I segnali di attenuazione della crisi della manifattura nel 36° report congiunturale di Confartigianato
L’analisi del 36° report di Confartigianato ‘Le prospettive del 2026 per le imprese e l’economia’ presentato stamane nel webinar organizzato dall’Ufficio Studi e dalla Direzione Politiche economiche, nell’ambito della Scuola di Sistema, consente di fare il punto sulla congiuntura della manifattura italiana, interessata da una lunga crisi. Qui per scaricare il 36° report.
A fine 2025 si delinea una fase di transizione, con la produzione manifatturiera che rimane debole ma mostra segnali di rallentamento nella flessione, anticipando una possibile stabilizzazione ciclica nel corso di quest’anno. Persiste un basso dinamismo della domanda estera, ma migliorano le attese sugli ordini e la produzione dei servizi di trasporto. I dazi statunitensi potrebbero frenare la ripresa delle vendite del made in Italy. Si osserva segnali di tenuta del valore aggiunto mentre cresce la domanda di lavoro delle imprese manifatturiere che, nel 2026, si indebolisce e inverte il segno.
Secondo il report di Confartigianato, la produzione manifatturiera nei primi undici mesi del 2025 resta in territorio negativo, con un calo dello 0,7%, un ritmo di flessione meno intenso rispetto al calo del 4,3% registrato nel 2024. Si osservano ampie divergenze settoriali, con una più ampia flessione del 5,6% per la moda, a fronte di una caduta dell’11,8% nel 2024. La discesa della produzione nella meccanica a fine 2025 è interamente determina dalla flessione del 5,6% nei mezzi di trasporto, mentre si stabilizza l’attività di metallurgia e metalli (+0,1%) e macchinari e impianti (crescita zero). Nel complesso la meccanica perde l’1,1%, una riduzione che è in forte contenimento rispetto al calo del 6,5% del 2024.
A dicembre 2025 il saldo delle attese sugli ordini delle imprese manifatturiere torna in positivo.
Sulla fase congiunturale della manifattura pesa lo scarso dinamismo delle esportazioni. Nei primi undici mesi del 2025 le vendite del made in Italy salgono del 3,1% migliorando il calo dello 0,7% del 2024. Ma al netto della crescita eccezionale (+30,9%) della farmaceutica – un effetto distorsivo legato all’anticipo degli acquisti statunitensi in vista dei dazi – l’export segna una crescita contenuta (+0,3%), tornano un territorio positivo dopo il calo dell’1,6% del 2024.
Le criticità principali nelle esportazioni della manifattura no energy riguardano gli autoveicoli in calo dell’8,3% e prodotti delle altre attività manifatturiere con un calo del 7,3% (combinazione di un calo de1l’1,1% per i mobili e un calo del 9,7% per gioielleria, occhialeria e altri dispositivi medici. Seguono prodotti di elettronica (-3,8%) e la moda che segna una flessione del 2,2%. All’opposto, l’export è crescita del 10,7% nei mezzi di trasporto diversi da autoveicoli, dell’8,4% nella metallurgia e metalli e del 4,3% nell’ alimentare e bevande.
Il calo della produzione nella manifattura italiana si associa ad una tenuta del valore aggiunto (+0,2%) e una crescita delle ore lavorate (+1,5%), delineando un fenomeno di labour hoarding che può influire negativamente sulla produttività. La domanda di lavoro si indebolisce a inizio del 2026: nel primo trimestre 2026 si osserva un calo del 5,9% su base annua delle entrate previste dalle imprese manifatturiere, maggiormente accentuato della flessione del 2,9% della media delle imprese.
Dinamica tendenziale di produzione e valore aggiunto manifatturiero nei principali paesi UE
Var. % tendenziale, produzione primi 11 mesi 2025 produz. dati corretti per gg lavorativi, val. agg. primi 9 mesi 2025 prezzi costanti, destag. e corretti per gg lavorativi – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
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