13 Gennaio 2010, h. 18:40

Introvabile personale qualificato: 24.000 posti di lavoro vuoti nell’artigianato Confartigianato: “Con il rilancio dell’apprendistato più occupazione per i giovani” Il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: “Ripartiamo dall’apprendistato per integrare apprendimento e lavoro”

“Il Piano ‘Italia 2020’ è finalmente l’occasione per rilanciare l’apprendistato, offrendo ai giovani uno strumento formativo fondamentale per entrare nel mondo del lavoro”.

E’ quanto ha sottolineato il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli al convegno organizzato oggi a Roma dalla Confederazione per approfondire i contenuti del ‘Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro’ messo a punto dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Al Convegno è intervenuto, tra gli altri, il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

L’apprendistato rappresenta il principale strumento di inserimento lavorativo nelle imprese artigiane attraverso un percorso di formazione e lavoro. Nel 2008 (ultimo dato disponibile) gli apprendisti nelle imprese artigiane erano 218.344, vale a dire circa un terzo rispetto al totale dei 640.863 apprendisti.

La valorizzazione dell’apprendistato, secondo Confartigianato, può consentire a giovani di acquisire quelle competenze che le imprese non trovano sul mercato del lavoro.

Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, nel 2009, nonostante la crisi, 1 impresa artigiana su 4 ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato. Con il risultato che lo scorso anno, rispetto ad un fabbisogno occupazionale di 93.410 persone, i piccoli imprenditori hanno dovuto rinunciare ad assumere il 25,1% della manodopera necessaria, pari a 23.446 persone.

Occasioni di lavoro perse in un Paese come l’Italia che, tra settembre 2008 e settembre 2009, ha visto crescere il tasso di disoccupazione dei giovani under 25 dal 19,5% al 23,5%. Senza dimenticare che siamo al terzo posto in Europa per il più alto tasso di disoccupazione dei giovani under 25, preceduti soltanto da Spagna e Grecia. Ancora più negativo il record italiano per il tasso di occupazione dei giovani under 29: siamo al penultimo posto tra i Paesi Ue con un valore del 39,3%, rispetto alla media europea del 51,2%.

Per i giovani l’inserimento nelle piccole imprese, rappresenta un’opportunità di formazione e di occupazione stabile e qualificata. Secondo le rilevazioni di Confartigianato, negli ultimi 4 anni, gli imprenditori artigiani hanno speso molto tempo e denaro per insegnare il mestiere ai giovani: hanno dedicato alla formazione sul lavoro 64 milioni di ore, con un investimento di 1,8 miliardi l’anno e il 53% degli apprendisti, concluso il percorso di formazione, ha continuato a lavorare nell’azienda.

La risposta del Ministro Sacconi non si è fatta attendere.

“La riscoperta dell’apprendistato come strumento formativo che integra apprendimento e lavoro – ha detto – è la strada maestra per consentire l’occupabilità dei giovani”.

Secondo il Ministro del Lavoro “la formazione deve essere fatta in impresa o quanto meno in un ambiente produttivo, altrimenti finisce per essere una festa solo per i formatori. Basta con la retorica della precarizzazione, del sussidio come risposta ai problemi dell’occupazione. Basta con il metodo scolasticistico. Oggi abbiamo un drammatico problema di disadattamento scolastico dei nostri giovani che nasce proprio dalla separatezza tra la formazione e i luoghi di lavoro. Una distanza che ci portiamo dietro fin dagli anni 70. Bisogna integrare l’apprendimento e il lavoro. Dobbiamo rilanciare l’istruzione tecnico- professionale, far riscoprire ai giovani l’’intelligenza delle mani’. Anche un percorso liceale può aver bisogno di un corso da elettricista o da falegname”.
Roma, 13 gennaio 2010
Sacconi si è spinto più in là: “il mio sogno è di arrivare ad un percorso formativo ideale in cui anche durante gli studi universitari si possa svolgere un contratto di apprendistato di cui l’Università riconosce la sostanziale valenza formativa”.

Le parole-chiave per riformare il sistema della formazione sono sussidiarietà e bilateralità. “Le parti sociali – ha spiegato Sacconi – devono impadronirsi delle scelte per preparare i giovani al lavoro, decidendo di volta in volta sulla base del reale interesse delle persone, superando il metodo scolasticistico a favore dell’approccio per competenze da acquisire nell’ambiente produttivo”.

Il Ministro ha poi sottolineato le condizioni indispensabili per ridare efficienza al sistema dell’apprendimento e per integrarlo con il mondo del lavoro. “Bisogna ripartire dall’analisi, su base territoriale e con cadenza ricorrente, dei fabbisogni professionali delle imprese per arrivare alla valutazione delle competenze delle persone”.

E proprio per restituire protagonismo alle parti sociali, il Ministro Sacconi ha annunciato di voler concludere entro gennaio l’accordo tra Stato, Regioni e parti sociali che riguarda anche la concertazione sulla formazione e l’apprendistato”.

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