Il punto di inizio 2026 sugli indicatori del mercato del lavoro

L’analisi dei più recenti dati statistici sul mercato del lavoro delinea a inizio 2026 un quadro di luci e ombre, successivo ad un lungo ciclo espansivo. Dopo oltre quattro anni di crescita l’occupazione segna una flessione su base annua nel terzo trimestre del 2025. A novembre 2025 aumenta l’inattività mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,7%, il minimo della serie storica dal 2004. Dopo tredici anni, nell’autunno del 2025 il tasso di disoccupazione risulta inferiore alla media europea. Le tensioni geopolitiche e il basso profilo della crescita mantengono elevata l’incertezza e le previsioni di assunzione del primo trimestre del 2026 registrano una flessione. La difficoltà di reperimento del personale rimane elevata, interessando più di un lavoratore su due cercato dalle imprese, ma è in diminuzione rispetto ad un anno prima. Il dinamismo del mercato del lavoro ha sostenuto la crescita del reddito disponibile delle famiglie.

I segnali di frenata di una lunga fase espansiva del mercato del lavoro - A novembre 2025, su base mensile, il calo dello 0,1% degli occupati e del 2,0% dei disoccupati si associa alla crescita dello 0,6% degli inattivi: una elevata inattività è uno dei punti di debolezza strutturale del mercato del lavoro italiano. La diminuzione congiunturale degli occupati coinvolge i dipendenti a termine (-1,2% rispetto ad ottobre) e gli autonomi (-0,2%), mentre risultano stabili i dipendenti permanenti.

L’occupazione aumenta rispetto a novembre 2024 (+179mila occupati in un anno, pari al +0,7%), come sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+258mila pari al +1,6%) e degli autonomi (+126mila pari al +2,5%) e un calo dei dipendenti a termine (-204mila, pari al -7,6%).

L'analisi dei dati trimestrali evidenzia che nel terzo trimestre del 2025 l'occupazione torna in territorio negativo (-0,4%) dopo 17 trimestri consecutivi di crescita.

Disoccupazione ai minimi storici e inferiore alla media UE – Il confronto internazionale su dati Eurostat evidenzia che a novembre 2025 il tasso di disoccupazione in Italia scende al 5,7%, risultando da ottobre inferiore alla media dell’UE a 27, un fenomeno che non si registrava dall’autunno del 2012. Il tasso di persone in cerca di lavoro in Italia è inferiore al 7,7% della Francia, al 10,4% della Spagna mentre la disoccupazione rimane strutturalmente bassa in Germania (3,8%).

Tasso di disoccupazione inferiore al 3% in Trentino-Alto Adige e Lombardia - In chiave territoriale il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2025 è inferiore alla media nazionale in Provincia Autonoma di Bolzano con 1,8%, Provincia Autonoma di Trento con 2,6%, Lombardia con 2,7%, Veneto con 3,1%, Valle d'Aosta e Basilicata con 3,6%, Emilia-Romagna con 4,0%, Toscana, Liguria e Umbria con 4,4%, Marche con 4,5%, Friuli-Venezia Giulia con 4,6% e Lazio con 4,8%. Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2025 è al minimo della serie dal 2018 nel Nord Ovest. Tra le regioni sono raggiunti i valori minimi del tasso di persone in cerca di lavoro in Lombardia, Basilicata, Liguria, Lazio, Calabria, Sicilia e Campania.

Gli andamenti dei mercati del lavoro territoriali saranno esaminati il prossimo 26 gennaio nel webinar di presentazione del 36° Rapporto congiunturale di Confartigianato.

Nell’era dell’incertezza in Italia un forte aumento dell'occupazione – Nell’arco di quattro anni novembre 2021-novembre 2025), caratterizzati da una elevata turbolenza, l'occupazione è salita di 1 milione 277mila unità, pari ad un incremento del 5,6%. L’aumento è trainato dalla crescita a doppia cifra (+11,0%) di dipendenti permanenti, con 1 milione 631mila unità in più. In positivo (+4,3%) gli indipendenti con 213mila occupati in più mentre cade (-18,6%) l’occupazione dei dipendenti a termine, con 567mila unità in meno.

Crescita a doppia cifra dell'occupazione nelle piccole imprese - Alla crescita dei posti di lavoro hanno partecipato le micro e piccole imprese: il 20° Rapporto annuale di Confartigianato – qui per scaricarlo - ha evidenziato che nell’arco degli ultimi quattro anni, tra il 2021 e il 2024, la crescita dell’occupazione delle micro e piccole imprese in Italia è stata del 6,3%, trainata da un aumento a doppia cifra (+11,7%) delle piccole imprese. Nelle micro e piccole imprese italiane lavorano 11 milioni 592mila addetti, pari al 62,2% degli occupati delle imprese e nelle imprese artigiane si contano 2 milioni 494mila addetti pari al 13,4% del totale. Le dieci province con un maggiore peso dell’artigianato sono Prato con gli occupati delle imprese artigiane che sono il 31,8% del totale degli addetti delle imprese, Fermo con 29,4%, Nuoro con 27,7%, Macerata con 24,9%, Arezzo con 24,8%, Pistoia con 24,4%, Sud Sardegna con 23,8%, Imperia con 23,4%, Asti con 23,3% e Rovigo con 22,7%.

La crescita degli occupati ha sostenuto i bilanci delle famiglie - Nel terzo trimestre 2025, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 19,8% rispetto al corrispondente trimestre del 2021. Al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto è aumentato del 3,6%.

L’incertezza pesa sulle previsioni di assunzione nel 2026 - Secondo l’ultima rilevazione del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le previsioni di assunzione nel primo trimestre del 2026 scendono del 2,4% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente.

Scende la difficoltà di reperimento del personale - A gennaio 2026 la difficoltà di reperimento del personale scende al 45,8%, un valore di 3,6 punti inferiore al 49,4% di 12 mesi prima. Va ricordato che la carenza di personale è più accentuata nelle micro e piccole imprese, dove nel 2024 risulta superiore di 3,5 punti percentuali alla media delle imprese, e in particolare nelle imprese artigiane dove è superiore di 11,4 punti percentuali alla media delle imprese.

 
Dinamica occupazione in Italia 2021-2025
 I trim.2021-III trim. 2025 - variazione % tendenziale - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

 
Tasso di disoccupazione per regione
III trimestre 2025 - % forza lavoro, in giallo: minimo storico dal 2018 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


ISEE 2026: al via le consulenze del CAAF Confartigianato nei primi giorni dell’anno

Con la scadenza del 31 dicembre, tutte le certificazioni ISEE rilasciate nel corso del 2025 hanno perso la loro validità, pertanto, come ogni anno, gli operatori territoriali del Caaf Confartigianato, in questi giorni, hanno già fissato i primi appuntamenti finalizzati ad elaborare e inviare le nuove Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) dei cittadini. Ciò al fine di garantire la continuità delle agevolazioni e dei diritti ai quali hanno diritto. Si ricorda che, la cessazione di validità delle ISEE, rilasciate nel 2025, riguarda non solo l’ISEE ordinario ma anche di tutti gli altri indicatori ad esso collegati e, quindi, l’ISEE per minori, quello per l’università (ISEU) per le prestazioni socio/sanitarie e finanche l’ISEE corrente.

Le sedi territoriali del Caaf Confartigianato (trova la sede più vicina QUI) sono già operative e prestano il servizio sulla base della convenzione di servizio sottoscritta con l’INPS. Tale convenzione disciplina le modalità di erogazione di assistenza su scala nazionale. Gli operatori sono periodicamente formati sulla novità in materia di ISEE e sono preparati ad accogliere i cittadini per ogni loro esigenza.

A partire dal 1° gennaio tutte le nuove ISEE 2026 dovranno fare riferimento alla situazione reddituale del 2024 e a quella patrimoniale (mobiliare ed immobiliare) esistente al 31 dicembre 2024. E’ importante ricordare che coloro che stanno percependo prestazioni assistenziali o agevolazioni economiche vincolate all’ISEE devono ricordarsi di aggiornare questo indicatore per il 2026 presentando una nuova DSU, al fine di poter continuare a percepire il beneficio. Nel 2026 i CAF continueranno ad essere impegnati anche nella gestione delle domande, da trasmettere all’INPS, per l’ottenimento dell’assegno di inclusione (ADI), introdotto dal D.L. nr. 48/2023, e del Supporto alla formazione e lavoro (SFL). L’ADI, a differenza del reddito di cittadinanza abolito dal 2024, richiede non solo la presentazione di una domanda, ma anche l’adesione a percorsi personalizzati che potrebbero includere, oltre alla sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale (PAD) sempre necessario, il Patto di Inclusione Sociale (PaIS) e/o il Patto di Servizio Personalizzato (PSP) e la conferma della situazione del nucleo familiare. Sul punto, la circolare INPS nr. 105 del 16 dicembre 2023 ribadisce che la presenza dell’Attestazione dell’ISEE in corso di validità è la condizione richiesta al momento della compilazione della domanda di accesso al beneficio.
Novità 2026
La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, interviene in modo significativo sulla disciplina dell’ISEE, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’indicatore più aderente alla reale capacità economica dei nuclei familiari e più equo nella distribuzione delle prestazioni sociali agevolate.

Criptovalute, conti esteri nel nuovo ISEE: a partire dall’entrata in vigore delle disposizioni attuative, dovranno essere inclusi nel patrimonio mobiliare:

conti correnti e depositi bancari o finanziari detenuti all’estero;
criptovalute e altri asset digitali posseduti dal nucleo familiare, indipendentemente dalla piattaforma o dal wallet utilizzato;
rimesse di denaro verso l’estero, comprese quelle effettuate tramite sistemi di money transfer o mediante spedizione di contante non accompagnato.

2) Prima casa e famiglie numerose: franchigia più alta e nuova scala di equivalenza: un’altra rilevante novità - forse quella con più ampio impatto - riguarda la prima casa di abitazione. Le nuove disposizioni della Legge di Bilancio 2026 innalzano sensibilmente la franchigia patrimoniale dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare, rendendo l’ISEE più favorevole soprattutto per le famiglie proprietarie della casa. In pratica aumenta il valore della “prima casa” escluso dall’ISEE 2026.

3) Immobili distrutti o inagibili: esclusione dall’ISEE prorogata per il 2026: la Legge di Bilancio 2026 conferma che tali beni non concorrono al calcolo del patrimonio immobiliare, evitando che situazioni di emergenza o di mancata fruibilità dell’immobile producano effetti penalizzanti sull’indicatore economico.

E’ importante prendere sempre visione della documentazione necessaria per l’individuazione dei dati corretti da far calcolare nell’ISEE poiché, essendo la maggior parte di essi autocertificati dal dichiarante nella DSU, in caso errore, il cittadino potrebbe essere perseguito per false dichiarazioni. Gli sportelli territoriali del Caaf Confartigianato saranno tenuti anche all’archiviazione di tutta la documentazione necessaria ai fini di eventuali futuri controlli. Di seguito la lista dei documenti necessari per la compilazione delle DSU 2026 (clicca QUI).

Trova il Caaf Confartigianato più vicino
Scarica la lista delle DSU 2026


Gli scenari del 2026 per economia e imprese del made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net

Per il 2026 si delinea una fase di crescita moderata dell’economia italiana, influenzata da fattori demografici e dalla prudenza delle scelte di politica economica. La manifattura rimane ancora debole ma è attesa una ripresa delle esportazioni, su cui pesano l’incognita dei dazi e l’apprezzamento dell’euro. La riduzione dei prezzi energetici fatica a trasmettersi su minori costi per imprese e famiglie, mentre si consolidano i cicli positivi del mercato del lavoro e delle costruzioni. Gli scenari per il 2026 sono proposti nell’articolo I numeri dell’Italia/ Ecco le attese del 2026 per crescita, lavoro e made in Italy a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.

L’analisi dei conti nazionali evidenzia che nell’arco dell’ultimo triennio 2021-2024, caratterizzato dagli effetti della guerra in Ucraina e dalla stretta monetaria più severa della storia dell’euro, il PIL dell’Italia ha cumulato una crescita del 6,6%, superiore di 1,5 punti alla media Ue, una performance migliore di quella della Francia (+5,4%) e della stagnante economia tedesca (+0,4%). Si osserva una maggiore spinta per l’economia spagnola che, nel triennio in esame, cumula una crescita del PIL a doppia cifra (+12,8%). Nel triennio successivo l’economia italiana frena. Secondo le previsioni dell’Autumn economic forecast della Commissione europea il PIL dell’Italia sale del +0,8% sia nel 2026 che nel 2027. Fanno meglio la Germania, il cui PIL cresce dell’1,2% per il 2026 e il 2027, e la Francia, con una crescita dello 0,9% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027.

Tra il 2024 e il 2027 l’Italia cumula la più bassa crescita tra i 27 paesi dell’Ue. A fronte di una crescita cumulata dell’economia tedesca del 2,6%, quella francese segna un +2,7% mentre l’Italia si ferma al +2,0%, ben 2,4 punti in meno del +4,4% della media UE.

Sul rallentamento dell’Italia pesa uno sfavorevole andamento demografico. Tra il 2024 e il 2027 in Italia si registra un calo della popolazione (-0,3%) che è assente negli altri maggiori paesi europei: a fronte della crescita zero della popolazione in Germania si osserva un aumento dello 0,8% in Francia e addirittura del 3,1% in Spagna.

Se depuriamo dalla crescita il fattore demografico le distanze tra Italia e i motori dell’economia europea si riducono. Infatti, se consideriamo il PIL pro-capite, tra il 2024 e il 2027 in Italia si registra un aumento del 2,1%, con un divario più contenuto (-1,5 punti percentuali) rispetto al +3,6% della media Ue e risultando migliore del +1,8% della Francia e non distante dal +2,6% della Germania. Si riduce la distanza anche dalla più dinamica economia spagnola, il cui PIL per abitante nel periodo in esame sale del 4,0%.

Nel 2026 si delinea un quadro geopolitico meno instabile rispetto agli anni precedenti. Una maggiore probabilità di una soluzione ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina contribuisce a ridurre la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali dell’energia. Sempre nelle previsioni autunnali della Commissione europea è attesa per il 2026 una diminuzione del 16,0% rispetto al 2025 del prezzo del gas naturale (TTF) che passa da 36,9 a 31,0 euro/MWh una diminuzione dell’11,8% del prezzo del petrolio (Brent) che passa da 60,9 a 53,7 euro/barile, mentre è meno marcata la discesa (-5,7%) del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (media ponderata UE) che passa da 84,8 a 80,0 euro/MWh. Le proiezioni macroeconomiche di Banca d’Italia pubblicate a dicembre indicano per il 2026 un calo del prezzo del gas nel 18,9% e del prezzo del greggio in dollari del 9,7%.

Tuttavia, la normalizzazione dei prezzi all’ingrosso non si traduce pienamente in un alleggerimento dei costi per gli utenti finali. I prezzi retail dell’energia elettrica e gas restano vischiosi, mostrando una lenta e incompleta trasmissione delle riduzioni dei prezzi sui mercati internazionali e su quelli all’ingrosso, a causa di inefficienze del mercato amplificate dal peso e dagli squilibri degli oneri di sistema. Nel 2025 (media dei primi undici mesi) persistono prezzi al consumo di energia elettrica e gas che in Italia sono del 46,1% superiori alla media del 2021, anno precedente allo scoppio della crisi energetica. La vischiosità dei prezzi retail evidenzia la presenza di criticità lungo la filiera energetica, dato che nella media dei primi nove mesi del 2025 il prezzo all’import di petrolio e gas è inferiore del 2,7% rispetto al livello del 2021 e il prezzo all’ingrosso dell'elettricità, nella media del 2025 (al 22 dicembre), risulta del 7,2% inferiore alla media del 2021. Secondo le previsioni della Banca Mondiale per il 2026 è attesa una stabilità (-1,6%) dei prezzi delle commodities non energetiche.

Il 2025 si chiude con una risalita a dicembre del clima di fiducia per consumatori e imprese. Tra queste, l’indice di fiducia aumenta nei servizi di mercato, rimane sostanzialmente stabile nel commercio al dettaglio mentre diminuisce nella manifattura e nelle costruzioni.

Nella manifattura la produzione nei primi dieci mesi del 2025 rimane in negativo (-1,0%) mentre l’export appare debole, appesantito dai dazi statunitensi. Nei primi dieci mesi del 2025 ristagnano (+0,6%) le esportazioni del made in Italy, valutate al netto del farmaceutico, mentre i recenti dati dell’Istat sul commercio estero extra UE indicano a novembre 2025 una stazionarietà dell’export nei paesi extra UE e, nel dettaglio, un calo del 3,0% su base annua dell’export verso gli Stati Uniti. Per il 2026 è attesa una ripresa delle vendite del made in Italy: la Commissione europea prevede un aumento dell’export manifatturiero del 2,7%, migliore del +0,9% dell’area dell’euro, che dal 1° gennaio 2026 si allarga a 21 paesi, con l’ingresso della Bulgaria. Sulla competitività del made in Italy pesa la rivalutazione dell'euro sul dollaro. Secondo le previsioni dell'Istat, per il 2026 è atteso un ulteriore apprezzamento della valuta europea rispetto a quella statunitense (+2,8%, pari a 1,16 dollari per euro).

Pur rimanendo in positivo, si indebolisce il trend del mercato del lavoro. Secondo le previsioni di Banca d’Italia di dicembre la crescita delle ore lavorate passa dal +1,6% nel 2025 al +0,7% nel 2026. Ad ottobre 2025 gli occupati sono saliti negli ultimi dodici mesi dello 0,9%, pari a 224mila unità in più.

Si consolida la crescita dei consumi delle famiglie (+0,8% nel 2025 e +0,9% nel 2026), sostenuta dall’aumento del potere d’acquisto. Nel corso di quest’anno rimane inferiore al punto percentuale la crescita in volume del fatturato dei servizi (+0,6% nei primi dieci mesi del 2025).

Sul piano delle politiche economiche, gli interventi del PNRR sostengono il ciclo positivo per le costruzioni, anche se in rallentamento. Gli investimenti in costruzioni, dopo essere saliti del 3,3% nel 2025, sono previsti in aumento dell’1,2% nel 2026.

Mentre la politica monetaria rimane prudente – con tassi di interesse invariati nelle ultime quattro sedute del Consiglio della BCE - ad ottobre il costo del credito per le imprese sale al 3,61% dal 3,51% di settembre e rimane di 198 punti base superiore al livello precedente all’avvio della stretta monetaria (giugno 2022) mentre si indebolisce la ripresa degli investimenti. Sempre secondo le previsioni di Banca d’Italia di dicembre gli investimenti in beni strumentali nel 2026 saliranno dell'1,6%, 0,7 punti in meno del +2,3% delle previsioni di ottobre.

Last but not least, la politica fiscale non fornisce sostegno alla crescita: il tetto all’aumento della spesa previsto dalle regole europee spinge in basso il deficit che già nel 2025 raggiunge il limite del 3% del PIL e nel 2026 scende al 2,8%. Nel 2026 l’Italia presenza un avanzo primario di bilancio pari all’1,2% del PIL a fronte di un disavanzo dell’1,3% dell’area dell’euro.

 

Elaborazione Ufficio Studi su dati Banca d'Italia, BCE, Banca Mondiale, Commissione europea, Eurostat, Istat e Mef