Eventi
DONNE IMPRESA
Da Governo e Parlamento sì all'appello per una svolta a sostegno del lavoro femminile

Alla Convention 2023 di Donne Impresa Confartigianato dal titolo ‘Femminile, impresa di valore’ e svoltasi il 1° febbraio a Roma, le imprenditrici hanno lanciato un messaggio chiaro: serve una svolta culturale per sostenere il lavoro e l’imprenditoria femminile. Un appello che le rappresentanti del Governo e del Parlamento hanno raccolto con l’impegno comune a creare le condizioni per esaltare il talento delle donne e favorirne la partecipazione al mercato del lavoro.Leggere di più

Comunicati stampa
MADE IN ITALY
Mpi e made in Italy siano al centro di strategia complessiva di rilancio economico

Il made in Italy è parte integrante della nostra contemporanea identità culturale e non soltanto un prodotto bello e fatto bene, è un ecosistema da valorizzare e salvaguardare mettendolo al centro della strategia complessiva di rilancio del Paese, con un approccio sistemico e coordinato delle politiche economiche.

Lo hanno sollecitato i rappresentanti di Confartigianato intervenuti oggi all’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Made in Italy presso la Commissione Attività Produttive della Camera.

Il made in Italy – hanno sottolineato – è la storia, la cultura, l’economia espressa da tutto il Paese. Ne sono protagonisti 4,4 milioni di artigiani e di piccole imprese, con 10,9 milioni di addetti, senza i quali l’Italia non sarebbe il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di eccellenza (agroalimentare, moda, legno-arredo e meccanica).

Confartigianato chiede che questo patrimonio di imprese e di occupazione, che esprime innovazione, sostenibilità, presidio sociale delle comunità territoriali, venga sostenuto con misure strutturali finalizzate a difendere la qualità e l’autenticità della produzione italiana, a promuoverla sui mercati interno ed estero e a difenderla dalle contraffazioni.

In particolare, Confartigianato apprezza la costituzione del Fondo Made in Italy quale contenitore di programmi e progetti da finanziare con risorse adeguate e del Fondo per la sovranità alimentare da ampliare al settore delle aziende manifatturiere della trasformazione agroalimentare, soprattutto in una logica di prossimità e di Km 0.

Per accompagnare le piccole imprese sui mercati esteri, la Confederazione chiede di concentrare le risorse su interventi continuativi e strutturali a misura di micro e piccole imprese alle quali va riservato almeno il 50% degli stanziamenti. Tra questi vanno potenziati e resi strutturali strumenti che si sono già rivelati efficaci come il voucher Digital Temporary Export Manager e il bonus export digitale.

Il made in Italy – sostiene ancora Confartigianato – va sostenuto con misure di medio lungo periodo per promuovere l’innovazione delle imprese e difendere la qualificazione dei prodotti, potenziando il “Sistema Italiano per la Qualità” e con l’adozione di un “marchio 100 per cento Italia” per la corretta informazione del consumatore sull’origine e la tracciabilità delle nostre produzioni.

Altrettanto importante la lotta alla contraffazione, sia con la repressione degli illeciti che con azioni di orientamento e educazione dei consumatori, a cominciare da iniziative formative nei confronti dei giovani.

 

Notizie
MEDIA
L'eccellenza made in Italy delle imprese di Confartigianato in prima pagina sul Corriere della sera
Gli imprenditori di Confartigianato sono protagonisti in copertina di Buone Notizie, l’inserto settimanale del Corriere della sera in edicola oggi. Un ampio approfondimento di due pagine, con una intervista al Presidente di Confartigianato Marco Granelli, esalta il valore artigiano delle micro e piccole imprese sempre più green, innovative, proiettate sui mercati internazionali… (Leggi tutto)
Notizie
MEDIA
Per le case green serve un Recovery plan europeo. Su QN Economia la proposta di Confartigianato

Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli interviene oggi sulla proposta di direttiva Ue per l’efficientamento energetico degli edifici con un ampio approfondimento su QN Economia, l’inserto settimanale dei quotidiani Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione.

L’obiettivo della proposta consiste nell’accelerare la corsa verso le ‘emissioni zero’, che rappresenta una colonna portante del pacchetto “Fit for 55”, e prevede, entro il 2030, l’innalzamento significativo a livello comunitario dei livelli di riduzione delle emissioni di CO2, all’insegna della volontà di rafforzare e accelerare la transizione ecologica. “Se l’Europa intende spingere in questa direzione – osserva Marco Granelli, Presidente di Confartigianato – deve consentire di affrontare percorsi sostenibili ai singoli Stati ai quali spetta il compito di adottare i provvedimenti nazionali più efficaci per raggiungere l’obiettivo. In pratica, sono indispensabili investimenti pubblici per realizzare quanto previsto dalla direttiva e, di conseguenza, le risorse dedicate devono poter essere considerate al di fuori dei vincoli di bilancio e, auspicabilmente, dovrebbero far parte di un vero e proprio ‘green recovery plan’ europeo”.

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Non è ancora stata approvata, ma la proposta di direttiva comunitaria per l’efficientamento energetico degli edifici ha già scatenato polemiche e preoccupazioni. L’obiettivo della proposta consiste nell’accelerare la corsa verso le ‘emissioni zero’, che rappresenta una colonna portante del pacchetto “Fit for 55”, e prevede, entro il 2030, l’innalzamento significativo a livello comunitario dei livelli di riduzione delle emissioni di CO2, all’insegna della volontà di rafforzare e accelerare la transizione ecologica.
I documenti europei dicono che «gli edifici dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili e non dovranno emettere in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili». E non può che essere così, visto che oggi gli immobili contribuiscono per il 36% all’emissione dei gas serra e sono responsabili del 40% dei consumi energetici a livello europeo.
Ma non si punta soltanto a raggiungere ambiziosi obiettivi green, bensì anche a realizzare una vera e propria strategia industriale e di investimenti per assegnare all’UE il primato mondiale delle politiche di miglioramento generale delle condizioni economiche, sociali e ambientali.
“Se l’Europa intende spingere in questa direzione – osserva Marco Granelli, Presidente di Confartigianato – deve consentire di affrontare percorsi sostenibili ai singoli Stati ai quali spetta il compito di adottare i provvedimenti nazionali più efficaci per raggiungere l’obiettivo. In pratica, sono indispensabili investimenti pubblici per realizzare quanto previsto dalla direttiva e, di conseguenza, le risorse dedicate devono poter essere considerate al di fuori dei vincoli di bilancio e, auspicabilmente, dovrebbero far parte di un vero e proprio ‘green recovery plan’ europeo”.
In Italia, gli interventi per spingere l’efficienza e il risparmio energetici possono rappresentare anche una spinta importante di rilancio economico, dal momento che, secondo i dati dell’ENEA, nel 2021 la percentuale di immobili appartenenti alla classe energetica G (quella con i maggiori consumi e la minore efficienza) risulta ancora prevalente sul totale degli edifici.
Da questo punto di vista il nostro Paese può vantare un patrimonio eccellente di PMI operanti nel ‘comparto casa’ e un sistema di incentivi ‘green’ che ha dato prova di grande efficacia anche dal punto di vista degli effetti sull’economia.
Secondo Confartigianato, infatti, proprio grazie alla spinta dei bonus edilizia, tra il 2019 e il 2022 ben 2,1 punti di crescita del PIL arrivano dai maggiori investimenti in costruzioni in Italia rispetto al resto dell’Eurozona. L’edilizia ha controbilanciato gli effetti recessivi della pandemia anche sul mercato del lavoro: tra il quarto trimestre 2019 e il terzo trimestre 2022 il settore delle costruzioni ha fatto registrare un aumento di 257mila occupati, a fronte della crescita di19mila addetti nella manifattura e la diminuzione di 160mila occupati nei servizi e di 47mila occupati nell’agricoltura.
Ma si può fare di più e meglio. E’ ancora Confartigianato a far rilevare che, purtroppo, la strada dei bonus edilizia, da maggio 2020 a novembre 2022, è stata costellata di continui stop and go normativi: ben 224 modifiche, una ogni 16 giorni. E così cittadini e imprenditori si sono trovati imprigionati in una vera e propria ragnatela burocratica ingigantita da 29 interventi legislativi distribuiti su 16 differenti leggi, decreti legge e decreti ministeriali, di cui 24 solo nell’ultimo. A questi si sommano 9 provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate e 186 documenti di prassi, costituiti da 6 circolari, 4 risoluzioni, 157 risposte ad interpello e 19 FAQ.
“Abbiamo subito uno stillicidio di modifiche normative – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – che ha complicato non poco l’attività delle imprese e i progetti delle famiglie interessate ad effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle abitazioni. Un’esperienza culminata con il blocco dei crediti nei cassetti fiscali degli imprenditori e l’incertezza sulla sorte degli incentivi. Questo non è il modo migliore per favorire la transizione green”.
E allora, anche le politiche UE non devono essere interpretate come una minaccia, ma come una grande occasione per cogliere l’obiettivo di ‘emissioni zero’ dei nostri edifici e, contemporaneamente, sostenere la crescita economica e occupazionale.
Il Presidente di Confartigianato sostiene la necessità di “ripensare profondamente il sistema degli incentivi nel settore dell’edilizia. Non devono gravare esclusivamente sulle bollette di famiglie e imprese e, men che meno, generare bolle speculative. Basta con gli interventi spot sottoposti a continui ripensamenti. L’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può essere una grande opportunità per il Paese, ma non deve trasformarsi in vessazione per cittadini ed imprese.
La strada realmente efficace consiste nel progettare una vera e propria strategia strutturale di lungo termine che scandisca l’impiego di risorse pubbliche aggiuntive. In questo modo potremo ottenere un ritorno positivo in termini di crescita del Pil e orientare le scelte dei cittadini sulla qualità e l’efficienza energetica delle abitazioni”.

 

Studi
ENERGIA
Il ‘chilowatt-oro’ italiano: costo elettricità MPI +44,6% vs Ue 27, più del doppio vs Francia

 

La missione del Governo italiano in Algeria da poco conclusa ha consolidato i rapporti con il paese che nel 2022 è diventato il principale fornitore di gas dell’Italia, commodity offerta a prezzi più contenuti rispetto agli altri partner. La necessità di contenere i costi di approvvigionamento dell’energia è uno dei nodi della politica energetica che sono stati messi all’attenzione nei giorni scorsi dall’intervento del Presidente di Confartigianato Marco Granelli, in primis gli squilibri del prelievo fiscale che penalizzano le piccole imprese.

Le riforme da adottare sono urgenti, dato che la crisi energetica manifesta pesanti effetti recessivi sul sistema delle micro e piccole imprese italiane. Secondo le nostre analisi nel 2022 il costo dell’elettricità per le piccole imprese è aumentato di 18 miliardi di euro rispetto all’anno precedente mentre il costo del gas è cresciuto di 5,9 miliardi di euro. Nel complesso, quindi, il caro-bollette per i piccoli imprenditori vale 23,9 miliardi di euro, con un incremento che pesa per il 6,1% del valore aggiunto creato dalle imprese fino a 49 addetti.

Una escalation non omogenea dei costi dell’energia amplia il gap di competitività delle imprese italiane. L’analisi dei dati rilevati della Commissione europea sui mercati energetici, evidenzia che nel terzo trimestre 2022 il prezzo dell’elettricità pagato da una piccola impresa italiana è il più elevato tra i 27 paesi dell’Ue, risultando superiore del 44,6% alla media europea, del 58,0% superiore a quello di una impresa spagnola – i prezzi tedeschi non sono rilevati – e più che doppio (+105,8%) rispetto a quello pagato da una piccola impresa francese.

In chiave dinamica,  l’ultimo report trimestrale di analisi del sistema energetico italiano dell’Enea evidenzia che nel terzo trimestre 2022 i prezzi dell’energia elettrica per i consumatori non domestici consolidano la crescita rispetto al trimestre precedente, indicando che “su base annuale l’aumento è però estremamente rilevante, con punte dell’87% circa per le utenze più piccole.”

Lo stress sui costi e il divario di competitività per le MPI italiane potrebbe peggiorare nell’ultimo trimestre dell’anno, in un contesto in cui a dicembre 2022 in Italia i prezzi al consumo dell’energia, salgono del 65,1% (con un lieve rallentamento rispetto al 68,1% a novembre) a fronte del 25,7% dell’Eurozona, dove sono in forte discesa (era 34,9% di novembre), mentre l’inflazione energetica negli Stati Uniti si ferma al 7,3%. Nel confronto tra i 27 paesi Ue l’Italia è al primo posto sia per tasso di inflazione energetica che per tasso di crescita del prezzo dell’energia elettrica. Quest’ ultimo, sempre a dicembre 2022, si colloca al 165,4% (in decelerazione rispetto al +174,8% di novembre e al +199% di ottobre), a fronte del +32,3% della media Ue, del +27,0% della Germania e del +7,3% della Francia.

 

Prezzi di elettricità per piccole imprese in principali paesi Ue

Terzo trimestre 2022, al netto Iva e tasse recuperabili, IB e IC (20-2000 MWh), Germania: n.d. – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

 

 

Dinamica dei prezzi al consumo di elettricità e gas nei principali paesi Ue

dicembre 2022, var. % prezzi al consumo su base annua – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

Comunicati stampa
CODICE APPALTI
Necessarie modifiche per regole chiare, stabili e di facile applicazione

Sono condivisibili i principi del nuovo codice degli appalti ma sono necessarie alcune correzioni al decreto legislativo all’esame del Parlamento per garantire una effettiva e concreta apertura del mercato degli appalti pubblici alle micro e piccole imprese. Leggere di più

Notizie
PNRR
Il Ministro Fitto a Confartigianato: “Per attuare il Pnrr puntiamo su semplificazione e rapidità”

“La priorità del Governo consiste nell’avere una visione d’insieme delle risorse del Pnrr e delle politiche di coesione per concentrarne l’uso su interventi realmente strategici, da realizzare con maggiore semplicità e rapidità. Questi obiettivi verranno perseguiti con un confronto costante con le Organizzazioni come Confartigianato. Non è un caso che nella Cabina di regia sul Pnrr vogliamo avere un’interlocuzione e suggerimenti utili per accompagnare le imprese in una fase non facile per l’economia del nostro Paese”.Leggere di più

Notizie
STUDI
Sale occupazione stabile, per il 67,9% creata da MPI. Le prospettive 2023 nel webinar del 6 febbraio

Le previsioni di rallentamento della crescita economica si associano ad una tenuta del mercato del lavoro, rilevata anche nei mesi successivi all’invasione dell’Ucraina. Nonostante l’indebolimento del clima di fiducia delle imprese, tra febbraio e novembre 2022 gli occupati sono saliti di 209mila unità (+0,9%), grazie all’apporto di 265mila dipendenti in più (+1,5%), aumento completamente determinato dalla componente a tempo indeterminato che cresce di 281mila unità (+1,9%) mentre quella a tempo determinato diminuisce di 16mila unità (-0,5%). Persiste la debolezza dell’occupazione indipendente, il segmento del mercato del lavoro più colpito dalla pandemia, che registra una flessione di 56mila unità (-1,1%).

Rimane tonica anche la domanda prevista nel primo trimestre di quest’anno, con i lavoratori ricercati dalle imprese che aumentano del 12,9% rispetto un anno prima, come documentato nell’ultimo Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

L’analisi territoriale delle tendenze del mercato del lavoro è proposta nell’ ultimo report dell’Ufficio Studi “Inizio 2023: prospettive e criticità per le imprese – Evidenze regionali.

Le micro e piccole imprese sono protagoniste della crescita della domanda di lavoro dipendente, in particolare per il lavoro stabile. Nell’arco dell’anno terminante nel terzo trimestre del 2022 le micro e piccole imprese determinano il 64,6% delle posizioni lavorative, ben 15,7 punti percentuali in più rispetto alla quota di 48,9% che tali imprese hanno sul totale dei dipendenti; la quota sale al 67,9% per domanda di lavoro più stabile, rappresentata dalle posizioni a tempo indeterminato.

In chiave settoriale l’edilizia ha sostenuto retto l’intero mercato del lavoro nell’arco del triennio compreso tra la pandemia e l’invasione dell’Ucraina. Nel terzo trimestre 2022 gli occupati, al netto della stagionalità, sono saliti di 69mila unità rispetto al quarto trimestre 2019, precedente allo scoppio della pandemia; tale aumento è la combinazione di un aumento di 257mila occupati nelle costruzioni (+19,6%) di 19mila occupati nella manifattura (+0,4%), di un calo di 160mila nei servizi (-1,0%) e di 47mila unità (-5,1%) nell’agricoltura. Va qui ricordato che nelle costruzioni, il settore driver della ripresa, le micro e piccole imprese determinano l’87,2% dell’occupazione del comparto, ampiamente superiore al 63,4% della media di tutti i settori.

La crescita dell’occupazione si associa ad un rilevante e crescente mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, soprattutto se qualificato. Le imprese italiane indicano una difficoltà di reperimento per il 55,8% delle entrate di operai specializzati e conduttori di impianti e macchine previste a gennaio 2023, quota che sale al 63,4% per gli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici.

Nella ripresa dopo la pandemia è aumentata la mobilità dei lavoratori e il numero delle dimissioni. Nel periodo gennaio-settembre 2022 le dimissioni da rapporti di lavoro a tempo indeterminato registrano un incremento del +17% rispetto al corrispondente periodo del 2021 e del +27% rispetto ai corrispondenti nove mesi del 2019. Il report dell’Inps indica che il livello raggiunto dal fenomeno “sottende il completo recupero delle dimissioni mancate del 2020, quando tutto il mercato del lavoro era stato investito dalla riduzione della mobilità connessa alle conseguenze dell’emergenza sanitaria”.

Le più recenti tendenze del mercato del lavoro e il ruolo della domanda delle piccole imprese saranno esaminate nel webinar di presentazione del 23° report di Confartigianato ‘2023, eviteremo la stagflazione?’ organizzato per lunedì 6 febbraio 2023 dall’Ufficio Studi e dalla Direzione Politiche economiche, con il seguente programma:

 

PROGRAMMA WEBINAR  LUNEDI’ 6 FEBBRAIO 2023, ORE 12.00-13.15

  • Introduzione di Vincenzo Mamoli, Segretario Generale
  • In bilico tra alta inflazione e politiche economiche restrittive, di Enrico Quintavalle, Responsabile Ufficio Studi
  • Alcune evidenze territoriali, di Licia Redolfi, Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia
  • Conclusioni di Bruno Panieri, Direttore Politiche Economiche

Iscriviti al webinar

 

Dinamica occupati tra pandemia e guerra in Ucraina per settore

III trim. 2022. var. ass. rispetto IV trim. 2019, migliaia occupati, dati destagionalizzati – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
 

 

Posizioni lavorative per tipologia di contratto e classe dimensionale nel 2022

Flussi (posizioni=assunzioni-cessazioni) dato annuale al III trim. 2022 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Inps, Inail e Anpal