16 Maggio 2011, h. 13:31

Il made in Italy vince sui mercati esteri: nel 2010 export per 332 mld, + 15,7% rispetto a 2009. Tendenza positiva confermata a febbraio 2011: +21,1%. ‘Brillano’ Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Al top Milano, Torino e Vicenza.

E’ un 2010 con chiari segnali positivi per l’export made in Italy quello che emerge dalla rilevazione condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato.

Complessivamente lo scorso anno sono volati nel mondo prodotti manifatturieri per un valore di 332.240 milioni di euro, con un aumento del 15,7% rispetto al 2009. Il 56,9% dei nostri prodotti ha raggiunto i mercati dell’Unione Europea, dove le vendite hanno fatto registrate una crescita del 14,9%, e il restante 43,1% è stato venduto nel resto del mondo, con un aumento del 16,7% rispetto al 2009. I migliori mercati sono Turchia, Cina, India, Russia e Stati Uniti.

Si distinguono per dinamicità le regioni del Nord: sul gradino più alto del podio vi è la Lombardia che lo scorso anno ha esportato prodotti made in Italy per 91.546 milioni di euro (il 28,4% del totale). In pratica, la Lombardia, da sola, nel 2010 ha invaso i mercati esteri più di quanto abbia fatto tutta l’Irlanda. Segue il Veneto con 44.264 milioni di export (13,7% del totale Italia), vale a dire tre volte più delle esportazioni realizzate lo scorso anno dalla Grecia. Terzo posto in classifica per l’Emilia Romagna con 41.136 milioni di euro (12,8%). Quarto posto per il Piemonte (33.754 milioni, pari al 10,5% del totale) e in quinta posizione la Toscana (25.926 milioni pari all’8% del totale dell’export italiano). Complessivamente queste 5 Regioni coprono il 73,4% delle esportazioni italiane nel 2010.

In recupero le Regioni del Sud. Nel 2010 infatti, la Sardegna ha fatto registrare un aumento del 58,6% dell’export di prodotti manifatturieri e la Sicilia ha visto una crescita del 48%, seguita dal Lazio con +27,4%.

Nella classifica a livello provinciale ‘brilla’ Milano che ha portato sui mercati esteri il 10,4% del totale dei beni esportati dall’Italia nel 2010. Con un valore di 33.030 milioni di euro, il capoluogo lombardo ha esportato in un anno poco meno di quanto abbia fatto tutto il Portogallo.  Al secondo posto Torino con 16.182 milioni di euro (5,1% del totale), superiore al totale dell’export 2010 della Grecia. Medaglia di bronzo per Vicenza che con 12.838 milioni di euro, pari al 4% del totale dell’export italiano, ha esportato più dell’Intera Tunisia. Quarto posto per Brescia (11.311 milioni di euro, pari al 3,6% del totale Italia), seguita da Bergamo con 11.089 milioni di euro, pari al 3,5% dell’export complessivo.

La tendenza positiva del 2010 viene confermata nei primi mesi di quest’anno. Pur con alcuni stop and go, nel primo bimestre 2011 si registra una crescita del 21,2% delle esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2010. Particolarmente robusta la crescita dell’export nei Paesi extra Ue (+27,4%), rispetto al +17,2% fatto registrare nelle vendite sui mercati europei.

Tra i nostri migliori ‘clienti’ spicca la Turchia, dove a febbraio 2011 le vendite dei prodotti made in Italy sono aumentate del 41,4% rispetto a febbraio 2010, i Paesi del Sud Est asiatico (+36,8%), la Cina (+35,5%), la Russia (+31%), la Germania (+24,1%). Battuta d’arresto invece per l’export verso il Nord Africa, dove nei primi tre mesi del 2011 le vendite di beni made in Italy sono calate del 6,4%, pari ad una diminuzione in valore di 186 milioni di euro.

I beni più richiesti nel primo bimestre 2011 sono quelli del settore metalli (+33% rispetto ai primi due mesi 2010), seguiti dai prodotti chimici (+22,7%), apparecchi elettrici (+18,4%), mezzi di trasporto (+17,3%), gomma e materie plastiche (+14,9%), prodotti tessili e dell’abbigliamento (+14%), prodotti alimentari (+12,4%). “I dati del nostro Ufficio studi – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini – confermano che vince sui mercati esteri l’alta qualità di prodotti made in Italy che nascono in larga parte nelle piccole imprese. Dobbiamo fare di più per preservare e valorizzare questo nostro modello produttivo. Occorre dare alle piccole aziende gli strumenti per aggregarsi e fare massa critica affinchè possano continuare a portare nel mondo l’eccellenza della manifattura italiana”.

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