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ELEZIONI 2022 - Le proposte di Confartigianato ai candidati

Un Manifesto con le proposte per costruire un’Italia a misura di 4,4 milioni di artigiani e piccole imprese che danno lavoro a 10,8 milioni di addetti. Lo ha inviato Confartigianato a tutte le forze politiche per sollecitare un impegno concreto a rimuovere gli ostacoli che bloccano gli imprenditori… (Leggi tutto)

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ALIMENTAZIONE
Il MiSE lancia NutrInform Battery, l’app per l’etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari

Il Ministero dello Sviluppo economico ha lanciato Nutrinform Battery, l’app gratuita con l’innovativo e intuitivo sistema per l’etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari preimballati. L’Italia scende così in campo nel dibattito comunitario per l’adozione di un sistema di etichettatura unico in tutta Europa. Attualmente, sette stati membri adottano il Nutriscore, il sistema messo a punto dalla Francia. L’Italia è al lavoro da quasi due anni, con i ministeri dello Sviluppo economico, della Salute e delle Politiche agricole e forestali, enti, centri di ricerca e associazioni, per mettere a punto un sistema armonizzato che sia più efficace per le aziende e più semplice da interpretare per i consumatori.

Il sistema italiano NutrInform Battery, secondo le informazioni del Ministero, “contiene i dati nutrizionali di tutti i prodotti alimentari preimballati presenti sul mercato, esclusi i prodotti DOP e IGP. Grazie all’inquadratura del codice EAN di ciascun prodotto, l’app rivela in tempo reale ed in modo chiaro e trasparente la relativa batteria riferita alle informazioni nutrizionali di ciascun alimento con riferimento alla porzione di prodotto suggerita dai nutrizionisti”.

Le percentuali calcolate sul fabbisogno medio di un adulto, 2mila kcal al giorno, per cui è stato fissato il limite massimo di assunzione di energia, acidi grassi totali e saturi, zuccheri e sale, espressi sia in grammi sia in percentuale di riempimento di cinque batterie. In questo modo, sommando le diverse percentuali, i consumatori possono conoscere la quantità di calorie e nutrienti consumati nel corso della giornata. La grafica estremamente intuitiva, inoltre, permette di comprendere immediatamente quale sia la giusta porzione di un determinato alimento per una dieta sana e bilanciata.

Il NutrInform Battery è un sistema più chiaro ed immediato rispetto a quello francese ma, soprattutto, capace di descrivere al meglio i valori nutrizionali dei prodotti alimentari italiani che, troppo spesso, vengono definiti non salutari dall’altro sistema. Parmigiano, prosciutto, olio e tanti altri prodotti della nostra tradizione, infatti, vengono penalizzati dal Nutriscore transalpino e che, a breve, potrebbe diventare il sistema utilizzato da tutta l’Unione europea.

L’Italia ha lanciato la sfida alla Francia per tutelare le imprese italiane e per aiutare i consumatori a scegliere prodotti alimentari sani e in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di calorie.

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STUDI
Inflazione all'8,4 ma solo +3,4% prezzi di servizi a vocazione artigiana, -1,8 punti vs +5,2% UE

Con le guerre l’inflazione sale sempre in doppia cifra e il rischio si sta concretizzando anche a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, come è stato delineato nell’articolo ‘Nell’era dei prezzi di guerra è bassa l’inflazione dei servizi a vocazione artigiana’ pubblicato a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi, nell’ultima uscita di ‘Spirito Artigiano’, la piattaforma digitale promossa dalla Fondazione Germozzi insieme alla Confartigianato.

Secondo i dati pubblicati da Eurostat venerdì scorso, a luglio 2022, a cinque mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’inflazione in Italia si colloca all’8,4%, non distante dal +8,9% dell’Eurozona. Per oltre metà (10 su 19) dei paesi dell’Eurozona il tasso di crescita dei prezzi al consumo è già in doppia cifra.

Le forti tensioni sui prezzi delle commodities energetiche sui mercati internazionali e all’ingrosso  si ripercuotono sull’inflazione dei beni energetici che in Italia è del 43,3%, superiore di 3,6 punti rispetto al 39,7% dell’Eurozona, e sulla quale influisce, come evidenzia una nostra recente analisi,  una maggiore crescita dei prezzi dell’elettricità, che a giugno segnano un aumento dell’81% in Italia, del 22% in Germania e del 8% in Francia.

Una zona di quiete nella tempesta dei prezzi in corso è rappresentata dai servizi a vocazione artigiana, dove la dinamica dei prezzi è lenta, asincrona rispetto ai roboanti tassi di crescita di commodities e beni che abbiamo sopra descritto. In particolare l’analisi si concentra su un paniere di diciassette servizi composto, in ordine decrescente di peso, da manutenzione e riparazione mezzi di trasporto privati, parrucchiere e trattamenti di bellezza, lavanderia abiti, servizi di trasloco, manutenzione dei sistemi di riscaldamento, pittori, idraulici e carpentieri, servizi di trasloco, trasporto passeggeri su taxi, riparazione abiti, elettricisti, riparazione calzature, servizi per la fotografia, riparazione di mobili, arredi e rivestimenti per pavimenti e riparazione di apparecchi per la casa.

Nell’estate del 2022, caratterizzata da tassi di inflazione record sia in Italia che in Eurozona, nei servizi a maggiore vocazione artigiana a giugno i prezzi segnano un modesto aumento del 3,4%, ben 1,8 punti in meno del +5,2% dell’Eurozona. Nel confronto con gli altri maggiori paesi europei, si osserva che nonostante in Francia, grazie al nucleare, vi sia una minore pressione dei costi energetici, i prezzi dei servizi artigiani salgono del 5,2%; in Germania addirittura crescono del 6,8%, un ritmo doppio rispetto a quello registrato in Italia. Il prezzo del paniere dei diciassette servizi artigiani nel nostro Paese sale meno della media dei servizi (0,3 punti in meno rispetto a +3,7%), mentre nell’Eurozona segna una dinamica superiore di 1,8 punti al trend medio dei prezzi dei servizi (3,4%).

In questi settori labour intensive sotto esame, le prestazioni degli artigiani coniugano i valori della economicità, della personalizzazione, del riciclo e del riuso, intersecando la creazione di valore per il consumatore con le direttici della transizione green. L’offerta dei servizi, quasi miracolosamente, sterilizza i meccanismi di trasmissione sul mercato interno della tempesta in atto sui mercati internazionali delle commodities e dell’energia. Pensiamo ad un servizio di un trasloco: a giugno 2022 le imprese artigiane specializzate fanno pagare ai clienti un prezzo del 4,6% superiore a quello di un anno prima mentre acquistano il gasolio per il camion ad un prezzo superiore del 33,9% rispetto all’anno precedente. Il minore dinamismo dei prezzi rispetto al trend medio dell’Eurozona ha un risvolto concreto, generando per le famiglie italiane un risparmio annuo di 418 milioni di euro per l’acquisto di questi diciassette servizi a vocazione artigiana.

 

 

 

Dinamica prezzi di un paniere di 17 servizi a vocazione artigiana nei maggiori paesi dell’Eurozona

Giugno 2022, var. % tendenziale indice prezzi – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

 

Dinamica prezzi di un paniere di 17 servizi a vocazione artigiana in Italia ed Eurozona per servizio

Giugno 2022, var. % tendenziale indice prezzi – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

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MEDIA
Turbo-globalizzazione in quarantena? L’analisi di Confartigianato su IlSussidiario.net

La pandemia ha innescato, lungo le catene produttive mondiali, tensioni causate dallo squilibrio tra domanda e offerta di alcuni beni condizionando il ritmo della ripresa post Covid-19. Le interruzioni nelle filiere di approvvigionamento sono determinate da restrizioni all’attività produttiva dovute alla pandemia, da difficoltà nella logistica e nel trasporto delle merci e dalla carenza di semiconduttori. La manifestazione più evidente della crisi del network manifatturiero globale consiste nell’allungamento dei tempi di consegna dei fornitori di beni, a cui si associa un razionamento e un incremento del costo per le materie prime e i semilavorati. A metà 2022 il 17% delle imprese manifatturiere è ostacolata dall’allungamento dei tempi di consegna mentre il 23% registra effetti negativi sull’attività dall’insufficienza dei materiali, una quota che quasi raddoppia nei settori dei macchinari (43%) e delle apparecchiature elettriche (40%).

L’analisi dei cambiamenti che la pandemia ha indotto sulle catene globali del valore è proposta nell’articolo “I numeri post Covid – L’Italia delle piccole imprese produce più di Francia e Germania” a firma di Enrico Quintavalle, pubblicato su IlSussidiario.net.

Il contraccolpo dell’epidemia da Covid-19 ha amplificato una strisciante riduzione dell’apporto del commercio internazionale ai processi di crescita: se dal 2000 al 2008 il volume del commercio mondiale era salito del 49,8%, 10,5 punti in più della crescita cumulata del PIL, negli undici anni successivi (2008-2019) le velocità si invertono, vedendo il PIL mondiale crescere del 43,8%, 20,3 punti in più rispetto all’aumento del commercio internazionale.

La globalizzazione, fin dalle sue manifestazioni di fine Ottocento, è associata ad una riduzione dei costi di trasporto. Ma oggi vediamo manifestarsi il fenomeno opposto: dalla metà del 2020 il costo del trasporto marittimo delle merci ha registrato una crescita esponenziale che lo ha portato a triplicarsi nell’arco di due anni. Su questa crescita dei costi hanno agito i fattori della ripresa economica e la carenza di container nei porti asiatici causata dai ritardi nelle restituzioni, conseguenza delle congestioni provocate dalla pandemia in Europa e Stati Uniti.

Il perseguimento di una politica di ‘zero Covid’, la successione di lockdown in aree chiave per la produzione e la logistica delle merci e la crisi immobiliare, stanno determinando una frenata senza precedenti dell’economia cinese, il cui tasso di crescita passa dal +8,1% del 2021 al +4,4% del 2022. Se escludiamo l’anno della pandemia (+2,2%), per trovare un altro anno in cui l’economia cinese è cresciuta meno che nel 2022 bisogna tornare al 1990. A maggio le esportazioni italiane verso la Cina cedono del 9,1% (dopo il calo del 15,9% di aprile), con una perdita complessiva del 4,3% nei primi cinque mesi del 2022 a fronte di un aumento medio del 22,6% delle vendite del made in Italy nel mondo.

Con la turbo-globalizzazione del XXI secolo è aumentata a dismisura l’incertezza. In un ventennio si sono susseguite undici gravi crisi: dalla crisi terroristica (2001), alla grande recessione nata dalla finanza e diffusa all’economia reale (2008-2009), alla crisi del debito sovrano (2011-2013), seguita dalla prima fase della crisi russo-ucraina (2014), dalla pandemia globale (2020), dalle strozzature lungo le filiere globali e dall’escalation dei prezzi delle commodities (2020-2021), dallo scoppio della crisi energetica (2021) per arrivare all’attuale invasione dell’Ucraina (2022),  eventi peraltro attraversati da una progressiva crisi climatica e idrica e da un ritorno dell’inverno demografico.  Siamo passati, si potrebbe dire, dal ‘secolo breve’ al ‘secolo dell’incertezza’. In Italia, negli ultimi quattordici anni (2008-2021) si sono registrati sei anni di recessione, mentre dei precedenti quarantasette anni (1961-2007) solo due furono caratterizzati da una caduta del PIL.

In Italia si è assistito ad una rarefazione delle opportunità per i giovani: dal 2004 al 2008 il tasso di occupazione dei giovani tra 25 e 34 anni ha oscillato attorno al 70%, per poi cadere di quasi dodici punti in sei anni, fino al minimo del 58,3% di aprile del 2014, cumulando gli effetti di due crisi della finanza, quella privata del 2008 e quella pubblica del 2011. Sulla base di queste tendenze, sono 765 mila i giovani che nell’arco di quattordici anni rimangono esclusi dal mercato del lavoro. La crisi innescata dalla pandemia, rispetto alle precedenti recessioni, è stata più clemente con i giovani italiani: a maggio 2022 il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è risalito al 65,0%, 6,7 punti superiore al minimo di aprile 2020, in corrispondenza dello scoppio dell’epidemia.

La rarefazione delle opportunità, nel nostro paese, ha accentuato il fenomeno della “fuga di giovani cervelli”: in cinque anni (2016-2020) tra i giovani italiani under 40 laureati gli espatri superano i rimpatri di 65 mila unità.

In Italia rimane maggioritario un favorevole orientamento alla globalizzazione che, nell’ultima rilevazione di Eurobarometro di febbraio 2022, è rilevato nel 55% della popolazione, ma rimane inferiore al 59% della media Ue e al 68% della Germania, principale competitor manifatturiero.  La quota di pro-global sale al 67% per i giovani e al 64% per i laureati, mentre scende al 41% per gli anziani di 65 anni ed oltre, per crollare al 30% per i disoccupati e al 28% per le persone con titolo di studio medio-basso.

Anche la crisi degli approvvigionamenti di gas e petrolio, deflagrata con la guerra in Ucraina, apre prospettive di una meno intensa globalizzazione energetica, con una riduzione degli acquisti dall’estero sostituiti da una maggiore offerta di energia da fonti rinnovabili. Con la riduzione della produzione idroelettrica causata dalla siccità, aumentano gli apporti di eolico e fotovoltaico: nei primi cinque mesi del 2022 al calo del 39,7% della produzione di elettricità da fonte idrica, fa fronte un aumento del 10,5% della produzione da fotovoltaico e del 6,7% da eolico.

L’economia italiana, caratterizzata da un’alta vocazione manifatturiera e da una diffusa presenza di micro e piccole imprese, flessibili e resilienti, sembra meglio compensare le falle aperte dalla pandemia nelle filiere globali del valore e meglio affrontare la ‘quarantena della globalizzazione’. Qualche segnale è già evidente: nel 2022 l’Italia ha completamente recuperato il livello della produzione manifatturiera del 2019 rispetto al maggiore ritardo dei  più importanti paesi competitor. La migliore performance è stata resa possibile grazie anche ad un sistema manifatturiero meno dipendente dai semiconduttori: in Italia, infatti, la quota di produzione dei settori a maggiore utilizzo di dispositivi elettronici – macchinari, apparecchiature elettriche ed elettronica – è del 12,1%, a fronte del 17,9% della Francia e il 29,4% della Germania.

L’Italia, primo paese europeo per occupazione nelle micro e piccole imprese manifatturiere, ha associato la creazione di valore ad una maggiore efficienza dei processi aziendali: nel 2022, ultimi dodici mesi a marzo, la produttività del lavoro delle imprese manifatturiere italiane è salita dello 0,9% rispetto al 2019, a fronte del calo dell’1,2% di quelle tedesche e alla flessione del 4,7% delle imprese francesi, smentendo quel mainstream che individua la bassa dimensione media aziendale come la causa principale di una insufficiente dinamica della produttività.

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INIZIATIVE
Da 'click day' a 'flop day': la denuncia di Confartigianato all’Antitrust

La strada dei click day italiani è lastricata di tante buone intenzioni ma di altrettanti fallimenti, accumulati negli anni, a danno delle imprese che utilizzano questa modalità telematica per presentare richieste di rimborso, di incentivi o di finanziamenti, fino all’esaurimento dei fondi disponibili.Leggere di più