Consumi nelle feste natalizie per 26,6 miliardi euro intercettabili da 298mila imprese artigiane

Dieci buoni motivi per scegliere un regalo a valore artigiano - Scegliere un regalo prodotto da una impresa artigiana significa trasformare un semplice acquisto in un gesto consapevole, capace di esprimere significati, cultura e responsabilità sociale. Nelle festività natalizie, quando il dono acquista un significato simbolico, il valore artigiano moltiplica il senso dell’esperienza. Nel tempo dei doni, scegliere artigiano è un gesto piccolo ma potente, come delineato nei seguenti dieci punti.

Unicità autentica - Ogni pezzo è diverso, risultato di una lavorazione a regola d'arte che racconta una storia, riflette la creazione della mano, un’idea, un tratto riconoscibile.
Personalizzazione e ascolto - L’artigiano interpreta i desideri del cliente, crea su misura, consiglia, modifica, accompagna.
Qualità che dura nel tempo - I materiali selezionati e le lavorazioni a regola d’arte rendono il regalo più solido, più bello, più duraturo nel tempo.
Creatività che unisce passato e futuro - La tradizione incontra l’innovazione, dando vita a prodotti contemporanei con radici culturali profonde.
Sostenibilità concreta - La produzione locale e la filiera corta, associata ad una riduzione degli sprechi, alla riparabilità e al riuso dei prodotti rendono il dono artigiano davvero “green”.
Valorizzazione del talento e del saper fare - Ogni acquisto sostiene le competenze rare, l’apprendistato dei giovani e la trasmissione nel tempo dei mestieri del territorio.
Esperienza e relazione - Non si compra solo un oggetto: si incontra chi lo crea nel luogo della produzione, si consolida una relazione fiducia e si riceve assistenza e consulenza nel tempo.
Supporto all’economia del territorio - Il valore generato resta nel territorio, genera reddito locale, rafforza il sistema delle imprese e le famiglie della comunità.
Cultura e identità - Il regalo diventa espressione del genius loci, delle tradizioni, dei simboli e della bellezza dei luoghi.
Benessere sociale e coesione - L’artigianato contribuisce a una comunità più inclusiva, viva, capace di custodire e innovare il proprio patrimonio.

La spesa per le feste degli italiani - A dicembre è pari a 26,6 miliardi di euro la spesa delle famiglie italiane in alimentari, bevande e altri prodotti e servizi tipici del Natale, consumi intercettabili da 298.381 imprese artigiane operanti in 47 settori in cui si realizzano prodotti artigianali e si offrono servizi di qualità che possono essere regalati in occasione del Natale e della Befana e che danno lavoro a 837mila addetti, un terzo (33,6%) degli addetti dell'artigianato italiano. Nel dettaglio settoriale si tratta di 123.745 imprese di Cosmetica e benessere (41,5% del totale), 64.364 imprese di Alimentare, bevande e ristorazione (21,6%), 46.139 imprese di Moda, gioielleria e occhialeria (15,5%), 46.024 imprese di Legno, mobili, vetro, ceramica e arredocasa (15,4%), 16.291 imprese di Stampa, editoria e fotografia (5,5%), 987 imprese di Giochi e articoli da regalo e sportivi (0,3%) e 831 imprese di Prodotti high tech (0,3%). In ottica settoriale trasversale, sono 134.801 le imprese artigiane classificate nell’artigianato artistico, pari al 46,2% del perimetro in esame.

A livello regionale si rileva un peso degli addetti nei settori di offerta di prodotti e servizi tipici del Natale sugli addetti dell’artigianato della regione superiore alla media nelle Marche con il 41,2%, in Toscana con il 40,3%, in Campania con il 39,2%, in Umbria con il 37,3%, in Veneto con il 37,0%, in Puglia con il 36,9%, in Sicilia con il 36,8%, in Calabria con il 34,7% e in Abruzzo con il 33,7%. A livello provinciale, il peso più rilevante dell’artigianato interessato dalla domanda per le festività natalizie si riscontra a Prato (58,4%), Fermo (56,3%), Barletta-Andria-Trani (47,8%), Macerata (44,4%), Napoli (44,3%), Firenze (42,6%), Arezzo (42,1%), Belluno (41,3%), Vicenza (41,2%) e Rovigo (40,2%).

L’analisi completa e il dettaglio dei dati territoriali nell’Elaborazione Flash dell’Ufficio studi Confartigianato ‘Un regalo di Natale di valore: l’artigianato fa la differenza. I prodotti, le imprese e i territori’ con il focus su Artigianato alimentare arrivato alla 15ª edizione. Clicca qui per scaricarla.

 
Peso degli addetti nei settori di offerta di prodotti e servizi tipici del Natale su totale addetti artigiani per regione
Anno 2023. Incidenza percentuale. In imprese attive di 47 gruppi (3 digit) Ateco 2007 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat e Unioncamere-Infocamere

 
Le 54 province con peso settori di offerta di prodotti e servizi tipici del Natale superiore alla media
Anno 2023. Incidenza percentuale addetti in imprese attive di 47 gruppi (3 digit) Ateco 2007 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat e Unioncamere-Infocamere


Navigazione a vista per le imprese nell’incerta congiuntura d’autunno. L’analisi su IlSussidiario.net

Le imprese italiane stanno operando in un contesto caratterizzato da una elevata incertezza, come viene delineato nel punto sulla congiuntura del 20° Rapporto annuale di Confartigianato ‘Galassia Impresa, l'espansione dell’universo produttivo italiano’, pubblicato in occasione dell’Assemblea di ieri (qui per rivedere l’evento). L’analisi delle tendenze macroeconomiche e della congiuntura viene proposta nell’articolo  SCENARIO PIL/ I numeri dell’economia reale che fanno navigare a vista le imprese italiane a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.

La crescita dell’economia italiana rimane debole. Sulle prospettive pesano le tensioni geopolitiche e gli effetti recessivi dei dazi statunitensi. Nella manifattura si registrano segnali di recupero, nonostante un pesante spread pagato sui prezzi dell’energia e il ristagno delle vendite all’estero. Prosegue il ciclo positivo delle costruzioni, salgono le presenze turistiche, mentre il mercato del lavoro consolida la crescita dell’occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno. Tornano a salire gli investimenti in macchinari, mentre i consumi delle famiglie e la domanda di servizi rimangono sottotono. La lunga pausa nel calo dei tassi adottata dalla BCE mantiene elevato il costo del credito per le imprese, mentre la politica fiscale rimane prudente.

Nel terzo trimestre 2025, il PIL dell’Eurozona segna un aumento dello 0,2% sul trimestre precedente e, in particolare, si registra una “crescita zero” per le due maggiori economie manifatturiere europee, Germania e Italia. Le previsioni di autunno della Commissione europea indicano una crescita del PIL per il 2025 del +0,4% per l’Italia e del +0,2% per la Germania, a fronte del +1,3% dell’area dell’euro. Tra il 2024 e il 2027 l’Italia registra la più bassa crescita del PIL tra i 27 paesi dell’Ue. A fronte di una crescita cumulata dell’economia tedesca del 2,6%, quella francese segna un +2,7% mentre l’Italia si ferma al +2,0%, ben 2,4 punti in meno del +4,4% della media UE.

Sulla fase congiunturale debole pesa una crisi della manifattura che sarà amplificata dall’impatto dei dazi statunitensi. Le esportazioni del made in Italy nei primi nove mesi del 2025 - al netto delle vendite del farmaceutico condizionate dagli scambi infragruppo e dall’anticipo di acquisti da parte degli importatori statunitensi - ristagnano (+0,5%). La produzione manifatturiera nei primi nove mesi del 2025 segna una flessione dell’1,2% su base annua, con un calo più pesante per moda (-6,3%) e meccanica (-1,7%). Nel trimestre estivo luglio-settembre la produzione manifatturiera torna in territorio positivo (+1,1% su base annua) dopo nove trimestri consecutivi di calo.

Sulla fase recessiva della meccanica pesa la crisi europea dell’auto che ha il suo epicentro in Italia. Nei primi nove mesi del 2025 la produzione di autoveicoli in UE scende del 3,2% e, tra i maggiori paesi produttori, il calo è più intenso per l'Italia che segna un -13,2% e per la Svezia con -10,8%. Tra i maggiori paesi produttori segna un calo del 2,7% la Germania mentre, in controtendenza, la produzione sale del 3,6% in Polonia e dello 0,9% in Francia. In parallelo, cresce l’aggressività delle imprese cinesi sul mercato europeo, e in particolare su quello italiano: nei primi otto mesi del 2025 l’import di autoveicoli dalla Cina segna un aumento del 43,7% su base annua, a fronte dell’incremento dell’11,1% della media UE e della Francia, mentre l’import di autoveicoli cinesi in Germania scende del 3,7%.

Dal 2019, anno del varo del Green Deal europeo, l’Italia si conferma il paese più colpito dagli effetti recessivi nel settore automobilistico, con la produzione che, nei dodici mesi terminanti a settembre 2025, è crollata del 31,5% rispetto a sei anni prima, una caduta con un ritmo doppio della media UE a 27 (-15,1%).

In positivo l’attività delle costruzioni, anche grazie al sostegno del PNRR, con la produzione del settore che cresce del 4,7% nei primi nove mesi del 2025. Si registrano ancora incertezze per i consumi delle famiglie, mentre appare debole la crescita del volume del fatturato dei servizi (+0,4% nei primi otto mesi del 2025). Per nove settori dei servizi in cui vi è una maggiore presenza di imprese artigiane nei primi otto mesi del 2025 si registra una crescita dello 0,7% del volume del fatturato, sostanzialmente in linea con quella rilevata nel 2024 (+0,8%) e migliore della media dei servizi.

Nelle previsioni di Banca d’Italia di ottobre la crescita dei consumi è revisionata al ribasso (+0,6% a fronte di un tasso previsto a giugno dell’1,0%). Con la minore spinta dell’inflazione cresce il potere di acquisto delle famiglie, ma il clima di incertezza si associa ad una salita del tasso di risparmio delle famiglie che, al netto della stagionalità, passa dall’8,8% del quarto trimestre 2024 al 9,2% nel primo trimestre 2025 per arrivare al 9,5% del secondo trimestre del 2025.

Il trend positivo dei mesi estivi ha portato le presenze turistiche, nel totale dei primi nove mesi dell’anno, a salire del 2,2%, spinta dall’aumento del 4,1% delle presenze straniere, mentre sono stabili (-0,1%) le presenze degli italiani. A settembre 2025 l’occupazione cresce dello 0,3% su base mensile e del 0,7% su base annua, pari ad un incremento di 176mila occupati in dodici mesi. L’analisi territoriale evidenzia che nel primo semestre 2025 l’aumento dell’occupazione è trainato dal Mezzogiorno, che segna una crescita del 2,2%, doppia rispetto all’1,1% del Centro-Nord, con Campania (+3,0%) e Sicilia (+2,9%) a fare da locomotive. Peggiorano le previsioni della domanda di lavoro, che per il trimestre novembre 2025-gennaio 2026 sono in calo del 2,1% su base annua per le imprese non agricole.

Il mancato taglio dei tassi di interesse nelle ultime tre sedute del Consiglio della BCE penalizza la ripresa in corso degli investimenti in macchinari, che nel secondo trimestre del 2025 tornano a salire (+1,8% su base annua), dopo cinque trimestri in negativo. A settembre il costo del credito per le imprese rimane di 188 punti base superiore al livello precedente all’avvio della stretta monetaria (giugno 2022). Migliorano le previsioni di crescita degli investimenti per quest’anno (Banca d’Italia a ottobre prevede un +3,2% a fronte del +0,3% indicato a giugno). Si consolida la crescita dei prestiti alle imprese, che sono tornati a salire a giugno 2025 dopo ventotto mesi in flessione. A settembre salgono dell’1,3% su base annua (+1,2% ad agosto), una dinamica che rimane, comunque, meno intensa rispetto al +2,9% registrato in Eurozona. Persiste un pesante calo (-5,0%) dei prestiti alle piccole imprese a giugno 2025.

Le incertezze e le tensioni geopolitiche mantengono elevata la pressione sui prezzi dell’energia. Nel primo semestre 2025 il prezzo dell'energia elettrica pagato nelle classi di riferimento delle MPI in Italia - consumi fino a 2.000 MWh, comprensivo di accise, oneri e al netto dell’IVA - è pari a 28,46 centesimi di euro al KWh e supera del 24,3% la media UE di 22,90 centesimi, risultando il più elevato tra le prime dieci economie manifatturiere europee.

Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat, Istat, Unioncamere-MDLPS


Sulla frenata dell’economia italiana pesa la demografia. Tra 2024 e 2027 PIL pro-capite in Italia +2,1% meglio del +1,8% della Francia

Le previsioni contenute nell’Autumn economic forecast della Commissione europea pubblicato lunedì scorso delineano una crescita per la Germania dell’1,2% per il 2026 e il 2027, per la Francia dello 0,9% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027 mentre l’Italia si ferma al +0,8% sia nel 2026 che nel 2027. La previsione di crescita per il 2026 della Commissione europea premia la Germania rispetto a quella del Fondo monetario internazionale pubblicata il mese scorso (+0,9%).

Maggiore stimolo fiscale per la Germania - Nonostante l’impatto dei dazi, si registra una migliore performance della maggiore economia europea esportatrice. La crescita in Germania è sostenuta da un aumento della spesa pubblica e dalla crescita dei salari reali che sostiene i consumi. Le nuove regole fiscali europee penalizzano Francia e Italia rispetto alla Germania, che può adottare una politica di bilancio espansiva. La Germania rimane al di sopra del limite del 3% del rapporto deficit/PIL, portandolo dal 3,1% del 2025 al 4,0% nel 2026, mentre si osserva una politica fiscale restrittiva in Francia, dove il disavanzo di bilancio passa dal 5,5% del PIL del 2025 al 4,9% del 2026, e in Italia dove il rapporto tra deficit e prodotto scende dal 3,0% del 2025 al 2,8% del 2026.

Sulla frenata dell’economia italiana pesa la demografia – L’analisi dei conti nazionali evidenzia che nell’arco dell’ultimo triennio 2021-2024, caratterizzato dagli effetti della guerra in Ucraina e dalla stretta monetaria più severa della storia dell’euro, il PIL dell’Italia ha cumulato una crescita del 6,6%, superiore di 1,5 punti alla media Ue, una performance migliore di quella della Francia (+5,4%) e della stagnante economia tedesca (+0,4%). Si osserva una maggiore spinta per l’economia spagnola che, nel triennio in esame, cumula una crescita del PIL a doppia cifra (+12,8%).

Nel triennio successivo l’economia italiana frena. Secondo le previsioni della Commissione, tra il 2024 e il 2027 l’Italia cumula la più bassa crescita tra i 27 paesi dell’Ue. A fronte di una crescita cumulata dell’economia tedesca del 2,6%, quella francese segna un +2,7% mentre l’Italia si ferma al +2,0%, ben 2,4 punti in meno del +4,4% della media UE.

Sul rallentamento dell'Italia pesa uno sfavorevole andamento demografico. Nel periodo in esame in Italia si registra un calo della popolazione (-0,3%) che è assente negli altri maggiori paesi europei. Tra il 2024 e il 2027 a fronte della crescita zero della popolazione in Germania si osserva un aumento dello 0,8% in Francia e addirittura del 3,1% in Spagna. In valore assoluto, nel triennio in esame in Italia la popolazione si riduce di 150mila unità, è più stabile (+25 mila) in Germania, mentre in Francia aumenta di 536 mila e in Spagna addirittura di 1 milione 520 mila unità.

Per crescita del PIL pro-capite l’Italia supera la Francia – Se depuriamo dalla crescita il fattore demografico le distanze tra Italia e i motori dell’economia europea si riducono. Infatti, se consideriamo il PIL pro-capite, tra il 2024 e il 2027 in Italia si registra un aumento del 2,1%, con un divario più contenuto (-1,5 punti percentuali) rispetto al +3,6% della media Ue e risultando migliore del +1,8% della Francia e non distante dal +2,6% della Germania. Si riduce la distanza anche dalla più dinamica economia spagnola, il cui PIL per abitante sale del 4,0%.

 
Dinamica 2024-2027 PIL, popolazione e PIL pro capite nei principali paesi UE
Var. % cumulata, PIL a prezzi costanti - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea