Il conto di quattro anni di guerra per made in Italy, costi dell’energia e del credito

Martedì prossimo saranno trascorsi quattro anni dal 24 febbraio 2022, giorno in cui la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina. Da allora, sull’economia europea hanno impattato una grave crisi energetica, la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro, l’indebolimento del commercio internazionale e le incertezze derivanti dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente e dalla crisi del Mar Rosso. I quattro anni di guerra hanno lasciato una pesante eredità. Sulla minore crescita economica influiscono la flessione delle esportazioni verso i paesi belligeranti e la Germania, colpita dalla recessione e il calo della produzione nelle due maggiori economie europee della manifattura. Il costo dell’energia e gli oneri finanziari per le imprese rimangono su livelli più elevati di quelli di quattro anni prima, mentre la flessione del credito alle imprese frena gli investimenti.

Prima di esplorare il conto dei danni economici dei conflitti, va doverosamente premesso che le guerre presentano sempre un conto inaccettabile di vite umane civili, oltre che militari. Si vedano i monitoraggi delle Nazioni Unite sulle vittime civili in Ucraina e su quella nella Striscia di Gaza.

 

 
-0,8 punti di PIL all’anno di crescita in Ue
Se confrontiamo le previsioni del Fondo monetario internazionale di ottobre del 2021, antecedenti allo scoppio della guerra in Ucraina, con i dati del World Economic Outlook pubblicato lo scorso ottobre, si calcola che tra il 2021 e il 2026 l’economia dell’Unione europea ha contabilizzato 0,8 punti di minore crescita del PIL all’anno: a fronte di un previsto tasso di crescita medio annuo del +2,4% il ritmo della crescita europea si abbassa al +1,6%.  Per l’Italia il tasso di crescita annuo previsto dell’1,8% si abbassa al +1,5%, con una perdita annua di 0,3 punti di crescita del PIL.
La resilienza dell’economia italiana
Nonostante i diffusi impulsi recessivi che hanno frenato la crescita, tra il 2021 e il 2026 l’Italia cumula una crescita del PIL del 7,8%, facendo meglio della Francia (+7,2% nel quinquennio) e della Germania (+1,8% nel quinquennio).
-57,7 miliardi di mancate esportazioni di made in Italy verso il cuore d’Europa
Lo scoppio della guerra in Ucraina e l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia hanno determinato un pesante calo dell’export italiano verso i due paesi belligeranti. Tra il 2021 e 2025 l’Italia registra 22.240 milioni di euro di mancate esportazioni in Russia e Ucraina, una perdita valutata rispetto ad uno scenario di pace in cui, invece, la domanda dei due paesi si sviluppa allo stesso ritmo dei mercati extra UE.

Una elevata dipendenza dalle forniture energetiche della Russia ha contribuito a far scivolare in recessione l’economia tedesca, con ricadute pesanti sulle domanda del made in Italy. Tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha registrato una perdita di 35.426 milioni di euro di esportazioni verso la Germania, valutata rispetto ad uno scenario di stabilità nel quale la domanda del mercato tedesco di prodotti del made in Italy cresce allo stesso ritmo dei restanti paesi dell’Eurozona. Nei quattro anni il mancato export diretto nei tre paesi nel cuore d’Europa ammonta a 57.667 milioni di euro.
Geopolitica dell’export, si avvicinano Usa e Spagna, più lontani Germania, Russia e Cina
La guerra e le sanzioni, intrecciate con le turbolenze geopolitiche su scala mondiale modificano il peso dei principali mercati del made in Italy. Nel complesso emerge uno spostamento dell’export italiano verso mercati extra-UE, con una maggiore presenza nel Mediterraneo e in Nord America, a fronte di un indebolimento nei tradizionali sbocchi continentali. Valutando le quote dei mercati sul totale export, tra il 2021 e il 2025 i mercati che si avvicinano di più alle imprese italiane sono soprattutto gli Stati Uniti (+1,4 punti percentuali), la Spagna (+0,9 p.p.), la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti (+0,5 p.p.). Al contrario, si allontanano importanti partner europei, in primis la Germania (-1,7 p.p.) e, in misura minore, Belgio (-0,3 p.p.), Francia e Regno Unito (-0,2 p.p.). Inoltre, pesano le flessioni di Cina (-0,8 p.p.) e soprattutto della Russia (-0,9 p.p.).
-6,3% produzione manifatturiera per Germania e Italia
Le due maggiori economie manifatturiere europee, esposte al taglio delle forniture di gas dalla Russia, hanno registrato una pesante crisi della produzione manifatturiera che ha interrotto la ripresa post pandemia. Tra il 2021 e il 2025 la produzione manifatturiera è scesa del 5,7% in Italia e del 6,5% in Germania, segnano un calo medio del 6,3% per le due maggiori economie manifatturiere europee.
+51,8% produzione europea di armi
Il piano di riarmo europeo sta spingendo la produzione di armi e munizioni che tra il 2021 e il 2025 nei 27 paesi dell’UE sale del 51,8%, spinta dalla tumultuosa crescita dell’85,5% registrata in Germania, decisamente superiore all’aumento del 29,0% in Francia e del 13,1% in Italia.
+45,6% del costo dell’energia elettrica e gas rispetto al 2021
Lo shock energetico del 2022 ha lasciato un lungo strascico. Dopo la fase di forte rialzo nei mesi successivi allo scoppio della guerra, la discesa dei prezzi dell’energia elettrica e gas è risultata vischiosa, mostrando una lenta e incompleta trasmissione delle riduzioni dei prezzi sui mercati internazionali e su quelli all’ingrosso, a causa di inefficienze del mercato amplificate per le piccole imprese dagli squilibri del prelievo fiscale. Nel 2025 in Italia persistono prezzi al consumo di energia elettrica e gas che sono del 45,6% superiori alla media del 2021, anno precedente allo scoppio della crisi energetica. La rigidità al ribasso dei prezzi retail evidenzia la presenza di criticità lungo la filiera energetica, dato che nella media del 2025 il prezzo all’import di petrolio e gas è inferiore del 4,8% rispetto al livello del 2021 e il prezzo all’ingrosso dell'elettricità, nella media del 2025 risulta dell’8,1% inferiore alla media del 2021. In conseguenza dell’escalation asimmetrica dei prezzi, nel 2025 il costo dell’energia elettrica per una micro e piccola impresa (MPI) che consuma fino a 20 MWh all’anno è del 34,5% superiore alla media Ue, ben 13,7 punti superiore al divario del 20,8% rilevato nel secondo semestre del 2021, determinando un extracosto per le MPI di 5.393 milioni di euro.

Ulteriori evidenze sottolineano l’elevata turbolenza sul fronte energetico nei quattro anni di guerra, la quale ha penalizzato in modo particolare l’Italia. Lo shock energetico nel 2022 ha visto più che raddoppiare (+110,5% rispetto al 2021) i prezzi dell’elettricità in Italia mentre la crescita si è fermata al +31,8% nella media Ue. Si osservano profondi cambiamenti nella geopolitica dell’energia: la diminuzione di 24,4 punti percentuali della quota dell’import di petrolio greggio e gas della Russia è stata compensata dall’aumento del peso delle forniture di Stati Uniti, Algeria, Kazakistan e Norvegia. La diversificazione degli acquisti per la sostituzione del gas russo ha portato i quattro anni al raddoppio (+107,1%) dei flussi di import di gas naturale liquefatto (GNL).
+236 punti base del costo del credito per le imprese
La politica monetaria rimane prudente: il Consiglio della BCE sospende la fase di allentamento monetario avviato nell’estate del 2024, mantenendo i tassi di interesse invariati nelle ultime cinque sedute. Si ferma la discesa del costo del credito per le imprese che a dicembre 2025 risale al 3,65% (era 3,62% a novembre) e rimane di 236 punti base superiore al 1,29% di febbraio 2022, mese dell’inizio della guerra in Ucraina.
-23,8% prestiti alle piccole imprese
Il rialzo del costo del denaro conseguente alla stretta monetaria ha ridotto la domanda di credito. Tra settembre 2021 e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti sono scesi del 23,8%, un trend di diminuzione che accelera di oltre dieci punti rispetto alla flessione del 13,6% registrata nel quadriennio precedente (settembre 2017-settembre 2021).

 
Export effettivo e in scenario stabile in Germania, Russia e Ucraina
2021-2025, miliardi di euro, scenario stabile: crescita export come media extra UE per Russia e Ucraina e come media resto Uem per Germania - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 
Prezzi dell’energia elettrica e gas e costo del credito alle imprese in Italia
Gennaio 2021-dicembre 2025, costo del credito in % e indice 2021=100 per prezzi al consumo elettricità e gas - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat e Bce


Serramenti, tra sostenibilità e alta vocazione artigiana. Il report sul comparto presentato a Torino

Il settore dei serramenti in Italia si delinea come un comparto fortemente radicato nelle micro e piccole imprese, con una vocazione artigiana molto elevata. L’Italia si colloca ai vertici europei per valore della produzione di serramenti del cluster di riferimento. Il quadro del comparto è contenuto nel report ‘Serramenti: imprese, produzione, scambi commerciali e incentivi fiscali’ – qui per scaricarlo - predisposto dall’Ufficio Studi in collaborazione con l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia e presentato da Licia Redolfi nel corso dell’evento "Il Cuore lamellare della finestra" organizzato da STE.DA e Gilardi in collaborazione con Confartigianato Piemonte e Confartigianato Legno-Arredo,  tenutosi il 12 febbraio 2026 a Torino. Il report esamina la struttura imprenditoriale e occupazionale, il posizionamento nel confronto europeo, le dinamiche degli scambi commerciali e il ruolo degli incentivi fiscali nel sostenere domanda e investimenti.

L’analisi degli scambi commerciali mostra il dinamismo dell’export, delineando il mutamento della geografia dei partner in dieci anni. Dal lato del mercato, il serramento in PVC è il più diffuso, seguito dall’alluminio, mentre il legno mantiene una quota stabile con potenziali opportunità legate alla sostenibilità. Inoltre, il report documenta il ruolo centrale degli incentivi fiscali nel sostegno alla sostituzione degli infissi, un asset chiave per generare significativi risparmi energetici, una variabile target strategica anche per la direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici.

Alla fine del terzo trimestre 2025 sono 20.738 le imprese che producono serramenti con l’apporto di 14.124 imprese artigiane, pari al 68,1% del totale. Nel dettaglio 14.222 sono imprese che producono serramenti in metalli, 6.001 sono imprese dei serramenti in legno e 515 sono imprese di serramenti in plastica.

In termini di occupazione, il settore conta 92.492 addetti con un importante apporto delle imprese di minor dimensione: l’artigianato ha una quota del 46,6% (43.070 unità) e nei comparti di riferimento le micro e piccole imprese con meno di 50 addetti hanno una quota dell’81,1%.

A livello territoriale, si contano almeno mille imprese che producono serramenti in Lombardia (2.447 imprese, pari all’11,8% del totale), Campania (2.346 imprese, l’11,3%), Sicilia (2.058 imprese, il 9,9%), Veneto (1.781 imprese, l’8,6%), Puglia (1.761 imprese, l’8,5%), Lazio (1.529 unità, il 7,4%), Piemonte (1.394 imprese, il 6,7%), Toscana (1.219 imprese, il 5,9%), Emilia-Romagna (1.192 unità, il 5,7%) e Calabria (1.031 imprese, il 5,0%). Tra queste regioni risultano specializzate Calabria, Puglia, Sicilia, Campania e Veneto. Oltre tre imprese del settore dei serramenti su quattro sono artigiane in: Valle d'Aosta (91,7%), Liguria (81,9%), Piemonte (78,7%), Trentino-Alto Adige (77,2%), Toscana (76,5%) e Sardegna (76,4%).

In termini di produzione, nei primi dieci mesi del 2025 i cluster di riferimento dei serramenti sono in flessione più della manifattura (-1,0%): -1,7% cluster dei metalli, -1,9% cluster del legno e -4,4% cluster della plastica, flessioni però meno pesanti di quelle del 2024. Rispetto al 2019, nel 2025 la crescita della produzione è tumultuosa per il cluster della plastica (+59,9% vs -9,1% Unione europea a 27) ed è sostenuta per il cluster dei metalli (+11,4% vs -6,6% UE), andando meglio rispetto al -6,3% della manifattura, andamento a cui si allinea il cluster del legno (-6,4%).

Gli scambi commerciali dell’Italia in serramenti vedono nel 2024 esportazioni per 953 milioni di euro, importazioni per 1.391 milioni ed un saldo commerciale negativo per 438 milioni. Il segmento del metallo contribuisce con 769 milioni di export mentre l’import è meno della metà, 333 milioni di euro. Segue il segmento della plastica con 157 milioni di export e l’import di 995 milioni di euro e quello in legno con 27 milioni di export e un import più che doppio, pari a 63 milioni di euro. L’export di serramenti dell’Italia è diretto per il 57,1% all’UE ed i primi 3 mercati del made in Italy sono: Francia (182 milioni di euro di euro, quota di 19,1%), USA (101 milioni di euro, il 10,6%) e Spagna (74 milioni di euro, il 7,8%).

L’import del nostro Paese arriva per il 92,8% da fornitori in UE ed i primi 3 paesi fornitori sono Polonia (638 mln di euro, quota di 45,9%), Romania (269 milioni di euro, il 19,3%) e Germania (163 milioni di euro, l’11,7%).

Per quanto riguarda la dinamica dei flussi di commercio estero, nel 2024 l’export di serramenti dell’Italia sale del 4,1% rispetto al 2023 e del 23,9% rispetto al 2019 mentre le importazioni diminuiscono del 10,4% in un anno ma quadruplicano rispetto al 2019, determinando un saldo commerciale negativo dal 2022.

 
Valore della produzione dei cluster di riferimento dei serramenti in 24 paesi UE
Anno 2023. Milioni di euro. Nace rev. 2: 16.23, 22.23 e 25.12. Esclusi Irlanda, Lussemburgo e Malta per cui i dati sono parziali - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
 


Gestione degli invenduti: gli obblighi previsti dall’ESPR

La Commissione Europea ha adottato i provvedimenti attuativi del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) relativi alla gestione dei beni di consumo invenduti. Il Regolamento, entrato in vigore il 18 luglio 2024, mira a sostenere la transizione del mercato unico verso un’economia più sostenibile, circolare e competitiva.
In particolare, sono stati approvati l’atto delegato che disciplina le deroghe al divieto di distruzione degli invenduti, applicabile dal 19 luglio 2026, e l’atto di esecuzione che definisce il modello standard europeo per la comunicazione dei dati sui prodotti invenduti, che si applicherà dodici mesi dopo la sua entrata in vigore. È previsto che tali atti possano essere rivisti entro cinque anni dalla loro adozione.
Confartigianato Imprese evidenzia che micro e piccole imprese sono esentate dall’applicazione del divieto di distruzione dei prodotti invenduti (art. 25 ESPR) e dall’obbligo di trasparenza (art. 24 ESPR). Gli stessi obblighi si applicheranno invece alle imprese di medie dimensioni dopo sei anni dalla loro entrata in vigore. Per le grandi imprese, il divieto di distruzione entrerà in vigore dopo due anni dall’adozione, mentre l’obbligo di trasparenza si applica immediatamente.
Per quanto riguarda l’obbligo di trasparenza, le medie e grandi imprese che smaltiscono beni invenduti, direttamente o tramite soggetti terzi, dovranno utilizzare l’apposito format europeo e pubblicare informazioni dettagliate su quantità e peso dei prodotti, motivazioni dello smaltimento, percentuali di riutilizzo, riciclo o recupero, e misure adottate o programmate per prevenire la distruzione.
Le micro e piccole imprese restano escluse dagli obblighi di rendicontazione formale. Tuttavia, il Regolamento introduce un principio generale valido per tutti gli operatori economici: l’obbligo di “prevenzione della distruzione” (art. 23 ESPR), che incoraggia l’adozione di misure concrete per ridurre, per quanto possibile, la distruzione dei prodotti rimasti invenduti.
“Questo provvedimento potrà arginare il fenomeno della sovrapproduzione, in molti casi diventata una prassi consolidata, valorizzando la virtuosità produttiva dei piccoli produttori, da sempre attenti alla qualità e non alla quantità”, commenta il Presidente di Confartigianato Moda, Moreno Vignolini. “Tuttavia, per chiudere il cerchio della massima sostenibilità occorre fare uno sforzo importante per definire veri criteri di progettazione, uso dei materiali, valorizzazione del riciclo e infine, proteggere i nostri mercati e il nostro ambiente dall’ultra fast fashion, unica causa di tutto il male”.


BIT Milano 2026 con Confartigianato Turismo protagonista del dialogo tra territori, imprese ed esperienze

Si è conclusa il 12 febbraio a Milano la BIT – Borsa Internazionale del Turismo 2026, uno degli appuntamenti più rilevanti per il comparto turistico a livello nazionale e internazionale. Anche quest’anno Confartigianato Turismo ha confermato la propria presenza con uno stand istituzionale, che si è distinto come spazio di incontro, racconto e progettualità, rafforzando il ruolo dell’artigianato quale leva strategica per un turismo autentico ed esperienziale.
La partecipazione alla BIT si inserisce in una strategia consolidata che vede Confartigianato presidiare le principali fiere internazionali non solo come vetrine di promozione, ma come veri e propri palcoscenici per aprire nuovi dialoghi, costruire relazioni e dare vita a progetti capaci di valorizzare territori, imprese e competenze.
Tra i momenti più apprezzati ospitati nello stand, la presentazione della prossima edizione de “Le Forme del Gusto”, evento promosso da Confartigianato Lodi che rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra artigianato, cultura e identità locale. A rendere ancora più coinvolgente l’incontro è stata la dimostrazione pratica del campione di Raspadura Stefano Grioni, che ha conquistato il pubblico con la sua maestria nella lavorazione di questa eccellenza casearia lodigiana. La degustazione è stata accompagnata da una selezione di vini del territorio di Como, offrendo ai visitatori un’esperienza sensoriale completa: un esempio concreto di turismo enogastronomico capace di trasformare il prodotto in racconto e il racconto in esperienza. Le degustazioni sono state illustrate a turisti e visitatori della fiera dal Team Turismo di Confartigianato Lombardia.
Grande partecipazione anche per la masterclass di pesto ligure curata da Confartigianato La Spezia, che ha coinvolto due classi degli istituti CIOFS-FP e ITCT Fossati di La Spezia. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per mostrare ai ragazzi la qualità dell’artigianato che caratterizza l’Italia, trasmettendo il valore del saper fare, della cura delle materie prime e della tradizione come elementi distintivi e competitivi anche sul piano turistico.
La manifestazione è stata inoltre un’importante occasione per rafforzare il rapporto con i rappresentanti del progetto “Le Vie del Marmo”, confermando l’impegno di Confartigianato nel sostenere percorsi di valorizzazione che intrecciano artigianato, cultura e turismo sostenibile, in una logica di sistema e di collaborazione tra territori.
Lo stand si è così affermato come luogo dinamico di confronto tra imprese, istituzioni e stakeholder, confermando che la presenza di Confartigianato Turismo nelle fiere internazionali non si limita alla promozione, ma rappresenta una scelta strategica per generare nuove opportunità, attivare reti e dare impulso a progetti innovativi a beneficio delle imprese artigiane e dello sviluppo del turismo italiano.


FAQS. Un nuovo strumento di tutela e valorizzazione per gli imprenditori dell’edilizia

ANAEPA – Confartigianato Edilizia e le organizzazioni datoriali dell’artigianato e delle PMI dell’edilizia, insieme alle rappresentanze sindacali dei lavoratori, hanno siglato il Regolamento che dà piena operatività al Fondo Artigianato Qualificazione e Sviluppo (FAQS), previsto dall’ultimo rinnovo del CCNL Edilizia Artigianato.
“Una misura importante voluta dal comparto dell’artigianato, che ha introdotto uno strumento innovativo e concreto di sostegno all’impresa”, dichiara il Presidente di ANAEPA Stefano Crestini. “Il Fondo è finalmente operativo e sarà in grado di supportare l’imprenditore anche nei momenti di vulnerabilità”.
Il nuovo Regolamento introduce, infatti, una misura a sostegno degli imprenditori artigiani e delle piccole e medie imprese industriali dell’edilizia che, a causa di malattia, infortunio o gravi patologie, si trovino temporaneamente impossibilitati a svolgere la propria attività, riconoscendo una diaria giornaliera pari a 80 euro per un massimo di 45 giorni all’anno.
Accanto a questo sostegno economico, il Regolamento introduce anche un sistema di premialità legato alla rimodulazione dell’orario di lavoro e alla valorizzazione delle imprese che adottano comportamenti virtuosi, attraverso specifiche prestazioni riservate al lavoro straordinario.
La gestione del Fondo sarà affidata alle Edilcasse e alle Casse Edili territoriali, che avranno il compito di rendere operative le prestazioni e garantire un accesso semplice e uniforme su tutto il territorio nazionale.


Dopo tre anni, torna in positivo la produzione nell’artigianato manifatturiero: +0,8% nel quarto trimestre 2025

Per il 2026 si delinea una fase di transizione per il sistema manifatturiero italiano, con la produzione che chiude il 2025 con un marcato rallentamento del trend negativo, anticipando una possibile stabilizzazione ciclica nel corso di quest’anno. Persistono i timori per gli effetti recessivi dei dazi sul made in Italy negli Stati Uniti, amplificati dalla debolezza del dollaro che a gennaio 2026 risulta deprezzato del 12,7% in un anno nei confronti dell’euro. Preoccupano le tensioni sui costi dell’energia: mentre l’instabilità geopolitica aumenta la volatilità delle quotazioni di petrolio e del gas, a gennaio 2026 il prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è risultato del 15,0% superiore alla media del 2025, per poi ritracciare nella prima metà di febbraio.

Torna in positivo il trend della produzione - Nel 2025 la produzione manifatturiera tende a stabilizzarsi segnando un calo che si ferma al mezzo punto percentuale, migliorando il -4,3% del 2024. L’analisi degli indici trimestrali evidenzia che nella seconda metà del 2025 la produzione torna a crescere. Torna in positivo anche il trend della produzione manifatturiera a vocazione artigiana dopo un lungo periodo di crisi determinato dagli impatti della guerra in Ucraina e delle tensioni di natura geopolitica, della crisi energetica e di una pesante stretta creditizia. La tendenza della produzione della manifattura a vocazione artigiana – ottenuto ponderando gli indici settoriali con gli occupati nell’artigianato - dopo tre anni (dodici trimestri) in negativo torna a crescere, registrando un aumento dello 0,1% nel terzo trimestre 2025 che si consolida a +0,8% nel quarto trimestre del 2025.

I settori a maggiore vocazione artigiana – Tra i settori con una maggiore presenza di imprese artigiane si osserva un trend positivo nei mobili con +3,5%, alimentare con +2,1%, riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature con +1,4%. Stabili il legno (+0,1%), macchinari ed apparecchiature (crescita zero) e apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche (-0,1%). Flessioni inferiori al punto percentuale per altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (vetro, ceramica, cemento) e stampa, entrambi con -0,4%, prodotti in metallo con -0,6% e gomma e materie plastiche con -0,8%. Le flessioni più marcate nei settori della moda: tessili con -2,6%, confezione di articoli di abbigliamento, in pelle e pelliccia con -4,5% e articoli in pelle con -9,5%. Nel complesso la moda nel 2025 perde il 5,5% della produzione, dimezzando la caduta dell’11,8% del 2024 e registrando una ulteriore attenuazione della crisi nell’ultimo trimestre del 2025 dove la produzione segna un calo del 2,9% su base annua.

In difficoltà la gioielleria e lavorazione delle pietre preziose che segna un calo del 13,8% della produzione, in peggioramento rispetto al -3,9% registrato nel 2024. Sul settore grava l’escalation dei prezzi dell’oro e dell’argento determinato dagli investimenti in beni rifugio in risposta all’accentuarsi dei rischi globali, come evidenziato nell’ultima nota sulla congiuntura dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Segnali di recupero nella meccanica – I cluster della meccanica registrano una diffusa stabilizzazione. Inverte il segno la metallurgia, che torna in positivo segnano un aumento di produzione del 4% (era -3,9% nel 2024). Come anticipato, cresce dell’1,4% la produzione di riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature, si stabilizza (crescita zero) la produzione di macchinari ed apparecchiature, mentre nei prodotti in metallo il calo si ferma al -0,6% dopo il -5,2% del 2024. I piani per la difesa europea spingono l’aumento della produzione di armi e munizioni che nel 2025 sale del 26,4%, invertendo la tendenza negativa (-7,3%) rilevata nel 2024. In positivo anche la produzione di navi (+2,1%) e aerei (+3,7%).

Perdura la crisi dell’auto – Persiste un calo a doppia cifra (-10,3%) per la produzione di autoveicoli, ma si dimezza l’intensità rispetto al crollo del 22,6% registrato nel 2024. Un segnale positivo arriva dalla stabilizzazione della produzione automobilistica (-0,1% su base annua) nell’ultimo trimestre del 2025.

 
 

Dinamica produzione manifatturiera a vocazione artigiana
I trim. 2022-IV trim. 2025, var. % tendenziale, media manifattura con indici settoriali ponderati con occupati nell’ artigianato - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat