Tempi della giustizia civile: precisazione su fonti, indicatori e lettura dei dati
In relazione alle osservazioni emerse sull’analisi di Confartigianato riguardante la durata dei procedimenti civili, riteniamo opportuno fornire alcuni chiarimenti metodologici e interpretativi, anche a seguito di una specifica sollecitazione in tal senso pervenuta dalla RSU del personale del Tribunale di Sulmona, in relazione al comunicato stampa del 17 gennaio scorso, dal titolo “Giustizia civile a più velocità: da 132 a 928 giorni. Granelli: Tempi lunghi franano sviluppo piccole imprese”.
L’analisi sui tempi della giustizia civile si basava sui dati ufficiali relativi all’anno 2024, ultimo anno disponibile in forma completa e omogenea, pubblicati nella sezione “Indicatori di funzionamento” della Direzione Generale di Statistica e Analisi Organizzativa (DgStat) del Ministero della Giustizia. Tali dati rappresentano la fonte istituzionale di riferimento per il monitoraggio delle performance del sistema giudiziario italiano.
Tra gli indicatori proposti da DgStat per valutare efficienza ed efficacia della giustizia civile, è stato utilizzato il disposition time (DT), che stima la durata dei procedimenti rapportando le pendenze di fine anno ai procedimenti definiti nel corso dell’anno.
La scelta di questo indicatore risponde a criteri di coerenza e comparabilità: il DT è infatti uno degli indicatori considerati negli obiettivi del PNRR per la giustizia, è adottato dalla CEPEJ nel rapporto “Evaluation of Judicial Systems”, dalla Commissione europea nell’EU Justice Scoreboard e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nel DPFP 2025.
L’analisi non è stata estesa al 2025 poiché, al momento dell’elaborazione, i dati relativi a tale anno non erano disponibili in forma consolidata. I dati parziali riferiti a singole frazioni dell’anno offrono infatti indicazioni di tendenza necessariamente incomplete e potenzialmente influenzate da effetti di stagionalità. Si osserva inoltre che il “Monitoraggio della giustizia – 2° trimestre 2025” (segnalatoci come fonte alternativa da Sulmona) non riporta un indicatore ufficiale di durata dei procedimenti, ma unicamente il clearance rate, che misura la capacità di smaltimento e non i tempi effettivi.
Per quanto riguarda la materia lavoro, i dati disponibili a livello ufficiale fanno riferimento alla macromateria “Lavoro e previdenza”. All’interno di tale perimetro, l’analisi si è concentrata sul Lavoro privato, in quanto di maggiore impatto sul sistema delle imprese rispetto alle altre componenti della macromateria.
Si prende altresì atto della segnalazione pervenuta, ancora con riferimento al Tribunale di Sulmona, il cui disposition time pari a 1.420 giorni registrato nel 2024 per il Lavoro privato risentirebbe in modo significativo di un fattore eccezionale che ha avrebbe provocato un anomalo incremento della litigiosità: infatti, rispetto al 2023, i procedimenti sopravvenuti risultano più che raddoppiati, determinando un aumento dello stock di pendenze a fine anno e, di conseguenza, del DT. Il dato statistico da noi riportato rimane in sostanza confermato ma viene spiegato che fosse imputabile a fattori contingenti da ritenersi straordinari. Tale dinamica è coerente con quanto evidenziato anche dal nostro Rapporto annuale del 25 novembre 2025, che sottolinea il ruolo l’incidenza della litigiosità civile, oltre a quello delle risorse e dell’organizzazione degli uffici, nell’andamento dei tempi della giustizia.
Va riconosciuto che l’analisi estesa ad altri indicatori restituisce tuttavia un quadro più articolato della specifica realtà del Tribunale di Sulmona. Nel 2024 la durata effettiva dei procedimenti civili presso tale ufficio giudiziario è pari a 363 giorni. Inoltre, il DT su 38 materie monitorate da DgStat, vede il Tribunale di Sulmona registrare performance di rilievo a livello nazionale, collocandosi tra i tribunali più rapidi in materie quali il Diritto amministrativo, i Contratti, il Diritto industriale e i Procedimenti di ingiunzione.
Tenendo conto dei dati più recenti che sono stati specificatamente segnalati, essi, seppur parziali, relativi al primo semestre 2025 evidenziano segnali di miglioramento: nel ruolo Lavoro il clearance rate del Tribunale di Sulmona è pari a 1,07, a indicare che nel periodo sono stati definiti più procedimenti di quanti ne siano sopravvenuti, in netto miglioramento rispetto al 2024.
Nel complesso, l’utilizzo di una pluralità di indicatori consente di cogliere le diverse dimensioni dell’efficienza della giustizia civile e di restituire la rappresentazione delle performance degli uffici giudiziari italiani. Tutto ciò al fine di orientare in modo efficace i processi di riforma, che incidono non solo sul funzionamento della giustizia, ma anche sulla competitività del sistema economico e sulla riduzione dell’impatto burocratico sulle imprese.
Rimane ferma la considerazione conclusiva che, purtroppo, il nostro paese – nonostante il miglioramento in corso grazie agli sforzi profusi – rimane tuttora nella parte bassa della classifica europea della durata dei processi civili, con tempi molto più lunghi rispetto alla media UE e che appare incerto il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, che prevedono una riduzione del 40% dei tempi della giustizia italiana entro il prossimo giugno del corrente anno.
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