Come sta andando l’economia italiana alle porte dell’estate 2025 nell’analisi dell’Ufficio Studi su IlSussidiario.net
A fine mese l’economia italiana virerà alla boa di metà anno, in un contesto contrastato, caratterizzato da luci e ombre, esaminate nell’articolo I NUMERI DELL’ECONOMIA/ I rischi per l’Italia tra dazi, consumi e Pnrr a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.
Si delineano diffusi segnali statistici positivi su made in Italy, costruzioni e mercato del lavoro, mentre si riduce la pressione degli oneri finanziari. Gli aspetti più contraddittori, che delineano uno scenario in chiaroscuro, riguardano la ripresa dell’economia tedesca, il sostegno della politica fiscale, il clima di fiducia delle imprese e la domanda turistica. Il costo dell’energia elettrica, pur discendendo dai picchi di inizio anno, rimane su livelli molto elevati. Si attenua la stretta creditizia, ma rimane più severa per le piccole imprese. I rischi maggiori arrivano dall’impatto dei dazi, per ora sospesi fino al 9 luglio, da una crisi ancora profonda della manifattura, in particolare per meccanica e moda, e dalla debolezza dei consumi rispetto alle previsioni. Un freno è rappresentato dal ritardo nella messa a terra degli interventi del PNRR.
Le luci
Dopo la stagnazione (-0,4%) del 2024, torna a salire l’export che nel primo trimestre 2025 segna un +3,2%. Torna il segno positivo delle vendite del made in Italy nei tre principali mercati di Germania (+5,4% vs -5,0% del 2024), Francia (+1,8% vs -2,1% del 2024) e Stati Uniti (+11,8% vs -3,6% del 2024), anche grazie all’anticipo a marzo degli acquisti da parte delle imprese statunitensi (+41,2%) per evitare gli annunciati dazi. Qui il grafico dei principali mercati.
Il settore delle costruzioni manifesta una significativa resilienza, nonostante il venire meno del sostegno del superbonus. Nel primo trimestre del 2025 la produzione nell’edilizia sale del 3,4% su base annua a fronte del ristagno (-0,2%) registrato nell’UE, mentre il calo del 4,9% degli investimenti in abitazioni è più che compensato dall’aumento a doppia cifra (+10,6%) di fabbricati diversi da abitazioni e altre opere, posta sostenuta dagli interventi del PNRR.
Ad aprile 2025 il numero di occupati è stabile rispetto a marzo e in dodici mesi cresce di 282mila unità (+1,2%), grazie al traino dei dipendenti permanenti (+345mila pari al +2,2%). In salita le previsioni di assunzione monitorate dal sistema Excelsior che per il trimestre maggio-luglio 2025 segnano un incremento del 4,4% su base annua.
Giovedì scorso il Consiglio direttivo della BCE ha deliberato l’ottavo taglio dei tassi di riferimento della politica monetaria. Prosegue la discesa del costo dei prestiti per le imprese che ad aprile 2025 in Italia è pari al 3,89% (era 4,05% a marzo e 4,13% a febbraio), pur rimanendo di 226 punti base superiore al livello di giugno 2022, precedente dell'avvio della stretta monetaria deflazionistica. Nel primo trimestre del 2025 ritorna in positivo (+0,6%) la dinamica tendenziale degli investimenti in macchinari e impianti, dopo quattro trimestri consecutivi di calo: qui il grafico.
La zona grigia
Le previsioni di maggio della Commissione europea indicano per la Germania una crescita zero del PIL per quest’anno (era +0,7% nelle previsioni di novembre), collocando la maggiore economia europea pericolosamente vicina al terzo anno consecutivo di recessione. Un segnale di risveglio della manifattura tedesca si registra nel primo trimestre 2025, con la produzione che sale dell’1,8% rispetto al quarto trimestre del 2024, invertendo il segno dopo tre cali consecutivi. Effetti benefici potrebbero arrivare da una politica di bilancio più espansiva del nuovo governo Merz.
La politica fiscale per l’Italia, soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo, è intonata alla prudenza e il limite alla crescita della spesa pubblica toglie spazio per interventi anticiclici. Secondo le previsioni della Commissione europea il deficit dal 3,4% del PIL nel 2024 scende al 3,3% nel 2025 e al 2,9% nel 2026, mentre il sentiero tracciato dal Governo nel Documento di finanza pubblica 2025 avvia la discesa del rapporto debito/PIL nel 2027.
Un impulso dato dalla politica europea di incremento della spesa per la difesa non appare sostenibile per la fragile finanza pubblica italiana. Gli esercizi di simulazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio indicano che, nello scenario di massima spesa per la difesa consentita dalla clausola di salvaguardia, nel 2041 il debito salirebbe al 138,9% del PIL, ben 25,2 punti superiore al 113,7% previsto nel Piano strutturale di bilancio varato a settembre.
Inoltre, gli effetti sull’economia sono depotenziati dall’elevata spesa per il personale della difesa (58,2% in Italia a fronte del 42,2% della media UE) e dall’alta quota di importazioni: dalla documentazione della Commissione europea si evince che dal 2022 oltre i tre quarti (78%) delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’Ue è stato effettuato presso Paesi terzi, quasi due terzi (63%) dai soli Stati Uniti. Come indicato anche dal Fondo monetario internazionale, una nuova misure di spesa per la difesa “dovrebbe essere pienamente compensata da ulteriori risparmi in altri settori”.
Il contesto internazionale incerto si riflette sulla instabilità dell’indice del clima di fiducia delle imprese che a maggio 2025 torna a salire, dopo tre mesi di cali consecutivi.
Si sgonfia la bolla energetica di inizio anno ma i prezzi dell’energia elettrica per le piccole imprese con consumi fino a 20 MWh all’anno rimangono i più alti d’Europa. Pur rallentando la discesa dei prestiti alle imprese (-1,1% a marzo, -2,1% nel mese precedente), persiste un calo più accentuato per le piccole imprese, “un andamento che merita attenzione” come segnalato nelle recenti Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia.
Nel primo bimestre del 2025 le presenze turistiche crescono (+1,7%), pur decelerando rispetto al trend del 2024 (+2,5%).
Le ombre
Da aprile incombono i rischi dello scoppio di una guerra dei dazi. Secondo le previsioni di primavera della Commissione europea nel 2025 il valore dell’export dell’Italia sale del 2,1% e nel 2026 del 3,3%, revisionando al ribasso le previsioni di autunno, elaborate prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti (+4,3% nel 2025 e +4,8% nel 2026). La produzione manifatturiera in Italia segna un calo su base annua per l’ottavo trimestre consecutivo, perdendo il 3,1% nel primo trimestre del 2025, con un calo più marcato per moda (-12,5%) e meccanica (-4,9%). Qui il grafico del trend della produzione per settore.
Nonostante il calo dell’inflazione e la risalita del potere d’acquisto, la spesa delle famiglie cresce meno delle attese. A maggio 2025 il tasso di inflazione, sia in Italia che in Eurozona, si ferma all’1,9% su base annua, mentre i consumi delle famiglie segnano un +0,2% rispetto al trimestre precedente e un +0,6% su base annua, in attenuazione rispetto al +1,5% del quarto trimestre 2024. Il trend in corso appare più debole delle previsioni di crescita per il 2025 (+1,2% secondo la Commissione europea a maggio). Nei primi quattro mesi del 2025 il volume delle vendite al dettaglio scende dell’1,2% su base annua, con un segnale congiunturale positivo nel mese di aprile (+0,5% rispetto a marzo).
Il PNRR sta sostenendo gli investimenti in costruzioni, ma un ritardo nell’attuazione degli interventi del Piano depotenzierebbe gli effetti sulla crescita. Come indicato nell’ultima relazione della Corte dei conti l’incremento di spesa registrato nel 2024 rappresenta solamente il 44% di quanto previsto per l’anno nel cronoprogramma finanziario. Tra le raccomandazioni della Commissione europea dello scorso 4 giugno è chiesto all’Italia di “accelerare l'attuazione del piano per la ripresa e la resilienza”.
Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, Corte dei conti, Eurostat, Fondo monetario internazionale, Istat, Mef, Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Upb
Il 55,4% delle Mpi manifatturiere impegnate in azioni green. Granelli: "Sostenibilità significa competitività"
Le attività svolte dalle imprese nei processi di transizione green, da cui derivano la riduzione delle emissioni inquinanti e il crescente utilizzo di tecnologie pulite, sono decisive per il conseguimento degli obiettivi, in molti casi ambiziosi, delle politiche economiche e industriali definite a livello nazionale ed europeo. Sullo sfondo la necessità di conciliare l’adozione di misure di sostenibilità ambientale con adeguati livelli di performance economica delle imprese, un trade off reso più complesso nell’attuale fase del ciclo economico caratterizzato dalla persistenza di un elevato costo del credito, una crisi della manifattura - più grave per moda, automotive e meccanica - e lo scoppio della guerra dei dazi. Una analisi dei dati recentemente rilasciati dall’Istat consente di valutare gli investimenti e le azioni delle imprese manifatturiere per migliorare la sostenibilità ambientale.
Il 59,0% delle imprese manifatturiere con almeno 10 addetti ha realizzato nel 2021-2022 almeno un’azione volta a migliorare la sostenibilità ambientale della propria attività. La dimensione aziendale influenza positivamente la propensione alla sostenibilità, che rimane tuttavia rilevante anche nelle piccole imprese: è del 55,4% la quota delle imprese tra 10 e 49 addetti che realizzano almeno un’azione per migliorare la sostenibilità ambientale.
I temi dell’orientamento alle sostenibilità delle piccole imprese sono al centro del 3° Forum sulla Sostenibilità di Confartigianato che si svolge oggi e domani a Roma, presso l’Auditorium Antonianum.
Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli sottolinea: "La sostenibilità non è più una parola astratta. E' una necessità che impone una responsabilità condivisa da parte di tutti, in primis gli artigiani e le piccole imprese, per preservare il valore delle cose. Noi siamo, quindi, per una sostenibilità che non esclude, ma coinvolge. Che non ostacola, ma stimola. Che non guarda al passato con nostalgia, ma al futuro con responsabilità. Per noi vale l’equazione sostenibilità uguale a competitività, oltre le ideologie e gli adempimenti. E' questa sostenibilità che rende possibile una cultura artigiana del futuro che sa valorizzare il passato ma è capace di guardare avanti. Non basta possedere e consumare: dobbiamo imparare a conservare, curare, riparare, trasmettere, perchè in ogni cosa che facciamo c'è una parte di noi".
Il trattamento dei rifiuti è l’azione più diffusa e viene realizzata dall’86,5% delle imprese che hanno effettuato interventi per la sostenibilità. Seguono il monitoraggio dell’inquinamento ambientale (62,4%), la predisposizione di piani di miglioramento dell'efficienza energetica (43,4%), l’uso di materiali riciclati (35,0%), l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (30,2%), il monitoraggio dei consumi idrici (29,9%), il monitoraggio delle emissioni di CO2 (16,9%), il riutilizzo e riciclo acque di scarico (15,5%), l’efficientamento del sistema di trasporto aziendale (13,2%), l’attività per favorire l'economia circolare (12,4%) e i piani per la mobilità sostenibile del personale (8,8%) mentre sono meno diffuse le attività per gestire gli impatti sulla biodiversità (2,0%).
Il 37,7% delle piccole imprese manifatturiere (10-49 addetti) ha sostenuto investimenti per una gestione più efficiente e sostenibile dell’energia e dei trasporti. Tra questi si osserva una maggiore diffusione per l’installazione di macchinari e impianti ad alta efficienza energetica (61,9% delle imprese che hanno investito) e di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (42,0%), seguite da acquisto veicoli a basse emissioni (elettrici, ibridi o alimentati a gas) (29,7%), isolamento termico edifici e realizzazione di edifici a basso consumo energetico (20,4%), installazione impianti per la produzione di energia termica rinnovabile (7,7%) e installazione di impianti di cogenerazione/trigenerazione per recupero calore (6,9%).
L'analisi su microdati di impresa svolta dall’Istat conferma la presenza di una relazione positiva tra sostenibilità e produttività nelle imprese che risultano maggiormente impegnate nella tutela dell’ambiente, soprattutto in connessione all’utilizzo di fonti rinnovabili ed all’efficientamento energetico.
Investimenti green da rilanciare - Ulteriori evidenze sull’attività delle imprese impegnate nella transizione green arrivano dal sistema Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo il quale le imprese che investono in tecnologie green sono passate dal 24,7% del 2022 al 25,2% nel 2023 – un aumento guidato dalla necessità di ammortizzare l’impatto del caro-energia - per poi discendere al 23,5% nel 2024 a seguito del décalage della propensione ad investire causato dalla stretta monetaria. Oltre agli elevati oneri finanziari, sulla debolezza degli investimenti pesa la scarsa efficacia del piano ‘Transizione 5.0’: secondo il monitoraggio del GSE, al 3 giugno 2025 risulta utilizzato e prenotato solo il 16,6% dei 6,2 miliardi di euro di risorse disponibili per i crediti d’imposta. Il piano avrebbe potuto sostenere investimenti per l’innovazione, la digitalizzazione, l’efficienza energetica e la crescita della produttività, controbilanciando gli effetti della politica monetaria deflazionistica che nel corso del 2024 ha indotto una riduzione degli investimenti in macchinari e impianti di 3,8 miliardi euro. Positivo è il ritorno in territorio positivo (+0,6%) della dinamica tendenziale degli investimenti in macchinari e impianti dopo quattro trimestri consecutivi di calo.
Strategiche le competenze green – I processi di transizione ambientale delle imprese, insieme ad un adeguato livello di investimenti, richiede alle imprese la disponibilità di competenze specifiche. Sempre secondo i dati di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2024, l’attitudine al risparmio energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale è una competenza richiesta con un grado di importanza elevata nel 42,9% delle assunzioni programmate dalle imprese mentre le competenze di gestione di prodotti e tecnologie green, pur con una diffusione più limitata, è comunque richiesta con un’importanza elevata nel 18,5% delle assunzioni programmate dalle imprese dalla manifattura.
Imprese manifatturiere che hanno realizzato almeno un’azione o un investimento in sostenibilità ambientale per ripartizione territoriale e classe dimensionale
2021-2022 % imprese con 10 addetti e oltre - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Trend investimenti in macchinari e impianti
I trim. 2021-I trim. 2025, var. % tendenziale, a prezzi costanti - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
182mila imprese pioniere dell’IA, una su cinque (19,3%) è una impresa artigiana
I pionieri dell’Intelligenza Artificiale (IA) - I due terzi (66%) degli imprenditori e lavoratori autonomi italiani ha un’opinione positiva sull’utilizzo di intelligenza artificiale (IA) e robot nei luoghi di lavoro. In Italia nel 2024 sono 181.652 imprese con dipendenti le pioniere che hanno adottato tecnologie legate all’IA, pari all’11,4% delle imprese con dipendenti, con una maggiore diffusione nei Servizi (12,6%) rispetto al Manifatturiero (8,8%) e alle Costruzioni (7,7%).
L’analisi è contenuta nella Elaborazione Flash ‘I pionieri dell’IA’ - Special edition Intelligenza Artigiana: 2025, anno dell’Intelligenza creativa pubblicata oggi dall’Ufficio Studi. Qui per scaricarla.
Le regioni leader per pionieri dell’IA sono Lombardia con 32.080 imprese (17,7% del totale), Lazio con 17.669 imprese, Campania con 17.221 imprese, Veneto con 15.507 imprese ed Emilia-Romagna con 13.649 imprese. Sono 177.887 le Micro e Piccole Imprese (MPI), utilizzatrici di IA mentre 34.997 sono le imprese artigiane. Le imprese artigiane pioniere dell’IA sono il 19,3% delle imprese utilizzatrici di IA, con una maggiore incidenza nelle Marche con 27,5%, Veneto con 24,0%, Sardegna con 23,4%, Provincia Autonoma di Bolzano con 23,3% ed Emilia-Romagna e Toscana, entrambe con 23,1%.
Maggiore uso dell’IA per cybersicurezza e management - Tra le applicazioni legate all'IA maggiormente utilizzate prevale la sicurezza informatica con il 22,1%, seguita da analisi documenti con il 18,3% e CRM (Customer Relationship Management) con il 14,9%. Tra i processi in cui l’IA viene utilizzata, predominano la gestione economico-finanziaria con il 41,9% e il marketing, promozione digitale ed e-commerce con il 35,4%.
Alto il fabbisogno di informazione e formazione - Un terzo (34%) degli imprenditori e lavoratori autonomi non si considera sufficientemente esperto nell'uso delle tecnologie digitali più recenti, tra cui l'intelligenza artificiale. Tra le imprese che non utilizzano l’IA il 15,6% pensa che il business aziendale non possa beneficiare dell’uso delle tecnologie legate di IA mentre il 69,9% non sa come introdurre soluzioni di IA nel modello di business/nei processi dell’impresa.
Le risorse umane fattore chiave per introdurre l’IA nelle imprese - Il 13,1% delle imprese ha già assunto o intende assumere personale per la gestione delle tecnologie IA. Le imprese prevedono l'entrata di 686mila lavoratori con elevata richiesta di competenze digitali avanzate, che includono l’intelligenza artificiale, oltre a cloud computing, Industrial Internet of Things (IIoT), data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain, pari al 12,4% del totale delle entrate. La carenza di competenze digitali avanzate rappresenta un ulteriore vincolo alla diffusione dell’IA: il 53,5% dei profili richiesti è di difficile reperimento, in particolare in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Toscana.
Imprese che utilizzano tecnologie legate all’uso dell’IA per settore
Anno 2024. % di imprese con dipendenti non agricole - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere-MLPS, Sistema Excelsior



