Gasolio, Riva (Confartigianato Trasporti): “Nuove tensioni sul prezzo dei carburanti. Le imprese reagiscano subito”
Le tensioni internazionali e l’instabilità geopolitica stanno riportando al centro del dibattito il costo del gasolio, una delle principali voci di spesa per le imprese di autotrasporto. A lanciare l’allarme è il Presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva, che si rivolge direttamente agli autotrasportatori associati invitandoli ad affrontare con tempestività l’aumento dei prezzi del carburante.
Secondo Riva, l’acutizzarsi della crisi internazionale e l’instabilità nelle aree di produzione energetica stanno provocando nuove oscillazioni del prezzo del greggio, cui si aggiungono dinamiche speculative che incidono sul costo finale alla pompa. Il risultato è un incremento progressivo del prezzo del gasolio che torna a pesare in modo significativo sui bilanci delle imprese del settore.
“Per l’autotrasporto – osserva Riva – questo significa maggiore esposizione finanziaria legata all’anticipo del carburante, compressione dei margini operativi soprattutto nei contratti a tariffa fissa, tensioni sulla liquidità e difficoltà nel trasferire tempestivamente gli aumenti lungo la filiera”.
Il carburante rappresenta infatti una componente strutturale dei costi di esercizio delle flotte. Mediamente il gasolio incide tra il 25% e il 35% dei costi operativi e anche variazioni di pochi centesimi al litro, su base annua, possono produrre effetti rilevanti sul conto economico delle imprese. Per i mezzi oltre le 7,5 tonnellate il rimborso delle accise attenua solo in parte l’impatto, mentre per i veicoli leggeri l’aumento si riflette direttamente sui costi aziendali.
Di fronte a questo scenario, il Presidente di Confartigianato Trasporti invita le imprese a non subire passivamente l’andamento dei prezzi. Tra le azioni suggerite: verificare la presenza e l’effettiva applicazione delle clausole di adeguamento carburante nei contratti con i committenti, monitorare con regolarità il costo medio del gasolio, pianificare con attenzione i flussi di cassa in vista di possibili ulteriori aumenti e migliorare l’efficienza operativa riducendo i chilometri a vuoto e investendo nella guida efficiente e nella manutenzione preventiva dei mezzi.
Riva richiama inoltre il ruolo dell’azione associativa. "Confartigianato Trasporti – sottolinea – continuerà a sensibilizzare le istituzioni sulle ricadute della crisi energetica sul settore" e non esclude di chiedere al Governo "l’apertura di un confronto per individuare misure urgenti e strutturali a sostegno della competitività delle imprese di autotrasporto".
“Questo è un momento che richiede lucidità e coesione – conclude Riva –. Il carburante è una variabile che non possiamo controllare, ma possiamo governare la gestione finanziaria, contrattuale e organizzativa delle nostre imprese. Anticipare i problemi è il modo migliore per evitare che diventino emergenze”.
Meccanica in recupero, ma pesano i timori per la guerra: dal settore il 44% del made in Italy in Medio Oriente
Nel 2025 la produzione della meccanica, al netto del settore auto, mostra segnali di stabilizzazione con andamenti differenziati tra comparti: crescono metallurgia e attività di riparazione di macchinari, sono stabili i macchinari mentre permane una marcata debolezza nel settore automobilistico. L’export della meccanica torna in crescita (+3,9%) - sostenuta soprattutto da metallurgia, prodotti in metallo, e mezzi di trasporto diversi da autoveicoli - con un segno positivo in Germania (+3,9%) e Stati Uniti (+2,5%), principali mercati di destinazione.
L’analisi emerge dal Rapporto Meccanica 2026 di Confartigianato ‘Meccanica, tra ripresa e nuove tensioni geopolitiche’ presentato ieri dall’Ufficio Studi con l’Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna e l’Ufficio Studi di Confartigianato del Veneto al Villaggio Confartigianato al MECSPE di Bologna nel corso della riunione congiunta dei consigli direttivi Confartigianato meccanica e Subfornitura e Confartigianato Carpenteria meccanica convocata durante il MECSPE. Qui per scaricarlo.
Ai segnali positivi si sovrappongono le incertezze con lo scoppio della guerra in Iran che si sta estendendo ai Paesi del Golfo. Nella presentazione di Enrico Quintavalle, Responsabile dell’Ufficio Studi è proposto il punto sulla crisi Medio Oriente, con il 44% del made in Italy nell’area si riferisce a prodotti della meccanica. Al top i macchinari che nel 2025 realizzano esportazioni per 7,0 miliardi di euro nell'area, seguiti da metalli e prodotti in metallo con 2,7 miliardi di euro e mezzi di trasporto per 2,6 miliardi. Nel complesso i settori della meccanica realizzano vendite nel Medio Oriente per 12,3 miliardi di euro, pari al 44,0% del totale export nell'area. Un aumento persistente dei prezzi di petrolio e gas innalzerebbe il costo dell’energia delle imprese, mentre un rialzo dell’inflazione potrebbe innescare una stretta monetaria e la spinta sui tassi di interesse, determinando una gelata sulla ripresa in corso degli investimenti.
Il focus territoriale sull’export - Nella presentazione di Monica Salvioli dell’Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna, si delinea che tra le prime quattro regioni esportatrici – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte che rappresentano il 72,5% dell’export di Meccanica – i primi 9 mesi del 2025 vedono un calo delle esportazioni meno accentuato rispetto all’anno 2024, con il terzo trimestre 2025 che torna in territorio positivo. Nel dettaglio il Veneto mostra una tenuta delle esportazioni meccaniche (-0,1%) nei primi 9 mesi del 2025, segue la Lombardia (-0,3%), l’Emilia-Romagna (-0,7%) e il Piemonte (-2,9%). Quest’ultimo risulta penalizzato dall’export di Autoveicoli, infatti le esportazioni piemontesi della meccanica al netto auto cambiano di segno (+0,2%). Tra i principali settori della Meccanica, l’export di macchinari torna a crescere in Veneto (+1,0%) e Lombardia (+0,3%), mentre risulta in calo per Emilia-Romagna (-0,9% ma in miglioramento) e Piemonte (-4,6%). L’export di autoveicoli cresce in Lombardia (+1,0%), è in tenuta in Emilia-Romagna (+0,4%, ma in peggioramento) e cala in Piemonte, trainato da Torino (19,8% dell’export nazionale) che cala del -6,1%. L’export di prodotti in metallo vede una crescita in Lombardia (+0,2%), trainata da Brescia (10,7% dell’export nazionale, che fa un +0,6%), mentre risulta in calo in Veneto (-1,6% ma in miglioramento). La Germania, primo mercato di riferimento, nei primi 9 mesi del 2025 vede un diffuso miglioramento dell’export della meccanica, con crescite per Emilia-Romagna (+2,1%) e Piemonte (+1,3%) e cali più contenuti per Lombardia (-0,8%) e Veneto (-3,2%). Al contrario l’export verso gli Stati Uniti mostra un calo per le principali regioni, più contenuto in Lombardia (-2,6%) e Veneto (-6,6%) e a doppia cifra in Emilia-Romagna (-11,6%) e Piemonte (-14,8%).
IA e imprese artigiane della meccanica, gli highlights di una indagine - A completare il quadro del settore i primi risultati di una survey condotta tra le imprese artigiane della meccanica in Veneto, presentati in anteprima da Anna Miazzo dell’Ufficio Studi di Confartigianato Veneto. L’intelligenza artificiale è un tema ormai largamente conosciuto, ma ancora poco sfruttato nelle applicazioni produttive, pur mostrando un potenziale significativo per l’efficienza organizzativa e la competitività delle aziende. La totalità delle aziende ha sentito parlare di IA, ma la familiarità rimane soprattutto teorica e legata a strumenti di uso comune, mentre l’utilizzo operativo è ancora limitato, seppur superiore alla media nazionale. Prevalgono curiosità e apertura – spesso accompagnate dalla necessità di orientamento, formazione e supporto economico – e le imprese individuano ambiti molto concreti in cui l’IA potrebbe portare benefici immediati, dalla gestione documentale all’organizzazione del lavoro.
Il Rapporto Meccanica 2026 - Il Rapporto analizza struttura, congiuntura e prospettive di uno dei principali pilastri della manifattura italiana. Il settore conta 163 mila imprese e oltre 1,5 milioni di addetti, con una forte presenza di micro e piccole imprese e di 84mila imprese artigiane, che rappresenta oltre la metà (51,3%) delle imprese del comparto. La meccanica genera 465 miliardi di euro di fatturato e 228 miliardi di export, pari al 35,6% delle esportazioni italiane. Il report esamina inoltre i principali fattori di contesto che influenzano le prospettive del settore: tensioni geopolitiche, dominate dalla crisi in Medio Oriente, prezzi dell’energia, costo del credito, dinamica degli investimenti, mercato del lavoro e carenza di competenze, oltre alle opportunità legate a digitalizzazione e intelligenza artificiale. Completano l’analisi alcuni approfondimenti di filiera, tra cui alcune evidenze del report sui serramenti e sulla filiera della bicicletta, che evidenziano il ruolo delle imprese artigiane.
Meccanica domina il made in Italy in Medio Oriente
2025 – milioni di euro, export per settore - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Autisti introvabili, regole troppo rigide: “Così il settore si svuota. Servono flessibilità e lavoro più umano”
In Italia mancano conducenti di camion e l’età media supera i 50 anni. Un problema che, secondo Confartigianato Trasporti e Federtrasporti, può essere risolto introducendo flessibilità, così da rendere la professione attrattiva, sostenibile e sicura.
In Italia – e più in generale in Europa – la carenza di autisti di veicoli pesanti ha assunto dimensioni strutturali. L’età media di chi è oggi alla guida supera abbondantemente i 50 anni e il ricambio generazionale resta modesto. Una professione che un tempo evocava libertà e autonomia è oggi percepita come gravata da ritmi stressanti, pressioni operative e condizioni spesso disumanizzanti. È quanto emerso dall’incontro tra il presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva, e il presidente di Federtrasporti, Claudio Villa.
Al centro della riflessione, la necessità di introdurre elementi di flessibilità in un sistema normativo sui tempi di guida e di riposo considerato eccessivamente rigido e poco aderente alle diverse realtà operative. «Non si può trattare allo stesso modo chi fa distribuzione locale – salendo e scendendo dal camion 20 o 30 volte al giorno nel traffico urbano o interurbano – e chi opera sul lungo raggio, partendo e fermandosi a destino», sottolineano Riva e Villa. «Non chiediamo di stravolgere un impianto normativo di matrice comunitaria, ma di adattarlo alle differenti attività».
La proposta riguarda in particolare le imprese che applicano il CCNL e sottoscrivono contratti di secondo livello, riconoscendo agli autisti indennità per attese, carico e scarico. In questi casi si potrebbe consentire una gestione più elastica delle ore, permettendo una diversa organizzazione del lavoro, sempre nel rispetto delle normative sociali. D’altra parte, osserva provocatoriamente il presidente di Confartigianato Trasporti, «è l’unica professione in cui un minuto di straordinario porta a una sanzione, tanto per l’autista quanto per l’azienda».
Secondo i due presidenti, alleggerire il lavoro da rigidità eccessive significherebbe restituirgli dignità e attrattività. «Rendere il mestiere più umano, meno stressante e più coerente con le dinamiche operative reali è la condizione per riportare giovani alla guida».
Il bacino migratorio può rappresentare una risposta più rapida rispetto a politiche demografiche di lungo periodo. Ma non può essere l’unica soluzione. «È vero che l’immigrazione può compensare la lacuna occupazionale», ricordano Riva e Villa, «ma se non miglioriamo le condizioni di lavoro, rendendolo maggiormente flessibile, la professione di autista sarà magari il ponte tramite cui una persona arriva in Europa o in Italia, ma poi, alla prima occasione, farà altro. E i problemi strutturali resteranno».
Le riflessioni riguardano i lavoratori dipendenti, ma si estendono anche agli autotrasportatori proprietari del mezzo. In alcuni casi, chi accetta servizi con margini ridotti può sentirsi spinto a «correre per rientrare», con possibili ricadute sulla sicurezza stradale. Una situazione che, osserva Villa, potrebbe essere evitata attraverso forme di aggregazione: «Molti piccoli operatori lavorano in solitudine. Entrare in un consorzio o in una cooperativa consentirebbe di distribuire meglio rischi, costi e carichi di lavoro, evitando pressioni improprie e migliorando la qualità complessiva dell’attività».
Il principio, concludono i due presidenti richiamando la Costituzione, è chiaro: «L’uguaglianza sostanziale non si realizza trattando allo stesso modo situazioni completamente diverse, ma prevedendo correttivi che consentano a chi è più svantaggiato di operare al pari degli altri».
L’obiettivo condiviso è uno: salvaguardare la sicurezza, garantire il rispetto delle regole e al tempo stesso rendere la professione di autista nuovamente sostenibile, attrattiva e centrale per l’economia del Paese.



