"><img decoding="async" alt="rss" title="Subscribe to our RSS Feed" class="synved-share-image synved-social-image synved-social-image-follow" width="32" height="32" style="display: inline;width:32px;height:32px;margin: 0;padding: 0;border: none;box-shadow: none" src="https://www.confartigianato.it/core/modules/d527b5e8d0/synved-social/image/social/regular/64x64/rss.png" /></a></div><p>L'articolo <a href="https://www.confartigianato.it/2016/06/44753/">STUDI &#8211; Instabilità e volatilità dopo Brexit &#8211; Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.confartigianato.it">Confartigianato Imprese</a>.</p>
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		<title>STUDI - Instabilità e volatilità dopo Brexit - Minore crescita e aumento della spesa per interessi potrebbero fermare il percorso di riduzione della pressione fiscale - Confartigianato Imprese </title>
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		<description>La più rappresentativa organizzazione italiana dell&#039;artigianato e della micro e piccola impresa</description>
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