Incontro Governo - Parti sociali

Incontro Governo - parti sociali. Guerrini: Positivi metodo e merito. Ora attendiamo altri segnali per favorire lo sviluppo.


NUOVA LINFA PER L’ARTIGIANATO DA “FUTURLEGNO 2008”

La materia prima certo non manca. Almeno in Italia, dove di legno ce ne sarebbe, se non proprio in abbondanza, almeno a sufficienza per alimentare buona parte della richiesta del comparto produttivo del legno arredo, un colosso da 38 miliardi di euro di fatturato, 410 mila addetti, 80 mila imprese. Negli ultimi vent’anni il patrimonio boschivo del Paese è aumentato di circa il 21%. Di pari passo è invece diminuita la propensione dei giovani a prendere in mano un asse di legno per trasformarla in un oggetto, un tavolo, una sedia. La crisi delle vocazioni nel settore della falegnameria ha da tempo raggiunto il livello di massima attenzione. Nel 2007 le imprese hanno dovuto rinunciare ad assumere 2.679 falegnami su un fabbisogno totale di 3.670. Il motivo è semplice: falegnami, ebanisti, assemblatori di mobili, addetti alle macchine a controllo numerico, ma anche tecnici commerciali, tappezzieri e arredatori, sono sempre di meno. Quasi non ci sono più, e le aziende si contendono quei pochi disponibili sul mercato. Manca il ricambio generazionale: se un falegname va in pensione è un problema serio. Difficile trovare chi lo sostituirà. La scuola potrebbe fare molto per invertire il trend. Anche perché per accedere ai mestieri del legno la formazione serve eccome. E non solo quella tecnica che si fa in azienda. Vietato comunque generalizzare, perché di giovani che vogliono approfondire la conoscenza di questa importante risorsa e delle sua infinite possibilità di trasformazione, per fortuna ne esistono ancora molti. Sono tra loro, sicuramente gli allievi delle circa 80 classi che hanno partecipato all’edizione 2008 del premio “Futurlegno: il legno, un mondo da ripopolare”, in questi giorni alle ultime battute. Il concorso, promosso da Confartigianato Legno Arredo con il sostegno di Acimal, Federlegno Arredo, Ebav, Ebiart, l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica e i patrocini del Ministero dell’Istruzione e della Facoltà di Agraria dell’Università di Padova, ha portato sui banchi di Istituti professionali, Scuole d’arte, licei artistici, Scuole professionali, un complesso questionario con domande legate al mondo del legno arredo e dell’ambiente. Trentadue domande, per la precisione, che valutano le competenze dei giovani nei campi merceologico, tecnico, botanico, oltre che letterario e culturale. Per niente uno scherzo, insomma. La commissione ha già selezionato le dieci classi finaliste che si sfideranno nel corso della finalissima che si terrà il 28 maggio nell’ambito della 21° edizione di “Xylexpo News” , la biennale mondiale delle tecnologie del legno e delle forniture per l’industria del mobile, in programma a Milano dal 27 al 31 maggio nel Quartiere fieristico di Rho. In palio un premio in denaro che le scuole dovranno utilizzare in formazione. In sostanza, per “seminare la cultura del legno”.


I calzolai verso la frontiera del benessere

I tempi sono quello che sono: l’usa e getta va per la maggiore e la qualità dei prodotti non è sempre eccelsa. Spesso costa meno gettare e ricomprare piuttosto che riparare. Che si tratti di un telefonino o di un paio di scarpe poco importa, la regola è la medesima. Ma un prodotto elettronico che inizia a far le bizze è cosa diversa da un paio di scarpe che incomincia a dare problemi. Nel primo caso, al peggio, si perde qualche telefonata, nel secondo, si rischiano addirittura danni per l’organismo a causa di posture scorrette. Una differenza che i calzolai conoscono bene. Soprattutto quelli che dal 17 al 25 maggio partecipano all’iniziativa “Il futuro ai tuoi piedi”, organizzata dall’UPA Confartigianato di Padova presso la Fiera Campionaria. Sotto la lente, l’oggi e il domani di questo antico mestiere e le nuove prospettive di rilancio del settore offerte dal mercato del benessere. Che la riparazione delle calzature non rappresenti il futuro del comparto è fuori dubbio. Nel decennio 1991-2001, da 7.407 calzolerie si è scesi a 4.447. Circa il 40% delle imprese ha abbassato la serranda. Una crisi ben superiore a quella registrata in altri settori della riparazione di beni di consumo che nello stesso periodo hanno perso nel complesso circa il 18,9%. Nel futuro dei calzolai, dunque, sempre meno sostituzione di tacchi e suole, lucidature professionali, interventi di “ripristino”. Che continueranno comunque ad essere effettuati con la maestria di sempre, e in tempi sempre più brevi, praticamente sul momento, come già avviene oggi. Il rilancio della categoria, di cui si discuterà a Padova domenica 25 maggio nel corso di un seminario dal titolo “I piedi: nuova frontiera del benessere”, è affidato piuttosto al nuovo ruolo che i calzolai saranno chiamati a interpretare nei prossimi anni. Un ruolo a cavallo tra antichi saperi e nuove conoscenze tecniche e scientifiche per garantire il benessere dei piedi dei consumatori. In sostanza, professionisti in grado di consigliare ed offrire soluzioni personalizzate ed immediate ad una clientela che desidera porre in primo piano l’efficienza del proprio corpo. Partendo ovviamente dai piedi. Al seminario, organizzato dal Gruppo Calzolai della Confartigianato del Veneto in collaborazione con Androform, sono attesi il dott. Gianfranco Brunoro che interverrà sul tema “Anatomia e fisiologia del piede”, il prof Giuseppe Mazzocco (“Dal piede al plantare”), Mario Schiavon (“Il rilevamento digitale dell’impronta”).


Durc "interno", se ne parla a settembre

Per la presentazione del “Durc interno”, c’è ancora tempo. Slitta dal 19 maggio al 30 settembre 2008 il termine di presentazione del modulo autocertificativo “SC 37 Durc interno”, documento essenziale per le imprese che fruiscono - e che vogliono continuare a fruirne in futuro - dei benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e di legislazione sociale. Nelle scorse settimane era stata Confartigianato a chiedere al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e alla Direzione Generale dell’INPS di rinviare la scadenza. Una proroga di almeno 30 giorni, motivata dal fatto che nella circolare n. 51 dell’Inps, che forniva le indicazioni operative e procedurali per la verifica del requisito di regolarità contributiva, non emergeva con chiarezza il tempo concesso alle imprese per mettersi in regola con il nuovo adempimento. Sul fronte del “Durc interno”, oltre alla proroga della data di scadenza, sono in arrivo alcune semplificazioni. Dalle anticipazioni, le modifiche potrebbero consistere nei seguenti aspetti: nella privazione del carattere di autocertificazione della dichiarazione unificata ai fini Inps-Inail del rispetto dei Contratti collettivi nazionali, con conseguente perdita di rilievo penale; nella modifica dei contenuti del modulo; in una diversa modalità di trasmissione del documento che verrà inoltrato alla Direzione Provinciale del Lavoro.


Artigiani da premio al “Premio Carte 2008”

Che sia realizzata in modo industriale o artigiano, in questo caso non conta. Conta solo che dietro alla sua produzione ci siano innovazione, creatività, rispetto per l’ambiente e per il territorio, capacità di rileggere metodi di lavorazione antichi e tradizionali alla luce dei principi della sostenibilità e della qualità finale del prodotto. Per partecipare al Premio Carte 2008, promosso da Symbola – Fondazione per le qualità italiane – in collaborazione con Confartigianato, Assocarta e Assografica, basta dimostrare, insomma, di saper fare bene il proprio mestiere di produttori di carta. Di saper interpretare con modernità e intelligenza quel patrimonio tutto italiano di saperi e tradizioni artigianali che sono alla base della produzione cartaria del Paese. L’Italia di carta ne produce tanta, ben 9,5 milioni di tonnellate con un fatturato di 7,2 miliardi di euro. Il 2,4% del settore manifatturiero scorre tra le bobine delle imprese cartarie che danno lavoro a 24.000 operatori. Numeri di peso che allontanano sempre più dal comparto la definizione di settore produttivo di ‘nicchia’. E se il neo Ministro Brunetta ha tuonato contro gli sprechi di carta nella pubblica amministrazione, vale la pena ricordare che l’Italia è anche tra i primi Paesi per la raccolta e la lavorazione di carta da macero. Come dire: certo lo spreco è tanto, ma per fortuna non tutto si butta, visto che ben 6.000.000 di tonnellate di carta vengono riutilizzate ogni anno dalle cartiere. Possono partecipare al Premio Carte 2008 i laboratori artigiani, gli artisti, le scuole di formazione, gli enti di ricerca, le associazioni che, come recita il bando “hanno messo la qualità al centro della produzione di beni e servizi, coniugando innovazione e tradizione, competitività e attenzione all’ambiente e al territorio”. Più avanti nel testo si legge ancora “il premio è un riconoscimento a quelle realtà che rispondono ai criteri di eccellenza, sostenibilità e rispetto della tradizione italiana nei diversi comparti del settore carta: industriale, artigianale, ricerca e territorio”. Per partecipare è sufficiente inviare la propria candidatura alla segreteria organizzativa del premio entro il 15 luglio, indicando la categoria per la quale si concorre e allegando una breve scheda di presentazione dell’azienda e del prodotto. Le categorie sono quattro: Tradizione (dedicato alle produzioni artigianali, dalla cartapesta alla carta lavorata nelle diverse applicazioni, comprese maschere e presepi); Tecnologie e innovazione (per le imprese che hanno dimostrato la miglior capacità di investire in ricerca, conoscenza, capitale umano e tecnologico); Talento (dalle campagne di sensibilizzazione al design, fino al marketing); Territorio (miglior capacità di essere attore sociale del contesto territoriale in cui si opera. Ad esempio, scuole di formazione che giocano un ruolo importante in temine di formazione, enti pubblici legati alla raccolta della carta a livello territoriale). Tutte le informazioni, il bando integrale del concorso e i moduli di partecipazione sono disponibili sul sito www.symbola.net.


Lavoratrici madri, il Ministero chiarisce i punti oscuri

Dopo l’entrata in vigore del Testo unico sulla tutela della maternità e della paternità, firmato il 12 marzo 2001, le Direzioni provinciali del lavoro hanno assunto comportamenti differenti sull’astensione dal lavoro per le lavoratrici in dolce attesa. Soprattutto quando l’attesa non è poi così dolce, a causa di complicanze della gravidanza o dei rischi che il luogo del lavoro può comportare per le mamme. Dubbi e comportamenti discrepanti che hanno spinto il Ministero del Lavoro a far luce sull’argomento. Due i principali nodi da sciogliere: da una parte la decorrenza dell’interdizione anticipata, dall’altra l’impossibilità di spostare la futura mamma in un altro luogo di lavoro o di affidarle una mansione meno pericolosa. Nel primo caso il Ministero del Lavoro non ha dubbi: la richiesta di interdizione anticipata “si intende accolta decorsi sette giorni dalla presentazione”. Scatta la regola del silenzio assenso, quindi, e la data d’inizio del provvedimento sarà quella del primo giorno di astensione dal lavoro, senza che debba coincidere con la data indicata sul necessario certificato medico. La questione si fa più ardua, invece, quando è proprio il luogo di lavoro a rappresentare una minaccia per la gravidanza e, soprattutto, quando il datore di lavoro non può spostare la lavoratrice in un luogo più sicuro. La legge prevede che siano le Direzioni provinciale del lavoro a certificare l’impossibilità del datore di lavoro di affidare alla futura madre compiti meno rischiosi per la propria salute. In casi simili, però, il Ministero ha specificato che l’astensione dal lavoro sarà autorizzata “dalla data del provvedimento stesso”. Il rischio, si legge tra le righe, è che se il certificato medico non dovesse coincidere con l’inizio stabilito, i giorni che intercorrono tra il primo giorno di assenza e quello certificato dal medico competente potrebbero essere considerati giorni di assenza ingiustificata.