STUDI – E’ on line il nuovo sito Studi e Ricerche: oltre 1300 pubblicazioni, otto su  dieci con dati territoriali

 

E’ on line il nuovo sito ‘Studi e Ricerche’ di Confartigianato, con le analisi e i dati elaborati dall'Ufficio Studi supportate dalle funzionalità della nuova piattaforma che è stata presentata oggi ai Segretari delle Associazioni provinciali e Federazioni regionali.

Il Rapporto annuale - Dal sito è scaricabile free l’ultimo rapporto annuale ‘NOI R-ESISTIAMO. Dalla parte delle piccole imprese’, con la presentazione di Vincenzo Mamoli, Segretario Generale e l’introduzione di Giulio Sapelli,  diffuso in occasione dell’Assemblea di Confartigianato.

La ricerca e i TAG - Mediante il motore di ricerca è possibile selezionare tra le oltre 1300 pubblicazioni e il set di dati prodotti dal 2005 ad oggi. Una ulteriore selezione è possibile utilizzando gli oltre cento TAG attribuiti a tutte la pubblicazioni del 2021 e 2022. Qui, ad esempio, il TAG per richiamare tutti i lavori dell’Ufficio Studi con dati provinciali e quelli con dati regionali, oppure reperire i dati rielaborabili forniti in Appendici statistiche in formato .xls.

Un punto di riferimento per l’economia d’impresa - Le analisi dell’Ufficio Studi costituiscono un esclusivo strumento di lavoro per le Organizzazioni del Sistema Confartigianato e un punto di riferimento per lo studio dell’economia dell’impresa. I lavori realizzati dedicano una particolare attenzione alla presenza delle micro e piccole imprese e delle imprese artigiane. Nel percorso di ricerca, fondato sulla cooperazione con le Direzioni confederali per le specifiche aree di competenza, sono esaminati i mercati di sbocco, la produzione e i mercati dei fattori di produzione, approfondisce le condizioni di contesto, mettendo a disposizione elementi di valutazione degli effetti delle politiche pubbliche sul sistema delle imprese: su questo ambito sul sito gli ultimi lavori dedicati alla qualità ed efficienza dei servizi della Pubblica amministrazione.

Le pubblicazioni, che come abbiamo anticipato, presentano un ampio set di dati su scala regionale e provinciale, propongono in modo diffuso chiavi di lettura settoriali dei fenomeni economici.

Dallo scoppio della pandemia i 20 report su congiuntura e imprese -  Dalla primavera del 2020 l’Ufficio Studi ha costantemente monitorato le tendenze dell'economia, congiuntura e finanza pubblica e gli effetti del ciclo economico sul sistema delle MPI presentando, in un webinar dedicato, un report periodico arrivato alla 20° edizione, con approfondite focalizzazioni per settore e per territorio.

Gli Osservatori in rete - L’analisi territoriale viene focalizzata, personalizzata e approfondita grazie agli Osservatori in rete, qui le pubblicazioni con la loro collaborazione - un network che coopera con la Direzione scientifica del Responsabile dell’Ufficio Studi, costituito dagli Osservatori MPI di Confartigianato Lombardia, Confartigianato Calabria, Confartigianato Emilia Romagna, Confartigianato Piemonte, Confartigianato Sicilia e Confartigianato Sardegna e gli Uffici Studi di Confartigianato Veneto, Confartigianato Marche e Confartigianato Vicenza. Il network, che produce annualmente circa duecento pubblicazioni, produce economie di rete grazie all’interazione del capitale umano e delle competenze di ricercatori statistici ed economisti.

 
I key data dell’Ufficio Studi nel 2021, dal Bilancio Sociale di Confartigianato

73 pubblicazioni e 18 Appendici statistiche in formato xls
135 News Studi sul portale confartigianato.it
1.022 evidenze statistiche esaminate nelle 7 edizioni del 2021 del report periodico
16° edizione del Rapporto annuale
8 pubblicazioni su 10 contengono analisi di dati territoriali, regionali e provinciali e settoriali
27 presentazioni a webinar, eventi, convegni
45 articoli rubrica ‘Imprese ed Energia’ su QE-Quotidiano Energia
199 pubblicazioni nell’ambito degli Osservatori in rete, network in cui collaborano 8 ricercatori, 3 statistici e 5 economisti.


STUDI – Per Italia migliora previsione PIL 2022 (+0,5 punti), ma pesano rischi e bolletta energetica: in 3 mesi di guerra +16,8 miliardi €

Le previsioni d’estate della Commissione europea confermano gli effetti negativi della guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, avviando l’economia europea su un percorso di crescita più bassa e inflazione più elevata rispetto a quanto indicato nelle previsioni di primavera. Nel 2022 l’economia dell'UE dovrebbe registrare una crescita del 2,7%, che nel 2023 i riduce all'1,5%. La crescita nella zona euro dovrebbe attestarsi al 2,6% nel 2022, per poi scendere all’1,4% nel 2023, mentre in Italia il tasso di crescita del PIL del 2022 sarebbe del 2,9% per poi flettere allo 0,9% nel 2023. Si prevede che l’inflazione media annua raggiunga i massimi storici nel 2022, attestandosi al 7,6% nella zona euro e al 7,4% in Italia, per poi scendere rispettivamente al 4,0% e al 3,4% nel 2023. Le ultime previsioni Banca d’Italia pubblicate venerdì scorso nel Bollettino economico, nello scenario base indicano una crescita del 3,2% nel 2022 e dell’1,3%nel 2023.

Rispetto alle previsioni di primavera pubblicate a maggio, la crescita prevista per il 2022 si riduce di 0,1 punti nell’Eurozona, di 0,2 punti in Germania, di 0,7 punti in Francia, mentre in Italia aumenta di 0,5 punti. Al contrario, per il prossimo anno per l’Italia la crescita di ferma allo 0,9%, più che dimezzando l’1,9% previsto dalla Commissione a maggio; la revisione è ampia anche per Germania (1,1 punti in meno, da 2,4% di maggio a 1,3% di luglio), mentre è più contenuta per la Francia (0,4 punti in meno, da 1,8% a 1,4%).

Le cause del rallentamento - La riduzione della crescita nell’Unione europea è determinata dalla concretizzazione di eventi negativi: la prolungata invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le pressioni al rialzo sui prezzi dell'energia e delle materie prime alimentari che alimentano le tensioni inflazionistiche, la riduzione del potere d'acquisto delle famiglie e una accentuazione del profilo restrittivo della politica monetaria.

Cina e bolletta energetica - L’economia europea e quella italiana rimangono vulnerabili all’elevata dipendenza dai combustibili fossili russi e all’indebolimento della crescita mondiale. L’analisi dei dati pubblicati ieri dall’Istat evidenzia due fattori di rallentamento del ciclo economico italiano: la frenata dell’economia cinese e il forte aumento della bolletta energetica.

In Cina la politica ‘zero Covid’ e i lunghi e diffusi  lockdown stanno determinando una caduta delle importazioni: a maggio l’export verso la Cina crolla del 9,1% (dopo il -15,9% di aprile) con una perdita complessiva del 4,3% nei primi cinque mesi del 2022 a fronte di un aumento medio del 22,6% delle vendite del made in Italy nel mondo.

A maggio 2022 i prezzi all’importazione di petrolio e gas risultano pressochè raddoppiati (+93,2%), portando il valore cumulato degli ultimi dodici mesi delle importazioni di energia a 91.860 milioni di euro, il 163,3% in più rispetto ad un anno prima. Prosegue la salita della bolletta energetica  che arriva, nell’ultimo anno, a 71.148 milioni di euro, pari al 3,8% del PIL, avvicinando il precedente picco del 4% registrato nell’autunno del 2012. Il saldo import-export di energia sale di 45.775 milioni in dodici mesi, equivalente a 2,4 punti di PIL in più, peggiorando il trend registrato in precedenza e rappresentando la crescita su base annua più rapida di sempre.

A febbraio 2022, prima dello scoppio della guerra, il saldo import-export di energia su base annua era di 54.332 milioni di euro: in tre mesi di guerra è salito di 16.816 milioni, ad un ritmo di 5.605 milioni al mese.

I rischi – Sul quadro macroeconomico permangono rischi elevati, dipendenti dall'evoluzione del conflitto e dall'approvvigionamento di gas in Europa. Un ulteriore consolidamento dei prezzi del gas farebbe aumentare ulteriormente l'inflazione, rallentando la crescita. Secondo lo scenario avverso stimato da Banca d’Italia, nel quale la guerra, a partire dal terzo trimestre del 2022, porti ad una completa sospensione delle forniture di materie prime energetiche dalla Russia della durata di dodici mesi, la crescita si porterebbe al di sotto dell’1% nel 2022, mentre registrerebbe una contrazione di quasi il 2% nel 2023.

Un inasprimento delle condizioni finanziarie comporterebbe anche maggiori rischi per la stabilità finanziaria, mentre una maggiore incertezza tende a comprimere gli investimenti. Ulteriori effetti recessivi potrebbero derivare da una recrudescenza della pandemia. Va peraltro considerato che nell’analisi della Commissione europea sono ipotizzati possibili segnali espansivi: “le recenti tendenze al ribasso dei prezzi del petrolio e di altre materie prime potrebbero intensificarsi, determinando un calo dell'inflazione più rapido di quanto attualmente previsto. Inoltre, grazie a un mercato del lavoro forte, i consumi privati potrebbero rivelarsi più resilienti all'aumento dei prezzi se le famiglie utilizzassero maggiormente il risparmio accumulato.”

 

Per approfondire, sul nuovo sito di ‘Studi e ricerche’ di Confartigianato:

Il report sulle ultime tendenze del made in Italy
Il 20° report ‘La calda estate dei prezzi’

 
Crescita del PIL nel 2022 nei principali paesi Ue: previsioni d’estate vs quelle di primavera
2022, var. % tendenziale, previsioni della Commissione europea di maggio e luglio 2022 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

 
Bolletta energetica
Gennaio 1993-maggio 2022, cumulato ultimi dodici mesi, in % PIL - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


STUDI – Edilizia locomotiva della ripresa: valore aggiunto a +18,1% vs 2019. La foto del settore nel webinar del 21 luglio

 

Nell’ambito degli interventi di politica economica, il superbonus del 110% ha svolto una rilevante funzione anticiclica, consentendo al comparto delle costruzioni di ammortizzare i pesanti effetti recessivi sull’intera economia generati dall’azione di contrasto alla pandemia da Covid-19. Con il supporto di questo incentivo fiscale finalizzato al risparmio energetico e alla transizione green, l’Italia nel settore delle Costruzioni ha registrato la migliore performance rispetto ai  principali paesi dell'Unione europea.

Creazione di valore decisiva per la ripresa - La maggiore attività delle imprese delle costruzioni si traduce in un apporto decisivo alla crescita economica e alla ripresa dopo la recessione del 2020, la peggiore in tempi di pace dall’Unità d’Italia.  L’Italia è il secondo paese dell'Unione a 27, dopo la Grecia, per crescita del valore aggiunto a prezzi costanti che nell'ultimo anno - tra il secondo trimestre 2021 e primo trimestre del 2022 - risulta del 18,1% superiore rispetto al 2019, a fronte di un recupero inferiore  al punto percentuale (0,9%) dell'Unione a 27. Tra gli altri maggiori paesi europei la Germania segna un +1,2%, mentre segna una flessione la Francia (-1,8%) mentre il calo è più severo in Spagna (-14,2%).

Il trend dell’edilizia nel webinar del 21 luglio – Anche l’analisi di altre evidenze statistiche delinea l’edilizia come il settore driver della ripresa post-pandemia dell’economia italiana, caratterizzato da una crescita di produzione, investimenti e occupazione. Il ciclo espansivo delle costruzioni è messo a rischio dalle modifiche del quadro normativo sui bonus edilizia, su cui si sovrappongono le tensioni sui prezzi delle materie prime, innescate dalle strozzature delle filiere globali post-pandemia ed esasperate dal prolungamento del conflitto tra Russia e Ucraina.

Lo straordinario andamento degli indicatori del settore, vera a propria locomotiva della ripresa post-pandemia, sarà al centro del report del report ‘Edilizia, le tendenze nella calda estate dei prezzi’ che l’Ufficio Studi presenterà giovedì 21 luglio alle ore 17 in un webinar organizzato da Anaepa-Confartigianato Edilizia.

Il programma del webinar 21 luglio 2022, ore 17.00-18.30
Stefano Crestini, Presidente Anaepa-Confartigianato Edilizia
Presentazione del report di Enrico  Quintavalle e Silvia Cellini, Ufficio Studi Confartigianato
Bruno Panieri, Direttore politiche economiche
Danila Scaccia, Segretario Nazionale Anaepa-Confartigianato Edilizia

 

 

 
Valore aggiunto Costruzioni: 2022 rispetto livello pre-crisi nei principali paesi Ue
I trimestre 2022, ultimi quattro trimestri var. % rispetto anno 2019, dati a prezzi costanti - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


STUDI – In 14 settori recupero volumi made in Italy pre-pandemia. Dollaro si apprezza, Usa mercato più dinamico nel 2022 (+30%)

La manifattura italiana sta affrontando l'estate 2022 in un contesto di forte turbolenza, caratterizzato da quattro differenti gravi emergenze - alimentare, idrica, energetica e del lavoro – che seguono altre criticità manifestate negli ultimi 27 mesi, in primis quella sanitaria, seguita dalla crisi delle materie prime, dalle strozzature nelle catene globali del valore, tra cui la grave carenza di offerta di semiconduttori, e dalla frenata della Cina. Sulle emergenze in atto e sulle politiche per affrontarle, facendo leva sui punti di forza delle piccole imprese,  è intervenuto nei giorni scorsi il Presidente Marco Granelli su Il Foglio.

Sulle imprese del made in Italy gravano gli ostacoli derivanti dall’allungamento dei tempi di consegna e della scarsità di materiali, fenomeno più marcato nei settori dei macchinari e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Nonostante tutto, le imprese italiane appaiono rafforzare le proprie posizioni sui mercati globali, come emerge dal report ‘Ultime tendenze del made in Italy: prodotti e mercati’ che l’Ufficio Studi di Confartigianato ha presentato ieri nel corso di un webinar organizzato dalla Camera di Commercio di Pistoia e Prato, in collaborazione con l’Ufficio internazionalizzazione di Confartigianato Imprese Prato. Qui per scaricare il report.

Il confronto internazionale sull’andamento delle esportazioni evidenzia che nel 2022 il valore delle vendite all’estero delle imprese italiane risulta del 14,4% superiore ai livelli pre-crisi, un recupero di intensità doppia a rispetto al +7,2% registrato dalla Germania, maggiore paese manifatturiero nell’Ue a 27, e ampiamente superiore al +2,5% della Francia.

I  settori che recuperano i volumi pre-pandemia - La crescita dei prezzi alla produzione, in un contesto caratterizzato dalla trasmissione sulle filiere produttive di forti tensioni inflazionistiche, sta gonfiando il valore delle esportazioni. A tal fine il report dell’Ufficio Studi ha esaminato le tendenze dei volumi esportati. L’analisi degli indici forniti dall'Istat evidenzia che negli ultimi dodici mesi a marzo 2022, in 14 settori si registra un recupero dei volumi esportati nell'anno pre-pandemia, il 2019: nel dettaglio si tratta di altri mezzi trasporto (+20,5%), altri mezzi trasporto (20,5%), bevande (12%), alimentari (10,3%), computer ed elettronica (8,9%), mobili (8,4%), vetro, ceramica, cemento,… (7,6%), prodotti chimici (7,1%), farmaceutici (6,5%), app. elettriche (3,5%), altre manifatturiere (2,9%), carta (2,4%), metallurgia (1,4%), prodotti metallo (1,1%) e legno, con volumi identici a quelli  del 2019. In ritardo il recupero per prodotti raffinati (-3,1%), gomma e materie plastiche (-3,9%), tessile (-5,6%), macchinari (-6,3%), autoveicoli (-6,9%), pelle (-9,6%), abbigliamento (-11,6%). Si confermano le tendenze emerse nell’ultimo report di Confartigianato sulla moda, il comparto manifatturiero che ha subito l’impatto più rilevante della crisi innescata dalla pandemia, pur registrando il più forte rimbalzo della produzione nel corso del 2022.

In chiave territoriale, una nuova analisi pubblicata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza esamina, con la metodologia sviluppata nell’ambito degli Osservatori in rete, il trend depurato dall’effetto prezzo dell’export vicentino nel primo trimestre del 2022.

I mercati di destinazione del made in Italy - Nei primi quattro mesi del 2022 il mercato più dinamico risulta quello degli Stati Uniti, con l’export che segna una crescita tendenziale del +29,9% - sostenuta dal progressivo apprezzamento del dollaro contro l’euro, con un tasso di cambio prossimo alla parità  - seguito da Spagna (+27,6%), Belgio (+26,9%) e Austria (+24,9%). I due maggiori paesi clienti del made in Italy, Germania e Francia, segnano rispettivamente una crescita del 17,1% e del 17,7%, valori inferiori alla media dell’export (+20,7%), mentre è in controtendenza la Cina, con un calo del 3%, e la Russia.

Invasione dell’Ucraina e il calo dell’export in Russia – Nei primi quattro mesi del 2022 l’export verso la Russia, che segna una caduta del 19,3% rispetto all’anno precedente, conseguentemente allo scoppio della guerra in Ucraina e alle sanzioni dell’Ue. Nei primi sei comparti, dove si addensa oltre i tre quarti (76,7%) del made in Italy in Russia, le flessioni più marcate si osservano per macchinari e apparecchi (-26%), prodotti delle altre attività manifatturiere  (-22%), moda - prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli e accessori (-21,8%), prodotti chimici (-16,6%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (-13,8%), mentre, in conseguenza del forte aumento dei prezzi, il comparto dei metalli di base e prodotti in metallo segna un aumento (+5,0%).

Le imprese - La buona performance della manifattura italiana, risultante dagli indicatori di produzione e di vendite all'estero si associa ad una crescente efficienza delle imprese: tra il 2021 e il 2019, infatti, la produttività, misurata dal valore aggiunto a prezzi costanti per ora lavorata, cresce del 2,5% un ritmo doppio del totale economia (+1,1%). La maggiore propensione a creare valore  coinvolge anche le 232 mila imprese artigiane manifatturiere, che danno lavoro a 899 mila addetti, pari al 23,9% dell’occupazione del settore e il 5,2% dell’occupazione delle imprese in tutti i settori. Nell’ Appendice statistica ‘Imprese e artigianato Manifattura nel territorio’ il quadro per regione e provincia, delle imprese artigiane e totale imprese della manifattura e relativi addetti.

 

 

 
Dinamica ultimi 12 mesi a marzo 2022  rispetto pre-crisi di volumi esportati per settore
aprile 2021-marzo 2022, variazione % cumulata volume rispetto a 2019 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 
Dinamica tendenziale delle esportazioni nei 17 principali paesi di destinazione
Primi 4 mesi 2022. Var. % su spesso periodo del 2021. 70,8% del totale esportazioni italiane - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

Cambio euro/dollaro nell’arco di in quindici anni
Dati mensili, gennaio 2007-giugno 2022, dollari USA per 1 euro, con media primi sei mesi dell’anno -  Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

 
Trend export in Russia nei primi quattro mesi del 2022 per comparto
Gennaio-aprile 2022, var. ass. in milioni di euro e var. % rispetto stesso periodo 2021 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat