Il punto sulla guerra del Golfo: import GNL dal Qatar, rischi per costi energia e crescita

 Lo scenario della guerra del Golfo nell’ultima settimana è stato dominato dai danni alle infrastrutture energetiche del Qatar e le minacce a quelle dell’Iran, con una spinta sulle quotazioni di petrolio e gas naturale mentre persiste una rarefazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

La sostituzione del GNL dal Qatar - Nel 2025 l’Italia importa dal Qatar l’11,0% del valore del gas naturale importato. Una analisi controfattuale indica che per compensare l’azzeramento del GNL dal Qatar sarebbe necessario un aumento medio del 16,2% dell’import di gas da Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti d’America, i tre principali fornitori di gas dell’Italia.

Le tendenze dei prezzi dei beni energetici - Le tensioni sui mercati internazionali si stanno già riverberando sui prezzi retail dei beni energetici. Secondo gli ultimi dati disponibili, nella media di marzo l’indice di riferimento del prezzo sul mercato del gas italiano (IG Index GME) è del 44,6% superiore alla media di febbraio e il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è del 26,8% superiore alla media di febbraio. Sul fronte dei carburanti, dopo l’intervento del Governo sulle accise, valutato positivamente da Confartigianato, si registra un contenimento del prezzo del gasolio self-service, che secondo la rilevazione di Quotidiano Energia del 23 marzo su dati dell’Osservaprezzi del Mimit, in media nazionale scende al di sotto dei due euro, collocandosi a 1,982 euro/litro, che è inferiore del 7% rispetto al picco di 2,132 euro/litro del 20 marzo, pur rimanendo al di sopra del 15,0% al livello del 27 febbraio, giorno antecedente l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Inoltre, a marzo (media al 20 marzo) si osserva un apprezzamento del dollaro rispetto all’euro del 2,2% rispetto la media di febbraio, un fattore di amplificazione del rialzo determinato dalla guerra del Golfo del costo dei beni energetici importati.

Gli scenari per prezzi energia, inflazione e crescita – Giovedì scorso la BCE ha mantenuto invariati i tassi e ha pubblicato le previsioni macroeconomiche. Nello scenario base il prezzo del petrolio si colloca a 81,3 dollari al barile, in rialzo del 30,1% rispetto alle previsioni di dicembre 2025, mentre il prezzo del gas sale a 46,4 euro al MWh, rivisto al rialzo del 56,6% rispetto alle previsioni di dicembre. Di conseguenza nel 2026 l'inflazione energetica è prevista al 6,2%, invertendo il segno rispetto al -1,0% delle previsioni di dicembre 2025 e portando il tasso di inflazione al 2,6%, ben 0,7 punti superiore al +1,9% previsto a dicembre.

Gli esperti della BCE si attendono una crescita economica dell’area dell’euro pari in media allo 0,9% nel 2026, in ribasso di 0,3 punti rispetto al +1,2% previsto a dicembre.

Considerata l’elevata incertezza sugli esiti dell'attuale guerra in Medio Oriente, la BCE ha proposto due scenari alternativi, di gravità crescente. Nello scenario avverso delineato dallo staff della Banca centrale europea si ipotizza un calo del 40% dei flussi di petrolio e GNL a Hormuz nel secondo trimestre del 2026, con una normalizzazione nel quarto trimestre del 2026. Sulla base di queste ipotesi i prezzi del petrolio e del gas raggiungano il picco rispettivamente a 119 dollari al barile e 87 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026, per poi convergere verso le ipotesi di base entro il terzo trimestre del 2027. Rispetto allo scenario di base, lo scenario avverso implica che l'inflazione nel 2026 sarebbe del 3,5%, superiore di 0,9 punti percentuali allo scenario base, mentre la crescita del PIL nel 2026 sarebbe dello 0,6%, di tre decimi di punto inferiore allo scenario base.

La distruzione degli impianti di Ras Laffan in Qatar richiama lo scenario più severo di evoluzione della crisi in Medio Oriente delineato nelle previsioni della BCE pubblicate giovedì scorso. In questo scenario si registra un calo del 60% dei flussi di petrolio e GNL in transito a Hormuz nel secondo trimestre del 2026, con una normalizzazione a partire dal primo trimestre del 2027, ma più lenta a causa della distruzione delle infrastrutture energetiche. In questo quadro evolutivo i prezzi del petrolio raggiungano il picco nel secondo trimestre del 2026 di 145 dollari al barile e quelli del gas di 106 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026. Rispetto allo scenario di base, lo scenario più severo determina un tasso di inflazione sarebbe superiore di 1,8 punti percentuali nel 2026 (un divario che sale a 2,8 punti percentuali nel 2027), mentre la crescita del PIL nel 2026 si fermerebbe al +0,4%, mezzo punto in meno rispetto allo scenario base.

La fiammata inflazionistica innescata dalla guerra del Golfo, con l’indice dei prezzi dell’area dell’euro che sale del 2,6% nello scenario base per oscillare tra il 3,5% e il 4,4% negli scenari meno favorevoli, potrebbe innescare una stretta monetaria, che genererebbe effetti recessivi, fermando la ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti e amplificando il rallentamento del mercato del lavoro. La Banca centrale ha evidenziato “definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati” considerato che “le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia”.

 
Inflazione e crescita nell’area dell’euro nel 2026: le previsioni BCE
Var. % - previsioni a dicembre 2025 e marzo 2026 in tre scenari: base, avverso e severo - dati BCE

 

Prezzi del gas e del petrolio nel 2026: le previsioni BCE
euro/MWh e USD/barile – scenario base a dicembre 2025 e marzo 2026, con picco II trim. 2026 in scenario avverso e severo - dati BCE
 


Tra guerre e frammentazione delle filiere, cresce il valore dell’economia di prossimità

In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e crescente frammentazione delle filiere globali, l’economia di prossimità torna ad assumere un ruolo strategico per la competitività dei territori e delle imprese artigiane. Accanto ai grandi flussi del commercio internazionale si rafforza infatti una dimensione economica fondata sulla vicinanza tra imprese, comunità e consumatori, dove contano la qualità dei prodotti, le competenze del lavoro, le relazioni sociali e il valore del territorio.

Alla ‘turbo-globalizzazione’ che ha caratterizzato i primi due decenni del XXI secolo si è sovrapposta una fase caratterizzata da instabilità e shock economici: dalla crisi finanziaria del 2008 alla crisi dei debiti sovrani europei, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino all’attuale guerra nel Medio Oriente. In questo scenario, segnato anche dall’aumento dei dazi e dal ritorno di politiche protezionistiche, le catene globali del valore si stanno riconfigurando e aumenta la frammentazione del commercio internazionale, organizzato sempre più in blocchi geopolitici e relazioni bilaterali.

In questo contesto cresce il valore economico e sociale delle attività radicate nei territori: le micro e piccole imprese e l’artigianato rappresentano uno dei pilastri di questa economia della prossimità, capace di generare valore attraverso la qualità delle produzioni locali, i servizi alle comunità e la cura del paesaggio e dell’ambiente.

Il valore dell’economia di prossimità - Nella valutazione dei confini territoriali della competitività delle imprese, le micro e piccole imprese e le imprese artigiane evidenziano una marcata presenza sui mercati di prossimità. Il 64,9% delle micro e piccole imprese tra 3 e 49 addetti, individua i propri concorrenti all’interno dello stesso comune e il 52,8% negli altri comuni all’interno della stessa regione. Nel dettaglio, sono soprattutto le microimprese tra 3 e 9 addetti a riconoscersi in un mercato prevalentemente locale: il 69,7% individua i propri concorrenti all’interno dello stesso comune e il 52,2% all’interno della stessa regione. Tra le piccole imprese tra 10 e 49 addetti si ampliano in modo importante i confini nazionali (43,4%) e in parte anche quelli esteri (15,5%) sebbene continuino a prevalere i riferimenti locali, con il 55,3% che individua i propri concorrenti all’interno della stessa regione e 44,7% all'interno dello stesso comune.

Questo rilevante sistema di imprese che operano a livello locale intercetta una diffusa domanda di prodotti di prossimità. Nel 2024 in Italia vi sono 12,3 milioni di consumatori che acquistano prodotti a chilometri zero, che rappresentano il 23,5% della popolazione di 14 anni ed oltre. L’analisi è proposta nell’Elaborazione Flash ‘Artigianato Alimentare – key data’ – qui per scaricarla - pubblicata in edizione speciale per l’evento ‘Intelligenza artigiana a tavola’ tenuto l’11 marzo 2026 presso la Camera dei deputati.

La propensione all’acquisto a chilometro zero è più alta nel Mezzogiorno (29,8%), davanti al Centro (21,8%) e al Nord (19,8%). Nel dettaglio la maggiore propensione dei cittadini ad acquistate prodotti a chilometro zero si riscontra in Sardegna con 587mila consumatori pari al 41,2% della popolazione di 14 anni ed oltre, seguita da Puglia con 1 milione 234mila consumatori pari al 35,7%, Provincia Autonoma di Bolzano con 157mila consumatori pari al 34%, Basilicata con 160mila consumatori pari al 33,4%, Calabria con 539mila consumatori pari al 33,2%, Molise con 84mila consumatori pari al 32,3%, Abruzzo con 361mila consumatori pari al 31,8% e Valle d'Aosta con 33mila consumatori pari al 30,3%.

In un mondo sempre più incerto e frammentato, la prossimità torna ad essere un fattore competitivo: le micro e piccole imprese e l’artigianato dimostrano come la qualità del lavoro, il radicamento territoriale e la relazione con le comunità possano rafforzare la resilienza dell’economia reale.

 
Consumatori che acquistano prodotti a chilometro zero per regione
Anno 2024, % popolazione 14 anni ed oltre - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


Confartigianato Vicenza lancia “Make It Pop!”, il festival diffuso dedicato alla comunicazione contemporanea

Dal 16 al 31 marzo si svolgerà “Make It Pop! – Comunicazione Contemporanea”, evento diffuso ricco di contenuti tecnici e momenti di riflessione, suddiviso tra workshop e il ciclo di incontri “Conversazioni”, dedicato agli addetti del settore come fotografi, social media manager, content creator, storyteller, copywriter, consulenti aziendali e non solo.
Un’iniziativa proposta da Confartigianato Imprese Vicenza e, nello specifico, dal Mestiere Comunicazione, dal Movimento Giovani Imprenditori e dal Digital Innovation Hub, che avrà come fulcro lo storytelling.
Le prime due giornate del festival, il 16 e il 17 marzo, saranno dedicate all’approfondimento tecnico con sessioni al mattino (dalle ore 9.00 alle 13.00) e al pomeriggio (dalle ore 14.00 alle 18.00), che si svolgeranno nella Sala Mars del DIH nella sede di Confartigianato in via Fermi. Il programma è articolato e tocca diversi temi legati anche all’utilizzo di nuove tecnologie e strumenti di comunicazione.
Si partirà il 16 marzo con una prima parte di giornata dedicata al Neurostorytelling, ovvero come “creare narrazioni efficaci per il cervello e la mente delle persone”, con Caterina Garofalo (presidente e cofondatrice di AINEM – Associazione Italiana Neuromarketing), per passare nel pomeriggio a scoprire “I 5 livelli di fiducia su Instagram. Come creare contenuti che creano connessione”, a cura di Grace Pancot (Instagram strategist, Community specialist).
Nella giornata del 17 marzo, con Giovanni Cocco (fotografo e artista visivo multidisciplinare), in mattinata si approfondirà “L’utilizzo delle immagini per uno storytelling efficace”, mentre nel pomeriggio Luca Desiderato (filmmaker specializzato in spot pubblicitari e documentari) spiegherà “L’AI come alleato creativo: dall’idea al montaggio finale in un workflow audiovisivo ottimizzato”.
Il festival, in un’ottica di coinvolgimento del territorio, prevede anche appuntamenti in luoghi suggestivi della provincia, tutti con inizio alle ore 20.30, per dialogare sui temi caldi del settore.
Il primo incontro, alle Officine Franco di Trissino, è previsto per il 16 marzo e sarà incentrato su “Gli archivi delle imprese custodiscono storie, intuizioni, identità” con Giovanni Cocco, che illustrerà l’importanza di tali materiali e come usarli al meglio per uno storytelling aziendale.
Il 18 marzo, invece, appuntamento divulgativo dedicato alla scoperta di Vicenza con “Tutta un’altra storia”, ovvero il racconto di Vicenza e di come è diventata una superpotenza economica del Rinascimento. Relatore dell’incontro, ospitato in Villa Godi Malinverni di Lugo, sarà Edoardo Demo (professore ordinario di Storia Economica – Università di Verona, Accademico Olimpico, Presidente del Palladium Museum).
Gli appuntamenti riprenderanno poi il 23 marzo con un incontro dedicato al grande tema del momento: l’Intelligenza Artificiale. Nella sede Confartigianato di Marostica, Silvia Crafa (professore di Logica Matematica e Informatica – Università di Padova) proporrà riflessioni su “Tecnologia non neutrale e sfide etiche”, mentre il 26 marzo Tommaso Nuti (business system architect, Innovation manager), nella sede provinciale di Vicenza, spiegherà “Usi, abusi e fraintendimenti. Cosa non è e come non usare l’Intelligenza Artificiale”.
Il festival si concluderà il 31 marzo con “Costruire Futuro qui”, evento organizzato dal Movimento Giovani e dal DIH nell’ambito del progetto Twin Transition, dedicato a strumenti e processi di vendita online e offline. L’appuntamento è alle ore 18.00 al CUOA di Altavilla Vicentina.
Per tutti gli eventi è necessaria l’iscrizione; per i workshop è prevista anche una quota di partecipazione, con agevolazioni per i soci del Sistema Confartigianato.
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Caro carburanti, Confartigianato Trasporti al Governo: servono misure urgenti per salvaguardare l’autotrasporto

Confartigianato Trasporti, insieme alle altre organizzazioni riunite nel coordinamento unitario dell’autotrasporto UNATRAS, ha rappresentato oggi al Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi la grave situazione del settore, colpito da due settimane dal vertiginoso aumento del costo del gasolio. Il confronto si è svolto nel corso dell’incontro convocato al Ministero dei Trasporti per affrontare l’emergenza legata al caro carburanti.
«Su quasi tutto il territorio nazionale – denuncia il Presidente di Confartigianato Trasporti Claudio Riva – si registra una quotazione abbondantemente superiore ai 2 euro al litro, che sta mettendo in estrema difficoltà migliaia di imprese di autotrasporto, impossibilitate a ribaltare i maggiori costi sui committenti».
UNATRAS, nel ribadire che la situazione è inaccettabile sia perché frutto di fenomeni speculativi da contrastare con decisione, sia perché molte imprese hanno ormai esaurito la liquidità necessaria per far fronte alle maggiori spese, ha evidenziato il rischio concreto che le aziende siano costrette a fermare i propri mezzi nei piazzali. Per scongiurare questo scenario, che avrebbe conseguenze molto gravi poiché l’economia che viaggia su gomma rischierebbe di arrestarsi, il coordinamento unitario delle associazioni UNATRAS – di cui Confartigianato Trasporti, con Sergio Lo Monte, detiene la segreteria generale – ha avanzato alcune richieste precise:

la possibilità di utilizzare immediatamente il rimborso trimestrale delle accise, senza dover attendere il silenzio-assenso dei 60 giorni per utilizzare il credito spettante;

la sospensione temporanea dei versamenti fiscali, previdenziali e contributivi per affrontare la situazione emergenziale e garantire liquidità immediata alle imprese;

un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per compensare i maggiori costi sostenuti per l’acquisto dei carburanti, come già avvenuto durante la guerra russo-ucraina;

l’adeguamento del costo del carburante nei valori indicativi dei costi di esercizio, che devono essere aggiornati dal MIT e risultano cogenti nei contratti in forma non scritta;

la valorizzazione della clausola di fuel surcharge quale elemento indispensabile nei contratti scritti, pena la nullità del contratto;

il proseguimento del tavolo di confronto per monitorare la situazione emergenziale, con il coinvolgimento di Mr. Prezzi e degli altri ministeri competenti.

Su queste proposte il Viceministro Rixi, consapevole della gravità del contesto e dell’importanza fondamentale del trasporto su gomma per il funzionamento dell’economia, ha richiesto indicazioni puntuali da trasmettere al Ministero dell’Economia e delle Finanze per una pronta valutazione e per l’eventuale inserimento delle misure nei prossimi provvedimenti che il Governo adotterà per fronteggiare l’emergenza in atto.


Guerra in Medio Oriente, i rischi per il costo dell’energia e la ripresa degli investimenti nelle MPI

La guerra in Medio Oriente sta generando tensioni sui prezzi dell'energia. Il superamento della barriera dei 100 dollari al barile del prezzo del petrolio Brent non si registrava dall’estate del 2022. Secondo il bollettino di ARERA dell’8 marzo il prezzo del gas TTF è pari a 51,7 euro/MWh (a fronte di una media di 36,4 euro/MWh nel 2025) mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è del 36,5% superiore alla media del mese di febbraio.

Il prezzo del gasolio self, secondo la rilevazione di Quotidiano Energia del 9 marzo su dati dell’Osservaprezzi del Mimit, in media nazionale sale a 1,972 euro/litro, un livello del 14,4% superiore al prezzo del 27 febbraio, giorno antecedente l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Il monitoraggio e la vigilanza sui mercati dell’energia avviata dal Governo e da ARERA sono particolarmente opportuni, e auspicabilmente andrebbero estesi lungo le filiere, con l’obiettivo di evitare speculazioni e uno shock asimmetrico dei prezzi dell’energia, come quello del 2022 quando, secondo la rilevazione di Eurostat, a novembre di quell’anno i prezzi al consumo dell’elettricità in Italia salivano del 174,7% su base annua a fronte del +39,7% della media dell’Eurozona.

Le conseguenze di uno shock dei prezzi dell’energia - Un aumento persistente dei prezzi di petrolio e gas innalzerebbe il costo dell’energia per famiglie e imprese, mentre un rialzo dell’inflazione potrebbe innescare una stretta monetaria con effetti recessivi. Una maggiore inflazione peserebbe sui consumi delle famiglie mentre i maggiori costi dell’energia e del credito comparirebbero il valore aggiunto creato dalle imprese. Ulteriori segnali recessivi potrebbero arrivare dal calo della domanda internazionale, che ridurrebbe le esportazioni, e dai minori investimenti conseguenti alla maggiore incertezza e al più elevato costo del denaro.

A rischio la ripresa degli investimenti in macchinari - I fattori di rischio potrebbero frenare ulteriormente la ripresa degli investimenti in macchinari e impianti, che giù a fine 2025 presenta un segnale di rallentamento, come evidenziato nel Rapporto Confartigianato Meccanica 2026 presentato giovedì scorso al MECSPE di Bologna: nel quarto trimestre 2025 gli investimenti in macchinari e impianti sono scesi dello 0,2% rispetto il trimestre precedente, mentre salgono del 3,0% su base annua, risultando in decelerazione rispetto al +8,0% del terzo trimestre 2025.

In gioco 42,7 miliardi di euro di investimenti in macchinari delle MPI, essenziali per la doppia transizione - Nelle micro e piccole imprese gli investimenti in macchinari e attrezzature si stimano nel 2025 pari a 42.723 milioni di euro e risultano essenziali nei processi connessi con la doppia transizione, digitale e green. Secondo la rilevazione del Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 il 46,3% delle micro e piccole imprese ha adottato piani integrati di investimenti nel digitale, con un significativo aumento rispetto al 38,4% del 2024. Inoltre, tra il 2020 e il 2024 il 24,5% delle micro e piccole imprese ha realizzato investimenti green. Questi investimenti in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale generano maggiori effetti sui costi aziendali, un impatto rilevato nel 65,2% delle imprese investitrici, sul miglioramento prodotti e servizi offerti nel 33,4% dei casi e sull’innalzamento della produttività e dell’efficienza nel 24,2% dei casi.

 
Dinamica investimenti in macchinari e impianti
I trim. 2022-IV trim. 2025, var. % tendenziale (su stesso trimestre anno precedente) e var. % congiunturale (su trimestre precedente) - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat