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Economia in frenata: pesano crisi di Hormuz, dazi e debole domanda estera. L’analisi su IlSussidiario.net

A quasi tre mesi dall’esplosione della crisi nel Golfo, l’economia italiana si trova nuovamente esposta a uno shock energetico internazionale. Il prolungato blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz – nonostante negoziati, annunci ed ultimatum (e relative smentite) – sta mantenendo elevati i prezzi dell’energia, mentre rallentano PIL, manifattura, export, costruzioni e servizi. Si stabilizza il mercato del lavoro mentre persiste un elevato costo del credito per le imprese. La politica fiscale affronta questa nuova fase di instabilità con margini di intervento limitati.

L’analisi delle ultime tendenze dell’economia reale e delle politiche economiche è proposta nell’articolo Scenario Pil – Così energia, Ue e Bce rischiano di frenare le imprese a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.

Dal 1° marzo al 17 maggio in media sono transitate per lo Stretto di Hormuz 6 navi al giorno, a fronte delle 95 al giorno registrate nel mese di febbraio. Con l’esaurimento “a ritmo record” delle scorte di petrolio che è in corso, come ha segnalato l’ultimo Oil Market Report dell’Aie, la mancata normalizzazione dei transiti per Hormuz potrebbe innescare un nuovo ciclo rialzista dei prezzi dell’energia.

Nel corso dei quasi novanta giorni di crisi il prezzo medio del gas (IG Index GME al 22 maggio) è del 38,3% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN, sempre la media al 22 maggio) supera del 12,4% i livelli precrisi. L’analisi dei dati della rilevazione del 18 maggio del prezzo settimanale dei carburanti pubblicata dal Mase evidenzia che in Italia il prezzo del gasolio auto alla pompa nella media delle undici settimane di crisi supera del 19,8% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, è del 60,8% superiore ai livelli pre crisi. A maggio il prezzo del gas sale del +1,9% rispetto ad aprile, quello dell’elettricità all’ingrosso si stabilizza (+0,5%), mentre il prezzo del gasolio al netto delle tasse scende per la quinta settimana consecutiva, dopo il picco raggiunto a metà aprile. Nonostante tale discesa, il costo industriale del gasolio al 18 maggio rimane del 59,5% superiore alla media di febbraio.

Le previsioni di primavera pubblicate giovedì scorso dalla Commissione europea indicano per l’Italia una crescita del PIL nel 2026 dello 0,5%, in ribasso rispetto al +0,8% delle previsioni dello scorso novembre.

Dall’esame degli indicatori congiunturali provengono diversi segnali di rallentamento per il sistema delle imprese. Nella rilevazione dell’Istat di aprile l’indice della fiducia delle imprese ha segnato un calo significativo, mentre le attese sulla produzione delle imprese manifatturiere, pur rimanendo positive, diminuiscono rispetto a quelle di marzo e a febbraio.

La manifattura italiana continua a crescere, ma con minore intensità: nel primo trimestre 2026 la produzione aumenta solo dello 0,4%, meno della metà del ritmo (+1,1%) registrato nella seconda parte del 2025.

Nel primo trimestre del 2026 la domanda estera appare debole, con l’export che segna un aumento in valore del +1,3% su base annua mentre in volume segna una flessione dello 0,8%. Iniziano a farsi sentire gli effetti della politica protezionistica statunitense. Nel periodo successivo all’introduzione dei dazi – tra agosto 2025 e marzo 2026 – l’export verso gli Stati Uniti, al netto del farmaceutico (settore influenzato dagli scambi infragruppo), cala del 3,6% su base tendenziale, peggiorando il calo dell’1,4% dei primi sette mesi del 2025. La flessione negli otto mesi di applicazione dei dazi si amplia (-10,4%) per i settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese: alimentare, moda, legno e arredo, gioielleria e occhialeria. Si registra una frenata in mercati chiave del made in Italy come Germania (con -4,2% nel primo trimestre 2026 dopo +2,4% nel 2025), Francia (con +1,4% nel primo trimestre 2026 dopo +5,3% nel 2025), Spagna (con -1,8% nel primo trimestre 2026 dopo +10,6% nel 2025), Regno Unito (con -7,8% nel primo trimestre 2026 dopo il -1,4% nel 2025) e Belgio (con -1,6% nel primo trimestre 2026 dopo +4,3% nel 2025).

Frena anche l’attività delle imprese dell’edilizia. Nel primo trimestre del 2026 la produzione delle costruzioni cala del 2,0% rispetto al trimestre precedente e ristagna (+0,1%) su base annua, dopo aver registrato un aumento del 3,5% nel 2025. Gli interventi del PNRR sostengono la spesa per investimenti dei Comuni che nel primo trimestre del 2026 salgono dell’11,2% su base annua, un trend in linea con il +12,3% del 2025.

Sul fronte dei consumi nel primo trimestre 2026 le vendite del commercio al dettaglio in valore salgono del +2,6%, con una crescita in volume dell’1,0%. Si osserva un tono debole della domanda di servizi: nel primo bimestre del 2026 il fatturato dei servizi in valore sale del +0,8% su base annua mentre in volume scende dello 0,5% (era +0,7% nel 2025).

Le presenze turistiche rilevate dall’Istat – con dati ancora provvisori – salgono del +16,1% nei primi tre mesi 2026, accelerando rispetto al +2,3% del 2025. Nella valutazione dei dati va ricordato che nel 2026 gli ultimi due giorni di marzo sono all’inizio della settimana di Pasqua mentre nel 2025 Pasqua cadeva il 20 aprile. Sulle presenze in montagna ha influito una prolungata stagione sciistica.

A marzo 2026 l’occupazione si stabilizza (-0,1% rispetto a marzo 2025) dopo una lunga fase espansiva del mercato del lavoro che nei quattro anni tra la guerra di Ucraina e quella del Golfo (marzo 2022-marzo 2026) ha registrato una crescita di 1 milione 67mila occupati, pari ad un aumento del 4,6%. La dinamica è stata trainata dall’aumento di 1 milione 427 mila dipendenti permanenti (pari al +9,5%) e dall’incremento di 288mila indipendenti (+5,8%), mentre scendono di 649mila i dipendenti a termine (-21,0%). Secondo il monitoraggio del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel trimestre maggio-luglio 2026 sono in calo le previsioni di entrate delle imprese (-2,4% su base annua), mentre si conferma una attenuazione della difficoltà di reperimento della manodopera, anche se il mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimane elevato: a maggio risulta difficile reperire il 42,9% delle entrate previste, una quota che risulta in diminuzione rispetto al 46,6% registrato nel 2025.

Si delinea una crescente probabilità di un aggiustamento dei tassi di riferimento da parte della BCE mentre il sistema delle imprese non ha ancora completamente metabolizzato gli effetti dell’intervento anti-inflazionistico del 2022. A marzo 2026 le imprese italiane pagano un costo del credito del 3,49%, che risulta di 186 punti base superiore a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Secondo l’ultima indagine sul credito bancario pubblicata da Banca d’Italia gli impatti dell’attuale crisi sui mercati energetici porteranno nel secondo trimestre del 2026 ad una riduzione della domanda di credito e ad un accentuato inasprimento dei criteri di offerta per i prestiti alle imprese.

La politica fiscale rimane imbrigliata nella procedura di infrazione e non vi sono gli spazi di bilancio per interventi anticiclici imprevisti, dato che

A differenza di Germania e Francia, l’Italia dispone di spazi di politica fiscale molto limitati per interventi straordinari di sostegno a famiglie e imprese. Le regole europee di bilancio obbligano infatti a mantenere una linea prudente della finanza pubblica, anche in presenza di una nuova emergenza energetica. Nel 2026 va garantita una riduzione del rapporto deficit/PIL e nel 2027 l’avvio della discesa del rapporto debito/PIL. Secondo le ultime stime della Commissione europea, nel 2026 l’Italia registra un avanzo primario pari all’1,2% del PIL (in aumento rispetto al +0,8% del 2025) mentre la Spagna si ferma al +0,1%. Al contrario, Francia e Germania gestiscono un ampio disavanzo primario, pari al 2,5% del PIL.

Il vincolo europeo sulla crescita della spesa per l’Italia porta nel 2026 ad un calo di 0,2 punti del rapporto tra spesa primaria e PIL, a fronte dell’aumento di 0,7 punti nell’area dell’euro e un forte orientamento espansivo (+1,4 punti) del bilancio tedesco. Mentre il Governo italiano ha richiesto di estendere al settore energetico la clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese per la difesa, il Commissario Dombrovskis alla conferenza stampa dell’Eurogruppo di venerdì scorso richiama la necessità di “rimanere vigili nel salvaguardare la salute delle finanze pubbliche” e “garantire che le misure di sostegno rimangano temporanee e mirate”.

 

Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia, Bce, Commissione europea, Eurostat, Fondo monetario internazionale, GME, Istat, Mase e Unioncamere- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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