Persi 2,2 miliardi di euro di made in Italy verso il Medio Oriente in quattro mesi di guerra, il 46% del calo dell’export UE
La guerra del Golfo sta influendo su un rallentamento del commercio internazionale con la flessione dei flussi commerciali con le economie del Golfo Persico e l’aumento dei costi di assicurazione e trasporto. Nei primi sei mesi del 2026 l’export dell’Italia verso i paesi extra UE sale del 6,9%, ma al netto dei flussi di metalli preziosi verso la Svizzera la crescita si ferma al +2,2% La persistenza delle tensioni geopolitiche e delle difficoltà negli scambi internazionali rischia di trasmettersi dalla domanda estera alla produzione e agli investimenti delle imprese, frenando i processi di crescita: come evidenziato nell’aggiornamento della congiuntura di agosto, secondo le stime preliminari l’Italia nel secondo trimestre del 2026 segna un aumento del PIL dello 0,2% sul trimestre precedente, un ritmo che nel confronto internazionale è in linea con la crescita di Francia e Germania.
Nel 2026 (ultimi dodici mesi a giugno) l’export italiano in Medio Oriente è pari a 26.388 milioni di euro di export italiano sul mercato mediorientale e nei primi quattro mesi della guerra del Golfo registra una caduta di 2.162 milioni di euro su base annua, risultando la più elevata tra tutti i Paesi dell’Unione europea. Quasi la metà, il 46,1%, dei 4.691 milioni di euro di minori esportazioni dell’intera UE è concentrata sull’Italia.
Nel confronto con le altre maggiori economie europee, nei quattro mesi considerati l’export italiano verso il Medio Oriente diminuisce del 22,7%, una flessione di 14 punti più intensa del -8,7% della media UE. In valore assoluto, alla perdita italiana di 2.162 milioni di euro segue, a grande distanza, quella della Spagna, pari a 802 milioni di euro (-23,9%), mentre la Germania perde 640 milioni (-5,8%) e il Belgio 348 milioni (-8,2%). Più contenute le riduzioni di Svezia (-256 milioni; -21,8%) e Paesi Bassi (-241 milioni; -3,9%). La Francia, terzo esportatore europeo nell’area, mostra invece una sostanziale tenuta, con un incremento dello 0,3% (+17 milioni di euro).
Nel dettaglio dei principali mercati, nei quattro mesi del conflitto le flessioni più ampie delle esportazioni italiane ammontano a -879 milioni di euro, pari al -27,3%, negli Emirati Arabi Uniti, -649 milioni di euro, pari al -73,6%, in Kuwait, -345 milioni di euro, pari al -52,2%, in Qatar, -129 milioni di euro, pari al -40,7%, in Iraq, -70 milioni di euro, pari al -52,6%, in Iran e -55 milioni di euro, pari al -51,2%, in Bahrain.
Per l’Italia il deterioramento degli scambi con il Medio Oriente assume una rilevanza particolare anche per la composizione del made in Italy esportato nell’area, caratterizzato dalla presenza di produzioni manifatturiere con una diffusa presenza di micro e piccole imprese (MPI) nelle filiere dell’export. Nei settori manifatturieri a maggiore presenza di MPI – alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria – le esportazioni verso l’area valgono 7.703 milioni di euro negli ultimi dodici mesi a giugno 2026, pari al 29,2% del totale export verso il mercato mediorientale. Nei quattro mesi di guerra questi comparti registrano complessivamente un calo del 17,3%
L’impatto più severo si concentra nella moda. Abbigliamento, tessile e prodotti in pelle registrano un calo del 33,7%, con il dato più critico per la pelletteria e i prodotti in pelle, comparto che durante la guerra in Medio Oriente perde il 44,1% dell’export nell’area, la flessione più accentuata tra i settori a maggiore presenza di MPI esaminati. Per i mobili si registra un calo del 14,4%, per le altre manifatture (per i tre quarti gioielleria) il calo è del 14,9% mentre per l’alimentare la flessione è del 7,7%. In controtendenza si collocano invece i prodotti in metallo, comparto ad ampia presenza di imprese artigiane, che mantengono una sostanziale tenuta delle vendite in Medio Oriente, e segnano un aumento del 2,3%.
In chiave territoriale, su dati al primo trimestre 2026 elaborati per il 38° report congiunturale (pagina 68, qui per scaricarlo) le maggiori regioni esportatrici in Medio Oriente nei settori di MPI segnano cali a doppia cifra: -12,5% Lombardia, -19,9% per Emilia-Romagna, -22,0% in Piemonte, -23,2% in Veneto e -28,5% in Toscana. La crisi geopolitica colpisce così alcuni comparti e territori nei quali specializzazione produttiva, artigianato e piccola impresa rappresentano componenti strutturali della competitività italiana.
Tra gli altri settori va segnalato che i macchinari, principale tipologia produttiva esportata nell’area mediorientale, nel corso del conflitto registrano una flessione delle vendite del 18,6%.
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