23 Maggio 2023, h. 15:23 Notizie

VENETO – I Dialoghi di Spirito artigiano fanno tappa a Verona per lanciare l’allarme sulla crisi demografica

Verona ha ospitato la terza tappa dei “Dialoghi di Spirito Artigiano”, il percorso di approfondimento promosso dalla piattaforma digitale della Fondazione Manlio Germozzi e dedicato ai temi dell’attualità economica di interesse e con protagonisti gli artigiani e le piccole imprese. L’evento scaligero, organizzato da Confartigianato, in collaborazione con Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Verona, con il patrocinio dell’Università di Verona, Dipartimento di Management, IVL Istituto Veneto per il Lavoro e Fondazione Germozzi – si è tenuta al Silos di Pontente del Polo Santa Marta, che ha ospitato la presentazione del quaderno edito dalla Fondazione Germozzi sul tema della crisi demografica, scritto da Alessandro Rosina.

Davanti ad una nutrita platea di oltre 250 persone, dopo l’introduzione e i saluti del Direttore di Confartigianato Verona, Valeria Bosco, e di Roberto Iraci Sareri, in qualità di Vicepresidente regionale e presidente provinciale di Confartigianato, a confrontarsi con l’autore, sono stati il Presidente della Fondazione Germozzi Giulio Sapelli, Mauro Magatti, Professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Massimiliano Valerii, Direttore generale del Censis. Il Presidente di Confartigianato Imprese, Marco Granelli, invece, ha inviato un videomessaggio, perché trattenuto in Emilia Romagna per portare sostegno e solidarietà alle popolazioni e alle imprese colpite dall’alluvione. L’incontro è stato moderato da Federico Testa, Professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese all’Università di Verona.

“Il nostro Paese invecchia e al contempo si dimostra in difficoltà in termini di attrattività e nel trattenere i giovani – ha introdotto il Presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri – Negli ultimi dieci anni, la popolazione italiana è diminuita di un milione e mezzo di abitanti. A fronte di 700mila morti nel 2022, si sono infatti registrate solo 339mila nascite”. A delineare la situazione, la pubblicazione “La crisi demografica italiana: giovani e qualità del lavoro”, scritto per la Fondazione Germozzi da Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale alla facoltà di Economia della Cattolica“I numeri non mentono – le parole di Rosina – le culle restano vuote e ciò significa, in futuro, meno lavoratori mentre aumentano gli anziani e quindi la spesa per pensioni e per cura ed assistenza. Ma invertire la tendenza è possibile, prendendo ad esempio la Germani, che quindici anni fa era in condizioni addirittura peggiori rispetto all’Italia. Ma negli ultimi dieci anni i tedeschi hanno progressivamente invertito la tendenza, intervenendo su nuove politiche familiari ed immigrazione. Sono stati introdotti incentivi dedicati al lavoro e ai giovani, sono migliorate le politiche di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e assieme ad altri provvedimenti tutto ciò ha contribuito a rallentare il declino della popolazione. Il quadro italiano, invece, è totalmente diverso, se è vero che la prospettiva è di ritrovarci, nel 2050, con un rapporto di ‘uno a uno’ tra lavoratori e pensionati, con una vera e propria implosione del debito pubblico”.

Per scongiurare tale crisi bisogna agire subito, facendo leva su più leve contemporaneamente: utilizzare meglio la forza lavoro, consentendo, ad esempio, a chi desidera continuare a lavorare di poterlo fare, dignitosamente. Tra gli altri interventi, inoltre, c’è anche il miglioramento e potenziamento degli strumenti legati al lavoro femminile.

“In Svezia – ha spiegato Rosina – il gap di genere praticamente non esiste. A livello europeo, l’11% delle donne non lavora, mentre in Italia si arriva ad un 20% che non trova collocazione. Purtroppo – ha continuato – nel nostro Paese manca una visione integrata di sistema che colleghi l’occupazione femminile, ai servizi per l’infanzia, ai congedi, alle politiche di conciliazione. Incentivare il lavoro femminile significa in automatico incrementare la natalità”.

“Non solo la qualità del lavoro è determinante per invertire la tendenza – ha proseguito il professor Sapelli ma anche la qualità della popolazione. Va ricordato che mettere su famiglia non è una questione legata solo ad un fattore economico: si fanno figli se si ha speranza nel futuro. Dobbiamo avviare un processo di revisione della cultura e della formazione scolastica, infondendo nei giovani il desiderio di crescere, di essere autonomi, di imparare, passando attraverso la ‘cultura del sacrificio, che ormai pare essersi affievolita nei nostri ragazzi”.

“Un detto africano recita così: ‘per crescere un bambino ci vuole un villaggio’ – le parole del professor Magatti Ciò significa che quella di fare figli e farli diventare grandi non è solo una questione che riguardi in via esclusiva il nucleo familiare, i genitori, l’individuo, ma coinvolge le comunità, la società, le istituzioni e la politica. Da noi, queste ultime, non riescono a gestire le complessità, governate come sono anche da una componente ideologica che ci impedisce di guardare oltre. Gestiamo continuamente le mergenze e non investiamo sul futuro, che significa anche investire nella crescita della popolazione alla quale affidarlo”.

In Italia il numero medio di figli per donna è di 1,27, in Veneto appena superiore e pari ad 1,28 a Verona di 1,35, mentre la media Ue è di 1,5. “Aggiungiamo che il nostro Paese – ha spiegato Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis ha le percentuali più elevate di Neet, ossia giovani che non studiano e non lavorano, che sono 3 milioni tra i 18 ed i 34 anni. Dobbiamo evidenziare come la crisi demografica stia influenzando la condizione attuale dei giovani italiani. Negli ultimi vent’anni, il numero di giovani di età inferiore ai 34 anni è diminuito di 4,7 milioni di unità. Nel 2021, il tasso di occupazione dei lavoratori 15-34enni in Italia è del 41,0% (media UE: 56,5%). Inoltre, il reddito medio lordo di un giovane di 18-24 anni in Italia (17.810 euro) è inferiore di 836 euro rispetto a quello di un coetaneo in Francia e circa 6.600 euro in confronto a quello di un ragazzo tedesco. Ciò nonostante, l’attuale generazione di giovani italiani è la più istruita che sia mai esistita, con il 28,3% dei 25-34enni laureati”.

La conclusione dell’appuntamento, affidata al Vicepresidente regionale e Presidente provinciale di Confartigianato, Iraci Sareri, apre al confronto con l’obiettivo di individuare soluzioni. “Come artigiani e piccoli imprenditori, come rappresentanti di questo grande sistema economico diffuso – ha affermato – sentiamo la responsabilità di affrontare anche queste tematiche che ci toccano e ci toccheranno sempre più da vicino. Demografia, forza lavoro, giovani, formazione, sono argomenti che svilupperemo, perché, proprio a proposito dei giovani, se vogliamo essere per loro attrattivi dobbiamo imparare ad ascoltarli di più. Noi ci siamo, Confartigianato c’è, ma anche le istituzioni e la politica sono chiamate a riflessioni serie, al nostro fianco, per fare tutti la nostra parte. C’è in ballo il futuro del nostro Paese”.

 

 

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