Studi
CONGIUNTURA
Congiuntura, gli ultimi segnali statistici. Granelli: 'Attenzione alle ragioni dello sviluppo'

In questo post sono riepilogati i segnali statistici disponibili da fine luglio, aggiornati al 26 agosto 2023

In sintesi – Nel secondo trimestre del 2023 la crescita dell’economia italiana segna una battuta di arresto. Il tasso di inflazione scende, ma rimane in doppia cifra per il ‘carrello della spesa’. Con la perdita del potere di acquisto delle famiglie cala il volume delle vendite al dettaglio, mentre la dinamica del gettito IVA rimane inferiore a quella dei prezzi. Torna a salire la fiducia delle imprese, dopo due cali consecutivi, si consolida l’aumento dell’occupazione – in particolare quella stabile – ma frena la domanda di lavoro prevista in autunno. Segnali di recupero della produzione manufatturiera a maggio e giugno, ma persiste una flessione nella prima metà dell’anno, a fronte della tenuta dell’attività produttiva in Unione europea. Il ciclo economico internazionale rallenta e indebolisce l’export, su cui pesa la domanda calante della Germania in recessione. Stazionario il consumo industriale di elettricità mentre si consolidano i processi di efficientamento energetico della manifattura. Dopo uno straordinario ciclo espansivo, si riduce l’attività delle costruzioni. Prosegue la discesa dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, ma il segnale di prezzo si attenua nel mercato retail. Cala il consumo e l’import di gas dell’Italia, mentre i flussi in ingresso dalla Russia diventano marginali. Con la stretta monetaria prosegue la salita del costo del credito, si intensifica il calo dei prestiti alle imprese e peggiorano le prospettive del mercato immobiliare. In crescita, anche se limitata al punto percentuale, gli arrivi internazionali negli aeroporti italiani. Sul fronte della finanza pubblica prosegue la riduzione del rapporto debito/PIL. 

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia, Enit, Eurostat, Gme, Istat, Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, Terna, Unioncamere-Anpal, Unioncamere-InfoCamere e Upb

 

Uno sguardo ai dati

“Il Governo si accinge a costruire la manovra economica. I nostri dati sulla situazione congiunturale – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – mostrano quanto sia  necessario non dimenticare le ragioni dello sviluppo e le aspettative delle piccole imprese per misure e riforme che alimentino la fiducia e stimolino investimenti e occupazione”.

Secondo le ultime stime di Eurostat, nel secondo trimestre del 2023 il PIL dell’Italia scende dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre in Eurozona sale dello 0,3%; su base annua il PIL in Italia sale dello 0,6%, in linea con la media dell’Eurozona. Nel secondo trimestre dell’anno, si rileva ‘crescita zero’ per la Germania, dopo due trimestri consecutivi in negativo (recessione tecnica). Secondo le stime di inizio agosto dell’UPB, nel 2023 il PIL aumenterebbe dell’1,0% quest’anno, sostenuto in particolare dalla domanda interna, che beneficia dell’incremento dell’occupazione e dell’allentamento dell’inflazione. Nel 2024 la dinamica del PIL sarebbe dell’1,1%, sorretta dagli investimenti del PNRR.  Il sentiero evolutivo dell’economia italiana resta incerto ed è caratterizzato “dalla prevalenza di rischi al ribasso“.

A luglio l’inflazione prosegue il rallentamento, scendo al di sotto della soglia del 6% (+5,9%). Rallenta, inoltre, l’inflazione di fondo, che si attesta al +5,2%. In attenuazione, per il quinto mese consecutivo, anche la dinamica tendenziale del “carrello della spesa” – beni alimentari, per la cura della casa e della persona – scesa al +10,2%. In chiave territoriale – figure 5 e 6 del comunicato dell’Istat – a luglio si registrano diffuse tendenze alla decelerazione del trend dei prezzi. L’inflazione è più alta di quella nazionale in Liguria (+7,9%), Umbria (+6,7%), Toscana (+6,5%), Piemonte, Puglia e Sardegna (+6,4%) e Sicilia (+6,3%). Nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome e nei comuni non capoluogo di regione con più di 150mila abitanti l’inflazione più elevata si rileva a Genova (+8,2%), Perugia (+6,9%), Messina (+6,8%) e Palermo (+6,7%), mentre le variazioni tendenziali più contenute dei prezzi si registrano a Potenza (+3,5%), a Trento e Catanzaro (+4,3%) e Reggio Calabria (+4,7%).

A luglio il trend dei prezzi dei carburanti è in discesa (-11,4%), calo in linea con la media europea (-11,1%) e più intenso rispetto a quelli di Francia (-10,7%) e Germania (-4,3%). A metà agosto i prezzi di gasolio e benzina tornano sui livelli di fine luglio 2022: qui le ultime tendenze dei prezzi. Secondo il bollettino della Commissione europea, al 21 agosto 2023 il prezzo della benzina alla pompa, comprese accise e Iva, in Italia è il 4° più elevato dell’Ue (4° posto anche per il gasolio), mentre il prezzo industriale, al netto della tassazione, è il 13° più elevato (19° posto per il gasolio). Le ultime rilevazioni in Ue del prezzo della benzina alla pompa e  del prezzo industriale.

Ai primi di agosto Istat pubblica i primi risultati di un progetto sperimentale volto a fornire una stima – riferita al 2021 per prodotti alimentari, bevande, abbigliamento e calzature – degli indici spaziali dei prezzi al consumo a livello regionale, una misura sintetica del differenziale relativo dei prezzi esistente tra una regione e l’altra, informazione di grande utilità per valutare l’evoluzione del potere di acquisto a livello territoriale. Le regioni più costose sono l’Alto Adige (prezzi superiori del 5,3% rispetto al livello medio nazionale, la Lombardia (+5,0%) e la Liguria (+4,7%); tra le regioni meno costose, rispetto alla media nazionale, dopo la Campania (-9,5%), troviamo l’Abruzzo (-6,2%) e la Basilicata (-5,2%). La differenza nei livelli dei prezzi tra Campania (meno costosa) e Alto Adige (più costosa) è di 14,8 punti percentuali.

L’inflazione, generalmente dannosa, favorisce i debitori, Stato compreso. Nell’ultimo report di Banca d’Italia il debito pubblico a giugno 2023 ammonta a 2.843 miliardi di euro, salendo del 2,6% in dodici mesi mentre il PIL nominale delle ultime stime dalla Commissione europea nel 2023 risulta in salita del 7,2%, mantenendo in un sentiero di discesa il rapporto debito/PIL.

A luglio l’indice di fiducia delle imprese aumenta, recuperando dopo i cali dei due mesi precedenti. La crescita dell’indicatore è determinata dal comparto dei servizi e da quello delle costruzioni.

A giugno si rileva, per il secondo mese consecutivo, un incremento congiunturale dell’indice destagionalizzato della produzione manifatturiera. Nei primi sei mesi la produzione in Italia cumula un calo dell’1,9%, a fronte della tenuta (+0,2%) in Eurozona e un aumento dell’1,2% in Francia e Germania. La differente evoluzione dei costi energetici nella crisi esplosa un anno fa penalizza la competitività della produzione del made in Italy.

Sulle vendite del made in Italy nel mondo pesa l’indebolimento del ciclo economico internazionale. A giugno il valore dell’export segna un contenuto aumento sia su base mensile (+0,4%) che su base annua (+1,0%). Nei primi sei mesi del 2023 il valore dell’export sale del 4,1% a fronte di un aumento del 5,5% dei prezzi all’esportazione. In volume l’export scende dell’1,1% a giugno e del 2,9% nei primi sei mesi del 2023. Tra i maggiori mercati, nel primo semestre 2023 si osserva un aumento in valore dell’export in Spagna con +5,7%, Stati Uniti con +5,6%, Francia con +5,5% e Svizzera con +4,7%, mentre è in territorio negativo la Germania con -0,9%. Tra gli altri mercati, crescita a doppia cifra per Cina con +45,6% – aumento pressoché interamente determinato dal settore farmaceutico – Turchia con +13,1% e India con +12,2%; all’opposto le maggiori flessioni per Belgio (-10,7%) e Russia (-17,8%). La crescita prevista dall’Ocse per la Cina nel 2023 è del 5,4%: prima dello scoppio del Covid-19, bisogna tornare al 1990 per trovare un tasso di crescita più basso dell’economia cinese.

A giugno il consumo industriale di elettricità aumenta dello 0,2% rispetto a maggio e nei primi sei mesi dell’anno si riduce del 6,4%. Prosegue la discesa del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, che nei primi 28 giorni di agosto torna al di sotto dei livelli di agosto del 2021. Da segnalare l’inerzia dello shock energetico sul prezzo al consumo dell’elettricità che a luglio 2023, pur diminuendo del 3,4% su base annua, rimane superiore del 78,9% rispetto allo stesso mese di due anni prima.

Nei primi sei mesi del 2023 si osserva un calo del 16,5% dei consumi di gas, con una flessione del 13,8% delle importazioni, interamente determinato dal crollo (-76,5%) del flusso di gas dalla Russia. A giugno la quota dell’import di gas russo in ingresso dal Tarvisio crolla al 2,7%, è del 6,7% nei primi sei mesi del 2023 mentre era del 40,0% nel 2021. A luglio risultano in calo dell’1,0% i consumi industriali di gas.

L’ultima nota mensile dell’Istat indica che a maggio, il settore delle costruzioni ha registrato il secondo decremento consecutivo (-0,7% la variazione congiunturale dell’indice di produzione, a fronte del +0,2% dell’Eurozona.  Su base trimestrale il calo è ancora più marcato: nella media marzo-maggio la produzione nelle costruzioni è diminuita del 2,3% rispetto ai tre mesi precedenti e l’indice destagionalizzato ha raggiunto i livelli più bassi da dicembre 2021. A giugno l’attività edilizia in Eurozona scende dell’1,0%.

A giugno si stima, per le vendite al dettaglio, un calo congiunturale dello 0,7% in volume e nei primi sei mesi dell’anno si consolida una flessione tendenziale del 3,7%. Un ulteriore indicatore del rallentamento della spesa per consumi è dato dall’aumento del gettito IVA del 3,0% nei primi sei mesi del 2023, ampiamente inferiore all’aumento dei prezzi al consumo dell’8,5% registrato nello stesso arco temporale.

Secondo Enit, ad agosto i passeggeri in arrivo negli aeroporti italiani salgono dell’1,1% rispetto ad agosto 2022.

A giugno 2023 si registra il settimo aumento consecutivo dell’occupazione, in salita di 82 mila unità rispetto al mese precedente. Rispetto a giugno 2022, gli occupati sono 385mila in più, per effetto dell’aumento dei dipendenti permanenti (+395mila, pari al +2,6%) e degli indipendenti (+31mila, pari al +0,6%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-42mila, pari al -1,4%). Le previsioni di assunzione delle imprese monitorate da Unioncamere-Anpal nel trimestre agosto-ottobre indicano una flessione dello 0,7% rispetto all’anno scorso, una frenata rispetto al +15,4% delle previsioni di luglio-settembre ‘23. Il 60,4% delle assunzioni sono nelle micro e piccole imprese. Sul fronte della domanda di lavoro, persiste una elevata difficoltà di reperimento del personale, come evidenziato dai dati del report di Confartigianato diffusi nei giorni scorsi.

In Italia il tasso di disoccupazione a giugno è sceso al 7,4%, a fronte del 5,9% della media Ue, risultando il quinto più elevato tra i 27 paesi dell’Unione dietro a Spagna, Grecia, Svezia e Lituania. Il tasso di persone in cerca di lavoro in Italia segna una diminuzione di 0,7 punti in 12 mesi, più ampia della riduzione di 0,4 punti in Francia (al 7,1% di giugno 2023 dal 7,4 di 12 mesi prima) e della costanza in Germania (3,0%). Per trovare un tasso di disoccupazione così basso in Italia bisogna tornare indietro di oltre 14 anni (aprile 2009).

A giugno i prestiti alle imprese scendono del 3,2%, intensificando il calo del 2,8% di maggio. A giugno il tasso di interesse sui nuovi prestiti alle imprese è salito al 5,04%, con un aumento di 359 punti base in un anno. Dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato emerge una dinamica del costo del credito per le imprese in Italia più marcata rispetto quella dell’Eurozona, mentre con il rientro dell’inflazione diventa possibile una pausa del caro tassi nelle prossime decisioni delle autorità monetarie europee . Nelle ultime quatto settimane si osserva un deprezzamento del cambio euro/dollaro, dopo un vigoroso apprezzamento dall’autunno del 2022, conseguente al maggiore orientamento restrittivo della Bce.

L’indebolimento congiunturale e la stretta monetaria influiscono sugli investimenti in attività imprenditoriali. Secondo i dati di Movimprese, nel secondo trimestre 2023 si registra un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese di 28.286 unità: il risultato, con l’eccezione dell’anno della pandemia, è il più basso dell’ultimo decennio.

Le prospettive del mercato immobiliare sono in marcato peggioramento, con riferimento sia al terzo trimestre 2023, nel quale prevalgono aspettative di riduzione dei prezzi di vendita, sia su un orizzonte biennale.

 

Notizie
MEDIA
Rischio-robot e carenza personale: Confartigianato in evidenza su tutti i media

Il lavoro è uno dei temi più caldi dell’agenda di politica economica. E proprio su due aspetti dell’occupazione, in questi giorni, Confartigianato ha lanciato  sulla stampa due allarmi riguardanti la carenza di personale denunciato dalle imprese e l’impatto dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro.

Entrambi i comunicati, diffusi il 19 e il 24 agosto, hanno ricevuto ampia visibilità su tutti i mezzi d’informazione. Dai quotidiani nazionali (tra cui Corriere della sera e la Repubblica) e locali ai notiziari radio-televisivi e ai programmi delle reti Rai, Mediaset, La7, Sky, Radio24, fino ai portali web (corriere.it, repubblica.it, ecc.)

Di seguito pubblichiamo le rassegne stampa per rileggere, rivedere e ascoltare i servizi che hanno rilanciato le analisi e le proposte di Confartigianato.

SOS MANODOPERA – Leggi il comunicato

Guarda i servizi radiotelevisivi con le interviste del Presidente Granelli

Leggi la rassegna stampa dei quotidiani del 20 e 21 agosto

 

IMPATTO IA SUL MERCATO DEL LAVORO – Leggi il comunicato

Guarda i servizi radiotelevisivi con le interviste del Presidente Granelli

Leggi la rassegna stampa dei quotidiani del 25 agosto

Leggi i servizi sui portali web

 

Notizie
STUDI
Italia 1a economia del mare in Ue. Granelli: Mpi protagoniste con 2,5 mln imprese e 5,9 mln addetti

Nelle 66 province costiere – affacciate sul mare o con almeno la metà della popolazione residente entro 50 km dalla costa – che rappresentano l’economia italiana del mare sono attive 2.467.076 micro e piccole imprese (MPI) con 5.898.822 addetti, pari a oltre la metà (54,3%) degli addetti nazionali delle MPI. Le MPI concentrano il 70,7% degli addetti delle imprese delle province costiere, una quota nettamente superiore al 63,4% della media nazionale. Il profilo dell’economia del mare è tratteggiato nell’ultimo Rapporto annuale di Confartigianato. Qui i key data del Rapporto.

In particolare, nelle aree costiere si contano 526.846 le imprese artigiane con 1.238.045 addetti, pari alla metà (48,7%) degli addetti dell’artigianato italiano ed al 14,8% degli addetti nazionali. Per quanto riguarda il turismo, nelle province costiere si concentra il 61,2% delle presenze turistiche totali e il 50,7% di quelle straniere ed in particolare le località marine interessano il 27,1% delle presenze, dietro solo a quelle delle città d’arte (27,6%). In termini di offerta, nei territori costieri si concentra il 57,3% dell’artigianato interessato dalla domanda turistica che offre prodotti e servizi di qualità e contribuisce al trasporto dei turisti.

Nel confronto internazionale l’Italia è al primo posto in Ue a 27 per PIL generato nelle province costiere, pari a 906,8 miliardi di euro e alla metà (50,6%) del PIL nazionale, quota superiore rispetto al 36,6% della media Ue. Il valore dell’economia italiana del mare supera i 786,2 miliardi di euro della Francia (32,3% del PIL), i 713,2 miliardi della Spagna (57,4% del PIL) e i 458,8 miliardi dei Paesi Bassi (56,6% del PIL). L’Italia rappresenta il 12,8% del PIL dell’Ue, ma la quota sale al 17,7% per il PIL dell’economia del mare definita dalle aree costiere.

“Senza artigiani e Mpi – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – non esisterebbe l’’economia del mare’ e l’Italia non sarebbe al top tra le mete turistiche più apprezzate a livello internazionale. E’ indispensabile valorizzare questa nostra peculiarità negli interventi di politica economica. In particolare, per quanto riguarda il turismo, va sostenuto il sistema delle imprese artigiane e di vicinato che sono fondamentali per alimentare l’attrattività dei territori italiani”. “L’artigianato – aggiunge Granelli – rappresenta un player di primo piano nell’economia del mare e delle aree costiere, soprattutto nella fornitura di servizi e prodotti (stabilimenti balneari, alimentare e ristorazione, compagnie di trasporto turistico via terra e via mare), ma anche nella produzione di imbarcazioni e accessori, di attrezzatura e abbigliamento tecnico e sportivo. Decisivo è anche il contributo degli artigiani e delle Mpi nell’assicurare la mobilità di merci e persone, con un ruolo fondamentale nell’organizzazione logistica di questa filiera integrata nei porti italiani. Inoltre cittadini e turisti possono fruire di servizi flessibili e ad alta specializzazione offerti dagli operatori artigiani impegnati nel trasporto con imbarcazioni da diporto, motoscafi, bus, taxi e noleggio con conducente”.

La metà (50,7%) del valore aggiunto nazionale è generato dall’economia del mare, la quale ha registrato una maggiore resilienza nella pandemia: tra il 2019 e il 2021, la flessione del valore aggiunto delle province costiere risulta dimezzato rispetto a quello delle restanti province.

Il carattere peninsulare dell’Italia attribuisce un ruolo dominante al Mezzogiorno nell’economia del mare: nel Sud e Isole, infatti, si concentra il 43,0% del PIL dei territori costieri, davanti al 31,5% del Centro, al 20,0% del Nord-Est e al 5,5% del Nord-Ovest e nel Mezzogiorno i territori costieri determinano la quasi totalità (97,6%) del PIL della ripartizione, a fronte di 73,4% del Centro, 43,7% del Nord-Est e 8,5% del Nord-Ovest.

Nei territori costieri si realizza il 34,0% dell’export manifatturiero, pari a 167,4 miliardi di euro, una quota che sale 41,9% per l’export verso l’area del mediterraneo. In particolare la quota tocca il 94,3% per l’export di navi e imbarcazioni, ambito che conta circa 3mila imprese artigiane specializzate in attività cantieristiche e riparazione e manutenzione di navi e imbarcazioni che rappresentano l’88,8% dell’artigianato italiano della nautica, evidenze emerse in un nostro approfondimento in occasione di Seafuture, la fiera internazionale della blue economy e dell’innovazione tecnologica legata al settore difesa svoltasi ad inizio giugno 2023 a La Spezia.

Uno degli asset dell’economia del mare è rappresentato dall’attività portuale, con l’apporto del sistema delle imprese del trasporto merci e della logistica. Prendendo a riferimento i 40 porti principali – ognuno con oltre un milione di tonnellate di merci movimentate in imbarco e sbarco e che insieme concentrano il 96,8% del trasporto marittimo merci nazionale – la regione con maggiore attività è la Sicilia con il 16,8% del movimento merci nel 2021, seguita dalla Liguria con il 14,9%, dal Friuli-Venezia Giulia con il 13,1% e dalla Sardegna con il 10,3%: queste prime quattro regioni insieme concentrano oltre la metà (55,0%) del movimento merci dei porti italiani.

 

PIL delle aree costiere in 22 paesi Ue

Anno 2019. Milioni di euro. Sono esclusi: Austria, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

 

 

Trasporto marittimo merci nei principali porti per regione

Anno 2021, % tonnellate di merce imbarcata e sbarcata nei primi 40 porti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat