Crisi Groenlandia: le nuove rotte artiche valgono 73,2 miliardi di euro di scambi marittimi con l’Asia orientale
Ad inizio 2026 alle tensioni in Venezuela e Iran si associa la contesa della Groenlandia, la quale mette la regione artica al centro del quadro geopolitico (qui la mappa dei paesi membri del Consiglio artico che comprendono Canada, Danimarca, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Finlandia, Islanda e Svezia). Sulla crisi della Groenlandia ieri si è delineata un’intesa tra Stati Uniti e paesi della Nato che dovrebbe disinnescare i dazi aggiuntivi annunciati. Nei giorni scorsi una dichiarazione congiunta di otto Paesi europei (e della Nato) – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito – indicava come “le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente” e l’impegno a rafforzare la sicurezza dell’Artico anche mediante una esercitazione a guida danese sostenuta dall’Unione europea. In contrasto a tale intervento gli Stati Uniti avevano annunciato dazi aggiuntivi contro i paesi europei che hanno inviato contingenti in Groenlandia, che avrebbe potuto innescare i contro dazi dell’Unione europea, con una severa amplificazione degli impulsi recessivi. I dazi aggiuntivi avrebbero interessato sei paesi dell’Unione europea che nel 2025 (ultimi dodici mesi a novembre) esportano negli Stati Uniti per 269,5 miliardi di euro, pari al 48,3% dell’export dell’UE nel mercato statunitense.
La rivendicazione statunitense sulla Groenlandia apre una partita sull’Artico in cui si giocano interessi economici strategici di Stati Uniti, Unione europea, Russia e Cina, economie che rappresentano il 63,1% del PIL mondiale. Nell’area artica si concentrano rilevanti riserve energetiche e giacimenti di materie prime critiche e terre rare. Lo spazio artico è al centro del nuovo risiko energetico globale, come evidenziato nell’analisi dell’Ufficio Studi pubblicata questa settimana su QE-Quotidiano Energia.
Inoltre lo scioglimento dei ghiacci conseguente al cambiamento climatico rende navigabile per periodi più lunghi la rotta del Mare del Nord (Northern Sea Route) che, correndo lungo la costa artica russa, può sostituire l’attuale transito attraverso l’Oceano Pacifico e il Canale di Suez dei flussi di commercio internazionale tra l’Asia orientale – su cui domina l’export cinese – e l’Europa. L’apertura della rotta artica può arrivare a dimezzare i tempi di transito delle merci tra Asia ed Europa. Peraltro, l’impatto sui costi di trasporto deve considerare, oltre alla minore lunghezza del tragitto, la necessità di navi con adeguate specifiche tecniche e dei servizi di assistenza delle navi rompighiaccio, oltre ai maggiori premi assicurativi derivanti dalle condizioni meteo estreme.
L’Artico rappresenta per l’Italia un’area di crescente interesse economico, come evidenziato nel report governativo ‘La Politica Artica Italiana’ pubblicato nei giorni scorsi. Le principali opportunità che, in una prospettiva di sostenibilità ambientale e sociale, possono coinvolgere le imprese italiane riguardano la costruzione di infrastrutture, le energie rinnovabili, la difesa, i minerali e le terre rare, le biotecnologie oltre alle nuove rotte marittime artiche che interessano prevalentemente i flussi commerciali con i paesi dell’Asia orientale. Nel 2025 (ultimi dodici mesi a settembre) l’interscambio per via marittima tra le economie dell’Asia orientale e l’Italia ammonta a 73,2 miliardi di euro, pari al 55,2% del commercio con l’area e al 6,0% dell’import-export totale.
Oltre la metà (56,1%) dell’intercambio via mare con l’Asia orientale si riferisce alla Cina per una somma di import ed export di 40,8 miliardi di euro. Seguono Giappone con 6,6 miliardi, Corea del Sud con 6,3 miliardi, Vietnam con 4,4 miliardi, Indonesia con 3,7 miliardi, Tailandia, Taiwan e Singapore, tutti con 2,4 miliardi e Malaysia con 1,8 miliardi. Valori inferiore al miliardo per Hong Kong, Filippine, Myanmar (ex Birmania) e Mongolia.
In chiave regionale il territorio maggiormente interessato dal traffico marittimo con l’Asia Orientale – e in prospettiva dal passaggio per la rotta artica – è quello della Lombardia con una somma di import ed export via mare con i paesi dell’area pari a 25,4 miliardi di euro. Seguono, con valori superiori al miliardo di euro, Emilia-Romagna con 10,2 miliardi, Veneto con 8,4 miliardi, Piemonte con 6 miliardi, Toscana con 4,9 miliardi, Campania con 3,3 miliardi, Lazio con 3,1 miliardi, Friuli-Venezia Giulia con 2,4 miliardi, Liguria e Abruzzo con 1,6 miliardi, Puglia con 1,5 miliardi e Marche con 1,3 miliardi.
Interscambio commerciale potenzalmente interessato da nuove rotte nell’Artico per regione
2025 (ultimi 12 mesi a settembre), import+export via marittima con Asia Orientale, milioni di euro e % su interscambio con il mondo – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
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