7 Febbraio 2008, h. 00:00

Edilizia: meno abusivi, più sicurezza

Basta agli imprenditori edili ‘fai da te’. Agli imprenditori improvvisati, agli abusivi, ai doppiolavoristi che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori, fanno concorrenza sleale alle imprese regolari, sottraggono gettito alle casse dello Stato, rendono un pessimo servizio ai consumatori. La richiesta di una normativa ad hoc che metta ordine nel settore, fornendo un’adeguata formazione agli imprenditori e frenando una deregulation che oggi permette a operatori non qualificati di “inquinare” il mercato, arriva da Anaepa Confartigianato che il 7 febbraio ha convocato una conferenza stampa a pochi passi da Montecitorio per illustrare una proposta di legge che stabilisce precisi requisiti per poter svolgere l’attività di imprenditore edile. All’incontro hanno preso la parola, oltre ai presidenti di Anaepa Confartigianato Arnaldo Radaelli e di Cna Costruzioni Giovanni Tonioni, il Senatore Maurizio Eufemi (UDC), gli onorevoli di Alleanza Nazionale Carlo Ciccioli, Antonio Mazzocchi, Marco Zacchera, l’onorevole Antonio Rusconi (Margherita). Nessuna obiezione sui contenuti della proposta, ben riassunti dallo slogan “Meno abusivi, più sicurezza”. Qualche incertezza, invece, sull’iter a cui andrà incontro l’iniziativa, caduta proprio nel bel mezzo della crisi di Governo. Un fatto non secondario, trattandosi di una proposta di legge. I politici presenti alla conferenza sono stati prudenti e non si sono sbilanciati circa un possibile inserimento della proposta tra gli ultimi cinque provvedimenti che le Camere sono chiamate a votare a febbraio prima del termine della quindicesima della Legislatura. Un’occasione potrebbe essere offerta dal Decreto Milleproproghe, dove potrebbe entrare sotto forma di emendamento; un’altra potrebbe essere rappresentata dal Testo unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, prossimo al voto. Quest’ultima appare chiaramente come la collocazione più idonea, ma è pressoché sbarrata dal fattore tempo. Secondo l’Onorevole Marco Zacchera (AN) bisognerà attendere ancora un po’ . “La proposta va nella direzione giusta. Se ci saremo ancora, la presenterò all’inizio della prossima legislatura. Su un provvedimento come questo non ci possono essere problemi: si possono raccogliere firme trasversali”. Di parere simile il Senatore Antonio Rusconi (Margherita). “L’iniziativa è condivisibile, si può portarla avanti in termini bipartisan. Non credo, però, che adesso ci siano i tempi”. Le motivazioni che hanno portato alla formulazione della proposta normativa, sono stati illustrati dal Presidente di Anaepa Confartigianato Radaelli. “La proposta nasce da un forte senso di responsabilità. Prima la professione era affidata ai figli d’arte, ma oggi non è più così. Questa preparazione è sempre meno presente, ciononostante bisogna garantire la giusta professionalità ai consumatori. Se non governiamo l’attuale dinamica, che tende ad abbassare il livello delle competenze di imprenditori e lavoratori, sarà difficile invertire la rotta. Governare la dinamica si traduce in regole di accesso alla professione chiare. La realtà imprenditoriale italiana in edilizia è caratterizzata da una forte frammentazione, che per noi rappresenta una ricchezza. La proposta potrebbe non trovare tutti d’accordo, perché introduce regole e limiti. Che sono però necessari per crescere in modo ordinato e per qualificarci sempre di più”. I dati confermano il quadro tracciato dal Presidente Radaelli. L’Italia con 775.886 è il primo paese Europeo per numero di imprese edili. Di queste ben 578.633 sono imprese artigiane, con un numero di addetti compreso tra uno e nove. Una miriade di piccole imprese che soprattutto nell’edilizia privata possono nascondere sacche di irregolarità e di lavoro nero. Per questo è necessario un sistema organico di regole per impedire l’ ”inquinamento” di un mercato che nel solo 2007 ha fatto registrare un valore di produzione di 196 miliardi di euro. Ma servono anche forti modifiche alla macchina dei controlli, perché le regole servono a poco se non c’è nessuno a farle rispettare. “Occorre sensibilizzare l’ANCI – ha dichiarato l’On. Rusconi – i comuni devono essere centrali nei controlli. Ma anche le Asl, che, almeno al nord, dispongono ispezioni nei cantieri grandi, meno in quelli piccoli. I controlli possono bloccare la concorrenza sleale, che in questo settore è sinonimo di minor sicurezza per i lavoratori e di minori garanzie per il consumatore. E’ importante che siano proprio gli artigiani, quindi i ‘piccoli’ a chiedere regole e a volere chiarezza”. Sui controlli interviene anche il senatore Eufemi, che, oltre a sottolineare l’importanza di strumenti come il Durc, alza il tiro e sottolinea come le ispezioni siano poche anche nei grandi complessi. “A Torino l’incidente è successo alla ThyssenKrupp, che è una grande industria”. La proposta normativa, composta di 9 articoli, si articola in tre fasi. Nella prima – che permette di conseguire un attestato di qualificazione professionale – è previsto un corso di almeno 80 ore di formazione imprenditoriale e manageriale dedicata soprattutto agli adempimenti per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Questo attestato dovrà essere conseguito anche da tutte le imprese più ‘giovani’, vale a dire quelle che operano da un periodo inferiore a due anni alla data di entrata in vigore della legge. Quando poi la legge andrà a regime, per poter aprire un’azienda edile i nuovi imprenditori dovranno possedere alcuni precisi requisiti. IDONEITÀ PROFESSIONALE: bisognerà frequentare corsi di formazione e istruzione professionale di durata variabile fino a 3 anni a seconda della complessità dell’attività imprenditoriale, integrati da periodi di esperienza lavorativa e professionale in aziende abilitate, da integrare in base ai principi di alternanza fra periodi di studio e pratica sul lavoro. ONORABILITÀ: l’imprenditore non dovrà avere precedenti penali o procedimenti giudiziari in corso. CAPACITÀ ORGANIZZATIVA E FINANZIARIA: l’impresa dovrà disporre delle attrezzature e delle risorse economiche adeguate per svolgere l’attività.

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