7 Novembre 2007, h. 08:16

Il Protocollo del welfare alimenta la spirale più spese-più entrate. Non ci sono condizioni per firmarlo

Il Protocollo del welfare accentua lo squilibrio della spesa sociale italiana a favore delle pensioni, dedica scarse risorse al sostegno di politiche attive del lavoro, contiene inaccettabili disparità di trattamento fra lavoratori dipendenti ed autonomi per quanto riguarda l’età di accesso alle pensioni di anzianità, le finestre di pensionamento e l’esclusione dei lavoratori autonomi dai lavori usuranti.

Queste le motivazioni che hanno impedito a Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti di firmare il Protocollo del 23 luglio e che i vertici delle 5 Confederazioni hanno ribadito oggi durante l’Audizione presso la Commissione Lavoro della Camera sul Disegno di legge di attuazione del Protocollo.

Secondo i rappresentanti delle Confederazioni la metà delle risorse necessarie per il superamento dello scalone e per le agevolazioni a favore dei lavori usuranti sarà reperita attraverso l’aggravio della pressione contributiva. In tal modo si finisce per alimentare la spirale perversa basata sul paradigma maggiore spesa – maggiori entrate.

Critiche anche al rinvio al 2010 della revisione dei coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione, con il rischio di depotenziare i contenuti della riforma Dini attraverso un ricorso improprio alla fiscalità generale.

Preoccupazione è stata espressa a proposito delle modifiche normative in materia di mercato del lavoro che – a giudizio delle 5 Confederazioni – introducono nuove rigidità per le imprese – come nel caso delle novità sui contratti a tempo determinato, sul lavoro a chiamata, sul part time – ed intervengono su materie già regolamentate dalla contrattazione collettiva come nel caso dell’apprendistato. In merito all’apprendistato hanno chiesto che venga restituita alla contrattazione collettiva la possibilità di stabilire la retribuzione dell’apprendista secondo il criterio della gradualità. Inoltre, le Confederazioni hanno espresso perplessità sul nuovo meccanismo per accedere alle agevolazioni contributive per la contrattazione di secondo livello che rischia di creare difficoltà alle imprese che intendono fruirne.

Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti hanno altresì criticato una norma del Disegno di legge che, di fatto, rende non fruibile l’indennità di disoccupazione per i lavoratori sospesi da imprese artigiane e PMI del terziario non rientranti nella cassa integrazione guadagni, con il rischio di gravi ripercussioni occupazionali. Preoccupa anche la mancanza di chiari elementi di valutazione sul futuro assetto degli ammortizzatori sociali.

Infine, le Confederazioni segnalano che, dove il Disegno di legge prevede la consultazione delle parti sociali, vengono indicate soltanto le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti, escludendo quelle dei datori di lavoro e del lavoro autonomo. A questo proposito hanno sollecitato l’estensione della concertazione anche alle organizzazioni imprenditoriali.

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