Settimana per l’Energia e la Sostenibilità: prende il via oggi. Scopri il programma e registrati agli eventi

Per gli amanti dell’ambiente e per chi è curioso di esplorare i temi della sostenibilità e del risparmio energetico, la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità rappresenta un’occasione unica per scoprire idee, strumenti e buone pratiche che stanno già trasformando il futuro. Dal 20 al 25 ottobre, Confartigianato Imprese promuove in tutta Italia un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla transizione ecologica e sostenibile, coinvolgendo imprese, cittadini, istituzioni e comunità locali.

Sul sito www.settimanaenergia.it è possibile consultare il programma completo e scegliere tra i 82 eventi organizzati da 50 Associazioni territoriali del Sistema Confartigianato: dibattiti, seminari, mostre, laboratori, incontri con esperti, visite in azienda e workshop pratici. Non si tratta soltanto di un elenco di appuntamenti, ma di una piattaforma nazionale di confronto e crescita condivisa, per contribuire alla costruzione di un modello di sviluppo economico e sociale fondato sulla sostenibilità.

Al centro dell’iniziativa ci saranno alcuni temi chiave: risparmio ed efficienza energetica, energie rinnovabili, economia circolare, opportunità di mercato legate alla transizione verde e buone pratiche d’impresa. Tutti verranno affrontati con un approccio concreto, attraverso testimonianze, casi reali e strumenti operativi per accompagnare imprese e comunità verso un futuro più sostenibile.

Non mancheranno momenti formativi con corsi, incontri e workshop dedicati alla diffusione di competenze green, alla conoscenza delle normative e all’applicazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance).

La Settimana per l’Energia e la Sostenibilità si presenta come un mosaico di idee, esperienze e azioni concrete. Un invito a condividere visioni, rafforzare competenze e costruire insieme un futuro fondato sulla sostenibilità.

Tutte le informazioni e il programma degli eventi sono disponibili su www.settimanaenergia.it


Con le mani e con il cuore, Vincenzo Schettini e i giovani artigiani accendono la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità

A Milano, il 13 ottobre, il Piccolo Teatro Strehler gremito di giovani, di studenti, di insegnanti ha fatto da cornice all’evento inaugurale della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità organizzata da Confartigianato dal 20 al 25 ottobre. Leggere di più


Cuore artigiano dell’Italia, i key data del report di Confartigianato

Le micro e piccole imprese, in particolare quelle artigiane, sono il perno dello sviluppo sostenibile e della coesione sociale dei territori italiani. Questo tratto caratteristico dell’economia e della società italiana emerge nel report ‘Il cuore artigiano dell’Italia: imprese di comunità, territori e la sfida demografica’ che l’Ufficio Studi ha presentato il 10 ottobre 2025 nel corso della Convention del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato “Restanza Artigiana: Giovani che innovano, territori che vivono”.  Qui per scaricare il Report.

In un contesto segnato da crisi ricorrenti e dalla “glaciazione demografica”, incombono gravi criticità quali la perdita di capitale umano giovane e qualificato, la difficoltà di ricambio generazionale, i tassi di occupazione under 35 più bassi in UE e l’elevata inattività dei giovani, anche laureati. Nonostante ciò, l’Italia mantiene una leadership europea per numero di imprenditori under 35, con un significativo apporto delle imprese artigiane giovanili. Le aree interne e montane, dove l’artigianato è più diffuso, sono dei veri e propri laboratori di comunità e sostenibilità. Il report evidenzia la crescita delle imprese artigiane nei settori innovativi e digitali, mentre nel confronto europeo i giovani italiani mostrano il più elevato orientamento verso imprese sostenibili.

Inoltre, il report propone specifiche evidenze sulle tendenze dell’occupazione giovanile, la difficoltà di reperimento del personale, l’orientamento dei giovani a fare imprese, le imprese a rischio di ricambio generazionale, la presenza e incidenza dell’artigianato nelle aree interne e montane, la propensione a innovare, la diffusione delle imprese digitali e la crescita delle imprese artigiane nei settori driver.

 
I key data del Report
L’Italia è primo posto in UE con la Francia per imprenditori e lavoratori autonomi under 35, grazie all’apporto di 486mila imprese guidate da giovani under 35, di cui 121mila imprese artigiane giovanili, pari al 9,7% delle imprese artigiane e al 9,3% delle imprese giovanili.

In Italia vi è un più elevato orientamento dei giovani a fare impresa. Secondo una rilevazione di Eurobarometro il 48,2% degli under 30 italiani vorrebbe diventare imprenditore, ampiamente superiore al 38,7% della media UE, al 38,2% della Germania e al 33,3% Francia.

Nelle aree interne, connotate da scarsa accessibilità ai servizi essenziali, operano 281.459 imprese artigiane con 580.446 addetti che rappresentano il 22,0% dell’occupazione dell’artigianato italiano. A livello territoriale, il peso dell’artigianato delle aree interne è più del doppio della media in Basilicata (71,2% degli occupati dell’artigianato della regione sono nelle aree interne), Molise (59,2%), Provincia Autonoma di Trento (58,7%), Sardegna (57,4%), Calabria (52,6%), Provincia Autonoma di Bolzano (46,1%) e Sicilia (46,0%).

L’artigianato nelle aree interne e montane svolge un ruolo di presidio sociale e culturale, agendo come collante comunitario, fattore di sostenibilità e coesione sociale. L’elevata vocazione artigiana delle aree interne si evidenzia con una incidenza dell’occupazione dell’artigianato sugli occupati del totale delle imprese pari al 22,2%, con una ulteriore accentuazione nelle aree interne di montagna dove si arriva al 24,8%, a fronte di una media nazionale pari al 14,5%.

 
L’equazione della “Restanza artigiana”: Piccole imprese + Aree interne = Sostenibilità
 L’equazione si fonda su imprese con una matrice tecnologica più sostenibile, un diffuso uso di energie rinnovabili e una disponibilità di know how e competenze della preziosa filiera della difesa del territorio, prevalentemente costituita da imprese delle costruzioni, del legno e della meccanica. Tali competenze sono indispensabili a fronte di una maggiore presenza di comuni a rischio idrogeologico (frane e alluvioni) e una maggiore quota di perdite idriche nelle reti comunali di acqua potabile nelle aree interne e nei comuni montani.

La presenza delle imprese nelle aree interne è sostenuta dall’orientamento alla sostenibilità dei giovani imprenditori: l’Italia è al primo posto in UE per giovani under 30 che sono favorevoli ad imprese socialmente e ambientalmente sostenibili.

In quattro anni in cui si sono succeduti l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, lo shock energetico, la stretta monetaria più pesante della storia dell’Euro, la caduta del commercio internazionale nel 2023 e le incertezze da scoppio della crisi in Medio Oriente e timori per guerra dei dazi USA, l’occupazione in Italia è salita del 6,1%, con una maggiore spinta nei sette territori regionali con una maggiore presenza di occupazione dell’artigianato nelle aree interne, che hanno segnato un aumento dell’8,0%, sostenuto dall’incremento dell’8,6% dell’occupazione dei giovani under 35.

Il presidio delle imprese sui territori è una delle leve per affrontare gli effetti della glaciazione demografica che nei prossimi venticinque anni prevede un calo del 19,6% della popolazione in età lavorativa e per contrastare la fuga all’estero dei giovani qualificati: in 10 anni (2014-2023) l’Italia ha registrato una perdita netta di 97 mila laureati di età compresa tra 25 e 34 anni, combinazione di 49 mila rimpatri e di 145 mila espatri, pari a 40 espatri di giovani laureati al giorno. A fronte di questa grave perdita di capitale umano si osserva il paradosso dei giovani inattivi: nel secondo trimestre 2025 l’Italia è il primo paese in UE per numero e peso di giovani che non si offrono sul mercato del lavoro: 1 milione 446 mila, pari al 23,4% dei giovani 25-34 anni.

Tra i fattori di “Restanza artigiana” si collocano la connettività e la propensione a fare rete delle imprese. In Italia le piccole imprese sono sempre più connesse: il 45,1% delle piccole imprese ha più del 50% addetti connessi, il 42,9% gestisce riunioni online e il 74,6% ha accesso da remoto alle e-mail, a documenti e applicazioni aziendali. Il 70,8% delle famiglie in Italia sono raggiunte da connettività a banda larga, ma si segnalano alcuni ritardi in regioni montane e con una elevata presenza di aree interne. Il 42,3% delle imprese ha almeno una relazione con altre imprese, mentre crescono i contratti di rete.

L’attività degli imprenditori artigiani può contribuire a valorizzare il patrimonio di storia e cultura localizzato nei territori delle Aree interne. In Italia quattro musei e siti archeologici su dieci (39,4%) sono in aree interne, con 1.740 strutture aperte al pubblico, tra musei, gallerie, aree archeologiche e monumenti pubblici e privati, e con 1.110 comuni delle aree interne con almeno un museo, monumento o sito archeologico, di cui la maggioranza ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Inoltre, le aree interne presentano una maggiore diffusione di biblioteche e musei in rapporto alla popolazione.

L’intreccio di turismo, natura e visite a laboratori artigiani può favorire la crescita nelle Aree interne. In questi territori la presenza di superfici naturali protette è del 23,8%, il doppio del 12,6% dei centri con un migliore accesso ai servizi. In Italia il turismo esperienziale è in crescita, con visite a laboratori artigiani e siti produttivi che sono passate dal 4,2% dei viaggi nel trimestre estivo nel 2022 all’8,1% nel 2023.

 

 


Prestiti alle MPI: -5,0% a metà 2025 vs -0,2% totale imprese, calo più severo (-8,5%) per cluster dell’artigianato

 

A settembre il Consiglio della BCE ha mantenuto invariati i tassi di riferimento della politica monetaria, confermando la decisione di luglio. L’atteggiamento prudente delle autorità monetarie è indotto da uno scenario geopolitico instabile, con guerre commerciali e conflitti che determinano incertezza, con potenziali shock per i quali i policy makers si mantengono un margine di manovra. Nonostante l’inflazione sia sotto controllo, la BCE seguirà un approccio guidato dai nuovi dati economici e finanziari. “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Tale orientamento sarà oggetto di verifica nella prossima riunione del 29-30 ottobre che sarà ospitata dalla Banca d’Italia a Firenze.

Una politica monetaria prudente si associa ad una politica fiscale scarsamente espansiva. Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) varato giovedì scorso dal Governo la prossima manovra non avrà impatto sulla crescita del 2026, con effetti espansivi limitati solo nel 2027 e 2028 (+0,1 punti). Il debole sostegno di entrambe le politiche economiche non appare adeguato nel contrastare il pesante impatto dei dazi che, sempre nel DPFP, è stimato pari allo 0,5% del PIL nel 2026 e dello 0,4% nel 2027.

Ad agosto 2025 il costo del credito pagato in media dalle imprese sulle nuove operazioni in Italia è del 3,49%, di 186 punti base superiori ai livelli di giugno 2022, precedente all’avvio della stretta monetaria. Il mancato taglio dei tassi di interesse penalizza la ripresa in corso degli investimenti in macchinari e non contribuisce al sostegno dei prestiti alle micro e piccole imprese. Nel secondo trimestre del 2025 gli investimenti in macchinari e impianti tornano a salire (+1,8%), dopo cinque trimestri con il segno negativo. Con il décalage dei tassi, tornano in positivo i prestiti alle imprese che ad agosto salgono dell’1,2% su base annua (+0,8% a luglio), una dinamica che rimane, comunque, meno intensa rispetto al +3,0% registrato in Eurozona.

Il trend dei prestiti alle MPI per regione – Il focus credito del 35° report congiunturale di Confartigianato pubblicato oggi dall’Ufficio Studi – qui per scaricarlo - delinea il persistere di una situazione critica per il credito alle micro e piccole imprese, un fenomeno su cui ha posto particolare attenzione il Governatore di Banca d’Italia nelle considerazioni finali dello scorso maggio: “un’adeguata disponibilità di credito è essenziale per sostenere gli investimenti e favorire la ripresa produttiva, soprattutto per le aziende più piccole, che incontrano maggiori difficoltà di accesso a fonti alternative di finanziamento”.

A giugno 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese fino a 20 addetti diminuiscono del 5,0% continuando il percorso di rallentamento della flessione iniziato nel 2024 in cui però registrano flessioni più intense rispetto al totale imprese (-0,2% a giugno 2025). Tra le imprese di minor dimensione va segnalata la criticità dei prestiti alle quasi-società artigiane - l’unico cluster riferito all’artigianato preso in esame da Banca d’Italia e che rappresenta circa la metà dei prestiti all’artigianato – il cui stock a giugno 2025 è in flessione dell’8,5%.

Focalizzando l’attenzione sul prestiti alle piccole imprese nelle principali regioni - ognuna con un ammontare di prestiti di almeno 3 miliardi di euro -, si rilevano diminuzioni inferiori o pari alla media a giugno 2025 per: Provincia Autonoma di Bolzano con il -2,6% (vs +2,0% totale imprese), Lazio con il -3,3% (vs +1,9% totale imprese), Piemonte con il -4,2% (vs +2,0% totale imprese), Puglia con il -4,5% (vs +0,1% totale imprese) e Sicilia con il -5,0% (vs -1,1% totale imprese). I cali più marcati dei prestiti alle piccole imprese si segnalano invece in Veneto con il -6,1% (vs -2,8% totale imprese), Toscana con il -5,4% (vs -0,6% totale imprese), Campania con il -5,2% (vs +1,2% totale imprese), Emilia-Romagna con il -5,1% (vs -0,8% totale imprese) e Lombardia con il -5,1% (vs -0,3% totale imprese). Si segnala che in nessuna regione il credito alle piccole imprese mostra una dinamica migliore rispetto a quello del totale imprese. A settembre 2025 il giudizio sulle condizioni di accesso al credito delle piccole imprese del manifatturiero è peggiorato (saldo a -12) rispetto alla rilevazione di giugno 2025 (saldo di -10).

Costo del credito nelle regioni e per settore - I divari territoriali amplificano gli effetti sul costo del credito per le imprese determinato da una minore velocità di discesa dei tassi. A giugno 2025 le imprese pagano in media un tasso di interesse annuo effettivo (TAE) del 5,22% con un ampio range territoriale, con un costo dei prestiti più onerosi nel Mezzogiorno e una oscillazione che va dal massimo di 7,13% in Calabria al minimo di 4,74% in Emilia-Romagna. Il settore che paga il tasso più alto sono le Costruzioni con il 6,30% con il massimo di 8,96% in Valle d’Aosta ed il minimo in Emilia-Romagna con il 5,52%. Seguono i Servizi con un tasso di interesse annuo effettivo del 5,40% e una differenziazione territoriale che va dall’8,08% della Calabria al 4,93% dell’Emilia-Romagna. Il costo del credito relativamente più contenuto si riscontra nel Manifatturiero esteso, comprensivo di estrattivo, energia e utilities, pari 4,82% oscillando tra il 5,89% della Basilicata ed il 4,15% del Trentino-Alto Adige.

Infine, l’analisi degli ultimi dati disponibili per classe dimensionale delle imprese, riferiti a marzo 2025, conferma un maggiore costo del credito per le piccole imprese rispetto alle medio-grandi, in particolare nel Mezzogiorno: la situazione più critica si verifica in Sardegna dove le piccole imprese pagano un tasso pari all’11,27% superiore di ben 476 punti base rispetto al 6,61% pagato dalle restanti imprese.

 
 

Dinamica trimestrale dei prestiti bancari a piccole imprese e totale imprese nelle regioni
Giugno 2025. Var. % tendenziali corrette, piccole imprese (società di persone e di fatto e imprese individuali <20 addetti) decrescenti - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia

 

Tasso di interesse annuo effettivo (TAE)* alle imprese per settore nelle regioni
Giugno 2025. Tasso % su operaz. in essere per esigenze di liquidità di soc. non finanz. e famiglie produttrici escluse ditte individuali - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia